di Alessandro Zenoniani Il Myanmar (ex Birmania) è un paese bloccato dal 1962, da quando il generale Ne Win effettuò il colpo di stato militare e governò attraverso un Consiglio rivoluzionario dopo aver sospeso la Costituzione del 1947 e sciolto il parlamento
Il Bronx di Torrevecchia di Edoardo Lucci Architettonicamente non dissimile dalle costruzioni popolari come Corviale, Laurentino38 e i Ponti dell’Eur, il Bronx di Torrevecchia è un enorme agglomerato di cemento armato grezzo sorto durante gli anni ’80 nella periferia nord-ovest di Roma
A casa di A di Salvatore Franco Questa è Anna, questa è la casa di Anna e Aurelio, questa è una delle loro storie. Un giorno Anna ha cominciato a non ricordarsi più bene le date, come se si fossero nascoste in fondo alla memoria, nascoste dietro dense nubi scure, sapeva dove erano ma non le poteva più leggere
L'Aquila 06.04.2010 di Manuela Cigliutti L’Aquila, 3.32, 06.04.2010, «Il non urlare fa parte della cultura di questa gente determinata e compatta», dopo il consiglio comunale aperto erano in 25mila per ricordare e rimuovere per lo meno il silenzio dalle macerie, molto è stato fatto ma il segnale è forte e per le istituzioni
Alla conquista di Goadi Piero Bruno Quella che fino a poco tempo fa era la metà preferita di molti “fricchettoni” e hippies provenienti dall'Europa è oggi la metà preferita da decine di migliaia di turisti provenienti dall'ex URSS, attratti dal fascino obliquo di questo piccolo stato ma anche da un'accoglienza sempre più a misura di russi
Third Gender di Stefano Morelli Sophie ha 24 anni. Alta più di un metro e settanta e capelli lunghi corvini fino alle spalle. Quando cammina per strada in molti allungano l’occhio per guardarla. Lei non degna nessuno. L’unico ad avere le sue attenzioni è Subash, il compagno che tiene per mano
Kite Festival di Mauro Fagiani Gennaio 2010, India del nord. Rajastan e Uttar Pradesh L’India, con tutte le sue contraddizioni è un paese che riesce ogni volta a stupire. Ogni viaggio anche se in luoghi già visitati, sorprende, emoziona e coinvolge come la prima volta. Quest’anno, del tutto inaspettato, ci ha regalato il Kite Festival.
Il mercato dell'effimero di Marco Fatilli Olanda uguale fiori. Direi che è una delle associazioni più semplici da fare, ma oltre all' Olanda stereotipata dei campi di tulipani, c'è un paese che ha fatto della floricultura un settore aziendale unico al mondo. Un mercato dove la lentezza della crescita di una pianta o di un bulbo, si contrappone alla frenesia della loro commercializzazione e nel caso di fiori recisi, della loro durata.
L'anno della Tigre di Stefano Borghi Le immagini del capodanno lunare, meglio noto come “capodanno cinese” a Parigi. Una tradizione divenuta un vero e proprio spettacolo che coinvolge non solo la chinatown della capitale francese ma anche buona parte del resto del centro della città
Come ormai tutti ben sapete la mattina presto è uno dei due momenti migliori per andare a caccia di fotografie.
Se pensate di uscire per fare qualche bella fotografia panoramica a luoghi suggestivi il giorno prima controllate le previsioni del tempo e l’ora esatta dell’alba. Controllate ed impacchettate tutto l’equipaggiamento che vi servirà per la mattina seguente.
Uno o due giorni prima spendete un po’ di tempo nel luogo in cui vi troverete a scattare per cercare quali sono i punti da cui potete ottenere le migliori inquadrature. Consiglio questo sempre troppo sottovalutato.
“Tra la perduta gente “
è la nuova emozionante mostra-proiezione della fotografa e viaggiatrice in solitaria Raffaella Milandri.
