Caro iscritto, ti informo che i tempi per la partecipazione all’evento dell’anno si stanno stringendo, ti invito quindi se vuoi partecipare con i propri scatti per la valutazione che i termini per inserire le foto rimangono fissati al 30 settembre, mentre i termini per l’invio delle foto accettate viene prolungato fino al 7 ottobre, per inserire le foto per una valutazione preliminare (entro il 30 settembre, mancano solo 15 giorni!!!)devi seguire i seguenti link: CONCORSO SINGLE SHOT
Ogni utente ha la possibilità di esporre un massimo di quattro opere a tema libero, sia a colori che bianco e nero.
La post produzione è accettata in tutte le sue forme.
Non sono ammesse cornici e firme (pena esclusione dalla mostra).
Dimensioni
Saranno accettate tre alternative a scelta:
Una sola foto: Lato lungo 60 cm
Due foto: Lato lungo 60 cm
Quattro foto: Lato lungo 40 cm
Le foto verranno prima esaminate da una commissione per valutarne l’idoneità, pertanto le dovrete postare nel tread:FOTO 2° MOSTRA CCI SINGLE SHOT
CONCORSO PORTFOLIO
Ogni utente ha la possibilità di esporre da 8 a 12 opere a tema libero, sia a colori che bianco e nero.
La post produzione è accettata in tutte le sue forme.
Non sono ammesse cornici e firme (pena l’esclusione dalla mostra)
Le dimensioni accettate saranno tassativamente con lato lungo 24 cm.
Le foto verranno prima esaminate da una commissione per valutarne l’idoneità, pertanto le dovrete postare nel thread:
vi invito quindi a dare tempestiva comunicazione a Marco Cimorosi alla sua mail: cimorosimarco@hotmail.com qualora siete interessati a partecipare e che tipo di pacchetto scegliete per essere presenti.
Dopo il grande successo della prima edizione (2010) che ha visto centinaia di partecipanti e meravigliose foto,
non poteva certo mancare la seconda edizione ancora più ricca di premi e scoppiettante di novità.
Sono ufficialmente invitati a partecipare anche tutti gli altri forum del Domiad Photo Network di cui il CCI fa parte (Nikon Club, Sony Alpha e Fuji Club)
Si preannuncia un evento molto seguito il multireportage-conferenza “Scomode verità: solidarietà e riflessione sui popoli indigeni”, di Raffaella Milandri, che si terrà ad Ascoli Piceno il 31 ottobre.
“E’ un incredibile viaggio che tocca vari popoli indigeni e feroci discriminazioni dei diritti umani
nonchè veri e propri genocidi. Per chi partecipa sarà come essere testimone oculare delle mie esperienze in solitaria ” dice la Milandri
Questo incontro con la fotografa umanitaria e attivista per i diritti umani dei popoli indigeni
Raffaella Milandri è una piccola rassegna di scomode verità raccolte durante i suoi viaggi in solitaria nelle realtà tribali. Foto, filmati e interviste denunciano situazioni che sono state riportate anche al Commissariato per l’eliminazione delle Discriminazioni Razziali dell’ONU.
Attraverso mezzi di comunicazione e social network la Milandri lancia appelli, raccoglie firme e missive di denuncia da inviare a Presidenti e Ministri di diverse nazioni, tra cui anche Sonia Gandhi.
L’appuntamento, organizzato dal Lions Club Ascoli Piceno Urbs Turrita e in particolare dal Presidente Marisa Cozza.è per il 31 ottobre 2010 ore 17,30 ad Ascoli Piceno, alla Sala Docens in Piazza Roma 6, nell’ occasione vi sarà la cerimonia per il conferimento della borsa di Studio “Simona Orlini”.
Dagli indiani d’America, agli aborigeni australiani, agli indios amazzonici, ai boscimani del Kalahari, agli adivasi dell’India e tante altre etnie, questi popoli indigeni sono fratelli nel condividere una storia tragicamente simile.
Culture antiche, radicate alle loro terre ancestrali, tradizioni e linguaggi unici patrimonio dell’Umanità. Ogniqualvolta in queste terre, tutt’oggi, viene trovato un giacimento minerario-oro, diamanti, bauxite, carbone- o una risorsa da sfruttare-petrolio, foreste- incomincia la distruzione, la cancellazione, la persecuzione per questi popoli , in nome del “Progresso” .
