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Articoli marcati con tag ‘chiede’

Nuova spedizione in solitaria per Raffaella Milandri: in diretta su Facebook dal Botswana

mercoledì, 19 agosto 2009

pushkar-01flickr Saranno in più di 1000 (incluse alcune tv e radio private) a seguire su Facebook in diretta la prossima avventura di Raffaella Milandri, viaggiatrice in solitaria e fotografa di San Benedetto del Tronto.
Dopo Australia, Alaska, Tibet, Nepal, la meta ora è il Botswana , in Africa. Partenza domenica 23 agosto.
"Pochissimi viaggiatori hanno affrontato quelle zone in solitaria (Okavango, Kalahari, Limpopo) e molto probabilmente sono l'unica donna" dice Raffaella Milandri.

Abbiamo chiesto come è la preparazione per un viaggio in solitaria, ecco i dettagli.
Mappe e guide alla mano, Raffaella Milandri ha valutato un percorso di massima, temperatura e condizioni climatiche, condizioni delle strade, eventuali pericoli, equipaggiamento e mezzi di trasporto.  Solito check up dei vaccini con la aggiunta di quello per la febbre gialla e profilassi antimalarica , sotto il consiglio dell’utilissimo Centro Medicina del Viaggiatore offerto dal SSN. Ha prenotato solo il volo e noleggiato un fuoristrada con GPS, contattato l’Ambasciata Italiana competente per le emergenze. In valigia: borsa di medicinali ampia e generosa, repellente per insetti ed energetici a rilascio immediato. Kit di pronto soccorso.
” Il mio bagaglio più importante è costituito da tre cose:
il sorriso, un profilo basso e il mio sesto senso ” dice la Milandri.
"Il mio viaggio, oltre ad essere una spedizione in fuoristrada di 5000 km, ha anche il fine di raccogliere immagini e testimonianze a fini umanitari.
La fotografia è per me soprattutto uno strumento sociale, che evidenzi realtà distrutte da una globalizzazione avida di denaro e povera di Progresso.
La fotografia è anche uno strumento di aiuto economico e umanitario:
ringrazio la ANFFAS Onlus di Varese che, chiedendomi alcune foto in dono per una mostra fotografica con asta di beneficenza che si terrà ad ottobre, mi ha dato modo di contribuire in modo fattivo alla loro causa. ”
La Milandri ha già al suo attivo una mostra sul lavoro minorile in India, e una su Nepal e Tibet,  con asta di  eneficenza, in favore di un centro di anziani nepalesi senzatetto.
Al rientro dal viaggio la viaggiatrice annuncerà una mostra  su alcune tematiche sociali  e umanitarie.
“Per scaramanzia ne parliamo quando torno”
Il link all'evento su Facebook per seguire il suo viaggio è
http://www.facebook.com/editevent.php?picture&eid=118743176361#/event.php?eid=118743176361

Ci risiamo…AAA Vecchie macchine fotografiche digitali cercasi… per l’Angola e l’Abruzzo

domenica, 28 giugno 2009

dscf0209ok3Salve,
siamo Marco e Serafina dalla Toscana e siamo di nuovo a disturbare per la ricerca di macchine fotografiche digitali anche usate.

Dopo le belle esperienze vissute nel 2007 in Cambogia e nel 2008 in Perù siamo pronti a rimetterci in viaggio

In Cambogia e più precisamente a Siaonoukville grazie alla Fondazione Aiutare i Bambini (www.aiutareibambini.it) avevamo tenuto un corso di fotografia presso il Centro per ragazzi di strada di M’Lop Tapang (di seguito ci sono i link per scaricare le foto scattate dai ragazzi durante il corso) mentre in Perù abbiamo organizzato un corso di fotografia per due gruppi di ragazzi a Tambo de Mora (Provincia di Chincha, Dipartimento di Ica) un delle zone più colpite dal terremoto del 15 agosto 2007.

(continua…)

Realtà o finzione?

domenica, 7 giugno 2009

pubblicato da Derfy in: Curiosità

e74b467f26a52820f49dfad6ef57ab61 Realtà o finzione?

Guardate l’immagine di copertina. Guardatela meglio. Non si tratta di una fotografia.