Si terrà il 13 dicembre alle ore 16.00 presso l’Auditorium Comunale di San Benedetto del Tronto. “E’ un reportage video-fotografico, una importante testimonianza raccolta in Botswana che è un tributo di solidarietà al popolo dei Boscimani del Kalahari e a tutti i popoli indigeni. Con “Tra la perduta gente” si vuole anche sensibilizzare l’opinione pubblica e il Parlamento Italiano a favore della ratifica dell’Italia alla ILO 169” dice l’autrice.
Questo reportage, corredato da una intervista-denuncia sulla situazione dei Boscimani, è articolato dantescamente in tre sezioni di foto: immagini della terra ancestrale dei Boscimani nella sua bellezza (Paradiso), il villaggio dei Boscimani nel Kalahari con problemi di sopravvivenza (Purgatorio) ,ed infine uno dei campi di deportazione(Inferno).
“Durante la mia intervista la donna boscimane, mentre racconta le vicissitudini del suo popolo, indica sempre là, un punto lontano, dove vuole tornare: è la sua terra ancestrale, il deserto del Kalahari” dice la Milandri, e aggiunge:
“Il titolo ha significato duplice: la gente perduta sono i Boscimani, dispersi e smarriti nella loro identità; ma in senso dantesco sono anche i Governi e le multinazionali, quando usano un potere crudele contro popoli inermi”
LA STORIA DEI BOSCIMANI DEL KALAHARI
I boscimani sono uno dei popoli più antichi della terra: da oltre 30.000 anni hanno vissuto nel deserto del Kalahari. La Central Game Reserve of Kalahari, in Botswana, è infatti stata creata nel 1961 per proteggere il loro territorio e la loro cultura, basata sulla caccia e su una vita in armonia con la natura. Ma dal 1997 è iniziata una vera odissea per questo antico popolo, dopo la scoperta di ricche miniere di diamanti nel loro deserto. Uomini, donne, bambini, anziani portati via con la forza su camion, villaggi smantellati, scuola e ambulatorio medico chiusi, e per finire distrutte le riserve d’acqua e chiusi i pozzi d’acqua.
Dopo diverse deportazioni, oggi nella riserva sono rimasti solo 300 Boscimani, tutti gli altri sono in campi di reinsediamento. Questi 300 Boscimani hanno enormi problemi di sopravvivenza e una vita durissima : il Governo proibisce loro di andare a caccia, e vengono arrestati se lo fanno; il Governo proibisce loro di usare i pozzi d’acqua, e sono costretti a raccogliere l’acqua da pozzanghere nella sabbia e da radici. proibisce di La loro vita è durissima.
“Ho visitato il villaggio nel deserto, dopo aver donato loro zucchero, latte, the e tabacco, prendo una tanica d’acqua dall’auto e la poso in terra, in mezzo al cerchio della gente del villaggio, seduta all’ombra di uno dei rari alberi. E subito, con un ordine gerarchico e familiare che a me è oscuro, appaiono tazze di latta che vengono riempite e svuotate lentamente, in silenzio religioso. Ora comprendo appieno cosa significa l’acqua nel deserto. Lo vedo nei loro occhi, nei loro visi impolverati e nelle labbra aride. Chiedo ad una ragazzina che parla un po’ di inglese dove si trova l’acqua, e lei alza il braccio indicando l’ovest: lontano, lontano….Le donne lavano i panni in bacinelle con un dito d’acqua densa e scura. Gli unici pozzi d’acqua vicini (30 km circa) sono stati chiusi e non hanno il permesso di scavarne di nuovi.” racconta la Milandri.
Oggi, mentre i Boscimani nel deserto lottano per la sopravvivenza, le migliaia che si trovano
nei campi di reinsediamento sono vittime di alcolismo, HIV, depressione. La loro unica ed antica cultura rischia di scomparire per sempre. Stanno perdendo la loro identità e ancora aspettano perché vengano riconosciuti i loro diritti umani.
Nel 2006 i Boscimani hanno vinto una –lunghissima- causa nei confronti del Governo del Botswana, ottenendo il diritto a vivere nelle loro terre, a usare i pozzi d’acqua e a poter cacciare per il loro fabbisogno alimentare; ma dopo la sentenza nulla è cambiato. Ogni volta che hanno provato a tornare alla loro terra, li hanno costretti a tornare nei campi di reinsediamento.