Durante questo multireportage, tra gli altri popoli, si parlerà in particolare dei boscimani del Kalahari, allontanati con la forza dalle loro terre a causa di miniere di diamanti che, sulla base di un comunicato di ottobre 2010, hanno fatto registrare un surplus di 22 milioni di euro nelle casse del Botswana. ” I boscimani rischiano l’estinzione, gli interessi in gioco sono troppo rilevanti” dice la Milandri e aggiunge: “Questo multireportage sarà in programmazione in alcune città italiane e sono disponibile a ulteriori divulgazioni presso scuole e associazioni: come testimone, io sono responsabile di verità che non vanno taciute”
“Solo l’informazione può salvarci” questo è il messaggio semplice e incisivo di Kumti Majhi, un leader tribale dell’Orissa , che è contenuto in un appello divulgato dalla fotografa .
Guardare il mondo con gli occhi di Pep Bonet è un’esperienza emozionante, strisciante, deflagrante. Dalla vita sulle strade di Cuba a quella sui cani guida, i reportage del fotografo spagnolo sperimentano e mettono alla prova, punti di vista, prospettive, sensazioni ed emozioni.
Estremamente interessante la gallery di vite trasfigurate dall’Aids, le più recenti in Honduras, li dove l’identità e l’età hanno smarrito i confini. Senza confini anche l’oscurità che pervade le miniere di carbone polacche di Blackfields (nella foto), dentro le gallerie sotterranee, buie, ma anche fuori, in un paesaggio che paga il prezzo di quello che custodisce.
L’oro è stato un metallo prezioso fin dall’inizio della storia dell’uomo ed ancora oggi ha un grande valore.
Nello scorso anno ha incrementato il suo valore del 135% in un momento di crisi ed in cui l’estrazione mondiale dalle miniere è diminuita di circa 8% rispetto al 2001.
Per curiosità in tutta la storia del mondo sono state estratte solo 161000 tonnellate d’oro e più di metà sono state portate alla luce negli ultimi cinquanta anni. BigPicture ha realizzato un’interessante galleria che mostra le persone che cercano, scavano, celebrano e vendono questo prezioso metallo.
Sono ormai passati dieci giorni dal tragico terremoto che ha colpito Haiti.
80000 dei 200000 morti sono già stati sepolti, mentre due milioni di persone sono senza casa e centinaia di migliaia stanno cercando di lasciare la capitale Port-au-Prince. I soccorritori hanno smesso di scavare ed ora tutta l’attenzione è dedicata a salvare le persone ferite e distribuire gli aiuti internazionali.
BigPicture ha realizzato una galleria che mostra gli eventi di questi ultimi giorni attraverso i volti dei sopravvissuti.
Oltre ad essere uno dei pionieri del reportage e del fotogiornalismo più conosciuti e apprezzati per la sua capacità di “mettere sulla stessa linea di mira il cuore, la mente e l’occhio”, Henry Cartier-Bresson è stato anche il primo fotografo occidentale autorizzato dal regime sovietico a lavorare oltre cortina dopo la seconda guerra mondiale.
Ora otre 40 fotografie scattate durante i suoi viaggi in Russia, nel 1954 e nel 1972-73, raccolte nell’edizione francese Henry Cartier-Bresson: A propos de l’URSS nel 1973 ma mai pubblicate in Italia, rimarranno esposte con Henry Cartier-Bresson. Russia, nella Loggia degli Abati del Palazzo Ducale di Genova, fino al 14 febbraio 2010.
Oltre ad essere alla fine dell’anno siamo quasi al termine del decennio che ha inaugurato il millennio.
Big Picture ha deciso di ripercorrere i fatti e la storia più importante degli ultimi dieci anni dal 2000 ai nostri giorni. Alcune foto raccontano avvenimenti particolarmente brutali come disastri naturali, guerre o attacchi terroristici.
Non è sicuramente un compito facile riassumere così tanti avvenimenti in sole cinquanta foto, ma il lavoro è di qualità.
“Tra la perduta gente “
è la nuova emozionante mostra-proiezione della fotografa e viaggiatrice in solitaria Raffaella Milandri.
