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07.10.10 – Che ci faccio qui? I bambini nelle carceri

giovedì, 7 ottobre 2010
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Inaugura domani, 8 ottobre 2010 alle 18:00, presso il Foyer Spazio Oberdan a Milano la mostra fotografica Che ci faccio io qui? I bambini nelle carceri italiane.


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Dopo Roma, la mostra promossa dall’associazione A Roma, Insieme e dall’agenzia Contrasto, sarà ospite della città di Milano, realtà di eccellenza grazie alla presenza dell’ICAM Istituto a Custodia attenuata per le detenute madri. Inoltre, il progetto europeo Edge Festival, dal 21 ottobre a dicembre 2010, ospiterà una selezione della mostra.

La mostra documenta la condizione di madri e bambini nelle carceri italiane attraverso le immagini raccolte da cinque grandi fotografi in altrettanti Istituti penitenziari femminili. L’Associazione di volontariato “A Roma, Insieme” è impegnata da tredici anni con le donne del carcere romano di Rebibbia. L'impegno dei volontari è rivolto soprattutto ai loro figli, che fino ai 3 anni vivono l’esperienza della detenzione con le madri, in un ambiente del tutto inadeguato alle loro esigenze di crescita.

Le fotografie esposte raccontano la vita quotidiana di queste donne e dei loro figli, una realtà drammatica ma spesso sconosciuta. Il reportage è stato realizzato da 5 fotografi di fama internazionale, selezionati tra quelli più attenti ai problemi sociali e alle questioni carcerarie: Marcello Bonfanti, Francesco Cocco, Luigi Gariglio, Mikhael Subotzky e Riccardo Venturi. Le foto sono state scattate in cinque Istituti penitenziari femminili: Roma – Rebibbia, Avellino – Bellizzi Irpino-Pozzuoli, Milano – San Vittore, Torino – Lo Russo e Cutugno, Venezia – Giudecca.

Secondo quanto previsto dalla legge, le madri detenute possono tenere con loro i figli fino all’età di 3 anni. Per questo motivo l’Associazione promuove e realizza una serie di attività concrete volte a limitare i danni del carcere sui bambini e ad aiutare le donne a gestire il rapporto con i propri figli durante la detenzione e favorirne il reinserimento sociale, ma allo stesso tempo mira a sensibilizzare l’opinione pubblica per attivare risposte adeguate da parte delle Istituzioni a questo problema.

Marcello Bonfanti è nato nel 1972 e vive a Milano. Si è laureato nel 2002 in Photographic Arts alla University of Westminster di Londra. Ha ricevuto riconoscimenti internazionali tra cui l'Hodge Award del settimanale britannico The Observer nel 2001 e il terzo premio nella categoria Arts and Entertainment stories del World Press Photo 2005 con il lavoro sulle drag queens cubane. Ha realizzato, fra l'altro, la campagna immagine per Emergency (2007) e la campagna promozionale del made in Italy con testimonial Isabella Rossellini. Nelle sue immagini Marcello Bonfanti cerca sempre il rapporto con il soggetto fotografato e riesce, grazie alle atmosfere artificiali delle sue illuminazioni, a dargli un’unicità.

Francesco Cocco, classe 1960, inizia la sua attività di fotografo nel 1989. Agli esordi della sua carriera documenta il Vietnam postcomunista, la prostituzione minorile in Cambogia, la realtà dei disabili italiani. Dal 2000 inizia una proficua collaborazione con Medici senza Frontiere documentando le condizioni di vita e di lavoro degli immigrati clandestini in Italia da cui nasce il libro “Nero”, edizioni Logos (2007). Dal 2002 realizza un viaggio nelle principali carceri italiane le cui immagini vengono raccolte nella mostra e nell’omonimo volume Prisons. Grazie all’utilizzo di un bianco e nero violento e ad uno sguardo graffiante, pone la coscienza dell’osservatore di fronte alle realtà più scomode della nostra società e lo obbliga a confrontarcisi.

Luigi Gariglio è nato a Torino nel 1968. Dal 2002 insegna Sociologia Visuale e Usi Sociali della fotografia all’Università di Torino. Dei suoi ultimi progetti fotografici ha pubblicato Aereospace gallery, sugli ambienti tecnologici di Avio SpA, nel 2003, e Ritratti in Prigione, ritratti di prigionieri e degli ambienti carcerari, nel 2007. In questo come nei suoi lavori sulle lap-dancers, sulle coppie omosessuali, sulle partecipanti a Miss Italia, il suo sguardo ama indagare e soffermarsi sui volti delle persone, che fotografa in modo seriale e “oggettivo” lasciando ai visi dei suoi soggetti il compito di raccontare la loro storia e di abbattere i pregiudizi nei loro confronti.

