Pentax ha annunciato la nuova Optio S1, stilosa, ultracompatta in un corpo di alluminio e disponibile in tre differenti versioni – nero, rosso e verde.
Tra le caratteristiche tecniche principali annoveriamo: sensore CCD da 14 megapixel, zoom ottico 5x (28mm – 140mm), apertura massima variabile da f/3.9 a f/5.7, display LCD da 2.7" anti-riflesso.
Inoltre, Pentax Optio S1 include lo stabilizzatore di immagine anche per la modalità video e la sensibilità ISO arriva a 6,400. Optio S1 è dotata di 9 punti di messa a fuoco e della funzione face detection.
Tantissime le funzioni che aiutano l'utente a sviluppare la proprio creatività, comprese sei modalità di bilanciamento del bianco, 15 differenti scene e filtri creativi (tra cui la funzione HDR). Per quanto riguarda le registrazioni, cattura video a 720p (1.280 x 720) in HD (audio-stereo).
In vendita da questo mese, almeno sul mercato americano, Optio S1 costa $200.
Sigma Giappone ha annunciato il suo zoom-tele 70-200mm F2.8 EX DG OSHSM disponibile ora per Pentax K e, alla fine di questo mese, anche per Sony Alpha. Sul mercato americano saranno disponibili rispettivamente da metà dicembre e gennaio al prezzo di 2.470 dollari.
Contemporaneamente la compagnia ha annunciato un nuovo flashEF-610 DG ST disponibile per Canon da dicembre al prezzo di 400 dollari.
Per il momento le informazioni si trovano sul sito giapponese della società.
Annunciati dalla compagnia lo scorso agosto, gli obiettiviCanon EF 300mm f/2.8L IS II USM e EF 400mm f/2.8L IS II USM sarebbero dovuti uscire sul mercato giapponese a dicembre 2010, mentre il Fisheye EF 8-15mm f/4L USM avrebbe seguito l'uscita a gennaio 2011. La stessa disponibilità era stata pianificata per il mercato americano, i prezzi si aggirano intorno a $7,000 per il 300mm, $11,000 per il 400mm e $1,400 per il fisheye.
In realtà la data di uscita è stata posticipata a marzo 2011. L'annuncio però è stato fatto solo in giappone, mentre sul sito americano non è comparso nulla.
Fatta eccezione per il firmware della Canon EOS 5D Mark II v2.0.8, nessuno dei download dei numerosi aggiornamenti rilasciati dall'azienda nipponica sono ancora disponibili dal sito americano di Canon. Si trovano, invece, su quello europeo.
Digital Photo Professional 3.9.2, EOS Utility 2.9.0, Picture Style Editor 1.8.0, Original Data Security Tools 1.9.0, ZoomBrowser EX 6.6.0b e ImageBrowser 6.6.0b aggiungono il supporto alla Canon EOS 60D digital SLR.
Inoltre, Digital Photo Professional, ZoomBrowser EX, e ImageBrowser aggiungono il supporto anche alle PowerShot G12 e S95. Curiosamente solo Digital Photo Professional aggiunge anche il supporto alla PowerShot G9.
ZoomBrowser EX e ImageBrowser sono inoltre compatibili con PowerShot SD 4000 IS Digital ELPH, PowerShot SD 4500 IS Digital ELPH, PowerShot SX30 IS, PowerShot SX130 IS, e la videocamera VIXIA HF M32.
Sigma ha annunciato che l'obiettivo 85mm F1.4 EX DG HSM è ora disponibile sul mercato americano al prezzo di 1.400 dollari, il prezzo più basso stimato potrebbe arrivare a 899 dollari.
Si tratta di un'ottica di larga apertura, medio tele, ottimizzato per l'uso con corpi macchina full-frame, ideale per ritratti e fotografia con luce scarsa. Se utilizzato con una macchina fotografica dotata di sensore APS-C diventa un effettivo 127.5mm F1.4.
Inoltre, questo obiettivo contiene una lente SLD (Special Low Dispersion) ed è dotato di un sistema per la correzione di tutti i tipi di aberrazioni, entrambi garantiscono una performance di qualità. Anche la messa a fuoco si avvale di un sistema speciale per minimizzare gli errori e il motore HSM (Hyper-Sonic Motor) è silenziosissimo.