Si terrà il 13 dicembre alle ore 16.00 presso l’Auditorium Comunale di San Benedetto del Tronto. “E’ un reportage video-fotografico, una importante testimonianza raccolta in Botswana che è un tributo di solidarietà al popolo dei Boscimani del Kalahari e a tutti i popoli indigeni. Con “Tra la perduta gente” si vuole anche sensibilizzare l’opinione pubblica e il Parlamento Italiano a favore della ratifica dell’Italia alla ILO 169” dice l’autrice.
Questo reportage, corredato da una intervista-denuncia sulla situazione dei Boscimani, è articolato dantescamente in tre sezioni di foto: immagini della terra ancestrale dei Boscimani nella sua bellezza (Paradiso), il villaggio dei Boscimani nel Kalahari con problemi di sopravvivenza (Purgatorio) ,ed infine uno dei campi di deportazione(Inferno).
“Durante la mia intervista la donna boscimane, mentre racconta le vicissitudini del suo popolo, indica sempre là, un punto lontano, dove vuole tornare: è la sua terra ancestrale, il deserto del Kalahari” dice la Milandri, e aggiunge:
“Il titolo ha significato duplice: la gente perduta sono i Boscimani, dispersi e smarriti nella loro identità; ma in senso dantesco sono anche i Governi e le multinazionali, quando usano un potere crudele contro popoli inermi”
LA STORIA DEI BOSCIMANI DEL KALAHARI
I boscimani sono uno dei popoli più antichi della terra: da oltre 30.000 anni hanno vissuto nel deserto del Kalahari. La Central Game Reserve of Kalahari, in Botswana, è infatti stata creata nel 1961 per proteggere il loro territorio e la loro cultura, basata sulla caccia e su una vita in armonia con la natura. Ma dal 1997 è iniziata una vera odissea per questo antico popolo, dopo la scoperta di ricche miniere di diamanti nel loro deserto. Uomini, donne, bambini, anziani portati via con la forza su camion, villaggi smantellati, scuola e ambulatorio medico chiusi, e per finire distrutte le riserve d’acqua e chiusi i pozzi d’acqua.
Dopo diverse deportazioni, oggi nella riserva sono rimasti solo 300 Boscimani, tutti gli altri sono in campi di reinsediamento. Questi 300 Boscimani hanno enormi problemi di sopravvivenza e una vita durissima : il Governo proibisce loro di andare a caccia, e vengono arrestati se lo fanno; il Governo proibisce loro di usare i pozzi d’acqua, e sono costretti a raccogliere l’acqua da pozzanghere nella sabbia e da radici. proibisce di La loro vita è durissima.
“Ho visitato il villaggio nel deserto, dopo aver donato loro zucchero, latte, the e tabacco, prendo una tanica d’acqua dall’auto e la poso in terra, in mezzo al cerchio della gente del villaggio, seduta all’ombra di uno dei rari alberi. E subito, con un ordine gerarchico e familiare che a me è oscuro, appaiono tazze di latta che vengono riempite e svuotate lentamente, in silenzio religioso. Ora comprendo appieno cosa significa l’acqua nel deserto. Lo vedo nei loro occhi, nei loro visi impolverati e nelle labbra aride. Chiedo ad una ragazzina che parla un po’ di inglese dove si trova l’acqua, e lei alza il braccio indicando l’ovest: lontano, lontano….Le donne lavano i panni in bacinelle con un dito d’acqua densa e scura. Gli unici pozzi d’acqua vicini (30 km circa) sono stati chiusi e non hanno il permesso di scavarne di nuovi.” racconta la Milandri.
Oggi, mentre i Boscimani nel deserto lottano per la sopravvivenza, le migliaia che si trovano
nei campi di reinsediamento sono vittime di alcolismo, HIV, depressione. La loro unica ed antica cultura rischia di scomparire per sempre. Stanno perdendo la loro identità e ancora aspettano perché vengano riconosciuti i loro diritti umani.
Nel 2006 i Boscimani hanno vinto una –lunghissima- causa nei confronti del Governo del Botswana, ottenendo il diritto a vivere nelle loro terre, a usare i pozzi d’acqua e a poter cacciare per il loro fabbisogno alimentare; ma dopo la sentenza nulla è cambiato. Ogni volta che hanno provato a tornare alla loro terra, li hanno costretti a tornare nei campi di reinsediamento.
