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03.03.09 – Workshop di reportage fotografico Saharawi


listen it it 03.03.09   Workshop di reportage fotografico Saharawi

Fotografia sociale. In un certo senso è strano rafforzare con il termine “sociale” uno strumento che in ogni caso racconta il mondo ai suoi abitanti. La fotografia è necessariamente sociale, anche se di strade per raccontare quello che succede intorno a noi ce ne sono diverse e purtroppo oggi se ne sceglie quasi sempre una banale, piena di clichè e di immagini che non ci fanno più stringere il cuore.  Sarebbe bello se la fotografia potesse risvegliare la nostra indignazione e al tempo stesso restituire dignità a coloro che vivono ai margini di questa stessa società. Non è facile, ma ci si può riuscire. E’ questa quella che Giulio ama definire la sua fotografia, ed è solo questa che cerca di insegnare durante i suoi workshop. Vorrebbe semplicemente fornire uno strumento attraverso il quale ridare sollievo ai volti delle persone che incontra: si tratta di catturare in degli istanti sentimenti di lotta, rabbia, indignazione ma anche d’amore, passione, speranza.
Fotografare con uno spirito impregnato di intensa umanità è a suo avviso il solo modo per comprendere le storie delle persone che si incontrano per le strade del mondo, catturarle e restituirle dignitosamente agli occhi di chi non piange più quando si imbatte in una immagine che dovrebbe emozionare.

I Saharawi
Sarà a tutti gli effetti un viaggio attraverso il quale si cercherà di conoscere e raccontare la difficile realtà in cui sono costretti i Saharawi. L’odissea di questo popolo inizia nel 1975, quando il Marocco, nonostante il parere contrario delle Nazioni Unite e della Corte Internazionale di Giustizia, invade il Sahara Occidentale ex spagnolo. I primi campi profughi, ancora in territorio Sahariano, vengono bombardati con napalm e fosforo bianco, nell’indifferenza quasi totale dei governi e dell’opinione pubblica internazionale, come da miglior tradizione dei conflitti africani. Questo spinge la popolazione saharawi a chiedere ospitalità all’Algeria, e solo sotto la sua ala protettrice comincia a riorganizzarsi. Vengono costruiti  i campi profughi dove tuttora vivono più di 300000 persone nonostante le terribili condizioni ambientali. I prodotti che i Saharawi ne ricavano sono appena sufficienti ad integrare l’alimentazione dei bambini e degli anziani, ma la sopravvivenza di questo popolo è strettamente legata all’invio di aiuti umanitari da parte delle nazioni europee. Le scuole e gli ospedali costruiti in pieno deserto Algerino testimoniano la determinazione e la voglia di vivere dei saharawi ed allo stesso tempo garantiscono un livello di istruzione che stupisce se si considerano le enormi difficoltà logistiche ed economiche con cui questo popolo deve quotidianamente misurarsi.

Programma e costo
Il corso prevede la permanenza nei campi profughi della Wilaya di El Ayoun. Gli studenti saranno ospiti presso le famiglie saharawi, in modo da conoscere da vicino le condizioni e le tradizioni di questo popolo. Il primo giorno, dopo la sistemazione e le presentazioni, verranno visionati i portfoli dei vari studenti e successivamente illustrate le tecniche e i consigli utili per introdurci nel mondo della fotografia sociale. Ogni studente, comunque, alla fine del corso dovrà raccontare con un gruppo d’immagini la sua personale esperienza. Sarà inoltre realizzata una presentazione video con i migliori scatti dei partecipanti. La quota di partecipazione è di 1.500 euro e comprende viaggio, vitto e alloggio, assicurazione e spostamenti interni e ogni altro costo riferito alla realizzazione del corso in loco (sono esclusi i materiali dei singoli partecipanti mentre sono compresi tutti i materiali di gruppo). Al rientro in Italia, i migliori scatti saranno utilizzati per comporre una mostra fotografica che sarà promossa all’interno del circuito Arci.

Progetto “Deserto Rosa”
Una parte della quota sarà utilizzata per la realizzazione del progetto “Deserto Rosa”, che prevede la creazione di un laboratorio di fotografia digitale che sarà donato alla Scuola Olof Palme della Wilaya di El Ayoun. Il fotografo Giulio Di Meo terrà inoltre, un Corso di fotografia digitale per le donne e le ragazze saharawi. Le attrezzature indispensabili per la realizzazione del laboratorio di fotografia digitale sono: un computer portatile, 2 macchine fotografiche digitali, una stampante a sublimazione, carta e ricambi di cartucce.

Periodo: 4-11 Aprile 2009

www.attivarci.it
www.giuliodimeo.it

campidilavoro@arci.it
info@giuliodimeo.it

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Giulio Di Meo
Il workshop sarà tenuto da Giulio Di Meo, fotografo professionista dal 2000, allievo di uno dei più grandi fotografi italiani, Ernesto Bazan. Dal 2002 è impegnato in un ambizioso progetto fotografico, “Riflessi antagonisti”, che si è già tradotto in due mostre fotografiche: “Riflessi Cubani” e “Tra cielo e terra” sulla favela di Santa Marta del 2005. Di Meo dal 2004 lavora in stretto rapporto con  l’Arci e collabora con numerose altre associazioni impegnate nel sociale: Libera, Amici Rom, Fiori di strada (Italia); E.C.O, Il sorriso dei miei bimbi, M.S.T. “Sem Terra”, Roupasuja (Brasile); Alas de esperanza (Perù); Ass. Italia-Cuba, Si por Cuba (Cuba); Nshc, Sos Villaggio del Fanciullo (Serbia), UiKi Curdi (Turchia), Fronte Polisario (Algeria). A Gennaio 2008 ha presentato a Firenze la mostra “Casa Luzzi, vive”, storia dell’occupazione dell’ex sanatorio Luzzi da parte del Movimento di Lotta per la Casa, insieme a 350 famiglie di immigrati. Nel 2008 ha avviato altri due progetti: “Sguardi Resistenti” sui partigiani e “Fiori di strada” sulla vita delle prostitute.

Contenuti del Corso:
- Introduzione al reportage; definizione e distinzione delle forme in cui si sviluppa il reportage, cenni di storia del reportage, sviluppo della fotografia documentaria in Europa e in USA;
- Il reportage del quotidiano, il “fattore umano”, la fotografia di strada, il reportage delle piccole cose, il fotografo delle situazioni “normali” della gente “normale”;
- Racconto fotografico (struttura, sintassi, composizione e interpretazione), la visione fotografica, l’osservazione ermetica, la foto-concetto, la foto-unica, come si crea un progetto fotografico e la scelta del tema;
- Il comportamento del fotografo, il rispetto di chi si fotografa, farsi accettare dalla comunità, la spontaneità dei soggetti;
- La costruzione della storia, il dialogo e la socializzazione con i soggetti, la soggettività sociale e politica, l’oggettività;
- Il diritto all’immagine della persona fotografata (aspetti etici e legali), come si sviluppa e si stampa in bianco e nero (norme e principi generali), la presentazione delle immagini, presentazione immagini in bianco e nero, preparazione e presentazione del portaolio.

Fonte Google News

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03.03.09 – Workshop di reportage fotografico Saharawi

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