La fotografia di Michael Subotzky (nato a Cape Town in South Africa nel 1981) si colloca in quella dimensione così densa tra la documentazione e l’analisi critica del contemporaneo. Il suo progetto più recente, del 2004, "Die Vier Hoeke” (”i quattro angoli”), offre una visione critica forte delle condizioni di vita di una prigione del Sud Africa contemporaneo e alimenta un dibattito sulla giustizia sociale e sui diritti umani. Nello stesso tempo propone una nuova idea del “soggetto” fotografico presentando dei ritratti intensi che si esprimono nella doppia identità di individuo e di carcerato.

Riccardo Venturi
nasce a Roma nel 1966. Fotogiornalista dal 1989, è rappresentato dall’Agenzia Contrasto. Negli anni Novanta estende il suo interesse agli avvenimenti internazionali, con i suoi lavori sull’Albania post comunista e sulla Germania dei naziskin. In questo periodo realizza i suoi primi reportage di guerra in Afghanistan, con cui vince il World Press Photo nel 1997 e in Kosovo, che gli vale il Leica Honorable Mention nel 1999. Prestigiose le sue Pubblicazioni editoriali per L’Espresso, Il Venerdì di La Repubblica, National Geographic, Le Nouvelle Observateur e Time Magazine. Recentemente ha pubblicato con successo il libro “Afghanistan il nodo del tempo”.

 

Fonte Google News

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Dopo aver segnalato il contributo di Lucian Read per Battlespace, non potevo ignorare il report afgano The Long Haul per l’edizione di dicembre 2009/gennaio 2010 di Digital Journalist e la gallery di immagini e video, relativi ad eventi e luoghi che il fotografo vive con partecipazione.

domenica, 24 gennaio 2010
listen it it Dopo aver segnalato il contributo di Lucian Read per Battlespace, non potevo ignorare il report afgano The Long Haul per l’edizione di dicembre 2009/gennaio 2010 di Digital Journalist e la gallery di immagini e video, relativi ad eventi e luoghi che il fotografo vive con partecipazione.

pubblicato da Cut-tv in: Società Photobucket

Afghanistan OneWar TwoPhotographers Dopo aver segnalato il contributo di Lucian Read per Battlespace, non potevo ignorare il report afgano The Long Haul per l’edizione di dicembre 2009/gennaio 2010 di Digital Journalist e la gallery di immagini e video, relativi ad eventi e luoghi che il fotografo vive con partecipazione.

Dopo aver segnalato il contributo di Lucian Read per Battlespace, non potevo ignorare il report afgano The Long Haul per l’edizione di dicembre 2009/gennaio 2010 di Digital Journalist e la gallery di immagini e video, relativi ad eventi e luoghi che il fotografo vive con partecipazione.

“I’ve been to Afghanistan eight times in the last 18 months. My apartment is slowly taking on the look of a caravanserai. I have more friends in Kabul than Manhattan. My mind is full of snippets of Dari, counterinsurgency strategy and half-remembered warlords, major and minor. My son – not yet quite born – will have a Pashto middle name. I make no claims to being an expert on the place but, God knows, I seem to love it”. Lucian Read

Nello stesso numero anche il punto di vista di David Bathgate con Sides of the Wire: America in Afghanistan, altrettante interessante.

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Damon Winter Premio Pulitzer 2009

sabato, 5 settembre 2009
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pubblicato da Cut-tv in: Concorsi e Premi Photobucket

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Dalle vittime di abusi sessuali dell’Alaska ai Talebani in Afghanistan, dai reportage di guerra a quelli di viaggio, dalla quotidianità della tribù amazzonica dei Kamayurá al mondo dello sport, Damon Winter ha confermato il suo eclettico talento seguendo la campagna presidenziale del presidente americano Barack Obama e ricevendo per il suo A Vision of History il Pulitzer per la migliore fotografia (Feature Photography).

Quello di Winter è uno dei cinque Premi Pulitzer ottenuti nel 2009 dal New York Times, con il quale il fotografo americano collabora dal 2007, dopo aver fatto parte dello staff del Los Angeles Times per tre anni e aver fotografato tra le altre cose, l’attacco dell’11 settembre a New York, i giochi olimpici del 2002, i balli cubani il conflitto in Israele e Libano… senza avere ancora compiuto i suoi primi 35 anni.

Damon Winter Gallery
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