Il Bronx di Torrevecchia di Edoardo Lucci Architettonicamente non dissimile dalle costruzioni popolari come Corviale, Laurentino38 e i Ponti dell’Eur, il Bronx di Torrevecchia è un enorme agglomerato di cemento armato grezzo sorto durante gli anni ’80 nella periferia nord-ovest di Roma
A casa di A di Salvatore Franco Questa è Anna, questa è la casa di Anna e Aurelio, questa è una delle loro storie. Un giorno Anna ha cominciato a non ricordarsi più bene le date, come se si fossero nascoste in fondo alla memoria, nascoste dietro dense nubi scure, sapeva dove erano ma non le poteva più leggere
L'Aquila 06.04.2010 di Manuela Cigliutti L’Aquila, 3.32, 06.04.2010, «Il non urlare fa parte della cultura di questa gente determinata e compatta», dopo il consiglio comunale aperto erano in 25mila per ricordare e rimuovere per lo meno il silenzio dalle macerie, molto è stato fatto ma il segnale è forte e per le istituzioni
Alla conquista di Goadi Piero Bruno Quella che fino a poco tempo fa era la metà preferita di molti “fricchettoni” e hippies provenienti dall'Europa è oggi la metà preferita da decine di migliaia di turisti provenienti dall'ex URSS, attratti dal fascino obliquo di questo piccolo stato ma anche da un'accoglienza sempre più a misura di russi
Third Gender di Stefano Morelli Sophie ha 24 anni. Alta più di un metro e settanta e capelli lunghi corvini fino alle spalle. Quando cammina per strada in molti allungano l’occhio per guardarla. Lei non degna nessuno. L’unico ad avere le sue attenzioni è Subash, il compagno che tiene per mano
Kite Festival di Mauro Fagiani Gennaio 2010, India del nord. Rajastan e Uttar Pradesh L’India, con tutte le sue contraddizioni è un paese che riesce ogni volta a stupire. Ogni viaggio anche se in luoghi già visitati, sorprende, emoziona e coinvolge come la prima volta. Quest’anno, del tutto inaspettato, ci ha regalato il Kite Festival.
Il mercato dell'effimero di Marco Fatilli Olanda uguale fiori. Direi che è una delle associazioni più semplici da fare, ma oltre all' Olanda stereotipata dei campi di tulipani, c'è un paese che ha fatto della floricultura un settore aziendale unico al mondo. Un mercato dove la lentezza della crescita di una pianta o di un bulbo, si contrappone alla frenesia della loro commercializzazione e nel caso di fiori recisi, della loro durata.
L'anno della Tigre di Stefano Borghi Le immagini del capodanno lunare, meglio noto come “capodanno cinese” a Parigi. Una tradizione divenuta un vero e proprio spettacolo che coinvolge non solo la chinatown della capitale francese ma anche buona parte del resto del centro della città
Eccoci al nostro secondo appuntamento con le recensioni di Clickblog. Come prima fotocamera abbiamo testato la Sony Alpha 350x, oggi invece è il turno della Sony Alpha 700 ammiraglia delle prosumer Sony.
In prova mi è stata data una Sony Alpha 700 in coppia con un fantastico obiettivo Zeiss Planar 85mm ƒ1,4 ZA. Più avanti parlerò delle prestazioni straordinarie di questa lente, ma non posso negare che per fare una prova a trecentosessanta gradi sarebbe stato meglio avere a disposizione una lente da kit, sicuramente di qualità inferiore, ma certamente più versatile sotto molti aspetti.
La fotocamera appare subito solida e ben costruita e in mano da una piacevole di sensazione di robustezza. Nonostante questo è piuttosto leggera e non affatica il collo e le spalle. Diventa un po’ pesantina e sbilanciata con i 700 grammi dell’85mm Zeiss, ma com’è intuibile una lente del genere non è da tutti i giorni.
Date le maggiori dimensioni rispetto alla Alpha 350, i tasti per controllare direttamente la fotocamera sono numerosi e di grandezza adeguata, oltre che essere ben distanziati fra loro. Scomode però le posizioni di alcuni di questi tasti (tra cui alcuni di base come WB e Iso) che sono difficili per me da premere senza perdere l’impugnatura (forse a causa delle mani piccole). Messo in una posizione un po’ troppo critica il tasto AF/MF, così a portata di dito da essere spesso premuto per errore.
Lo schermo LCD è davvero piccolino per la fascia in cui questa fotocamera vorrebbe posizionarsi. Si sente inoltre la mancanza di un piccolo schermo aggiuntivo che riepiloghi i settaggi della fotocamera, anche se questi dati vengono riportati sullo schermo principale, che si spegne quando la fotocamera viene portata al viso grazie a due sensori posti sotto il mirino. Anche la mancanza del Live View si fa sentire anche se, dato lo schermo, non so quanto avrebbe potuto essere efficace.