L’immagine a cui è stato dato il nome “Tica” è stata dipinta da Dru Blair completamente a mano e potete vedere i passi che dimostrano i singoli passi della creazione di questo capolavoro, che magari qualcuno potrà pensare si tratti semplicemente di un fotoritocco.

Un’opera straordinaria che rivaleggia con il prodotto di un fotografo professionista, ma per ora i fotografi possono dormire sonni tranquilli perché un dipinto come questo richiede più di 60 ore di lavoro. Dopo il salto le immagini che illustrano la realizzazione. Cosa ne pensate?

Continua a leggere: Realtà o finzione?

Alamy annuncia Find a Photographer

martedì, 2 giugno 2009

pubblicato da Derfy in: Siti e risorse utili

fadbf066a35470b5de4570272fe0e193 Alamy annuncia Find a Photographer

Alamy ha annunciato che aprirà una nuova sezione del sito chiamata “Find a Photographer”.

L’idea è quella di consentire ai clienti di contattare direttamente i fotografi della zona. L’interfaccia basata su google maps consentirà di accedere alle informazioni del fotografo ed alle foto pubblicate.

I fotografi che parteciperanno all’iniziativa avranno la libertà di impostare come meglio credono il servizio, che richiede competenza ed è aperto ai soli fotografi che hanno almeno 100 immagini e 10 vendite su Alamy.

Foto | Caveman 92223
Via | Alamy

La fotocamera più veloce del mondo

martedì, 2 giugno 2009

pubblicato da Derfy in: Fotocamere Hardware e tecnologia Curiosità

f846c21112089e50122f99ef6b950806 La fotocamera più veloce del mondo

Il gruppo di lavoro di Keisuke Goda hanno costruito la più veloce fotocamera al mondo che può arriavre a scattare 6,1 milioni di foto al secondo con una velocità massima dell’otturatore di 440 mila miliardesimi di secondo.

Probabilmente qualcuno si potrebbe chiedere come sia possibile ottenere ancora immagini abbastanza luminose con una velocità così alta. Il problema è stato risolto grazie alla nuova tecnologia Serial Time-Encoded Amplified Microscopy (STEAM).

L’oggetto da fotografare viene illuminato con un laser infrarosso che produce luce a lunghezze diverse per ogni pixel catturato. Il sensore amplifica il segnale fino a quando è necessario per poterlo lavorare. Dopo il salto un video che illustra la tecnologia.

Continua a leggere: La fotocamera più veloce del mondo

03-03-09 – Brides On Tour at Byblos Art Gallery

sabato, 7 marzo 2009

Brides On Tour Spose in Viaggio

Byblos Art Gallery
9 Marzo – 9 Maggio 2009

In concomitanza con la Festa della Donna Byblos Art Gallery invita il suo pubblico a conoscere ed immergersi nel viaggio-performance iniziato lo scorso 8 marzo 2008 dalle artiste Pippa Bacca e Silvia Moro: Brides On Tour, Spose in Viaggio.

Le due artiste hanno infatti dato vita ad un progetto di forte impatto culturale percorrendo in autostop i paesi del Mediterraneo sconvolti da recenti guerre, con lo scopo di portare loro un messaggio di pace, speranza e solidarietà, attraverso il viaggio stesso e una serie di rituali/performances di grande valore simbolico.

Sono partite da Milano vestite solo con gli abiti da sposa, attraversando la Slovenia, la Bosnia, la Bulgaria, la Serbia sino ad arrivare in Turchia dove il percorso è stato bruscamente interrotto dalla tragica morte di Pippa, che non ha però distrutto la fiducia nel loro positivo messaggio e la volontà di spiegare i significati racchiusi in questo progetto, ricco di sfaccettature.

 Brides On Tour at Byblos Art Gallery

La Galleria si propone di ricreare le tappe più importanti vissute nel viaggio di Pippa e Silvia attraverso diverse sezioni espositive, in cui verranno esplicitate le varie tematiche del progetto ideato dalle due artiste. Il tutto sarà coadiuvato da testimonianze video-fotografiche, immagini, testi, oggetti donati e realizzati dalle donne del luogo.

Pippa Bacca e Silvia Moro, infatti, da semplici viaggiatrici si sono trasformate per l’occasione in giovani spose per realizzare un matrimonio con la terra, con le persone incontrate nei luoghi esplorati e così sviluppare la ricerca del femminino, generatore di vita.