Per le fotocamere con sensore APS-C, Sigma ha creato un apposito adattatore che, di conseguenza, permette di sfruttarne al meglio tutte le sue caratteristiche.
Nikon ha rilasciato un update del firmware per la fotocameraCoolpix P90, correggendo un problema di corruzione delle immagini in alcune circostanze.
Si tratta della versione 1.1 e include esclusivamente questa modifica. Le immagini, infatti, non vengono catturate correttamente quando, ad esempio, si utilizza la messa a fuoco manuale o la funzione di controllo delle distorsioni.
Dal mestiere all’opera presenta una selezione di circa cento stampe originali, le più celebri accanto ad altre praticamente inedite, scelte in gran parte nel suo atelier e in importanti collezioni pubbliche e private francesi.
L’ampia selezione, arricchita da documenti privati e testimonianze raccolte con l’aiuto amorevole delle figlie del fotografo, propone una rilettura critica e aggiornata per mostrare come la bellezza apparentemente spontanea delle sue immagini fosse frutto di grande lavoro, e come, in pratica, Doisneau sia riuscito nella sua vita a passare dal mestiere all’opera con una gravità insospettabile, fermando sulla pellicola frammenti di un mondo di cui voleva provare l’esistenza.
Ma oltre le strade di Parigi, dove incontrava e ritraeva amanti e bambini, Doisneau ha realizzato anche sorprendenti e inaspettate fotografie a colori. Era il 1960 quando la rivista Fortune incaricò il fotografo francese di raccontare la vita di una città particolare, nata come un fiore sgargiante nel deserto della California: Palm Springs. Doisneau accettò la sfida e tra la sabbia del deserto, le palme, il cielo blu cobalto, gli abiti chiassosi dei suoi abitanti, i cocktail e i campi da golf, compose il suo personale sogno americano, non in bianco e nero ma raccontato con un’esplosione di colori.
Le immagini dell’album Palm Springs 1960, presentate ora per la prima volta in Italia, mostrano un aspetto poco conosciuto del grande fotografo e sorprenderanno anche il visitatore più esperto trasportandolo in un universo festoso e ironico.
Robert Doisneau Dal mestiere all’opera Palm Springs 1960 Dal 22 settembre al 17 novembre Tutti i giorni dalle 10 alle 20 giovedì e venerdì fino alle 22 Chiuso il lunedì
Fondazione Forma per la Fotografia Milano, Piazza Tito Lucrezio Caro, 1 www.formafoto.it Per informazioni: 02 58118067
Tornata dal suo ultimo viaggio in solitaria e fuoristrada in Montana,
incentrato sulla visita alle riserve indiane,
Raffaella Milandri, fotografa umanitaria e attivista per i diritti umani dei popoli indigeni,
è stata adottata come sorella da Cedric Black Eagle, il Presidente della Nazione della Tribù dei Crow.
Dice la Milandri: “Sono fiera di essere ora Raffaella Black Eagle.Poichè il padre di Cedric ha adottato Barack Obama,
simbolicamente ora sono sorella anche del Presidente americano.”
Anche il popolo di Facebook che segue in diretta i suoi viaggi è andato in visibilio.
Qui il link dove, durante la firma del Tribal Law and Order Act, che va a migliorare
il sistema di giustizia nella riserve indiane, il Presidente Obama racconta anche della
sua adozione come Barack Black Eagle.
Dice la Milandri : “L’adozione da parte dei Crow è stata molto commovente;
è uno dei loro rituali , ma è un privilegio riservato a pochi. Il mio impegno è e
sempre sarà affiancare i Crow, e tutti i popoli indigeni, nella lotta per i diritti umani e per la giustizia.”
La Milandri ha visitato i popoli dei nativi americani
Crow, Blackfeet e Salish e Kootenai, e anche l’ufficio del Governatore del Montana.
