24.12.08 – Witness Journal: online il numero 17
...info per il lettore: cerchi questo prodotto? lo trovi quiCon “puntuale ritardo” ieri è uscito il diciassettesimo numero di Witness Journal, targato Dicembre 2008. Si tratta di un numero che parla “straniero” più del solito, con solo due storie su otto che vengono dall’Italia. Storie che però hanno tutte in qualche modo un filo comune che le unisce, il concetto di confine. Come nel caso del reportage su Katrina, l’uragano che ha distrutto New Orleans, che parla del confine tra natura e uomo o come in quello del servizio su Pechino che racconta il confronto tra due culture, due modi di vivere. E’ una storia di confine in tutti i sensi anche quella che proviene dalla regione del Kashmir, teatro di uno scontro che dura ormai da diversi decenni e che non coinvolge solo due potenze nucleari, India e Pakistan, ma anche gruppi religiosi e tribali.
01 | Reduci – Daniele Portanome
L’Argentina vista attraverso i volti dei reduci della guerra delle Malvinas, scoppiata nel giugno del 1982 tra Regno Unito e Argentina per il possesso delle omonime isole. La storia dimenticata di uomini segnati in modo indelebile dalla guerra e che come spesso accade ai reduci vivono una condizione di isolamento e abbandono sociale, “colpevoli” di aver combattuto nelle fila di un esercito che si è reso responsabile della repressione brutale contro ogni forma di dissenso verso il regime dei generali di Buenos Aires.
02 | 3rd Katrina Day – Nicola Sacco
Il terzo anniversario di Katrina è l’occasione perfetta per fare il punto su quanto veramente accaduto in conseguenza dell’uragano e dell’innondazione che ha distrutto per sempre un pezzo importante della cultura afroamericana. Perchè il conto da pagare non è solo quello della ricostruzione o del dolore per la perdita degli affetti più cari, ma comprende anche la distruzione di una parte importante della memoria storica e culturale di milioni di afroamericani. Un patrimonio i cui resti dovrebbero davvero essere tutelati al pari delle vittime di Katrina, poiché rappresenta il cemento su cui fondare la ricostruzione più importante di New Orleans, quella sociale.
03 | Sistema autosufficiente – Marco Illuminati
Un reportage sul mondo contadino, sulla sua vita, sulle sue regole e sui suoi ritmi. Una storia fatta apposta per farci riflettere su tanti temi, tutti decisamente attuali, dall’ecologia, alla sostenibilità del nostro modello economico alla salvaguardia del pianeta e, perché no, anche della nostra specie. Una storia che però è anche utile per chi ancora si occupa di agricoltura e che dimostra che quello delle multinazionali delle sementi non è l’unico modo possibile di “lavorare la terra” oggi, anzi.
04| Spirituality – Pietro Celli
Di solito i reportage dal Vietnam difficilmente riescono a prescindere dalla guerra che ha segnato la storia recente di questo paese e che ancora non ha smesso di far sentire i suoi effetti. Quello di Pietro Celli ha questo pregio, se così si può dire, e ci conduce verso la conocenza del lato spirituale di questo poplo e di questa nazione in cui le icone di induisti taoisti, di animisti cristiani, di confuciani e di mussulmani si mischiano insieme a quelle del comunismo di Ho Chi Min senza che ciò causi alcun problema.
05 | Dalla sabbia al vetro – Marco Fatilli
Un altro excursus nel mondo del lavoro artigianale e per la precisione nella fabbrica norvegese dove dalla fine del settecento si producono manufatti in vetro famosi in tutto il mondo. Un viaggio fotografico interessante grazie soprattutto al fascino dei colori del vetro incandenscente e dei gesti antichi di chi si occupa di lavorarlo fino a dargli forme tanto perfette quanto originali. Un lavoro che grazie alle capacità dei “singoli” riesce ancora a resistere all’industrializzazione dei processi produttivi e, di conseguenza, alle tentazioni “low cost” del modello cinese. Il che ovviamente è una buona notizia specialmente per un’economia come la nostra in cui spesso le capacità “artigianali” sono la chiave del successo del cosiddetto “Made in Italy”.
06 | Beijing bicycles – Marco Danero
Mentre tutti o quasi sono soliti puntare il proprio obiettivo sulla Cina che “avanza”, Marco Danero ha scelto di concentrarsi su ciò che la Cina che “avanza” distrugge. Parliamo non solo di interi quartieri o modelli urbani, ma anche della distruzione di un modo di vivere che era l’espressione di una vera e propria cultura. Il risultato sono immagini molto diverse da quelle dei grattacieli moderni di Pechino o delle sue recenti olimpiadi high-tech. Immagini che evocano il ricordo di una Cina destinataa scomparire, esattamente come le sue biciclette, sostituite dalle macchine con il loro carico di inquinamento.
07 | From Srinagar to Leh – Luisa Bianchi
La storia di un reportage di viaggio datato agosto 2008, che sotto l’effetto dell’attualità si è trasformato in un lavoro di cronaca in una delle aree più calde al mondo, la regione settentrionale dell’India nota con il nome di Jammu e Kashmir. Un lavoro che ci fa conoscere più da vicino i luoghi ma anche i volti dei protagonisti di una disputa che comprende aspetti religiosi, tribali e territoriali. Un’area di tensioni fortissime che hanno già portato a ben tre guerre tra India e Pakistan e che sono ora teatro anche della lotta al terrorismo e ai fantasmi di Bin Laden.
08 | Segni del tempo – Daniele Ferraro
Le immagini dei luoghi dell’abbandono industriale del Nord-Est italiano sono l’emblema della crisi che attraversa oggi la regione che fino a pochi anni fa trainava la crescita del nostro paese grazie a un “modello” che evidentemente qualche problema lo aveva, visto che è andato rapidamente in crisi di pari passo con i primi segni della recessione mondiale. A confermarlo sono indicatori ciave come per esempio il numero di ore straordinarie di cassa integrazione che nel 2008 è cresciuto addirittura di più del trecentocinquanta percento rispetto all’anno precedente.
Intervista: Fotoreporter – Emanuele Cremaschi
Emanuele Cremaschi, il fotografo professionista che abbiamo intervistato questo mese, anziché il “solito” portfolio ci ha “regalato” alcuni scatti in anteprima tratti da una storia italiana su cui Emanuele è ancora al lavoro. Parliamo del reportage sulla Innse e sulle sue vicende che sono emblematiche di come stia cambiando, a nostro avviso in peggio, l’economia del nostro paese e del mondo occidentale in generale. Un lavoro importante che ci riporta alle origini del mestiere del fotogiornalista che, almeno in teoria, con il suo lavoro dovrebbe denunciare, far conoscere quello che accade attorno a noi, ma che per tanti motivi ci risulta invisibile.
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