Proprio come inno alla vita Pippa Bacca ha realizzato durante il viaggio la “Lavanda dei piedi” alle ostetriche del posto, come simbolo di riconoscenza e gratitudine verso queste donne che permettono alla vita di nascere in luoghi in cui la guerra troppo spesso non ne ha rispetto. Silvia Moro ha invece utilizzato l’antichissima arte del ricamo che ha varcato i confini territoriali e culturali  ancora prima di quelli linguistici, chiedendo alle donne che ha incontrato in ogni paese di realizzare ricami sul suo abito che contaminandone il bianco, rivelano e testimoniano la rete di connessione e relazioni possibili  come  dissolvimento dei limiti territoriali, culturali e linguistici,  in nome della pace.

Durante la mostra verrà redatto un catalogo del progetto con testi critici di Martina Corgnati e Giorgio Bonomi.

Parte del ricavato della vendita delle fotografie, realizzate dal fotografo Sirio Magnabosco, saranno devolute all’associazione AIDOS (Associazione Italiana Donne Per Lo Sviluppo) e parte verrà utilizzata dal fotografo stesso per portare avanti un progetto artistico che vada a ripercorrere gli ideali di pace e contaminazione, proseguendo idealmente il viaggio di Brides On Tour.

Galleria:
Byblos Art Gallery – Corso Cavour, 25/27 – 37121 Verona

Tel: +39 045 8030985
email: info@byblosartgallery.it
www.byblosartgallery.it

Date Mostra:
9 Marzo – 9 Maggio 2009

Orari di visita:
dal martedì al sabato 10.00 /13.00 – 14.30 /19.30

Inaugurazione:
domenica 8 Marzo 2009 dalle 19.00 alle 24.00

Fonte Google News

03.03.09 – Workshop di reportage fotografico Saharawi

sabato, 7 marzo 2009

Fotografia sociale. In un certo senso è strano rafforzare con il termine “sociale” uno strumento che in ogni caso racconta il mondo ai suoi abitanti. La fotografia è necessariamente sociale, anche se di strade per raccontare quello che succede intorno a noi ce ne sono diverse e purtroppo oggi se ne sceglie quasi sempre una banale, piena di clichè e di immagini che non ci fanno più stringere il cuore.  Sarebbe bello se la fotografia potesse risvegliare la nostra indignazione e al tempo stesso restituire dignità a coloro che vivono ai margini di questa stessa società. Non è facile, ma ci si può riuscire. E’ questa quella che Giulio ama definire la sua fotografia, ed è solo questa che cerca di insegnare durante i suoi workshop. Vorrebbe semplicemente fornire uno strumento attraverso il quale ridare sollievo ai volti delle persone che incontra: si tratta di catturare in degli istanti sentimenti di lotta, rabbia, indignazione ma anche d’amore, passione, speranza.
Fotografare con uno spirito impregnato di intensa umanità è a suo avviso il solo modo per comprendere le storie delle persone che si incontrano per le strade del mondo, catturarle e restituirle dignitosamente agli occhi di chi non piange più quando si imbatte in una immagine che dovrebbe emozionare.

I Saharawi
Sarà a tutti gli effetti un viaggio attraverso il quale si cercherà di conoscere e raccontare la difficile realtà in cui sono costretti i Saharawi. L’odissea di questo popolo inizia nel 1975, quando il Marocco, nonostante il parere contrario delle Nazioni Unite e della Corte Internazionale di Giustizia, invade il Sahara Occidentale ex spagnolo. I primi campi profughi, ancora in territorio Sahariano, vengono bombardati con napalm e fosforo bianco, nell’indifferenza quasi totale dei governi e dell’opinione pubblica internazionale, come da miglior tradizione dei conflitti africani. Questo spinge la popolazione saharawi a chiedere ospitalità all’Algeria, e solo sotto la sua ala protettrice comincia a riorganizzarsi. Vengono costruiti  i campi profughi dove tuttora vivono più di 300000 persone nonostante le terribili condizioni ambientali. I prodotti che i Saharawi ne ricavano sono appena sufficienti ad integrare l’alimentazione dei bambini e degli anziani, ma la sopravvivenza di questo popolo è strettamente legata all’invio di aiuti umanitari da parte delle nazioni europee. Le scuole e gli ospedali costruiti in pieno deserto Algerino testimoniano la determinazione e la voglia di vivere dei saharawi ed allo stesso tempo garantiscono un livello di istruzione che stupisce se si considerano le enormi difficoltà logistiche ed economiche con cui questo popolo deve quotidianamente misurarsi.

