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Popoli indigeni e diritti umani: il caso di Niyamgiri, Orissa, India di Raffaella Milandri

lunedì, 16 agosto 2010
listen it it Popoli indigeni e  diritti umani: il caso di Niyamgiri, Orissa, India di Raffaella Milandri

La storia dei popoli indigeni si ripete, ancora ed ancora.
Sempre si ripete, laddove c’è un popolo indigeno, pacifico, che vive a contatto con la natura,
felice dei prodotti della terra e e di uno stile di vita tradizionale senza ambire ad avere un McDonald’s dietro l’angolo, un SUV parcheggiato sul retro di casa e un iPad
dalle mille funzioni.
Gente semplice, fiera, come potevano essere i nostri antenati.
Eppure, proprio per questa semplicità, invece di essere salvaguardati in quanto unici,
sono oggetto di discriminazioni razziali e,
spesso, di persecuzioni feroci; in particolare quando, nelle loro terre spesso
autentici paradisi terrestri-incontaminati, senza inquinamento, spesso anche senza quei fili
elettrici e telefonici che ovunque scorrono come cicatrici ed elementi alieni-
viene trovato un giacimento minerario-oro, diamanti, bauxite, carbone- o una risorsa
da sfruttare-petrolio, foreste.
Poco importa a governi e multinazionali di questi popoli, queste famiglie, queste
culture antiche che sono patrimonio dell’Umanità: lo abbiamo visto
nei secoli-indiani d’America, aborigeni australiani- e lo vediamo oggi-
boscimani, pigmei, adivasi, indios e tante etnie con l’unica colpa di vivere oggi
come centinaia, migliaia di anni fa.
E queste etnie sono a rischio di estinzione: una volta fagocitati dal nostro “Progresso”,
una volta allontanati dalle loro tradizioni e dalle loro terre ancestrali, cadono vittima di alcolismo,
depressione, AIDS, ad una velocità terribile ed impressionante di adeguamento alla nostra “civiltà”.
“Sto investigando su alcune situazioni-Boscimani del Kalahari, Dongria Khond di Niyamgiri-
da vicino, in alcuni casi mi assoggetto ai rischi che corre il testimone oculare di
un crimine” dice Raffaella Milandri.
“E’ un vaso di Pandora orribile e devastante. Popoli che andrebbero subito protetti soggiacciono
a raggiri, ricatti, ingiustizie e crudeltà inimmaginabili. Oggetto di razzismo nei loro stessi
Paesi. ” La storia-e il cinema-ci hanno fatto conoscere la storia degli indiani d’America,
messi nelle riserve dopo un genocidio spietato, oggi tuttora soggetti a leggi diverse.
Il 29 luglio scorso il Presidente Obama ha firmato il Tribal Law e Order Act:
una legge che permette finalmente alla polizia tribale di avere maggiori poteri e
una preparazione adeguata a portare giustizia nelle riserve.
Le statistiche dicono infatti che nelle riserve indiane degli Stati Uniti, ad oggi, il tasso di criminalità è dall 2 alle 20 volte superiore che nel resto del Paese; un dato, ci si augura,
destinato a cambiare.
In Orissa, India, coesistono ben 63 etnie di popoli indigeni diverse, di cui alcune primitive.
“Le tribù Bonda e Dongria Khond, ad esempio, vivono tuttora su remote aree montane,
scendono a valle molto raramente. I loro costumi, le loro usanze si presentano incredibilmente intatti dopo migliaia di anni. L’impatto devastante con il “progresso” in questi casi va mediato
e centellinato, le loro preziose culture vanno preservate così come i loro linguaggi peculiari.”
L’Orissa è un territorio caratterizzato proprio da questa massiccia presenza di popoli indigeni;
ma da pochi anni sono state messe a sfruttamento anche le numerose miniere di bauxite presenti.
Non solo quindi le miniere minacciano -ed in alcuni casi hanno già devastato-le terre ancestrali di questi popoli, ma le multinazionali-Vedanta e Posco- oltre all’estrazione compiono in loco anche la lavorazione della bauxite, che causa un pesante inquinamento dell’aria e delle falde acquifere.
E’ il caso di Niyamgiri. Attorno a Niyamgiri Hill, una collina sacra a tutti gli abitanti della zona,
sorgono oltre 300 villaggi di tribù di Dongria Khond , Kutia e altri popoli indigeni.
Oltre a casi di espropriazione illecita dei terreni, nei villaggi in pochi anni l’ambiente divenuto malsano ha generato molti casi di tumori della pelle, malattie polmonari, e malaria, con decessi e molte persone ammalate. C’è stata una moria di bestiame, le coltivazioni sono rovinate.
Fieri e combattivi, gli abitanti di Niyamgiri non demordono e lottano strenuamente per difendere
la loro terra, la loro vita. “Ho avuto modo di raccogliere molte testimonianze dalla gente
semplice dei villaggi, che con un incredibile sorriso amaro mi ha raccontato di arresti, torture,
soprusi, ricatti. In alcuni casi sospetti omicidi. Una forma più raffinata e sottile forse, ma molto simile a quella che ha portato gli indiani d’America ad essere quasi decimati.” dice la Milandri.
“Mi hanno raccontato di come emissari di questa multinazionale, la Vedanta, vadano nei villaggi, offrendo alcolici, promettendo lavoro e nuove terre alla gente. Promesse mai mantenute. ”
Attorno allo stabilimento, che occupa 62 kmq ed è in espansione, un muro di cinta che ha tagliato villaggi, distrutto case, e fatto sì che i bambini di alcuni villaggi ora debbano compiere, per andare a scuola, 8 km a piedi ogni mattina anzichè 1 km. Ironicamente, sui muri dello stabilimento, immagini che inneggiano ad un futuro migliore per tutti.
“Ho realizzato alcuni filmati di denuncia, con interviste ed appelli. Questa gente semplice ma
fiera merita un aiuto. Il Governo indiano, che dà potere ai singoli Stati del Paese,
non riesce a monitorare la situazione in mano ai politici locali.” All’inizio di luglio 2010
il tempio sulla collina sacra è stato distrutto proprio per indebolire quella fede indomita dei popoli
indigeni locali. Il 16 agosto 2010, il Comitato Saxena, preposto dal Governo indiano ad esaminare il caso, ha emesso un report dove denuncia la Vedanta per la violazione in Niyamgiri del Forest Rights Act, una legge che protegge i popoli indigeni proprio da questi abusi sulle loro terre.
Un lume di speranza? Staremo a vedere. Come dice Kumti Majhi, a capo di una associazione di
oltre 10.000 abitanti di Niyamgiri “Solo la diffusione della informazione ci può salvare”
CHI E’ RAFFAELLA MILANDRI
Viaggiatrice in solitaria e fotografa, Raffaella Milandri
si dedica principalmente alla “fotografia umanitaria” intesa come strumento di sensibilizzazione sul tema dei diritti umani e di problematiche sociali quali il lavoro minorile e la situazione femminile.
Sta portando avanti una campagna a difesa dei diritti umani dei popoli indigeni:
boscimani, pigmei, adivasi, aborigeni australiani. Con interviste di denuncia anche scioccanti.

