Flickr cancella account per sbaglio? Pare che sia successo al fotografoMirco Wilhelm dopo aver effettuato una segnalazione nei confronti di altri utenti che avevano infranto il suo copyright.
L'articolo di Mirco ha un titolo di per sé molto significativo – “You have to be f****ing kidding Yahoo” – in cui il fotografo esprime tutta la rabbia nel vedersi cancellare 5 anni di lavoro, ben 4000 immagini.
Lo staff di Flickr ha confessato di aver confuso i due account e cancellato quello sbagliato, cose che capitano no? Si offrono di ripristinare l’account, ma questo solo per quanto riguarda i dati personali. Tutte le foto, i commenti e gruppi sono stati cancellati in modo permanente.
L'unica nota positiva della vicenda è la presa di coscienza sulla serietà del problema a cui – confessa Zack Sheppard – si sta cercando un serio rimedio.
Lexar ha realizzato un videodietro-le-quinte in memoria del processo di produzione delle sue schede di memoria. Il video si trova su YouTube ed è molto interessante perché rivela cose che solitamente ignoriamo.
1. Prima del 1988 il nome dell’azienda non era Nikon.
Prima del 1988 il nome dell’azienda era Nippon Kogaku K.K. Qualcuno pensa che il nome sia cambiato prima, ma la transizione ufficiale è avvenuta solo il 1° aprile 1988 anche se il trademark Nikon era utilizzato a partire dalla metà degli anni ‘40.
La leggenda narra che tutto fu deciso quando l’allora presidente Shigetada Fukuoka si incontrò con il presidente della repubblica primo ministro francese Jacques Chirac. Quest’ultimo sentendo il nome Nippon Kogaku Kogyo rimase un po’ perplesso e solo quando Fukuoka pronunciò la parola Nikon il presidente capì chi aveva di fronte.
2. Nikon creò la prima fotocamera nel 1948
L’azienda fu fondata dall’unione di 3 aziende che si occupavano di ottiche nel 1917, ma la prima fotocamera arrivò solo nel 1948. Fino ad allora vennero prodotti solo obiettivo sotto il marchio Nikkor, binocoli e microscopi.
Il primo modello, Nikon I, fu prodotto troppo velocemente per soddisfare la domanda e la solidità del prodotto ne subì le conseguenze. I modelli successivi corressero queste problematiche.
Quando lanciarono sul mercato la rangefinder Hansa contattarono la Nippon Kogaku Kogyo, un affidabile azienda di obiettivi. La Hansa venne venduta con un Nikkor 50mm f/3.5 lens.
4. La Nikon F al momento del lancio costava 3 stipendi mensili
Nonostante i prezzi attuali possano sembrare alti al momento del lancio la Nikon F, la prima reflexNikon, costava 67.000 Yen, 3 stipendi mensili di un impiegato governativo all’epoca. Riuscirono a venderne oltre un milione in 15 anni.
La baionetta F è ancora utilizzata oggi nelle reflex dell’azienda. Un attacco rivoluzionario rispetto alle dimensioni delle telemetro in commercio all’epoca.
5. La prima reflex digitale è stata sviluppata in 2 anni
La Nikon D1 è stata sviluppata in soli due anni di lavoro.
Il presidente Nikon nel 1997 chiede ai suoi ingegneri di realizzare una reflex digitale. Questi risposero che sarebbero serviti probabilmente 4 anni di lavoro, ma sicuramente almeno 3. Ne vennero concessi solo due. Nel 1999 venne presentata la Nikon D1 che nonostante il prezzo di 5.500$ vendette oltre 100.000 corpi macchina in un solo anno.
Sony ha rilasciato un’importante comunicazione per tutti gli utenti delle sue nuove fotocamereSony A33 e A55.
Il sensore di entrambi i modelli avrebbe il problema di surriscaldarsi troppo velocemente durante la modalità video. Se poi si utilizza anche la stabilizzazione le cose peggiorano drasticamente, ma anche la temperatura ambiente è in grado di influenzare questo difetto.