Programma e costo
Il corso prevede la permanenza nei campi profughi della Wilaya di El Ayoun. Gli studenti saranno ospiti presso le famiglie saharawi, in modo da conoscere da vicino le condizioni e le tradizioni di questo popolo. Il primo giorno, dopo la sistemazione e le presentazioni, verranno visionati i portfoli dei vari studenti e successivamente illustrate le tecniche e i consigli utili per introdurci nel mondo della fotografia sociale. Ogni studente, comunque, alla fine del corso dovrà raccontare con un gruppo d’immagini la sua personale esperienza. Sarà inoltre realizzata una presentazione video con i migliori scatti dei partecipanti. La quota di partecipazione è di 1.500 euro e comprende viaggio, vitto e alloggio, assicurazione e spostamenti interni e ogni altro costo riferito alla realizzazione del corso in loco (sono esclusi i materiali dei singoli partecipanti mentre sono compresi tutti i materiali di gruppo). Al rientro in Italia, i migliori scatti saranno utilizzati per comporre una mostra fotografica che sarà promossa all’interno del circuito Arci.

Progetto “Deserto Rosa”
Una parte della quota sarà utilizzata per la realizzazione del progetto “Deserto Rosa”, che prevede la creazione di un laboratorio di fotografia digitale che sarà donato alla Scuola Olof Palme della Wilaya di El Ayoun. Il fotografo Giulio Di Meo terrà inoltre, un Corso di fotografia digitale per le donne e le ragazze saharawi. Le attrezzature indispensabili per la realizzazione del laboratorio di fotografia digitale sono: un computer portatile, 2 macchine fotografiche digitali, una stampante a sublimazione, carta e ricambi di cartucce.

Periodo: 4-11 Aprile 2009

www.attivarci.it
www.giuliodimeo.it

campidilavoro@arci.it
info@giuliodimeo.it

Giulio Di Meo

Giulio Di Meo
Il workshop sarà tenuto da Giulio Di Meo, fotografo professionista dal 2000, allievo di uno dei più grandi fotografi italiani, Ernesto Bazan. Dal 2002 è impegnato in un ambizioso progetto fotografico, “Riflessi antagonisti”, che si è già tradotto in due mostre fotografiche: “Riflessi Cubani” e “Tra cielo e terra” sulla favela di Santa Marta del 2005. Di Meo dal 2004 lavora in stretto rapporto con  l’Arci e collabora con numerose altre associazioni impegnate nel sociale: Libera, Amici Rom, Fiori di strada (Italia); E.C.O, Il sorriso dei miei bimbi, M.S.T. “Sem Terra”, Roupasuja (Brasile); Alas de esperanza (Perù); Ass. Italia-Cuba, Si por Cuba (Cuba); Nshc, Sos Villaggio del Fanciullo (Serbia), UiKi Curdi (Turchia), Fronte Polisario (Algeria). A Gennaio 2008 ha presentato a Firenze la mostra “Casa Luzzi, vive”, storia dell’occupazione dell’ex sanatorio Luzzi da parte del Movimento di Lotta per la Casa, insieme a 350 famiglie di immigrati. Nel 2008 ha avviato altri due progetti: “Sguardi Resistenti” sui partigiani e “Fiori di strada” sulla vita delle prostitute.

Contenuti del Corso:
- Introduzione al reportage; definizione e distinzione delle forme in cui si sviluppa il reportage, cenni di storia del reportage, sviluppo della fotografia documentaria in Europa e in USA;
- Il reportage del quotidiano, il “fattore umano”, la fotografia di strada, il reportage delle piccole cose, il fotografo delle situazioni “normali” della gente “normale”;
- Racconto fotografico (struttura, sintassi, composizione e interpretazione), la visione fotografica, l’osservazione ermetica, la foto-concetto, la foto-unica, come si crea un progetto fotografico e la scelta del tema;
- Il comportamento del fotografo, il rispetto di chi si fotografa, farsi accettare dalla comunità, la spontaneità dei soggetti;
- La costruzione della storia, il dialogo e la socializzazione con i soggetti, la soggettività sociale e politica, l’oggettività;
- Il diritto all’immagine della persona fotografata (aspetti etici e legali), come si sviluppa e si stampa in bianco e nero (norme e principi generali), la presentazione delle immagini, presentazione immagini in bianco e nero, preparazione e presentazione del portaolio.