E’ del 12 novembre 2009 una notizia riportata dal quotidiano canadese Globe and Mail :
una donna Boscimane, ad un posto di controllo, guarda la immagine appesa del Presidente del Botswana Ian Kama e dice quello che per lei è un complimento: “sembra un Boscimane” . Il commento viene ritenuto un insulto e la donna viene portata alla stazione di polizia, segregata per un giorno e una notte, e costretta a pagare una multa. L’appello della Milandri:
“E’ urgente intervenire subito, la gente boscimane è davvero disperata, non ce la fa più. Parte del materiale della mia mostra-proiezione è già stato inviato, insieme ad una documentazione, al Commissariato per l’eliminazione delle Discriminazioni Razziali dell’ONU. Il Segretario in carica mi ha confermato che la questione dei Boscimani verrà esaminata entro i primi mesi del 2010. Speriamo bene”
I POPOLI INDIGENI E LA ILO 169
Il caso dei Boscimani è, purtroppo, una goccia nel mare delle discriminazioni, violenze, soprusi a cui sono stati assoggettati i popoli indigeni e tribali: i nativi americani(dagli Apache agli Inuit), gli aborigeni australiani, i maori neozelandesi, gli indios sudamericani, i pigmei africani, e tanti-troppi-altri.
Circa 300 milioni di persone nel mondo sono accomunate da questo destino: culture e società così speciali che dovrebbero essere Patrimonio dell’Umanità, stili di vita semplici a contatto con la natura .
Da parte loro, solo la richiesta di essere lasciati nelle loro terre ed essere riconosciuti come esseri umani, con i loro diritti; da parte di Governi e multinazionali, l’avidità senza scrupoli di appropriarsi di terreni dove si trovano ricchezze : diamanti, uranio, oro, petrolio, foreste.
“ Non guardiamo a questi popoli con simpatia solo nei film e nei documentari dove si raccontano le loro storie: sono esseri umani, reali, che soffrono. Ho visto la stessa sofferenza e smarrimento negli occhi degli Inuit in Alaska, degli Apache negli Stati Uniti, degli Aborigeni in Australia, dei Boscimani in Botswana. Sono stata testimone di crudeli episodi di razzismo e ho visto ovunque trattamenti davvero disumani per questi popoli che hanno la sola colpa di essere semplici e genuini. E che rischiano l’estinzione” dice Raffaella Milandri
L’appello e il messaggio della mostra “Tra la perduta gente” è quello di sostenere e caldeggiare la ratifica dell’Italia alla ILO 169, che è una convenzione internazionale in supporto dei popoli indigeni e tribali.
“ Per L’Italia , che fa già parte della ILO, agenzia delll’ONU, dal 1919, si tratta di una ratifica che non ha effetti sulla realtà nazionale. E’ solo un gesto di solidarietà che aiuta questi popoli ad essere riconosciuti nella loro dignità. Su Facebook abbiamo formato un gruppo che conta ad oggi circa 2000 iscritti, con lo scopo di sollecitare il Ministro Frattini a questa ratifica.”
L’iniziativa della Milandri ha trovato terreno fertile a questa campagna a San Benedetto del Tronto, dove il Consiglio Comunale –motore il partito dei Verdi-ha infatti recentemente approvato la mozione per la ratifica dell’Italia alla ILO 169, che verrà così spedita alla Presidenza della Repubblica e del Consiglio, e ai Ministeri competenti. L’Assessore alle Politiche Ambientali, Paolo Canducci, promuove la mostra.
Il percorso lavorativo di questo artista fotografo tedesco, che vive tra la Germania e il Belgio, è di stampo prettamente concettuale, dove la fotografia architettonica di scorci di città sono una costante di diverse sue serie. Tuttavia una serie iniziata nel 2007 e tutt’ora in corso, mette in luce la capacità del fotografoBernd Kleinheisterkamp di riuscire a esprimersi anche attraverso altre tematiche fotografiche.
Sto parlando di Stills and Things, dove vediamo degli insoliti still life creati dal fotografo e inseriti in una realtà domestica quotidiana. Queste immagini vedono degli still life di oggetti, cibi, fiori e spazzatura combinati tra loro in modo molto insolito. L’impostazione delle composizioni è sempre molto classica, in vero e proprio stile “fiammingoâ€, ma gli oggetti che compongono questi still sono assolutamente poco “invitantiâ€.
