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Articoli marcati con tag ‘Alloggi’

02.10.10 – Witness Journal 35 online

martedì, 5 ottobre 2010
listen it it 02.10.10   Witness Journal 35 online

In questo numero:

 

Hebron
di Luca Sola

Hebron, sud della Cisgiordania. Meno di quaranta chilometri da Gerusalemme. La città che più di altre incarna il conflitto fra israeliani e palestinesi. Vivere ad Hebron significa vivere in prima linea

 

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La frontiera elastica
di Alessandro Giulio Midlarz

Il confine tra Haiti e la Repubblica Dominicana è netto solo sulla carta. Da una parte il paese dell’anarchia e della disperazione pre e post terremoto, dall’altra quello delle potenti malìe caraibiche e dei resort per turisti.

 

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I Mondiali a casa
di Stefano Pesarelli

Per la prima volta i Mondiali di calcio del 2010 si sono giocati nel continente africano; mentre in tutto il globo le partite venivano trasmesse su megaschermi e televisori al plasma, l’Africa ha vissuto le partite a modo suo

 

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Red Road Flats
di Fabio Diola

I Red Road Flats di Glasgow sono un complesso di 8 palazzi residenziali di circa 30 piani costruiti sul finire degl'anni '60. Oggi sono utilizzati per dare un alloggio ai richiedenti asilo politico, persone fuggite da guerre e atrocità per giungere in Europa e sentirsi possibilmente liberi

 

99f78 wj35 1 02.10.10   Witness Journal 35 online

 

 

Carcere occupato
di Roberto Cadeddu

La storia di un gruppo di operai in cassa integrazione reclusosi volontariamente all'interno del carcere dell'Asinara, per richiamare l'attenzione sulla crisi della Vinyls, azienda del comparto industriale di Porto Torres

 

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Coney Island
di Francesca Tosarelli

Le immagini della nuova Coney Island, risorta dalle proprie ceneri per continuare ad intrattenere la New York che non fa jet set. Fuori dalla “sex and the city” la mela candita della nuova working class

 

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La otra final
di Gianfranco Spatola

Il 25 giugno 1978 a Buenos Aires la nazionale Argentina diventa campione del mondo. Una incredibile festa di popolo nel bel mezzo di una immane tragedia sociale. Il tutto sotto gli occhi del generale Jorge Rafael Videla, uomo forte e riferimento dell’ “Operazione Condor”

 

99f78 wj35  06 02.10.10   Witness Journal 35 online

 

 

 

La cerimonia dell'oppio
fotografie di Giorgio Gori
testo di Franco La Cecla

Nel settimo secolo dopo Cristo, una popolazione guerriera di origine turcomanna, si affacciò nel subcontinente indiano. La civiltà dell'Indo che allora era sotto l'influenza buddista e aveva rinunciato ad avere una casta di guerrieri, assimilò i nuovi venuti mettendoli a difesa dei singoli regni del Nord

 

d2c94 wj35  07 02.10.10   Witness Journal 35 online

 

Intervista a Filippo Romano

 

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d2c94 cover35 02.10.10   Witness Journal 35 online

 

 

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Fonte Google News

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21.07.10 – Tenba, contenitori fotografici

mercoledì, 21 luglio 2010
listen it it 21.07.10   Tenba, contenitori fotografici

ll “contenitore fotografico” rimane l'accessorio principale di qualsiasi corredo fotografico. Negli ultimi decenni l'attrezzatura fotografica è cambiata molto rendendosi molto più sostanziosa. La storia di Tenba comincia alla fine degli anni settanta – 1977, per la precisione – quando il fotografo Robert Weinreb, attivo nella fotografia di natura e di viaggi, decide di costruirsi una borsa fotografica leggera, capiente e robusta, adatta a sopportare i disagi dell'outdoor senza il peso e la rigidità tipica dei bauletti in alluminio dell'epoca. Nacque così la prima Tenba che Weinreb replicò in venti esemplari, tutti cuciti a mano, per diversi suoi colleghi che avevano immediatamente apprezzato la valenza di questa nuova tipologia di borsa fotografica, realizzata in resistente ma al contempo leggera Cordura.

Oggi Tenba è attiva con diverse linee di borse fotografiche, ciascuna studiata per le specifiche esigenze di diverse tipologie di fotoamatori e di professionisti. Leggerezza unita a una grande resistenza agli urti, alla polvere e alla pioggia sono i requisiti che accomunano tutta l'attuale produzione Tenba.