IMG 2999BN 400x266 Popoli indigeni e  diritti umani: il caso di Niyamgiri, Orissa, India di Raffaella Milandri

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Viaggio in solitaria….in 1000 su Facebook

sabato, 15 maggio 2010
listen it it Viaggio in solitaria....in 1000 su Facebook

Dopo Australia, Alaska, Botswana, Nepal, Tibet, Giappone etc
Raffaella Milandri, viaggiatrice in solitaria e fotografa umanitaria,
parte il 17 maggio per l’ennesimo viaggio in solitaria,
questa volta in Orissa, nell’est dell’India.
In questa zona esiste un popolo indigeno che ha una
collina sacra (come in Avatar) piena di bauxite , ed è in pericolo di sopravvivenza.
La Milandri si dedica principalmente alla “fotografia umanitaria” intesa come
strumento di sensibilizzazione sul tema dei diritti umani e di
problematiche sociali quali il lavoro minorile e la situazione femminile.
La sua attenzione si concentra in particolare sui popoli indigeni,
vittime di un inesorabile processo di estinzione laddove le risorse delle
loro terre ancestrali scatena gli appetiti dei potenti.
Recentemente ha proposto un filmato “Tra la perduta Gente” in solidarietà
ai Boscimani del Kalahari. Dice l’autrice:
“Viaggiare non vuol dire visitare luoghi, ma percepire l’animo dei popoli”
-VIAGGI MEDIATICI
Ha già viaggiato su Facebook in diretta dai luoghi dei suoi viaggi, da
Tibet, Nepal e Botswana ,
con molto seguito di pubblico, curioso dei vari aspetti: donna sola in
viaggio, cultura, foto e filmati dei luoghi.
Questo nuovo viaggio, in compagnia virtuale di circa 1000 persone, è su
Facebook a questo link