Per raccogliere dati e testimonianze sulla situazione dei nativi americani nelle riserve,
oggi. ” Vi sono nelle riserve indiane molte problematiche che si trascinano da decine di anni:
la disoccupazione, che arriva al tasso del 70%, l’alcolismo, e molte terre all’interno delle riserve che
sono state cedute tanti anni fa a non-indiani, creando alle volte un monopolio sfavorevole alle risorse
turistiche e del territorio. I governi tribali stanno cercando di riacquistare queste terre,
ma ora il prezzo di queste terre che dovrebbero essere loro di diritto è esorbitante” aggiunge la fotografa umanitaria.
In Canada, invece, nelle riserve indiane non è permesso vivere a persone che non siano
membri riconosciuti delle tribù aventi diritto.
Il quotidiano più popolare del Montana, il Great Falls Tribune, ha dedicato alla viaggiatrice solitaria un
articolo speciale. ( visibile anche on line al link http://www.greatfallstribune.com/apps/pbcs.dll/article?AID=20109050308)
In modo del tutto autonomo e a scopo umanitario, la viaggiatrice porta
avanti una campagna di sensibilizzazione e di denuncia e ha avuto
contatti anche con il CERD(Commissariato per l’Eliminazione delle Discriminazioni razziali)
dell’ONU grazie al materiale raccolto.
Dice Raffaella Milandri:
“Sono a chiedere supporto e visibilità per la mia
campagna per i diritti umani dei popoli indigeni.
Sto anche divulgando alcune mie produzioni multimediali
(sui Boscimani del Kalahari e sugli Adivasi dell’Orissa), in modo
gratuito, per poter fare opera di sensibilizzazione. Con raccolta di
testimonianze e di denuncia per discriminazione dei diritti umani.”
Pochi giorni fa, la fotografa ha donato ben 140 sue foto per una iniziativa
internazionale a supporto di Save the Children,
curata dalla associazione Quarta Dimensione.
Dopo aver lanciato la prima scheda wireless al mondo, Eye-Fi Inc. ha annunciato il lancio sul mercato americano di altre due SD dotate di tecnologia wireless, che affiancheranno così la Eye-Fi Pro X2. Si tratta delle schede Connect X2 e Explorer X2, facenti parte entrambe della famiglia X2, che contraddistingue i prodotti ad alte prestazioni … Leggi tutto Autore: Michele Lo Bue Tags: connext x2, explorer x2, Eye fi
Questo video, oltre ad esplorare il paesaggio alterato dall’uomo e il ruolo centrale del petrolio nello sviluppo del paesaggio americano, sintetizza il concetto di “New Topographics: Photographs of a Man-Altered Landscape” di Joe Deal, il nuovo (moderno) approccio fotografico al paesaggio mostrato nella storica esposizione del 1975 al Museo Internazionale di Fotografia George Eastman House, riproposta dal Los Angeles County Museum of Art fino al 3 gennaio scorso, e nel volume omonimo edito da Steidl a dicembre 2009, non a caso annoverato tra le migliori pubblicazioni del 2009.
Dalle vittime di abusi sessuali dell’Alaska ai Talebani in Afghanistan, dai reportage di guerra a quelli di viaggio, dalla quotidianità della tribù amazzonica dei Kamayurá al mondo dello sport, Damon Winter ha confermato il suo eclettico talento seguendo la campagna presidenziale del presidente americano Barack Obama e ricevendo per il suo A Vision of History il Pulitzer per la migliore fotografia (Feature Photography).
Quello di Winter è uno dei cinque Premi Pulitzer ottenuti nel 2009 dal New York Times, con il quale il fotografo americano collabora dal 2007, dopo aver fatto parte dello staff del Los Angeles Times per tre anni e aver fotografato tra le altre cose, l’attacco dell’11 settembre a New York, i giochi olimpici del 2002, i balli cubani il conflitto in Israele e Libano… senza avere ancora compiuto i suoi primi 35 anni.
Brad Moore è un fotografo americano nato a La Jolla, e ora residente a Laguna Beach, nello stato della California. Ed è in questo stato che realizza ricerche fotografiche, dove la storia si intreccia con la vita suburbana di determinati luoghi. Il fotografo ha esplorato alcune realtà suburbane del centro e del sud della California, dove la società americana del Dopoguerra aveva fondato le prime case, vivendo un periodo prospero e di sviluppo.