Vediamo fiori secchi oppure appassiti dentro vasi di vetro pieni di acqua sporca, frutta mezza marcia accostata a sacchetti della spazzatura, un piatto colmo di resti di cibo, e così via. In questo modo il fotografo cerca di rompere gli schemi della classica composizione di still life, restituendoci una visione sicuramente nuova e originale. Consiglio la visione di altre serie, come Brasil e Dinosaurier.
Saranno in più di 1000 (incluse alcune tv e radio private) a seguire su Facebook in diretta la prossima avventura di Raffaella Milandri, viaggiatrice in solitaria e fotografa di San Benedetto del Tronto.
Dopo Australia, Alaska, Tibet, Nepal, la meta ora è il Botswana , in Africa. Partenza domenica 23 agosto.
"Pochissimi viaggiatori hanno affrontato quelle zone in solitaria (Okavango, Kalahari, Limpopo) e molto probabilmente sono l'unica donna" dice Raffaella Milandri.
Abbiamo chiesto come è la preparazione per un viaggio in solitaria, ecco i dettagli.
Mappe e guide alla mano, Raffaella Milandri ha valutato un percorso di massima, temperatura e condizioni climatiche, condizioni delle strade, eventuali pericoli, equipaggiamento e mezzi di trasporto. Solito check up dei vaccini con la aggiunta di quello per la febbre gialla e profilassi antimalarica , sotto il consiglio dell’utilissimo Centro Medicina del Viaggiatore offerto dal SSN. Ha prenotato solo il volo e noleggiato un fuoristrada con GPS, contattato l’Ambasciata Italiana competente per le emergenze. In valigia: borsa di medicinali ampia e generosa, repellente per insetti ed energetici a rilascio immediato. Kit di pronto soccorso.
” Il mio bagaglio più importante è costituito da tre cose:
il sorriso, un profilo basso e il mio sesto senso ” dice la Milandri. "Il mio viaggio, oltre ad essere una spedizione in fuoristrada di 5000 km, ha anche il fine di raccogliere immagini e testimonianze a fini umanitari.
La fotografia è per me soprattutto uno strumento sociale, che evidenzi realtà distrutte da una globalizzazione avida di denaro e povera di Progresso.
La fotografia è anche uno strumento di aiuto economico e umanitario:
ringrazio la ANFFAS Onlus di Varese che, chiedendomi alcune foto in dono per una mostra fotografica con asta di beneficenza che si terrà ad ottobre, mi ha dato modo di contribuire in modo fattivo alla loro causa. ”
La Milandri ha già al suo attivo una mostra sul lavoro minorile in India, e una su Nepal e Tibet, con asta di eneficenza, in favore di un centro di anziani nepalesi senzatetto.
Al rientro dal viaggio la viaggiatrice annuncerà una mostra su alcune tematiche sociali e umanitarie.
“Per scaramanzia ne parliamo quando torno” Il link all'evento su Facebook per seguire il suo viaggio è http://www.facebook.com/editevent.php?picture&eid=118743176361#/event.php?eid=118743176361
Questo fotografo di Jakarta, in Indonesia, ha una esperienza in campo commerciale davvero molto interessante, il quale lo ha portato ad eseguire una ricca serie di immagini per grandi marchi internazionali e non. Il suo portfolio on-line è davvero molto ricco, e dimostra come Heru Suryoko si “destreggi†molto bene in questo settore fotografico.
L’ironia, il senso ludico e a volte anche un po’ sfrontato dei messaggi che vengono lanciati, sono la “firma†del suo stile, dove anche una cura estetica e dei dovuti accorgimenti in post-produzione rendono il più pulita e artificiosa ogni immagine proposta.
Ma proprio per questo senso di “falsato†e di artificio le sue immagini risultano vincenti, dato che si parla comunque di fotografie per la pubblicità . Se volete vedere in quali altri campi il fotografo si propone, vi consiglio di andare nel suo spazio personale su Flickr, dove potrete vedere fotografie di animali e più in generale immagini di paesaggi naturali.