Probabilmente in uno dei prossimi firmware verrà applicato un limite massimo di registrazione così come già presente anche in altre reflex. Dopo il salto la tabella con i minuti.
Petra Hall è una famosa fotografa matrimonialista in Svezia che qualche giorno fa era partita per una vacanza con il suo fidanzato Erkki a bordo di un’auto sportiva.
Durante il viaggio qualcosa è esploso nel bagagliaio e le fiamme si sono allargate fino a distruggere tutta la parte posteriore della vettura. All’interno fra le altre cose c’erano una Canon 7D con il 24-105mm L ed un portatile Macbook Air.
Come potete vedere dalla copertina lo spettacolo è sconsolante, ma Petra è riuscita ad estrarre la CF Sandisk che nonostante le alte temperature non ha subito alcun danno anche se aprire lo sportellino non è stato affatto semplice. Un vero attestato della qualità dei supporti Sandisk.
Le immagini con cui continuiamo, nel nostro immaginario collettivo, a rappresentare il Brasile spesso nascono e allo stesso tempo alimentano un gran numero di stereotipi. È cosi ad esempio se pensiamo al caffé, al carnevale, al calcio, alle proverbiali bellezze femminili o alla grande diffusione della violenza e della criminalità. Questi luoghi comuni, o meglio queste rappresentazioni, oggi sempre più veicolate proprio attraverso le immagini, se pur reali, altro non sono che delle semplificazioni che rischiano di frapporsi, come densi filtri, alla comprensione di una realtà culturale, economica e sociale ben più complessa.
Da qui nasce quindi l'esigenza di avvicinarsi anche attraverso la fotografia a quegli scorci della società brasiliana che facilmente ci possono apparire meno consueti, perché spesso solo sfiorati dalle grandi vie della comunicazione. E' in questo modo che i volti dei contadini, la gioia dei bambini, i ritmi delle giornate di lavoro scandite dal sole e dal caldo, la terra aspra e rossa, le feste, i canti, la nostra "bella ciao", il riso e fagioli, la birra e la cachaça acquistano una dimensione diversa, reale.
IL MOVIMENTO SEM TERRA Il Movimento dei Senza Terra è un movimento di agricoltori e braccianti in lotta contro i grandi proprietari terrieri e ha segnato in modo indelebile la storia recente del Brasile. Essi lottano per conquistarsi un posto occupando i terreni lasciati incolti dai latifondisti assenti ma disposti ad usare la forza per non perdere il loro diritto proprietario. I Sem Terra nei terreni occupati creano degli accampamenti, e avviano pratiche legali per vedere riconosciuta la loro azione e ottenere la proprietà delle terre. Dopo un lungo periodo di pratiche giudiziarie e di continua resistenza alle intimidazioni, trasformano gli accampamenti in “assestamenti” e iniziano la spartizione delle terre. il Movimento dei senza terra brasiliano (MST) è oggi il movimento sociale più grande in America Latina. Fin dalla sua creazione nei primi anni '80, il MST ha fatto pressioni sul governo per far riconoscere queste terre a circa 150.000 famiglie. Oggi il movimento sostiene la lotta di oltre 57.000 famiglie che hanno occupato terre incolte in 23 stati. Il movimento inoltre controlla 1000 scuole primarie nei loro asettlements, qui 2.000 insegnanti lavorano con circa 50.000 bambini. Nonostante il grande lavoro e sacrificio, i contadini sono costretti a subire continue violenze da parte della polizia e dei latifondisti, che spesso, si trasformano in veri e propri massacri.