Quella che ci mostra è una realtà suburbana in declino, dove case tutte uguali e una natura artificiosa e addomesticata creano una realtà che poco ha a che fare con la vita e la società di oggi. La sua ricerca è più legata a un aspetto estetico, dove non viene indagata la vita attuale delle persone che vivono in questi posti, ma piuttosto le rimanenze di una realtà del Dopoguerra, di cui ora possiamo vedere solo “gli scarti†attraverso queste immagini.
fino all’11.VII.2009 Inaki Bonillas
Torino, Sonia Rosso
Sperduto nel deserto del Mexico. Stupore e gusto atmosferico, meticolosità e mappature della luce. Un artista messicano cutting edge. Che guarda anche al sociale…
pubblicato martedì 23 giugno 2009
A prima vista, il lavoro esposto alla Galleria Sonia Rosso è una semplice esposizione di serie fotografiche, vasti panorami desertici presi al tramonto, nella luce soffusa tra il blu e il rosso del vespro. Non si tratta però di quadri romantici o di raffigurazioni kitsch; traspare nella vastità di queste foto un senso di trapasso, di attesa, un qualcosa d’indefinito.
I lavori di Inaki Bonillas (Città del Messico, 1981) si muovono infatti su una linea sottile, fatta di piccoli spostamenti quasi impercettibili, come nei nove fogli di White lighting (2002) esposti nella collezione Jumex di Città del Messico, in cui l’artista cercava di mappare con la sua macchina fotografica le diverse varietà di tono assunte da un muro bianco esposto a luci neutre di diverse intensità .
Il lavoro in questione, Ya no, todavia no (2009), vuole invece raffigurare il momento di passaggio tra il giorno e la notte, l’istante in cui il buio non è ancora giunto, ma in cui il Sole è già tramontato. È quasi come se dovessimo dimenticarci delle parole che esprimono e codificano questo momento del giorno, il crepuscolo, per retrocedere a uno stato di stupore iniziale, di spavento e timore verso l’indefinito.
L’operazione di Bonillas non è però solamente un lavoro di gusto atmosferico; dopo la mostra a Barcellona, presso la galleria Projecte SD nel 2008, sul periodo trascorso dal nonno in un ranch del Wyoming, non è possibile non ammantare questo progetto anche di un amaro sapore sociale. Il paesaggio lunare accompagna l’osservatore verso una frontiera lontana, di là da venire, lasciando un senso d’insicurezza, come l’essere sperduti alla ricerca disperata di un confine da varcare, in balia delle intemperie.
Con la sua estetica quasi archivistica, Bonillas risulta fortemente legato alla scena internazionale, riproponendo quel gusto per il meticoloso e per le atmosfere notturne e sognanti che è stato importato di recente in Italia dalle grandi esposizioni di Birnbaum.
Bisogna riconoscere che il successo di Bonillas va tributato soprattutto all’interesse e all’attenzione che ha riscontrato presso illustri curatori internazionali, Obrist in testa, con cui ha lavorato proprio sul territorio della sua città , in uno dei luoghi simbolo del modernismo sudamericano, la casa Barragan. In quell’occasione, l’artista ha presentato una riflessione sui resti del vivace modernismo locale, quel movimento che ha posto le prime basi per la creazione della grande Città del Messico contemporanea, indiscutibilmente uno dei poli principali per le riflessioni sull’arte contemporanea.
Inaki Bonillas è infatti solo la punta di un sistema ampio e complesso che, negli ultimi anni, ha portato la città sull’altipiano a divenire centro di attrazione per artisti di tutto il mondo, e in cui gallerie, collezionisti e urbanisti fanno a gara con New York e San Paolo.
dal 19 maggio all’undici luglio 2009
Inaki Bonillas – Ya no, todavia no
Galleria Sonia Rosso
Via Giulia di Barolo 11/h (Borgo Vanchiglia) – 10124 Torino
Orario: da martedì a sabato ore 14-19.30 o su appuntamento
Ingresso libero
Info: tel./fax +39 0118172478; info@soniarosso.com; www.soniarosso.com
fino al 4.X.2009 U.S.A. 1929-1939
Milano, Fondazione Mazzotta
Un percorso suggestivo fra cronaca, documentazione e innovazione fotografica. Per ripercorrere gli anni cruciali della storia americana. Dalla crisi del ’29 al New Deal rooseveltiano…
pubblicato martedì 23 giugno 2009
“Tuffarsi per il successo. Chi si butta a capofitto nel lavoro ne riemerge con il bottino. Impegnati e ce la faraiâ€; oppure: “Una partenza ritardata ti fa restare indietro – ti rovina la classifica. Il successo non aspetta mai!â€. Sono solo alcune delle esortazioni presenti nei 44 manifesti litografici del 1929 in esposizione negli spazi della Fondazione Mazzotta, insieme a circa 75 fotografie.