http://www.facebook.com/event.php?eid=112992125406221&ref=mf

Durante il viaggio ci saranno collegamenti in Italia
sia webcam che radiofonici dalla viaggiatrice.

“ Viaggiare in solitaria crea il necessario distacco dal mio quotidiano:
mi “abbandono” ai modi di vivere dei popoli che sto visitando, mi
immergo “incontaminata”
nella loro cultura e ne respiro l’essenza, in una dimensione spirituale
ideale per la mia ricerca.
Adatto sempre i mie abiti e i miei gesti alla cultura locale.
Ho un profondo rispetto per le diverse religioni e culture in tutte le
loro esternazioni.
Viaggiare in solitaria può comportare vari contrattempi e pericoli , ad
esempio oltre
il Circolo Polare Artico ho dovuto abbandonare il fuoristrada in un
fiume, rischiando l’ipotermia”

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Una risata salverà il mondo. Per far fronte a un sistema sull’orlo del collasso, ridere resta una possibile chance. Istericamente, allegramente, provocatoriamente. Il riso abbonda sulla bocca di chi non ci sta…

domenica, 5 luglio 2009
listen it it Una risata salverà il mondo. Per far fronte a un sistema sull’orlo del collasso, ridere resta una possibile chance. Istericamente, allegramente, provocatoriamente. Il riso abbonda sulla bocca di chi non ci sta...

fino al 5.VII.2009
Piero Steinle
Palermo, Centro d’Arte Piana dei Colli

Una risata salverà il mondo. Per far fronte a un sistema sull’orlo del collasso, ridere resta una possibile chance. Istericamente, allegramente, provocatoriamente. Il riso abbonda sulla bocca di chi non ci sta…


dc88ed72b831d200c60811d16eae1b54 Una risata salverà il mondo. Per far fronte a un sistema sull’orlo del collasso, ridere resta una possibile chance. Istericamente, allegramente, provocatoriamente. Il riso abbonda sulla bocca di chi non ci sta...