Fonte Google News

Workshop di reportage fotografico Saharawi

mercoledì, 18 febbraio 2009

Workshop di reportage fotografico Saharawi
di Giulio di Meo
Fotografia sociale. In un certo senso è strano rafforzare con il termine “sociale” uno strumento che in ogni caso racconta il mondo ai suoi abitanti. La fotografia è necessariamente sociale, anche se di strade per raccontare quello che succede intorno a noi ce ne sono diverse e purtroppo oggi se ne sceglie quasi sempre una banale, piena di clichè e di immagini che non ci fanno più stringere il cuore. Sarebbe bello se la fotografia potesse risvegliare la nostra indignazione e al tempo stesso restituire dignità a coloro che vivono ai margini di questa stessa società. Non è facile, ma ci si può riuscire. E’ questa quella che io amo definire la mia fotografia, ed è solo questa che cerco di insegnare durante i miei workshop. Vorrei semplicemente fornire uno strumento attraverso il quale ridare sollievo ai volti delle persone che incontro: si tratta di catturare in degli istanti sentimenti di lotta, rabbia, indignazione ma anche d’amore, passione, speranza…..Fotografare con uno spirito impregnato di intensa umanità è a mio avviso il solo modo per comprendere le storie delle persone che si incontrano per le strade del mondo, catturarle e restituirle dignitosamente agli occhi di chi non piange più quando si imbatte in una immagine che dovrebbe emozionare.
I Saharawi
Sarà a tutti gli effetti un viaggio attraverso il quale cercheremo di conoscere e raccontare la difficile realtà in cui sono costretti i Saharawi. L’odissea di questo popolo inizia nel 1975, quando il Marocco, nonostante il parere contrario delle Nazioni Unite e della Corte Internazionale di Giustizia, invade il Sahara Occidentale ex spagnolo. I primi campi profughi, ancora in territorio Sahariano, vengono bombardati con napalm e fosforo bianco, nell’indifferenza quasi totale dei governi e dell’opinione pubblica internazionale, come da miglior tradizione dei conflitti africani. Questo spinge la popolazione saharawi a chiedere ospitalità all’Algeria, e solo sotto la sua ala protettrice comincia a riorganizzarsi. Vengono costruiti i campi profughi dove tuttora vivono più di 300000 persone nonostante le terribili condizioni ambientali. I prodotti che i Saharawi ne ricavano sono appena sufficienti ad integrare l’alimentazione dei bambini e degli anziani, ma la sopravvivenza di questo popolo è strettamente legata all’invio di aiuti umanitari da parte delle nazioni europee. Le scuole e gli ospedali costruiti in pieno deserto Algerino testimoniano la determinazione e la voglia di vivere dei saharawi ed allo stesso tempo garantiscono un livello di istruzione che stupisce se si considerano le enormi difficoltà logistiche ed economiche con cui questo popolo deve quotidianamente misurarsi.

Programma e costo
Il corso prevede la permanenza nei campi profughi della Wilaya di El Ayoun. Gli studenti saranno ospiti presso le famiglie saharawi, in modo da conoscere da vicino le condizioni e le tradizioni di questo popolo. Il primo giorno, dopo la sistemazione e le presentazioni, verranno visionati i portfoli dei vari studenti e successivamente illustrate le tecniche e i consigli utili per introdurci nel mondo della fotografia sociale. Ogni giorno si andrà in giro per i campi profughi, tuffandosi in pieno deserto, nella quotidianità di questo splendido popolo; entreremo nelle loro tende, ascolteremo le loro storie, assaporeremo l’aroma dei loro buonissimi thè pronti ad imprimere su sali sensibili le nostre/loro emozioni. Dedicheremo poi le serate all’editing del lavoro svolto, discutendo e confrontando le varie fotografie. Da qui selezioneremo insieme le immagini che diventeranno alla fine il frutto del nostro viaggio. Ogni studente, comunque, alla fine del corso dovrà raccontare con un gruppo d’immagini la sua personale esperienza. Sarà inoltre realizzata una presentazione video con i migliori scatti dei partecipanti. Al rientro in Italia, i migliori scatti saranno utilizzati per comporre una mostra fotografica che sarà promossa all’interno del circuito Arci.