Per quanto riguarda la qualità dell’immagine la prova ha dato riscontri molto positivi. Parte della prova è stata effettuata con il firmware versione 1 (quello con il quale la fotocamera ci è stata fornita) e le prestazioni non erano esaltanti: la macchina ogni tanto si bloccava e negli alti iso il rumore veniva malamente corretto dal filtro NR formando antiestetici artefatti. Con l’ultimo firmware (la versione 4) invece la fotocamera ha rilasciato tutto il suo potenziale: le immagini sono nitide e con una fantastica gamma tonale mentre l’antiestetico rumore degli alti iso è stato rimpiazzato da un rumore che si mantiene piuttosto gradevole fino a 2000 Iso. Non da poco inoltre la possibilità di disattivare del tutto il filtro NR (regalo dell’ultimo firmware) che però si attiva o si disattiva sia per il Jpeg che per il Raw, senza possibilità di lasciare solo il raw grezzo, in modo da dare al fotografo la massima operabilità anche in termini di riduzione del rumore. Ottimo come sulla Alpha 350 il sistema “super steady shot”, che permette scatti a mano libera con tempi discretamente lunghi.
Sicuramente parte del merito delle belle immagini che ho potuto scattare con l’Alpha 700 va allo Zeiss Planar 85mm ƒ1,4 ZA che ci è stato fornito insieme alla fotocamera. La qualità costruttiva di questa lente è la prima cosa che stupisce ed emoziona: un solido blocco di metallo satinato. Nessuno scricchiolio, nessun rumore strano ed una ghiera per la messa a fuoco solida e precisa. Altro tocco di classe è il paraluce fornito con la lente, anche lui in metallo satinato con il bordo in gomma e l’interno in vellutino.
Comodissimo, sulla sinistra del barilotto della lente, un pulsante per il blocco della messa a fuoco, che permette di intervenire su questo parametro senza perdere l’impugnatura della fotocamera, ma anzi, rendendola più salda. Incredibile la definizione di questo obiettivo a ƒ1,4 come a tutte le altre aperture, come ottima è la resa ai bordi e il bokeh, delicato e davvero d’effetto. Ho sperimentato, purtroppo, una fastidiosa aberrazione cromatica longitudinale di colore magenta in diverse situazioni di luce piena, ma a quanto pare si tratta di un problema tipico di questo tipo di lenti così performanti. La distorsione risulta praticamente assente e invisibile ad occhio nudo. Dato il peso complessivo della lente l’autofocus risulta un po’ rumoroso e in qualche modo lento, ma ciò non da luogo ad alcuna limitazione particolare.
L’Alpha 700 di Sony, pur essendo uscita nel 2007 è sicuramente una fotocamera che ha ancora qualcosa da dire e da dare al fotoamatore evoluto. Parlando di prezzi e di performance, paragonandola alle sue due competitors, Canon 40D e Nikon D300, è possibile vedere che l’Alpha 700 è venduta intorno agli 800 euro (solo corpo). Si tratta di un prezzo leggermente maggiore rispetto a quello della Canon 40D (dai 650 euro in su) la quale però, almeno sulla carta, avrebbe qualche feature in meno. Mentre per quanto riguarda la D300, Nikon supera Sony sia in performance, che, ovviamente in prezzo (che si aggira intorno ai 1200 euro).
Sicuramente è una fotocamera che consiglio a chi vuole avere una prosumer senza spendere troppo, a chi ha obbiettivi Konica-Minolta (che sono pienamente compatibili) a chi vuole uno stabilizzatore nella fotocamera, a chi vuole andare oltre il classico dualismo Canon – Nikon.
Il percorso lavorativo di questo artista fotografo tedesco, che vive tra la Germania e il Belgio, è di stampo prettamente concettuale, dove la fotografia architettonica di scorci di città sono una costante di diverse sue serie. Tuttavia una serie iniziata nel 2007 e tutt’ora in corso, mette in luce la capacità del fotografo Bernd Kleinheisterkamp di riuscire a esprimersi anche attraverso altre tematiche fotografiche.
Sto parlando di Stills and Things, dove vediamo degli insoliti still life creati dal fotografo e inseriti in una realtà domestica quotidiana. Queste immagini vedono degli still life di oggetti, cibi, fiori e spazzatura combinati tra loro in modo molto insolito. L’impostazione delle composizioni è sempre molto classica, in vero e proprio stile “fiammingoâ€, ma gli oggetti che compongono questi still sono assolutamente poco “invitantiâ€.