 

0e845 3649 21.07.10   Tenba, contenitori fotografici

Tutti i modelli sono preformati per le attrezzature digital imaging dell'ultima generazione: cerniere e tasche ancora più impenetrabili a polvere e acqua, scomparti per un trasporto sicuro anche del portatile oltre che dei viewer e delle schede di memoria. Ergonomia e soluzioni di storage uniche. Tenba propone diverse linee di prodotti, ciascune contrassegnate da un nome; all'interno di ogni linea sono presenti contenitori differenziati, che possono essere borse tradizionali a spalla, monospalla, marsupi o zaini.

Una delle linee che da tempo ha contrassegnato la produzione di Tenba è la Shootout: il nome evidenzia perfettamente l'applicativo di questa serie di contenitori, Shootout, quindi scattare in esterni, di conseguenza anche in situazioni estreme, che significa in scenari tropicali, sotto una pioggia monsonica, piuttosto che avvolti da una tempesta di sabbia nel deserto, o dai turbini di povere impalpabile – ma deleterea per le fotocamere – delle piste aride.

Tra gli ultimi modelli presentati, nella linea Shootout l'Ultralight Photo Backpack: stessa resistenza agli urti e all'usura dei modelli precedenti ma estremamente alleggerito nel peso a vuoto, oltre all'esclusivo brevetto SwitchBack: a seconda della situazione d'uso, è possibile aprire lo zaino dalla parte frontale o dalla parte posteriore, per una combinata sicurezza tanto agli urti che al taccheggio! Nel classico stile Tenba, infatti, all'interno dello zaino è inserito un modulo con inserti in velcro riposizionabili che può innanzitutto essere immediatamente rimosso qualora si volesse usare lo zaino come contenitore da outdoor e non più fotografico, quindi come Travel Daypack; il modulo rimovibile permette anche, volendo, di ricoverare velocemente l'attrezzatura in cassetta di scurezza.

Lo Shootout ultralight Photo Backpack è degno dell'appellativo ultralight per il fatto che il tessuto con cui è realizzato è un nylon water-repellant, con il sistema dobby/diamond ripstop che impedisce al tessuto, in caso di strappo, che il medesimo si allarghi ed è al contempo estremamente duraturo e ultraleggero. Nonostante le cerniere a lampo impermeabili e il nylon a sua volta impermeabile questo zaino – come tutti gli zaini e la maggior parte delle borse Tenba – ha in kit un WeatherWrap, realizzato su misura per ciascun modello, che rende lo zaino totalmente impermeabile in caso di pioggia battente o trasporto su barca oltre a impedire alla polvere – se ci si sta muovendo in colonna su una pista di terra battuta arida – di penetrare all'interno. Anche il concetto del Switchback Module, la possibilità quindi di accedere al contenuto o dalla parte frontale dello zaino o dalla parte posteriore è un’innovazione indubbiamente apprezzabile: oltre all’evidente sicurezza da qualsiasi apertura “accidentale”, quando il modulo viene montato nello zaino con la base rivolta verso l’esterno, aumenta anche indubbiamente la protezione dell’attrezzatura da eventuali colpi (dalla parte opposta ad attutire i colpi ci pensa la parte posteriore della vostra gabbia toracica!)

Un'altra linea molto famosa di Tenba è la Messenger, che prende il nome da un tipo di borsa “da postino”, appunto la Messenger, che negli anni settanta/ottanta, agli inizi della produzione di Tenba, contraddistingueva la maggior parte dei modelli di Tenba, borse da portare a spalla relativamente strette – ma volendo ampliabili – proprio come le borse dei postini

Anche la linea Messenger si arricchisce di nuovi modelli come il Photo Daypack: apertura frontale/bassa basculante per le fotocamere e una zona “free” nella parte superiore, da utilizzare tanto per gli accessori personali che per aggiungere parti di corredo oversize.
L'apertura basculabile permette di accedere agevolmente al contenuto interno dello zaino senza che questo debba essere sdraiato su un ripiano o appoggio di fortuna.


Se indossato, anziché in modo tradizionale sulle spalle, bensì posizionato al contrario, quindi appoggiato sul torace, questo sistema di apertura basculabile permette di accedere all'attrezzatura fotografica senza neppure dover sfilare lo zaino, come avviene di norma con la maggior parte degli zaini. Il modulo interno che alloggia, divide e protegge l'attrezzatura, anche in questo modello è asportabile, con la doppia funzione di poter riporre immediatamente l'attrezzatura in un luogo sicuro piuttosto che di utilizzare lo zaino per il solo trasporto dei propri effetti personali. Il Messenger Photo Daypack dispone anche di tre capaci tasche esterne per custodire diversi accessori di utilizzo più frequente; non sono tasche a rete e di conseguenza proteggono in modo ancora più efficace anche oggetti di piccole dimensioni; in compenso qui manca una tasca per il trasporto esterno allo zaino della ormai immancabile bottiglia con l'acqua, non è previsto, infine, un alloggiamento esterno per il treppiedi che usato insieme a questo zaino va quindi trasportato in una sacca a faretra separata.