E’ del 12 novembre 2009 una notizia riportata dal quotidiano canadese Globe and Mail :
una donna Boscimane, ad un posto di controllo, guarda la immagine appesa del Presidente del Botswana Ian Kama e dice quello che per lei è un complimento: “sembra un Boscimane” . Il commento viene ritenuto un insulto e la donna viene portata alla stazione di polizia, segregata per un giorno e una notte, e costretta a pagare una multa. L’appello della Milandri:
“E’ urgente intervenire subito, la gente boscimane è davvero disperata, non ce la fa più. Parte del materiale della mia mostra-proiezione è già stato inviato, insieme ad una documentazione, al Commissariato per l’eliminazione delle Discriminazioni Razziali dell’ONU. Il Segretario in carica mi ha confermato che la questione dei Boscimani verrà esaminata entro i primi mesi del 2010. Speriamo bene”
I POPOLI INDIGENI E LA ILO 169
Il caso dei Boscimani è, purtroppo, una goccia nel mare delle discriminazioni, violenze, soprusi a cui sono stati assoggettati i popoli indigeni e tribali: i nativi americani(dagli Apache agli Inuit), gli aborigeni australiani, i maori neozelandesi, gli indios sudamericani, i pigmei africani, e tanti-troppi-altri.
Circa 300 milioni di persone nel mondo sono accomunate da questo destino: culture e società così speciali che dovrebbero essere Patrimonio dell’Umanità, stili di vita semplici a contatto con la natura .
Da parte loro, solo la richiesta di essere lasciati nelle loro terre ed essere riconosciuti come esseri umani, con i loro diritti; da parte di Governi e multinazionali, l’avidità senza scrupoli di appropriarsi di terreni dove si trovano ricchezze : diamanti, uranio, oro, petrolio, foreste.
“ Non guardiamo a questi popoli con simpatia solo nei film e nei documentari dove si raccontano le loro storie: sono esseri umani, reali, che soffrono. Ho visto la stessa sofferenza e smarrimento negli occhi degli Inuit in Alaska, degli Apache negli Stati Uniti, degli Aborigeni in Australia, dei Boscimani in Botswana. Sono stata testimone di crudeli episodi di razzismo e ho visto ovunque trattamenti davvero disumani per questi popoli che hanno la sola colpa di essere semplici e genuini. E che rischiano l’estinzione” dice Raffaella Milandri
L’appello e il messaggio della mostra “Tra la perduta gente” è quello di sostenere e caldeggiare la ratifica dell’Italia alla ILO 169, che è una convenzione internazionale in supporto dei popoli indigeni e tribali.
“ Per L’Italia , che fa già parte della ILO, agenzia delll’ONU, dal 1919, si tratta di una ratifica che non ha effetti sulla realtà nazionale. E’ solo un gesto di solidarietà che aiuta questi popoli ad essere riconosciuti nella loro dignità. Su Facebook abbiamo formato un gruppo che conta ad oggi circa 2000 iscritti, con lo scopo di sollecitare il Ministro Frattini a questa ratifica.”
L’iniziativa della Milandri ha trovato terreno fertile a questa campagna a San Benedetto del Tronto, dove il Consiglio Comunale –motore il partito dei Verdi-ha infatti recentemente approvato la mozione per la ratifica dell’Italia alla ILO 169, che verrà così spedita alla Presidenza della Repubblica e del Consiglio, e ai Ministeri competenti. L’Assessore alle Politiche Ambientali, Paolo Canducci, promuove la mostra.
Quando il mondo reale e quello onirico si sfiorano succedono cose incredibili che qualcuno è in grado di cogliere e mostrare meglio di altri, anche se spesso ricorre a qualche trucco o stratagemma per aiutare la visione e i sensi che la seguono.
Assemblando apparecchi di fortuna e spesso anche elementi appartenuti a giocattoli o concepiti per questi, Susan Burnstine ha costruito a questo scopo un suo personale ‘parco macchine’ e l’attrezzatura fotografica necessaria a visualizzare in-camera questa sorta di dimensione di mezzo senza dover ricorrere ad effetti realizzati in post produzione.
Rimanendo in bilico tra sogno e realtà , immaginazione e desiderio, le immagini sono suggestive come un ricordo che non si riesce o non si vuole mettere a fuoco, come una sensazione fuggevole della quale tra un momento non rimarrà che una traccia confusa, ed è proprio questo a renderle davvero intriganti al pari di un varco di accesso ad un’altra dimensione. Nel video alcune immagini e un’intervista alla fotografa americana.