Vediamo fiori secchi oppure appassiti dentro vasi di vetro pieni di acqua sporca, frutta mezza marcia accostata a sacchetti della spazzatura, un piatto colmo di resti di cibo, e così via. In questo modo il fotografo cerca di rompere gli schemi della classica composizione di still life, restituendoci una visione sicuramente nuova e originale. Consiglio la visione di altre serie, come Brasil e Dinosaurier.
Saranno in più di 1000 (incluse alcune tv e radio private) a seguire su Facebook in diretta la prossima avventura di Raffaella Milandri, viaggiatrice in solitaria e fotografa di San Benedetto del Tronto.
Dopo Australia, Alaska, Tibet, Nepal, la meta ora è il Botswana , in Africa. Partenza domenica 23 agosto.
"Pochissimi viaggiatori hanno affrontato quelle zone in solitaria (Okavango, Kalahari, Limpopo) e molto probabilmente sono l'unica donna" dice Raffaella Milandri.
Abbiamo chiesto come è la preparazione per un viaggio in solitaria, ecco i dettagli.
Mappe e guide alla mano, Raffaella Milandri ha valutato un percorso di massima, temperatura e condizioni climatiche, condizioni delle strade, eventuali pericoli, equipaggiamento e mezzi di trasporto. Solito check up dei vaccini con la aggiunta di quello per la febbre gialla e profilassi antimalarica , sotto il consiglio dell’utilissimo Centro Medicina del Viaggiatore offerto dal SSN. Ha prenotato solo il volo e noleggiato un fuoristrada con GPS, contattato l’Ambasciata Italiana competente per le emergenze. In valigia: borsa di medicinali ampia e generosa, repellente per insetti ed energetici a rilascio immediato. Kit di pronto soccorso.
” Il mio bagaglio più importante è costituito da tre cose:
il sorriso, un profilo basso e il mio sesto senso ” dice la Milandri. "Il mio viaggio, oltre ad essere una spedizione in fuoristrada di 5000 km, ha anche il fine di raccogliere immagini e testimonianze a fini umanitari.
La fotografia è per me soprattutto uno strumento sociale, che evidenzi realtà distrutte da una globalizzazione avida di denaro e povera di Progresso.
La fotografia è anche uno strumento di aiuto economico e umanitario:
ringrazio la ANFFAS Onlus di Varese che, chiedendomi alcune foto in dono per una mostra fotografica con asta di beneficenza che si terrà ad ottobre, mi ha dato modo di contribuire in modo fattivo alla loro causa. ”
La Milandri ha già al suo attivo una mostra sul lavoro minorile in India, e una su Nepal e Tibet, con asta di eneficenza, in favore di un centro di anziani nepalesi senzatetto.
Al rientro dal viaggio la viaggiatrice annuncerà una mostra su alcune tematiche sociali e umanitarie.
“Per scaramanzia ne parliamo quando torno” Il link all'evento su Facebook per seguire il suo viaggio è http://www.facebook.com/editevent.php?picture&eid=118743176361#/event.php?eid=118743176361
Questo fotografo di Jakarta, in Indonesia, ha una esperienza in campo commerciale davvero molto interessante, il quale lo ha portato ad eseguire una ricca serie di immagini per grandi marchi internazionali e non. Il suo portfolio on-line è davvero molto ricco, e dimostra come Heru Suryoko si “destreggi†molto bene in questo settore fotografico.
L’ironia, il senso ludico e a volte anche un po’ sfrontato dei messaggi che vengono lanciati, sono la “firma†del suo stile, dove anche una cura estetica e dei dovuti accorgimenti in post-produzione rendono il più pulita e artificiosa ogni immagine proposta.
Ma proprio per questo senso di “falsato†e di artificio le sue immagini risultano vincenti, dato che si parla comunque di fotografie per la pubblicità . Se volete vedere in quali altri campi il fotografo si propone, vi consiglio di andare nel suo spazio personale su Flickr, dove potrete vedere fotografie di animali e più in generale immagini di paesaggi naturali.
Olivia Malone è una giovane fotografa americana, la quale celebra la gioventù e la femminilità attraverso progetti fotografici sia personali che editoriali. In entrambe i casi abbiamo una lettura omogenea e uno stile compatto, dove il suo linguaggio fotografico è riconoscibile e apprezzabile.
Sul suo sito abbiamo una vasta e ricca presenza di serie fotografiche, suddivise in base a categorie generiche, dove il lavoro editoriale e i progetti più personali sono ben distinti in varie macro sezioni. La femminilità e la gioia di vivere sono due temi cari alla fotografa, che ama immortalare spesso e volentieri il gentil sesso, dove la donna si può ricondurre all’immaginario della “femme fataleâ€, indipendente e misteriosa.