Sempre nella linea Messenger ecco i nuovissimi Wrap: realizzati in un tessuto morbido ma al contempo con ampie capacità di resistenza agli urti, sono dei “fazzoletti” disponibili in tre misure, dotati di chiusure riposizionabili a velcro in grado di avvolgere e proteggere tanto un obiettivo che un corpo macchina, fino a un notebook, per poter adeguatamente proteggere parti di attrezzature quando non trasportate in contenitori con interni sagomati in modo appropriato. In due parole, con i Wrap, è possibile trasformare qualsiasi borsa o zaino non fotografico, in un contenitore fotografico; ovviamente l'accesso ai singoli componenti, da un obiettivo a un flash, non è agevole come usando una vera e propria borsa fotografica, perché ogni accessorio va tolto dal singolo wrap di protezione. 

 

Tutte le borse Tenba sono supportate da una garanzia integrale di 5 anni.

www.tenba.com

 

Fonte Google News

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CORSO DI REPORTAGE BRASILE 2010

martedì, 15 giugno 2010
listen it it CORSO DI REPORTAGE BRASILE 2010

Giunto al suo quarto anno di vita, questo workshop rappresenta un esperienza di scambio, ormai consolidata, tra l’Arci e il Movimento dei Sem Terra e il fotografo Di Meo. Il corso, come sempre, avrà come protagonisti gli accampamenti del MST, i visi dei contadini, i ritmi delle giornate di lavoro scandite dal sole e dal caldo, in uno splendido scenario naturale nel nord del Brasile nello stato del Maranhao.
Il programma prevede la vista di diversi accampamenti e assientamentos del MST ospiti delle famiglie di agricoltori in modo da avere una visione globale, ma ravvicinata, di questo grande movimento sociale. MST è partner dell’Arci nel cammino verso un mondo migliore.
Ogni giorno si andrà in giro all’interno degli accampamenti e assientamentos dell’area prescelta per catturare “istantanee” della vita quotidiana dei Senza Terra. Solo camminando, solo entrando in case e baracche possiamo stabilire un rapporto con loro, che poi cercheremo di imprimere sulla pellicola fotografica. Tutte le sere invece si farà l’editing del lavoro degli studenti, con discussione e confronto tra le varie foto. Ogni giorno verranno quindi selezionate immagini significative su cui poi si baserà la selezione finale. Ogni studente alla fine del corso dovrà raccontare, con un gruppo d’immagini, la sua esperienza, il suo “reportage sociale” sul MST.

La quota di partecipazione è di 2.500 euro e comprende viaggio, vitto e alloggio, assicurazione e spostamenti interni e ogni altro costo riferito alla realizzazione del corso in loco (sono esclusi i materiali dei singoli partecipanti mentre sono compresi tutti i materiali di gruppo). La quota comprende inoltre un contributo al nostro partner locale Movimento Sem Terra.
Per qualsiasi informazione potete scrivere a:
campidilavoro@arci.it
giuliodimeo@yahoo.it
workshop@giuliodimeo.it

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Recensione Sony NEX-5 e Sony NEX-3

venerdì, 21 maggio 2010
listen it it Recensione Sony NEX 5 e Sony NEX 3

01444 Sony NEX5 0001 Recensione Sony NEX 5 e Sony NEX 3

Sony NEX-5 e NEX-3: un approfondimento a qualche giorno dalla presentazione, tentando di dare risposte delle domande ed ai rilievi che ci avete segnalato nei post precedenti.

Partiamo allora dalla caratteristica principe delle due fotocamere: la compattezza. Siamo di fronte alla macchina fotografica digitale con ottiche intercambiabili più piccola e leggera al mondo. Da quanto abbiamo potuto osservare tutti gli sforzi si sono concentrati per arrivare a questo primato, senza però nulla togliere alla qualità delle immagini. Un semplice esercizio di stile da parte degli ingegneri Sony o qualcosa di più? Di sicuro la ricerca al record di miniaturizzazione ha avuto il suo “peso”, se ci concedete il gioco di parole. Le NEX rimangono le più piccole e leggere sia come corpo macchina singolo, sia dopo l’alloggiamento della batteria e degli obiettivi. Questa corsa al “ribasso” ha comportato la non presenza dello stabilizzatore, presente sugli obiettivi, e l’offerta del mirino come accessorio separato. Sacrificato sull’altare del record anche il controverso flash esterno con connettore proprietario che, seppure fornito in dotazione, risulta essere un corpo quasi “estraneo” alla macchina stessa, come avete già avuto occasione di commentare nei post precedenti.