Le due sezioni sono strettamente intrecciate all’insegna di un tema comune: il mondo del lavoro, di cui i manifesti offrono una visione ottimistica ed esaltante, mentre le fotografie, legate al crollo della Borsa di New York e alla disoccupazione e alla depressione nelle campagne, presentano una realtà decisamente lontana dal sogno dell’american way of life propinato dalla propaganda politica.
I manifesti sono parte integrante d’una più ampia serie sul tema del lavoro progettata dal ’23 al ’29 dall’agenzia pubblicitaria Charles Mather di Chicago e segnalano, talvolta con una certa dose d’ironia, le qualità del buon lavoratore americano: un vademecum esemplare in riferimento a come lavorare, a cosa fare per diventare un perfetto manager e a quale comportamento assumere per migliorare e incentivare il lavoro.
Dinamicità , ottimizzazione del lavoro e culto della competizione divengono il leitmotiv di questi manifesti, che celebrano i ruggenti anni ’20 e le speranze di prosperità americana. La visione propagandistica e sublimata dei manifesti non può che interrompersi nel tragico ’29, che stronca tutte le illusioni. Saranno quindi i fotografi a documentare la situazione drammatica in città e nelle zone rurali.
La sezione dedicata alla fotografia, curata da Uliano Lucas, si propone di offrire un panorama delle varie tendenze stilistiche e dei protagonisti di quegli anni, in particolare nel campo del foto-giornalismo e in relazione alle iniziative sociali promosse dal governo Roosevelt. Da un lato le fotografie di cronaca, che restituiscono atmosfere drammatiche, dall’altra quelle realizzate dai fotografi della League e della Farm Security Administration (Walker Evans e Dorothea Lange in primis), le cui immagini puntano alla documentazione sociale, che diviene manifesto estetico e stilistico.
La crescente sensibilità nei confronti del realismo, dominante in Europa e in America, giustifica l’importanza attribuita alla fotografia come specchio del reale, come documentazione diretta, pura, spogliata di artifici e, dunque, ben lontana da quel fraintendimento della fotografia in chiave pittorica e impressionistica del pittorialismo di fine Ottocento, ancora dominato da toni crepuscolari e suggestioni romantiche. Gli anni ’20 costituiscono il trionfo della cosiddetta straight photography: fedele all’oggetto, precisa, nitida; un appello alla chiarezza.
D’un certo fascino sono anche le quindici immagini sul cinema americano degli anni ’30, provenienti Fondazione Cineteca Italiana di Milano: da Tempi Moderni di Chaplin ad Accadde una Notte di Capra, sino a Furore di Ford e ai capolavori di Flaming, Il mago di Oz e Via col vento, che hanno fatto sognare intere generazioni.
Nel mondo ci sono raduni e campionati tra i più assurdi e divertenti, dove persone da ogni angolo del pianeta si ritrovano per festeggiare un evento improbabile ma esistente e addirittura longevo. Questo potrebbe essere un esempio calzante, sto parlando del WBMC, ovvero il World Beard and Moustache Championships, un evento che raccoglie gli uomini che hanno in comune baffi e barba particolarmente curati.
In questi eventi non può mancare anche una documentazione fotografica, la quale deve essere preparata ad hoc per “accogliere†questi strani e buffi personaggi. L’edizione del 2007 ebbe tra i vari fotografi presenti, anche un americano chiamato Zach Ramey, il quale realizzò dei simpatici ritratti a diversi partecipanti di questo incontro.
Noi possiamo vedere un set su Flickr nel suo spazio personale, il set in questione si chiama wbmc 2007. Nella gallery del nostro blog propongo alcuni dei ritratti che mi hanno divertito e incuriosito di più.