pubblicato giovedì 2 luglio 2009

Un incipit esilarante. Comincia con un tripudio di risate la personale di Piero Steinle (Monaco di Baviera, 1959; vive a Monaco e Milano) al Centro d’arte Piana dei Colli, nuovo art-space palermitano ubicato nella recuperata villa settecentesca della famiglia Alliata e affidato alla direzione artistica di Giulia Ingarao.
Il frastuono si libera nella sala, in una reiterazione ossessiva e insensata dell’atto del ridere. Nella videoinstallazione su tre canali, The Triumph of Laughter, si susseguono brevi sequenze dell’assurdo in cui personaggi di etnia, età, estrazione sociale e professione differenti mettono in scena l’esperienza immotivata, parossistica, rituale del riso. Un vero e proprio teatro dell’allegrezza, che nell’isteria ridanciana vede la possibilità di un ritorno a un’animalità fuori controllo, esercizio di resistenza contro un sistema socioculturale alla deriva.
“Davanti alla vertiginosa visione del vuoto planetario creato dall’eccesso di pubblicità, dall’eccesso di spettacolo, dall’esuberanza delle immagini, il riso (umano troppo umano) con la sua azione sovversiva, è l’unica risposta a questa sfida del nulla”, scrive Marcello Faletra nel testo che accompagna l’esposizione. E torna alla mente il celebre slogan anarchico che nell’esplosione ilare, gonfia di sarcasmo, rintracciava un’ultima possibilità sovversiva e contestatoria: “Una risata vi seppellirà”, ovvero, la libertà passa attraverso una demolizione sottile e irriverente del potere.
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E certo, appare un poco semplicistica la trovata di Steinle, che tra ironia e ottimismo dichiara: “Da artista propongo come soluzione universale la pura e semplice risata, individuale e collettiva: il riso trionfa sulla gravità del mondo e del denaro. Sarebbe la vera rivoluzione!“. Non priva d’ingenuità, la formula assume i tratti di una provocazione ludica con cui prendere di petto tematiche importanti e conosciute, già sul ciglio della retorica: globalizzazione, mercificazione, crisi dell’Occidente, controllo mediatico, decadenza dei costumi… Meno debole il côté antropologico del lavoro, evidenziato per esempio nelle sequenze su certi riti corali in India: qui la risata non è indotta dall’artista ma documentata in quanto fenomeno liberatorio di massa.
Torna l’attualità nella serie di video e fotografie Paradiesvögel: gli orridi “uccelli del paradiso” senza piume, stagliati contro fondi saturi dal sapore pop, sono esemplari di polli sottoposti a manipolazione genetica, presso un allevamento in Israele. Cibi ogm programmati con le caratteristiche ideali per un’immediata commercializzazione. Interessante lo spunto ma non del tutto efficace il risultato, in un progetto che indugia, con una leggerezza compiaciuta, su un’estetica patinata, artificiale, quasi pubblicitaria.
19ab9761b1701ede26151fbc32be5db3 Una risata salverà il mondo. Per far fronte a un sistema sull’orlo del collasso, ridere resta una possibile chance. Istericamente, allegramente, provocatoriamente. Il riso abbonda sulla bocca di chi non ci sta...
Terzo ciclo, infine, quello dedicato all’ozio. Il set, stavolta, è l’Islanda. Ampi paesaggi marini si alternano a immagini di stabilimenti per turisti con piscine riscaldate, in una giustapposizione fra natura incontaminata e microuniversi posticci per un benessere a pagamento. Al centro, completamente straniato, il primo piano di George W. Bush che annuncia in tv l’appena avvenuta strage delle Torri gemelle.
Ancora un salto dal quotidiano ai meccanismi perversi della politica, inseguendo una vis polemica acuta, destabilizzante e contagiosa. Proprio come una risata.

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Steinle al Madre

helga marsala
mostra visitata l’11 giugno 2009


dall’undici giugno al 5 luglio 2009
Piero Steinle – Why not laugh
Centro d’Arte Piana dei Colli – Villa Alliata Cardillo
Via Faraone, 2 – 90147 Palermo
Orari: martedì, giovedì e domenica ore 16-22
Ingresso: € 4
Catalogo con testi di Marcello Faletra e Giulia Ingarao
Info: tel. +39 0916790853; fax +39 0916790241; programma@palermo.goethe.org; www.pianadeicolli.it

[exibart]

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Paesaggi lunari e deserti sbiaditi. Atmosfere surreali e interni aulici. Il silenzio accompagna nell’osservazione di scatti raffinati ma privi di vita. L’obiettivo amplifica e sottrae strati alla realtà, in cerca di passaggi ulteriori…

domenica, 5 luglio 2009
listen it it Paesaggi lunari e deserti sbiaditi. Atmosfere surreali e interni aulici. Il silenzio accompagna nell’osservazione di scatti raffinati ma privi di vita. L’obiettivo amplifica e sottrae strati alla realtà, in cerca di passaggi ulteriori...

fino al 24.VII.2009
Silenzi
Torino, Alberto Peola

Paesaggi lunari e deserti sbiaditi. Atmosfere surreali e interni aulici. Il silenzio accompagna nell’osservazione di scatti raffinati ma privi di vita. L’obiettivo amplifica e sottrae strati alla realtà, in cerca di passaggi ulteriori…


2541fe79ad8ea99199262da1578bb61f Paesaggi lunari e deserti sbiaditi. Atmosfere surreali e interni aulici. Il silenzio accompagna nell’osservazione di scatti raffinati ma privi di vita. L’obiettivo amplifica e sottrae strati alla realtà, in cerca di passaggi ulteriori...