Detto questo, il primo contatto con una fotocamera del genere è di sincero stupore. Piccola, leggera, ma solida al tatto. Le uniche “sporgenze” vere sono il comando on/off, la ghiera ed il pulsante di scatto. Gli altri pulsanti sono incavati e sono allo stesso livello della superficie. Viene inevitabile il tentativo di soppesarla un po’. Possibile sia così leggera? E i kg della reflex che mi porto a spasso che fine hanno fatto? Primo dato: le NEX-5 e NEX-3, a differenza dei modelli DSLR convenzionali, sono “mirrorless”, ovvero senza specchio. Non si tratta ovviamente di una novità assoluta: avevamo affrontato l’argomento mirrorless proprio qualche settimana fa. Questo consente di ridurre lo spessore del corpo macchina, nel punto più sottile, a 24,2 mm nella NEX-5 ed a 25,4 mm nella NEX-3. Tra l’altro come avrete capito, le differenze tra i due modelli si misurano proprio in decimi di millimetro. La NEX-5, rispetto alla NEX-3, ha il corpo macchina in lega di magnesio, robusto ma dal peso contenuto. Dal canto suo la NEX-3 è proposta in tre versioni colorate, in policarbonato. Per tutte e due il display è un XtraFine LC con tecnologia TrueBlack, da 7,5 cm (3”) orientabile.

Il cuore delle due macchine è il sensore CMOS Exmor™ APS-C HD da 14,2 megapixel effettivi di risoluzione, lo stesso dell’Alpha 550. Molto più grande dei sensori che si trovano nelle normali fotocamere digitali compatte, assicura bassissimi livelli di rumore. La qualità delle foto e dei filmati è ulteriormente migliorata dal processore BIONZ, che assicura elevata velocità di scatto, insieme a una rapida e precisa messa a fuoco automatica e un ritardo di scatto minimo dell’otturatore. Entrambe le fotocamere consentono inoltre di catturare scene in rapido movimento, realizzando una sequenza di scatti a piena risoluzione con velocità fino a 7 fps (con impostazione AF/AE fissa dal primo frame). Si fanno notare i 25 punti di messa a fuoco a contrasto. Il range Iso è di 200-12800, con una rumorosità più bassa rispetto ai modelli della concorrenza.

Sony NEX-5 Sony NEX-3
01444 thn Sony NEX5 0002 Recensione Sony NEX 5 e Sony NEX 301444 thn Sony NEX5 0003 Recensione Sony NEX 5 e Sony NEX 365245 thn Sony NEX5 0012 Recensione Sony NEX 5 e Sony NEX 365245 thn Sony NEX5 0013 Recensione Sony NEX 5 e Sony NEX 3

Cosa significa NEX? Si tratta dell’acronimo New E-mount eXperience. Se l’A-Mount era un’eredità di Konica Minolta, ora si vuole creare un nuovo standard per questo tipo di compatte. “E” come E-ighteen, ovvero distanza tra l’ottica ed il sensore: 18 mm. L’offerta in questo momento è di tre ottiche: 16mm F2,8, 18-55 mm F/3,5-5,6 ed il 18-200mm F/3,5-6,3. Gli ultimi due sono dotati di stabilizzatore Optical SteadyShot, lo stesso usato per le Handycam. La compatibilità con le ottiche Sony Alpha è garantita tramite adattatore opzionale; in questo caso c’è però da segnalare che l’autofocus non funzionerà.

Sul fronte supporti di memoria arriva il dual card slot: finalmente non più solo MemoryStick proprietarie Sony ma anche le più diffuse SD. Degna di nota vibrazione Anti-Dust allo spegnimento, per rimuovere la polvere.

Veniamo quindi al funzionamento. I menù sono rapidi ed intuitivi. Per i meno esperti sono presenti consigli all’interno dello stesso menù, ma forse i più preferirebbero riuscire a personalizzare quale tipo di controllo visualizzare per primo. Interessante è la ghiera che permette di cambiare focale e velocità di scatto: si tratta di una funzione meccanica e non digitale. La ghiera è fisica ma la visualizzazione è grafica. Questo permette a chi si avvicina per la prima volta al mondo della fotografia, di ottenere il classico effetto sfocato che nelle reflex necessita del lavoro su diaframma e tempi. Per i più esperti è possibile lavorare con tutti i controlli manuali, impostare gli ISO e registrare in RAW.