PROGRAMMA E COSTO Giunto al suo quarto anno di vita, questo workshop rappresenta un esperienza di scambio, ormai consolidata, tra l’Arci e il Movimento dei Sem Terra e il fotografoDi Meo. Il corso, come sempre, avrà come protagonisti gli accampamenti del MST, i visi dei contadini, i ritmi delle giornate di lavoro scandite dal sole e dal caldo, in uno splendido scenario naturale nel nord del Brasile nello stato del Maranhao. Il programma prevede la vista di diversi accampamenti e assientamentos del MST ospiti delle famiglie di agricoltori in modo da avere una visione globale, ma ravvicinata, di questo grande movimento sociale. MST è partner dell’Arci nel cammino verso un mondo migliore. Ogni giorno si andrà in giro all'interno degli accampamenti e assientamentos dell'area prescelta per catturare "istantanee" della vita quotidiana dei Senza Terra. Solo camminando, solo entrando in case e baracche possiamo stabilire un rapporto con loro, che poi cercheremo di imprimere sulla pellicola fotografica. Tutte le sere invece si farà l'editing del lavoro degli studenti, con discussione e confronto tra le varie foto. Ogni giorno verranno quindi selezionate immagini significative su cui poi si baserà la selezione finale. Ogni studente alla fine del corso dovrà raccontare, con un gruppo d'immagini, la sua esperienza, il suo "reportage sociale" sul MST. La quota di partecipazione è di 2.500 euro e comprende viaggio, vitto e alloggio, assicurazione e spostamenti interni e ogni altro costo riferito alla realizzazione del corso in loco (sono esclusi i materiali dei singoli partecipanti mentre sono compresi tutti i materiali di gruppo). La quota comprende inoltre un contributo al nostro partner locale Movimento Sem Terra. GIULIO DI MEO Il corso sarà tenuto da Giulio Di Meo, fotografo professionista dal 2000, allievo di uno dei più grandi fotografi italiani Ernesto Bazan. Dal 2002 è impegnato in un ambizioso progetto fotografico, "Riflessi antagonisti", che si è già tradotto in due mostre fotografiche, "Riflessi Cubani" e "Tra cielo e terra", quest'ultima realizzata nel corso del campo di lavoro nella favela di Santa Marta del 2005. Dal 2004 lavora in stretto rapporto con l'Arci per il quale ha già realizzato lo splendido calendario del 50° anniversario dell'associazione (2007) e un libro fotografico che racconta la nostra associazione vista dal punto di vista dei circoli.
Contenuti del Corso 16-19 luglio 2010
Lezioni Teoriche (2 lezioni di due ore): o Introduzione al reportage; definizione e distinzione delle forme in cui si sviluppa il reportage, cenni di storia del reportage, sviluppo della fotografia documentaria in Europa e in USA; o Il reportage del quotidiano, il “fattore umano”, la fotografia di strada, il reportage delle piccole cose, il fotografo delle situazioni “normali” della gente “normale”; o Il comportamento del fotografo, il rispetto di chi si fotografa, il dialogo e la socializzazione con i soggetti, la spontaneità dei soggetti; o La costruzione della storia, la soggettività sociale e politica, l’oggettività;
Editing (5 lezioni di due ore): • Sedute di critica e selezione.
Lezione Pratiche: Uscite fotografiche giornaliere di 6 ore.
Leader nel settore del digital imaging, Canon svolge incessantemente attività di ricerca, e accetta le nuove sfide del mercato per individuare nuove e migliori forme di espressività visiva contribuendo così, in definitiva, al rafforzamento di questa forma d'arte.
Le installazioni NEOREAL – un nuovo mondo sensoriale – presentate già nel 2008 alla Milan Design Week mostrano i risultati nati dalla collaborazione con alcuni creativi e artisti Giapponesi. Un opera che ancora una volta ha entusiasmato i visitatori, facendo apprezzare i prodotti e le tecnologie Canon più recenti.
Neoreal – A source of visual inspiration Nella prestigiosa sede della Triennale di Milano, dal 13 al 19 aprile 2010, Canon ha presentato la terza edizione di “NEOREAL”: uno spazio creativo in cui il talento e l’inventiva giapponesi si sono fusi con la tecnologia più innovativa del digital imaging Canon.