In mostra con una collettiva alla Verve Gallery of Photography di Santa Fe, dal 28 agosto al 7 novembre 2009, Susan Burnstine sarà in mostra con una personale a dicembre 2009 alla The Canary Gallery di New Orleans, in concomitanza con PhotoNola.
Internet Archive ha annunciato che ora sono disponibili in download i file in alta risoluzione delle immagini della NASA sul sitoNASAimages.org.
La NASA ha firmato un Space Act Agreement con Internet Archive per la creazione del sito web e rendere più fruibile il suo materiale al pubblico. Il sito contiene più vasta collezione di immagini dello spazio senza dover consultare diversi siti.
Ricercatori, appassionati o semplicemente curiosi potranno trovare immagini in maniera più semplice e scaricare il file nelle dimensioni che ritengono più opportune.
Bianchi e Neri, poveri e ricchi, giovani e vecchi, chi è restato e chi è partito, tutti in Sudafrica portano i segni dell’apartheid, ancora oggi a distanza di anni dalla sua abolizione, in un mondo moderno che ha una percezione distorta dell’Africa in generale.
La fine della segregazione razziale non si è tradotta nella fine delle disuguaglianze ma nel sedimentarsi di una disparità sociale, culturale ed economica incolmabile. Una disparità di risorse e opportunità che ha reso i ‘servi’ di un tempo il popolo di domestici di oggi, e tutti i sudafricani vittime e carnefici di uno stato di fatto profondamente complesso.
Una condizione talmente radicata e sedimentata a tutti i livelli da coinvolgere in modo attivo anche chi vive da tempo altrove come Ian van Coller, che in Sudafrica è cresciuto da bianco con profondi legami affettivi con i neri ai tempi dell’apartheid, e in Sudafrica continua a tornare per realizzare progetti artistici e fotografici interessati all’identità dei sudafricani e ovviamente anche alla propria.
Con Small Wonders di Suzanne Revy, propongo un salto nell’infanzia avventurosa … quando l’estate si andava a caccia di draghi ed extraterrestri in un campo di grano, una semplice lente d’ingrandimento ti portava in mondi incredibilmente piccoli dove poter fare il gigante, l’orizzonte non aveva mai limite e le impronte lasciate sulla spiaggia potevano anche appartenere al fedele doppio sempre in ombra.
Per approfondire la conoscenza di questa fotografa americana che ascolta, osserva e immortala i suoi figli, i loro cugini e gli amici, insieme alle piccole storie, i miti e i segreti che questi esplorano ogni giorno, basta dare un’occhiata al suo portfolio o alla Work Space Gallery di Lincoln in Nebraska, fino al 3 settembre.
Zoriah ha pubblicato un reportage sullo stato delle persone che scappano dalle zone più calde dell’Afganistan e che sono arrivati a Parigi.
Individui che vivono in una sorta di limbo che non possono ottenere lo status di rifugiati ed il diritto ad un lavoro e che quindi sono costretti a passare giorni e notti sulle strade con il solo scopo di sopravvivere in attesa del futuro.
Alcuni continuano a cercare la possibilità di sistemarsi, mentre altri sono caduti già vittime dell’alcool. La maggior parte sono ex interpreti per l’esercito statunitense che hanno ricevuto minacce di morte dai talebani.
L’esercito gli ha consentito di viaggiare armati di una pistola, ma in molti hanno capito che non si può fare molto contro una manciata di talebani muniti di AK-47 ed hanno deciso di scappare lontani dalla propria terra.
fino al 5.VII.2009 Piero Steinle
Palermo, Centro d’Arte Piana dei Colli
Una risata salverà il mondo. Per far fronte a un sistema sull’orlo del collasso, ridere resta una possibile chance. Istericamente, allegramente, provocatoriamente. Il riso abbonda sulla bocca di chi non ci sta…
dall’undici giugno al 5 luglio 2009
Piero Steinle – Why not laugh
Centro d’Arte Piana dei Colli – Villa Alliata Cardillo
Via Faraone, 2 – 90147 Palermo
Orari: martedì, giovedì e domenica ore 16-22
Ingresso: € 4
Catalogo con testi di Marcello Faletra e Giulia Ingarao
Info: tel. +39 0916790853; fax +39 0916790241; programma@palermo.goethe.org; www.pianadeicolli.it