Tante le funzioni che migliorano la vita del fotoamatore: una volta provate, qualcuno le troverà indispensabili. Auto HDR: tre immagini (esposizione normale, sotto esposto e sovra esposto) assemblate elettronicamente dalla fotocamera per produrre un’unica immagine High Dynamic Range. L’Anti-Motion Blur: 6 immagini che vengono sovrapposte per ottenere una foto nitida di un soggetto in movimento. Modalità Sweep Panorama: si tratta una sequenza di singoli scatti assemblati in pochi istanti, che evitano di lavorare in post produzione con software grafici. Anche in questo caso non è necessario essere degli esperti per riuscire ad ottenere risultati accettabili. Rispetto alla stessa funzione vista sulla TX-1, non sono presenti le stesse personalizzazioni di direzione dello scatto. A proposito di Sweep Panorama, può essere divertente iniziare a “giocare” un po’ usando direzioni di scatto non “convenzionali”. La maggior parte degli scatti saranno da buttare, ma ogni tanto qualcosa di simpatico potrebbe anche uscire.

Arriva anche nel mondo della fotografia la modalità 3D, almeno per quanto riguarda il panorama. Il funzionamento è simile a quello della modalità panorama classica, con una serie di scatti in sequenza, in questo caso suddivisi tra immagini occhio destro/sinistro per avere l’effetto tridimensionale. Questo può essere visualizzato tramite la macchina stessa collegata con cavo HDMI ad uno schermo televisivo o con la Playstation. Ovviamente è necessario dotarsi di un paio di appositi occhialini. Nulla di eccezionale, ma la sensazione è quella di essere di fronte ad un campo che si svilupperà molto nei prossimi anni, di pari passo alla diffusione del 3D domestico.

Anche per le NEX, il mondo della fotografia si avvicina sempre di più a quello video. E’ presente un apposito tasto Movie REC, lo stesso delle videocamere, per realizzare filmati in Alta Definizione e audio stereo sotto forma di compatti file MPEG4. Per la NEX-5 si parla di ualità Full HD (1920 x 1080i) e formato AVCHD. Dal punto di vista video è stato fatto uno sforzo maggiore per abbassare il suono/rumore degli obiettivi, i cui movimenti finivano per essere registrati dai microfoni. Microfono stereo e speaker sono incorporati nel corpo macchina, ma è possibile aggiungerne un altro opzionale nell’attacco porta accessori.

Molti di voi hanno commentato chiedendo se tutto questo avesse un senso. L’obiettivo dichiarato di Sony è quello di portare gli utenti di macchine compatte verso qualcosa che si avvicina di molto al mondo reflex. Da questo punto di vista, parlo a titolo personale, mi sembra ci sia tutto: design, colori, compattezza e una facilità d’uso che rende il mondo della fotografia fruibile da tutti, immediatamente. C’è da dire che in questo senso, gli effetti di sfocatura ottenibili con il movimento della ghiera, rendono tutto molto semplice ed intuitivo, senza per altro dover conoscere nulla di fotografia. Come dicevo all’inizio, quello che colpisce è la compattezza: con l’obiettivo pancake la macchina sta comoda nella tasca di una giacca, in una borsetta o in uno zaino. Lasciamo perdere le tasche dei pantaloni, pena sedersi su un oggetto di valore.

Parliamo allora dei prezzi. La NEX-5 sarà disponibile da Giugno (NEX-3 da Luglio) in kit con pancake 16 mm a 630 euro oppure con il 18-55 a 680 euro. I prezzi scendono rispettivamente a 530/580 euro per la NEX-3. Per quanto riguarda il prezzo del 18-200 mm, l’unico non compreso nei kit, si parla di 800 euro.

Riportiamo a puro titolo di esempio qualche scatto fatto con la NEX-5, utilizzando le varie funzionalità, tra le quali Sweep Panorama, Anti Motion Blur e Auto HDR. Nel valutarle, oltre ad un po’ di clemenza per il sottoscritto, considerate la compressione usata per caricare la nostra gallery. Allo stesso modo qui sotto trovate un breve filmato in AVCHD, caricato su DailyMotion. Per i più curiosi il file video originale è di soli 54 mb e si può scaricare da Drop.io

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Fonte Google News

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20.05.10 – Workshop Brasile 2010, di Giulio Di Meo

giovedì, 20 maggio 2010
listen it it 20.05.10   Workshop Brasile 2010, di Giulio Di Meo

Le immagini con cui continuiamo, nel nostro immaginario collettivo, a rappresentare il Brasile spesso nascono e allo stesso tempo alimentano un gran numero di stereotipi. È cosi ad esempio se pensiamo al caffé, al carnevale, al calcio, alle proverbiali bellezze femminili o alla grande diffusione della violenza e della criminalità. Questi luoghi comuni, o meglio queste rappresentazioni, oggi sempre più veicolate proprio attraverso le immagini, se pur reali, altro non sono che delle semplificazioni che rischiano di frapporsi, come densi filtri, alla comprensione di una realtà culturale, economica e sociale ben più complessa.