Olivia Malone è una giovane fotografa americana, la quale celebra la gioventù e la femminilità attraverso progetti fotografici sia personali che editoriali. In entrambe i casi abbiamo una lettura omogenea e uno stile compatto, dove il suo linguaggio fotografico è riconoscibile e apprezzabile.
Sul suo sito abbiamo una vasta e ricca presenza di serie fotografiche, suddivise in base a categorie generiche, dove il lavoro editoriale e i progetti più personali sono ben distinti in varie macro sezioni. La femminilità e la gioia di vivere sono due temi cari alla fotografa, che ama immortalare spesso e volentieri il gentil sesso, dove la donna si può ricondurre all’immaginario della “femme fataleâ€, indipendente e misteriosa.
La naturalezza con cui i suoi soggetti posano davanti all’obiettivo ci permette di poter apprezzare e “vivere†in modo più partecipe questi scatti, dove si crea una sorta di alchimia tra la fotografa e i suoi soggetti, che poi si riflette su chi osserva le immagini. Consiglio in modo particolare la visione delle sezioni chiamate Everything I like, Editorial e Portrait.
L’immaginario estetico del tedesco Frederike Wetzels, nato e cresciuto nel Dortmund, esprime una poetica della vita molto delicata e intensa.
Molti suoi scatti hanno toni “pittoriciâ€, dove ritratti e paesaggi si propongono in modo costante e alternato in numerose sue serie. Dopo aver osservato con attenzione tutta la sua gallery, ho trovato che questo video, intitolato Milk, potesse essere un degno rappresentante di tutto il suo percorso artistico e fotografico.
Vi consiglio inoltre la visione delle serie Portrait nella sezione Singles, e Untitled e Hoeschviertel presenti nella sezione Series. Se volete approfondire la conoscenza di questo fotografo, potete vedere altre sue fotografie tramite il suo spazio personale su Flickr.
Mitsuko Nagone è una fotografa giapponese nata a e cresciuta a Owase, i suoi studi sono maturati a Tokyo, presso il College di Arti Visive, ora sta proseguendo gli studi di fotografia a New York presso LaGuardia Community College. Il suo portfolio è scandito da serie tutte suddivise per grandi filoni tematici, come il ritratto, la natura, gli animali e così via.
La cosa che rende singolare ogni suo scatto è una volontà di cercare sempre un ordine compositivo, anche quando ad esempio la fotografa si ritrova davanti ad uno scenario caotico e disordinato. Una serie su tutte mi ha colpita, parlo di Skylit, dove abbiamo numerose immagini di interni di abitazioni e strutture abbandonate. Nonostante la fotografa abbia immortalato luoghi ormai in disuso, molti dei quali anche quasi totalmente distrutti, l’ordine e la composizione non ci risultano confusionari, sono paradossalmente “ordinatiâ€, dove ci sembra che ogni cosa sia al suo posto.
Molto probabilmente la centralità e la simmetria di ogni scatto contribuiscono a suggerirci queste sensazioni, dove luci e intensità dei toni sono abilmente calibrati dalla fotografa per darci questo tipo di sentore di “equilibrio e ordineâ€. Consiglio la visione di altre sue serie, come quelle intitolate Domesticated ed Echo Tree, se volete vedere altre immagini della fotografa vi consiglio di fare un salto nel suo spazio personale su Flickr.
Se vi trovate a Milano o ci passerete, vi consiglio di non perdere la mostra allestita al Palazzo della Ragione di Piazza dei Mercati 1 e l’occasione di osservare il ‘900 attraverso gli occhi di alcuni dei più grandi fotografi del mondo.
“Camera Work. L’opera fotografica di Stieglitz, Steichen e Strand tra Europa e America†espone i 50 fascicoli della famosa rivista americana Camera Work, che dal 1903 al 1917, al ritmo di quattro numeri l’anno, è diventata il punto di riferimento di chi aspirava a qualcosa di nuovo.