La mostra-installazione, dal titolo Kagayaki, si è presentata ai visitatori come una struttura poliedrica a spirale, progettata dall’architetto Akihisa Hirata, sulla quale venivano proiettate delle immagini vibranti di colore, nate dalla creatività di Kyota Takahashi.
La struttura, evocando un organismo vivente, caratterizzato da un design tridimensionale curvilineo – alta circa 6 metri, larga 8 e profonda 40 – si snodava su uno spazio espositivo di 650 m2.
Le immagini sono state realizzate con la reflexEOS 7D, dotata di funzionalità di registrazione videoFull HD, e con la videocameraFull HD LEGRIA HF S 21 e proiettate da ben 21 proiettori della serie XEED che garantiscono immagini nitide e cristalline.
XEED WUX10 Full HD, dotato della straordinaria risoluzione WUXGA (1920 x 1200 pixel), e XEED SX80 Mark II con risoluzione SXGA+. Una sintesi più che convincente delle tecnologie di input e output Canon, senza le quali una tale nuova espressività non sarebbe stata possibile.
Prism Liquid Riconoscere il proiettore è il punto di partenza. Testo di Kyota Takahashi “L'ispirazione nasce dal proiettore stesso. Il fascio emesso dal proiettore è in realtà uno spazio fatto di luce, un volume invisibile di forma piramidale. Riconoscendo il fenomeno di spazialità del proiettore ho creato una superficie che lo facesse emergere. Ho voluto esprimere nel modo più essenziale e diretto possibile il concetto di “dall'acquisizione alla riproduzione”. Senza utilizzare la CG ma curando invece la scelta dei soggetti, il posizionamento delle luci e il metodo di ripresa, ho cercato di mettere in risalto il fascino che un'immagine reale può avere. Ho pensato di creare un mondo in cui far coesistere concetti che sono abitualmente in contrasto, come “2D/3D” “concreto/astratto” “statica/dinamica”? Le immagini vengono inizialmente proiettate sul grande schermo orizzontale che si trova in fondo alla sala. In questa sezione le immagini sono state riprese simultaneamente da 5 fotocamerereflex con funzione di registrazione video; usando questi fotogrammi sono riuscito a creare uno scenario estremamente panoramico fatto di immagini vivide e di alta qualità come fosse un Emakimono, un rotolo istoriato. Utilizzando il Vision Scroller* ho fatto sì che i visitatori potessero interagire e apprezzare questa esperienza visiva LIVE. Le immagini vengono prima scomposte in frammenti dai colori scintillanti e poi ricostruite tridimensionalmente come Origami diventando immagini figurative concrete. Il risultato è una dimensione ignota, resa possibile dalla tecnologia raffinata e precisa del digital imaging Canon, e dalla variazione di colore e dal dinamismo propri delle luci e delle immagini”.
*Vision Scroller È un riproduttore di immagini reali progettato da Kyota Takahashi installando una videocamera sotto una lastra di plexiglass, che fa da tela. Quando si posa un oggetto come della sabbia o una piuma sulla lastra, la videocamera cattura l’immagine e la proietta in tempo reale attraverso il proiettore. Le immagini vengono fatte ruotare e muovere liberamente in due modi: muovendo trasversalmente gli oggetti mediante avvolgimento della pellicola trasparente che ricopre la lastra, o installando la videocamera su un piano girevole. Il Vision Scroller viene abitualmente usato da Takahashi durante le sue performance, ma per la Milan Design Week ne è stata prodotta una versione più avanzata. Con questo sistema i visitatori potranno sperimentare le immagini proiettate direttamente dal vivo.