Da qui nasce quindi l'esigenza di avvicinarsi anche attraverso la fotografia a quegli scorci della società brasiliana che facilmente ci possono apparire meno consueti, perché spesso solo sfiorati dalle grandi vie della comunicazione. E' in questo modo che i volti dei contadini, la gioia dei bambini, i ritmi delle giornate di lavoro scandite dal sole e dal caldo, la terra aspra e rossa, le feste, i canti, la nostra "bella ciao", il riso e fagioli, la birra e la cachaça acquistano una dimensione diversa, reale.

 

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IL MOVIMENTO SEM TERRA
Il Movimento dei Senza Terra è un movimento di agricoltori e braccianti in lotta contro i grandi proprietari terrieri e ha segnato in modo indelebile la storia recente del Brasile. Essi lottano per conquistarsi un posto occupando i terreni lasciati incolti dai latifondisti assenti ma disposti ad usare la forza per non perdere il loro diritto proprietario. I Sem Terra nei terreni occupati creano degli accampamenti, e avviano pratiche legali per vedere riconosciuta la loro azione e ottenere la proprietà delle terre. Dopo un lungo periodo di pratiche giudiziarie e di continua resistenza alle intimidazioni, trasformano gli accampamenti in “assestamenti” e iniziano la spartizione delle terre. il Movimento dei senza terra brasiliano (MST) è oggi il movimento sociale più grande in America Latina. Fin dalla sua creazione nei primi anni '80, il MST ha fatto pressioni sul governo per far riconoscere queste terre a circa 150.000 famiglie. Oggi il movimento sostiene la lotta di oltre 57.000 famiglie che hanno occupato terre incolte in 23 stati. Il movimento inoltre controlla 1000 scuole primarie nei loro asettlements, qui 2.000 insegnanti lavorano con circa 50.000 bambini. Nonostante il grande lavoro e sacrificio, i contadini sono costretti a subire continue violenze da parte della polizia e dei latifondisti, che spesso, si trasformano in veri e propri massacri.

PROGRAMMA E COSTO
Giunto al suo quarto anno di vita, questo workshop rappresenta un esperienza di scambio, ormai consolidata, tra l’Arci e il Movimento dei Sem Terra e il fotografo Di Meo. Il corso, come sempre, avrà come protagonisti gli accampamenti del MST, i visi dei contadini, i ritmi delle giornate di lavoro scandite dal sole e dal caldo, in uno splendido scenario naturale nel nord del Brasile nello stato del Maranhao. Il programma prevede la vista di diversi accampamenti e assientamentos del MST ospiti delle famiglie di agricoltori in modo da avere una visione globale, ma ravvicinata, di questo grande movimento sociale. MST è partner dell’Arci nel cammino verso un mondo migliore. Ogni giorno si andrà in giro all'interno degli accampamenti e assientamentos dell'area prescelta per catturare "istantanee" della vita quotidiana dei Senza Terra. Solo camminando, solo entrando in case e baracche possiamo stabilire un rapporto con loro, che poi cercheremo di imprimere sulla pellicola fotografica. Tutte le sere invece si farà l'editing del lavoro degli studenti, con discussione e confronto tra le varie foto. Ogni giorno verranno quindi selezionate immagini significative su cui poi si baserà la selezione finale. Ogni studente alla fine del corso dovrà raccontare, con un gruppo d'immagini, la sua esperienza, il suo "reportage sociale" sul MST. La quota di partecipazione è di 2.500 euro e comprende viaggio, vitto e alloggio, assicurazione e spostamenti interni e ogni altro costo riferito alla realizzazione del corso in loco (sono esclusi i materiali dei singoli partecipanti mentre sono compresi tutti i materiali di gruppo). La quota comprende inoltre un contributo al nostro partner locale Movimento Sem Terra.

GIULIO DI MEO

Il corso sarà tenuto da Giulio Di Meo, fotografo professionista dal 2000, allievo di uno dei più grandi fotografi italiani Ernesto Bazan. Dal 2002 è impegnato in un ambizioso progetto fotografico, "Riflessi antagonisti", che si è già tradotto in due mostre fotografiche, "Riflessi Cubani" e "Tra cielo e terra", quest'ultima realizzata nel corso del campo di lavoro nella favela di Santa Marta del 2005. Dal 2004 lavora in stretto rapporto con l'Arci per il quale ha già realizzato lo splendido calendario del 50° anniversario dell'associazione (2007) e un libro fotografico che racconta la nostra associazione vista dal punto di vista dei circoli.