Progetto “Deserto Rosa”
Una parte della quota sarà utilizzata per la realizzazione del progetto “Deserto Rosa”, che prevede la creazione di un laboratorio di fotografia digitale che sarà donato alla Scuola Olof Palme della Wilaya di El Ayoun. Il fotografo Giulio Di Meo terrà inoltre, un Corso di fotografia digitale per le donne e le ragazze saharawi. Le attrezzature indispensabili per la realizzazione del laboratorio di fotografia digitale sono: un computer portatile, 2 macchine fotografiche digitali, una stampante a sublimazione, carta e ricambi di cartucce.

Periodo: 4-11 Aprile 2009

Info: www.attivarci.it www.giuliodimeo.it

campidilavoro@arci.it info@giuliodimeo.it

sahara-livre-001

Corso di reportage Saharawi

mercoledì, 18 febbraio 2009

Workshop di reportage fotografico Saharawi
di Giulio di Meo
Fotografia sociale. In un certo senso è strano rafforzare con il termine “sociale” uno strumento che in ogni caso racconta il mondo ai suoi abitanti. La fotografia è necessariamente sociale, anche se di strade per raccontare quello che succede intorno a noi ce ne sono diverse e purtroppo oggi se ne sceglie quasi sempre una banale, piena di clichè e di immagini che non ci fanno più stringere il cuore. Sarebbe bello se la fotografia potesse risvegliare la nostra indignazione e al tempo stesso restituire dignità a coloro che vivono ai margini di questa stessa società. Non è facile, ma ci si può riuscire. E’ questa quella che io amo definire la mia fotografia, ed è solo questa che cerco di insegnare durante i miei workshop. Vorrei semplicemente fornire uno strumento attraverso il quale ridare sollievo ai volti delle persone che incontro: si tratta di catturare in degli istanti sentimenti di lotta, rabbia, indignazione ma anche d’amore, passione, speranza…..Fotografare con uno spirito impregnato di intensa umanità è a mio avviso il solo modo per comprendere le storie delle persone che si incontrano per le strade del mondo, catturarle e restituirle dignitosamente agli occhi di chi non piange più quando si imbatte in una immagine che dovrebbe emozionare.
I Saharawi
Sarà a tutti gli effetti un viaggio attraverso il quale cercheremo di conoscere e raccontare la difficile realtà in cui sono costretti i Saharawi. L’odissea di questo popolo inizia nel 1975, quando il Marocco, nonostante il parere contrario delle Nazioni Unite e della Corte Internazionale di Giustizia, invade il Sahara Occidentale ex spagnolo. I primi campi profughi, ancora in territorio Sahariano, vengono bombardati con napalm e fosforo bianco, nell’indifferenza quasi totale dei governi e dell’opinione pubblica internazionale, come da miglior tradizione dei conflitti africani. Questo spinge la popolazione saharawi a chiedere ospitalità all’Algeria, e solo sotto la sua ala protettrice comincia a riorganizzarsi. Vengono costruiti i campi profughi dove tuttora vivono più di 300000 persone nonostante le terribili condizioni ambientali. I prodotti che i Saharawi ne ricavano sono appena sufficienti ad integrare l’alimentazione dei bambini e degli anziani, ma la sopravvivenza di questo popolo è strettamente legata all’invio di aiuti umanitari da parte delle nazioni europee. Le scuole e gli ospedali costruiti in pieno deserto Algerino testimoniano la determinazione e la voglia di vivere dei saharawi ed allo stesso tempo garantiscono un livello di istruzione che stupisce se si considerano le enormi difficoltà logistiche ed economiche con cui questo popolo deve quotidianamente misurarsi.