Le immagini che raccontano l’America, la pittura europea di Cezanne, Picasso, Rodin e Matisse, le fotografie di New York sotto la neve, i ritratti, i nudi e le geometrie di Paul Strand, nell’ultimo numero del 1917 … dei 50 fascicoli appartenenti ad una collezione privata conservata nelle raccolte Museali della Fratelli Alinari, sono per la prima volta visibili tutti insieme.
Poco o nulla riesco a reperire sul sito personale di questa fotografa riguardo alla sua vita privata, se non una mail per contattarla. Il resto del sito ha semplicemente delle serie fotografiche, le uniche sezioni che creano questo suo spazio personale in rete.
In tutte le immagini che ci propone Vinna Laudico abbiamo a che fare con dei ritratti, spesso e volentieri di ragazze e donne. Nonostante lo stile ci possa ricordare molto la fotografia commerciale e di moda, queste immagini sembrano avere una “marcia in piùâ€, dove ogni soggetto viene immortalato dal lato più fragile e delicato, e dove anche la fotografia non risulta invasiva o aggressiva nei confronti dei soggetti.
Si potrebbe definire questo tipo di ritratti a metà tra uno stile patinato e intimista, dove i due elementi si equilibrano a vicenda. Consiglio di vedere in modo particolare le serie intitolate Gabrielle, Hill End e Portraits I.
Qualcuno ‘ha messo in giro la voce’ che in certi momenti la vita ti scorre davanti mostrando un bel riassunto dei momenti salienti, del resto Ennio Flaiano ha detto che “I momenti importanti della vita di una persona sono sette o otto; tutto il resto fa volume†e la capacità di raccontare così tanto in tanto poco è il pregio di “Last Day Dreamâ€, il cortometraggio realizzato da Chris Milk per il 42-Second Dream Film Festival di Pechino. Un modo semplice ed estremamente efficace di raccontare una vita, al quale vi consiglio di dedicare i prossimi quarantadue secondi della vostra.
Max Hamilton è un fotografo londinese che viaggia in giro per il mondo, esplorando le realtà contemporanee del panorama giovanile e della società in via di sviluppo. Molte sue serie affrontano ad esempio le comunità di giovani sportivi come gli skater, che ha trovato e immortalato in diverse zone del mondo, come la Cina oppure il suo stesso Paese.
Tra le serie presenti sul sito mi soffermo però a parlare di quella intitolata Olympic, un progetto fotografico del 2008 che vede la città di Beijing e i suoi abitanti come protagonisti assoluti. Grazie all’avvento delle Olimpiadi dello scorso anno, questa città ha subito dei profondi cambiamenti sotto vari aspetti, e quello della ricostruzione e dello stravolgimento urbano è stato uno dei più forti mutamenti a cui questa città ha dovuto avere a che fare.
Il fotografo ha esplorato le zone dei cantieri di ogni angolo della città , rapportandoli con gli abitanti del luogo, i quali hanno certamente dovuto adattarsi a una rapida espansione e rimodernizzazione di queste aree urbane. Consiglio di vedere altre serie sul sito, come quelle intitolate Skating The Dragon, UK Girl Skaters e Housing.
Nelle storie narrate dai progetti fotografici di Christoph Martin Schmid, la Città degli Angeli rivela con ironia la sua anima imperfetta, furibonda e trasgressiva, celata solitamente da un immaginario perfettamente efficentista, possibilista e inamidato.
In realtà anche lì giorno e notte, qualcuno dà di matto per il parcheggio o mentre è in coda in mezzo al traffico, sgraffigna dalla borsetta della mamma, tradisce la propria barbie con la cameriera, va a caccia di lucciole e giochini trasgressivi… anche a Los Angeles i sacchetti della spazzatura si rompono, ci sono barriere architettoniche per i disabili, homeless che attraversano il paesaggio e sorprese inaspettate sui campi da golf o in spiaggia…
Vi consiglio un bel viaggio spassoso nel portfolio di Christoph Martin Schmid, tra Trouble In Paradise/Day & Trouble In Paradise/Night senza dimenticare le ire quotidiane di SREAM!!, tanto per fare un ripasso di quell’umanità che veste, abita e frequenta un habitat forse più agiato ma non meno privo della stessa imperfezione che ne caratterizza tanti altri.