Contenuti del Corso
16-19 luglio 2010

Lezioni Teoriche (2 lezioni di due ore):
o Introduzione al reportage; definizione e distinzione delle forme in cui si sviluppa il reportage, cenni di storia del reportage, sviluppo della fotografia documentaria in Europa e in USA;
o Il reportage del quotidiano, il “fattore umano”, la fotografia di strada, il reportage delle piccole cose, il fotografo delle situazioni “normali” della gente “normale”;
o Il comportamento del fotografo, il rispetto di chi si fotografa, il dialogo e la socializzazione con i soggetti, la spontaneità dei soggetti;
o La costruzione della storia, la soggettività sociale e politica, l’oggettività;

Editing (5 lezioni di due ore):
• Sedute di critica e selezione.

Lezione Pratiche:
Uscite fotografiche giornaliere di 6 ore.

Per qualsiasi informazione potete scrivere a:
campidilavoro@arci.it
giuliodimeo@yahoo.it
workshop@giuliodimeo.it

 

Fonte Google News

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17.05.10 – Canon Photo Academy in Toscata

lunedì, 17 maggio 2010
listen it it 17.05.10   Canon Photo Academy in Toscata

Per imparare non c’è niente di meglio che cogliere i suggerimenti di fotografi professionisti. Proprio per questo motivo Canon, il cui nome è legato indissolubilmente a prodotti di punta per “fare” fotografie, promuove anche una cultura fotografica a vantaggio di una maggiore consapevolezza da parte di chi scatta.

Il workshop avrà luogo a Siena dal 4 al 6 giugno, con la finalità di sviluppare e migliorare la propria capacità di raccontare storie, la narrativa e la tecnica di scatto fotografico.

Questo obiettivo verrà raggiunto attraverso: la critica degli scatti da parte dei fotografi docenti, le sue personali esperienze e l’assegnazione di un progetto da portare a termine nei tre giorni di corso individualmente.

Questo workshop è dedicato a chi vuole approfondire la tecnica di scatto ed è già a conoscenza delle basi della fotografia digitale come: esposizione e tempi, file RAW e JPEG, archiviazione dei file, post-produzione delle immagini.

Il workshop è un’ottima occasione di apprendimento e interscambio, inoltre, vivendo costantemente a contatto con i fotografi e avendo tutte le strutture sempre a disposizione dei partecipanti, il corso è una vera full-immersion che si può dire non abbia pause durante i tre giorni.

I partecipanti sono invitati a portare un portfolio di immagini che verranno viste e criticate insieme agli insegnanti prima del corso.

Il workshop si svolgerà a SIENA nei giorni: 4-5-6 giugno 2010
Presso Hotel Athena – Via P. Mascagni, 55

Il costo è di 320 euro (vitto e alloggio esclusi)
Orari: dalle 9 alle 18:30 (domenica ore 17:00)

Per ulteriori informazioni e per iscriversi visitare il sito nell’area Photo Academy www.canon.it/academy

Fonte Google News

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La Fotografia Umanitaria: Raffaella Milandri a favore della ILO 169

martedì, 22 settembre 2009
listen it it La Fotografia Umanitaria: Raffaella Milandri a favore della ILO 169