Programma e costo
Il corso prevede la permanenza nei campi profughi della Wilaya di El Ayoun. Gli studenti saranno ospiti presso le famiglie saharawi, in modo da conoscere da vicino le condizioni e le tradizioni di questo popolo. Il primo giorno, dopo la sistemazione e le presentazioni, verranno visionati i portfoli dei vari studenti e successivamente illustrate le tecniche e i consigli utili per introdurci nel mondo della fotografia sociale. Ogni giorno si andrà in giro per i campi profughi, tuffandosi in pieno deserto, nella quotidianità di questo splendido popolo; entreremo nelle loro tende, ascolteremo le loro storie, assaporeremo l’aroma dei loro buonissimi thè pronti ad imprimere su sali sensibili le nostre/loro emozioni. Dedicheremo poi le serate all’editing del lavoro svolto, discutendo e confrontando le varie fotografie. Da qui selezioneremo insieme le immagini che diventeranno alla fine il frutto del nostro viaggio. Ogni studente, comunque, alla fine del corso dovrà raccontare con un gruppo d’immagini la sua personale esperienza. Sarà inoltre realizzata una presentazione video con i migliori scatti dei partecipanti. Al rientro in Italia, i migliori scatti saranno utilizzati per comporre una mostra fotografica che sarà promossa all’interno del circuito Arci.

Progetto “Deserto Rosa”
Una parte della quota sarà utilizzata per la realizzazione del progetto “Deserto Rosa”, che prevede la creazione di un laboratorio di fotografia digitale che sarà donato alla Scuola Olof Palme della Wilaya di El Ayoun. Il fotografo Giulio Di Meo terrà inoltre, un Corso di fotografia digitale per le donne e le ragazze saharawi. Le attrezzature indispensabili per la realizzazione del laboratorio di fotografia digitale sono: un computer portatile, 2 macchine fotografiche digitali, una stampante a sublimazione, carta e ricambi di cartucce.

Periodo: 4-11 Aprile 2009

Info: www.attivarci.it www.giuliodimeo.it

campidilavoro@arci.it info@giuliodimeo.it

Recensione Zeiss 85mm f/1.4 ZE Planar T*

domenica, 15 febbraio 2009

35f2547152cfca184e2e1c911dd02b94 Recensione Zeiss 85mm f/1.4 ZE Planar T*L’obiettivo Zeiss 85mm f/1.4 ZE Planar T* è uno dei primi della linea Zeiss ZE costruiti appositamente per reflex Canon.

La qualità costruttiva è di prim’ordine senza componenti in plastica o gomma, ma realizzato completamente in metallo. In mano da, fin da subito, una sensazione di solidità. Persino il paraluce è in metallo e si incastra alla perfezione.

Uno degli aspetti di questa linea che potrebbe lasciare qualcuno spaesato è la mancanza dell’autofocus. L’anello di messa a fuoco manuale che copre una buona parte del barilotto è veloce e preciso.

Per aiutarsi nella messa a fuoco manuale potete dotarvi degli schermi di messa a fuoco che sono disponibili per le reflex Canon oppure utilizzare il live view. Un particolare comportamento dell’obiettivo è lo spostamento della zona di messa a fuoco quando si cambia l’apertura.

Comportamento confermato dall’azienda che ha spiegato essere normale con obiettivi costruiti con questo sistema di lenti. Il bokeh prodotto è molto buono come potete constatare dalle foto di prova.

I colori prodotti da questo Zeiss sono più caldi se confrontati con quelli prodotti dal Canon 85mm f/1,2. I riflessi possono dare qualche problema, mentre la nitidezza aumenta chiudendo un po’ l’apertura da f/2 a f/4.

Le fabbriche di produzione Zeiss non sono tutte in Germania, ma sono state costruite in varie parti del mondo, sempre rispettando i rigorosi standard dell’azienda tedesca. Questo 85mm, per esempio, è stato costruito da Cosina per Zeiss.

Prima di decidere se questo obiettivo faccia per voi, dovete chiedervi se vi serve l’autofocus. Se la risposta è negativa allora potrete tranquillamente considerare l’acquisto di questo Zeiss ZE 85mm.

Via | TheDigitalPicture

 Recensione Zeiss 85mm f/1.4 ZE Planar T*

 Recensione Zeiss 85mm f/1.4 ZE Planar T*  Recensione Zeiss 85mm f/1.4 ZE Planar T*

 Recensione Zeiss 85mm f/1.4 ZE Planar T*


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