La naturalezza con cui i suoi soggetti posano davanti all’obiettivo ci permette di poter apprezzare e “vivere†in modo più partecipe questi scatti, dove si crea una sorta di alchimia tra la fotografa e i suoi soggetti, che poi si riflette su chi osserva le immagini. Consiglio in modo particolare la visione delle sezioni chiamate Everything I like, Editorial e Portrait.
L’immaginario estetico del tedesco Frederike Wetzels, nato e cresciuto nel Dortmund, esprime una poetica della vita molto delicata e intensa.
Molti suoi scatti hanno toni “pittoriciâ€, dove ritratti e paesaggi si propongono in modo costante e alternato in numerose sue serie. Dopo aver osservato con attenzione tutta la sua gallery, ho trovato che questo video, intitolato Milk, potesse essere un degno rappresentante di tutto il suo percorso artistico e fotografico.
Vi consiglio inoltre la visione delle serie Portrait nella sezione Singles, e Untitled e Hoeschviertel presenti nella sezione Series. Se volete approfondire la conoscenza di questo fotografo, potete vedere altre sue fotografie tramite il suo spazio personale su Flickr.
Mitsuko Nagone è una fotografa giapponese nata a e cresciuta a Owase, i suoi studi sono maturati a Tokyo, presso il College di Arti Visive, ora sta proseguendo gli studi di fotografia a New York presso LaGuardia Community College. Il suo portfolio è scandito da serie tutte suddivise per grandi filoni tematici, come il ritratto, la natura, gli animali e così via.
La cosa che rende singolare ogni suo scatto è una volontà di cercare sempre un ordine compositivo, anche quando ad esempio la fotografa si ritrova davanti ad uno scenario caotico e disordinato. Una serie su tutte mi ha colpita, parlo di Skylit, dove abbiamo numerose immagini di interni di abitazioni e strutture abbandonate. Nonostante la fotografa abbia immortalato luoghi ormai in disuso, molti dei quali anche quasi totalmente distrutti, l’ordine e la composizione non ci risultano confusionari, sono paradossalmente “ordinatiâ€, dove ci sembra che ogni cosa sia al suo posto.
Molto probabilmente la centralità e la simmetria di ogni scatto contribuiscono a suggerirci queste sensazioni, dove luci e intensità dei toni sono abilmente calibrati dalla fotografa per darci questo tipo di sentore di “equilibrio e ordineâ€. Consiglio la visione di altre sue serie, come quelle intitolate Domesticated ed Echo Tree, se volete vedere altre immagini della fotografa vi consiglio di fare un salto nel suo spazio personale su Flickr.
Se vi trovate a Milano o ci passerete, vi consiglio di non perdere la mostra allestita al Palazzo della Ragione di Piazza dei Mercati 1 e l’occasione di osservare il ‘900 attraverso gli occhi di alcuni dei più grandi fotografi del mondo.
“Camera Work. L’opera fotografica di Stieglitz, Steichen e Strand tra Europa e America†espone i 50 fascicoli della famosa rivista americana Camera Work, che dal 1903 al 1917, al ritmo di quattro numeri l’anno, è diventata il punto di riferimento di chi aspirava a qualcosa di nuovo.
Le immagini che raccontano l’America, la pittura europea di Cezanne, Picasso, Rodin e Matisse, le fotografie di New York sotto la neve, i ritratti, i nudi e le geometrie di Paul Strand, nell’ultimo numero del 1917 … dei 50 fascicoli appartenenti ad una collezione privata conservata nelle raccolte Museali della Fratelli Alinari, sono per la prima volta visibili tutti insieme.
Poco o nulla riesco a reperire sul sito personale di questa fotografa riguardo alla sua vita privata, se non una mail per contattarla. Il resto del sito ha semplicemente delle serie fotografiche, le uniche sezioni che creano questo suo spazio personale in rete.
In tutte le immagini che ci propone Vinna Laudico abbiamo a che fare con dei ritratti, spesso e volentieri di ragazze e donne. Nonostante lo stile ci possa ricordare molto la fotografia commerciale e di moda, queste immagini sembrano avere una “marcia in piùâ€, dove ogni soggetto viene immortalato dal lato più fragile e delicato, e dove anche la fotografia non risulta invasiva o aggressiva nei confronti dei soggetti.
Si potrebbe definire questo tipo di ritratti a metà tra uno stile patinato e intimista, dove i due elementi si equilibrano a vicenda. Consiglio di vedere in modo particolare le serie intitolate Gabrielle, Hill End e Portraits I.
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