pubblicato mercoledì 1 luglio 2009

“Nella vita, come nell’arte, è difficile dire qualche cosa che sia altrettanto efficace del silenzio”: lo scrisse Ludwig Wittgenstein, filosofo tra i più logici e geniali del nostro tempo; e disse anche che il bene, in senso assoluto, è al di sopra della contingenza.
Da Alberto Peola, una collettiva di fotografia si pone al di sopra dei fenomeni temporali. Una visione estatica dell’universo, un invito alla contemplazione, uno scatto che blocca orizzonti distanti, ma accomunati dalla ricerca di un unico infinito, lontano da visioni terrene.
Una ricerca estetica che non vuole e non deve limitarsi a esser tale. Il bello che non si limita a essere gratificazione dell’intelletto e dell’immaginazione. Che pretende di ascendere al rango del sublime. Caratterizzata dallo sguardo attento di sette artisti impegnati a definire quel quid che unisce grandezza e intensità, distante, vagamente angosciante forse perché irraggiungibile. Non per nulla il sublime pone a livelli superiori ciò che non possiamo possedere diversamente.
Immagini ottenute con un’elaborazione che non è mai solo frutto del rapimento di un istante. Una frazione di secondo a cui si associano fattori di varia natura: contrasti tonali, inquadrature che s’imbevono della magia necessaria a estrarre dal reale piani e linee essenziali. Quelli idonei a conferire l’aura di accesso a un’idea di purezza, di ordine che diventa rigore.
68ef191f09788376fb48336ddd28f26a Paesaggi lunari e deserti sbiaditi. Atmosfere surreali e interni aulici. Il silenzio accompagna nell’osservazione di scatti raffinati ma privi di vita. L’obiettivo amplifica e sottrae strati alla realtà, in cerca di passaggi ulteriori...
Tutti gli artisti coinvolti, alcuni dei quali ampiamente consacrati dal sistema artistico internazionale, presentano immagini di paesaggi fermi, senza ombra di vita.
Olafur Eliasson, il mago della luce, riesce a moltiplicarne gli effetti anche senza sovrastrutture tecnologiche. Riveste d’argento le sinuose colline della terra di ghiaccio, l’Islanda, sotto un cielo vuoto e dominante, che sfuma le linee all’orizzonte in un’atmosfera surreale.
Anche Paola De Pietri si concentra sull’infinito: a questo scopo abbassa l’orizzonte e filtra il paesaggio fino a renderlo inessenziale, come se l’immagine fosse stata elaborata con acidi capaci di togliere consistenza alla materia e renderla senza dimensione, senza spessore, superficie piatta in cui anche il colore appare dissolto, sbiadito.
Candida Höfer presenta il suo tema ricorrente, l’interno di due edifici pubblici, esaminati nelle linee di forza della loro composizione architettonica, e sottraendo allo sfalsamento dei piani le tonalità che caratterizzano la profondità, per privilegiare le masse luminose e aggettanti. Un’esaltazione del rigore formale nella sua solennità, una firma aulica della simmetria.
794b999725bc4356b2f892af53792f92 Paesaggi lunari e deserti sbiaditi. Atmosfere surreali e interni aulici. Il silenzio accompagna nell’osservazione di scatti raffinati ma privi di vita. L’obiettivo amplifica e sottrae strati alla realtà, in cerca di passaggi ulteriori...
La scelta dello sfondo scuro esalta infine l’unicità del soggetto di Sophy Rickett, seriale nella sua specificità. Molto meno poetico dei suoi lavori precedenti nella pretesa di un’analisi scientifica, lontana da ogni esperienza sensoriale.

barbara reale
mostra visitata il 15 maggio 2009


dal 15 maggio al 24 luglio 2009
Silenzi
Alberto Peola Arte Contemporanea
Via della Rocca, 29 (Borgo Nuovo) – 10123 Torino
Orario: da martedì a sabato ore 15.30-19.30; mattino su appuntamento
Ingresso libero
Info: tel. +39 0118124460; fax +39 01119791942; info@albertopeola.com; www.albertopeola.com

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