La viaggiatrice in solitaria e fotografa Raffaella Milandri al rientro dalla sua spedizione in solitaria in Botswana annuncia: “Il mio progetto immediato è mettere il mio operato e le mie opere al servizio di cause umanitarie. La Fotografia Umanitaria è uno strumento importantissimo per aiutare chi soffre. E’ uno specchio vivido e tangibile sulla realtà, senza trucchi o mistificazioni. E le potenzialità di sensibilizzazione e di aiuto concreto a chi ne ha bisogno sono tantissime, attraverso i media, mostre, proiezioni, aste di beneficenza, e collaborazioni con le ONG ( ndr Organizzazione Non Governativa, è una organizzazione indipendente dai governi e dalle loro politiche. Generalmente si tratta di organizzazioni non aventi fini di lucro che ottengono una parte significativa dei loro introiti da donazioni.)”
Chiediamo alla fotografa : come è nato per Lei il concetto di Fotografia Umanitaria?
Dice la Milandri, già autrice di una mostra sul lavoro minorile in India e di una mostra con asta di beneficenza a favore di un centro per anziani senzatetto del Nepal :
“ E’ stato un percorso personale che ha amalgamato diversi ingredienti. Passione per la fotografia e per il viaggio in solitaria. Attenzione estrema per i Paesi in sofferenza e in via di sviluppo, le culture in pericolo, i diritti umani violati. Curiosità innata, spirito di osservazione e capacità di adattamento alle situazioni estreme. Ho viaggiato scomodamente, ho scattato foto in condizioni difficili, ho mangiato spartanamente , ho dormito in modesti alloggi -ma sempre col sorriso -mischiandomi fra la gente, adeguandomi ad un diverso stile di vita e ad una diversa mentalità, assorbendo come una spugna costumi , atteggiamenti e sentimenti. Essere donna, pur se con molti rischi, mi ha fatto accettare e giudicare inoffensiva”
Continua la Milandri:
“Ho raccolto foto discrete, belle, bellissime. Ma sempre e soprattutto testimonianze.
Bambini al lavoro; donne in condizioni di sfruttamento e disagio; popolazioni indigene umiliate ed in pericolo; violenze ed ingiustizie. E’ così che approdo alla fotografia umanitaria. Ho raccolto in giro per il mondo un mare di sofferenza, ora il mio animo è greve di tanto dolore e ansioso di agire”
Come pensa di mettere in pratica i suoi programmi, e a chi darà la priorità negli aiuti?
“Prima di tutto sono disponibile per ONG e associazioni non profit, come dicevo, con il mio operato e le mie opere; poi ho focalizzato i primi due obiettivi precisi , per i quali agirò attraverso i media e una mostra fotografica. Il primo obiettivo è sostenere e promuovere la ratifica dell’Italia alla ILO 169, una convenzione internazionale a favore dei diritti dei popoli indigeni e tribali. Allo scopo ho anche già formato un gruppo su Facebook, stiamo inviando lettere di sollecito al Ministro Frattini.Siamo già in diverse centinaia. Il link è http://apps.facebook.com/causes/355059?m=cc366e79 ”
LA ILO E LA ILO 169.
La ILO , Organizzazione Internazionale del Lavoro(International Labour Organization) è l’ agenzia delle Nazioni Unite, con sede a Ginevra, che si occupa di promuovere il lavoro, in condizioni di pace, libertà, uguaglianza, sicurezza e dignità; gli Stati membri sono 179 , promuove i diritti dei lavoratori ed è responsabile dell’attuazione delle norme internazionali del lavoro, promuovendo pace, prosperità e progresso. L’Italia è stato membro e dal 1919 ha ratificato 111 Convenzioni internazionali. Ma non ancora la ILO 169. La ILO 169 mette per iscritto i diritti fondamentali dei popoli indigeni e “tribali” e si occupa di questioni d’importanza vitale :
garanzia dei diritti umani e delle libertà fondamentali; il diritto all’identità culturale e alle tradizioni comunitarie ;
il diritto alla partecipazione dei popoli interessati alle decisioni che li riguardano;
l’uguaglianza di fronte all’amministrazione ed alla giustizia;
il diritto alla terra ed alle risorse , all’occupazione ed a condizioni di lavoro adeguate .
I popoli che tuttoggi aspirano ad uguaglianza e a diritti sono : gli aborigeni australiani, i maori neozelandesi, i boscimani del Kalahari, gli Innu canadesi e tanti tanti altri(per non parlare della scottante situazione tibetana).
L’Italia nel 2000 ha rifiutato di aderire alla ILO 169 come la Germania, dicendo che non ha popoli indigeni che vivono nel Paese .
Riprende la Milandri: “Ma è molto importante che anche l’Italia, pur se non direttamente coinvolta, ratifichi la ILO 169 in quanto trattato universale a garanzia dei diritti delle popolazioni indigene. E’ una adesione doverosa e rispettosa dei diritti umani. Queste popolazioni hanno subito già stermini, abusi, privazioni, esili. Ora sono spesso tragicamente minati da alcol, AIDS, suicidi. Stanno perdendo la loro identità e hanno pieno diritto, dopo che le loro terre sono state usurpate per petrolio, oro, diamanti, uranio, legname, a recuperare la loro dignità e a mantenere le loro tradizioni, fortemente legate alla terra
ancestrale.”
Aggiunge la Milandri: “Non voglio che questi popoli e le loro tradizioni rimangano solo nei documentari o nei film. E’ sacrosanto fermare e combattere l’estinzione di popoli, culture, tradizioni.”
Sensibilizzare il Governo per la ratifica alla ILO 169, dunque, è il primo obiettivo.
E il secondo?
“ Ho avuto modo di appurare di persona il problema dei boscimani del Kalahari. E’ una questione ampia e complessa, ma l’urgenza ora è far aprire i pozzi d’acqua per quei villaggi isolati all’interno del Central Game Reserve. I boscimani (Bushmen) hanno vissuto per più di 22.000 anni in quei territori e molti di loro sono stati recentemente allontanati sulla base di programmi governativi di reinsediamento.
L’urgenza è far riaprire i pozzi per coloro che tuttora vi abitano, e poi permettere, a tutti coloro che vogliono, di ritornarvi. Vi è un tesoro di tradizioni e cultura in questo popolo, e va preservato: ma senza l’acqua non si vive. ”

3e47e6853321c901776bd675bbf3afd8 La Fotografia Umanitaria: Raffaella Milandri a favore della ILO 169

La mano di Raffaella Milandri e di una donna boscimane

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