Intrecciarsi con le luci Testo di Akihisa Hirata “Le luci emesse dal proiettore generalmente vengono proiettate su di uno schermo piatto, quindi noi percepiamo l'immagine in due dimensioni. Ma in realtà vi è un'e-stensione a cono, tridimensionale, delle luci create dal proiettore. Lo schermo è ciò che taglia la luce, e quello che vediamo è il suo riflesso. Ho voluto creare uno spazio in cui si potesse giocare tridimensionalmente con questo cono di luce, nonché percepire un'esperienza sensoriale quasi fisica di intreccio con le luci. La struttura si estende come un nastro che definisce una forma a spirale, attraversando in modo continuativo tutto lo spazio. Questo grande nastro a spirale, nato dallo sviluppo di un poliedro, si intreccia all'estensione tridimensionale delle luci creata da più proiettori. All'apparizione del cono di luce la superficie del nastro si trasforma in un nastro luminoso multicolore, come se esso stesso irradiasse la luce. Il nastro si snoda attraverso la sala cambiando le dimensioni a seconda della posizione. In una parte definisce lo spazio di sei metri di altezza, in un'altra attraversa l'aria come una cascata, o ancora striscia sul pavimento sostenendo il grande schermo piano. È come un tralcio che si attorciglia alle luci in mille modi. Intrecciarsi… Riferendosi alla natura vi sono tante cose che si intrecciano reciprocamente, mantenendo al tempo stesso un loro ordine: dalla proteina nel microcosmo al bosco, in cui coesistono vari tipi di animali e vegetali. Anche l'architettura e gli spazi creati dall'uomo dovrebbero entrare a far parte dell'ordine delle vite a cui si intrecciano. Ciò dovrebbe portare a creare nuove realtà e nuove esperienze, moderne ma al tempo stesso primitive, che si intrecciano con i nostri corpi”.
Una miniguida della viaggiatrice solitaria e fotografa umanitaria Raffaella Milandri.
Il momento del viaggio
Stai per partire: l’odore dell’aria e le cose intorno a te diventano evanescenti e lasciano il posto
a nuovi e ancora inimmaginabili atmosfere e panorami.
La tua dimensione sta per proiettarsi “oltre”, stai per varcare i confini del tuo Paese, e poi altri ancora,
per percorrere e fagocitare miglia su miglia, via aria, via terra, via mare.
Ti vedi un puntino minuscolo e insignificante sul mappamondo, e più ti allontani dalle tue abituali coordinate e più le tue radici geografiche, sociali e culturali si sfilacciano .
Stai per entrare in contatto con il te stesso che sonnecchia nella sicurezza del tran tran quotidiano.
E’ un momento di evasione dalla propria realtà quotidiana e dai ritmi usuali. Il tuo mondo sarà la valigia e il tuo zaino, devi scegliere cosa portare con te e le poche cose da amministrare. Assapori il piacere di ridurre il tuo parco telefoni ad un solo cellulare; i tuoi vestiti si ridurranno a 4 pantaloni e 6 maglie , i libri da leggere saranno 4 e in cuor tuo speri di non avere il tempo di leggerli tutti. Lasci tutte le tue cose in ordine perché quando torni tutto sarà al suo posto -un bisogno di certezza irrinunciabile.
Qualcuno intende il viaggio come vacanza e relax: due settimane al mare, o dieci giorni in crociera, o in un villaggio turistico, con i terminali mentali spenti senza pensare a nulla.
Qualcuno intende il viaggio come una esperienza di vita, un momento di conoscenza, di esplorazione e di crescita personale. E’ un momento di scoperta, di se stessi e degli altri.
La scelta
In un viaggio viene prima la scelta del dove o del quando?
Viene prima la scelta del dove o del “con chi” ?
E come si decide se viaggiare “fai da te” o con tour organizzati?
Quando e quanto
Con l’elenco delle località preferite in mano, è fondamentale identificare :
1)il periodo delle ferie: in Italia la maggior parte di noi mortali ha le ferie in agosto e a fine dicembre, quando i prezzi lievitano per i voli, per i tour, per tutto.
Se possibile, è sempre meglio viaggiare negli altri mesi.
2)la durata delle ferie: ottimale, per viaggi indipendenti fuori continente, avere 15/20 giorni o anche più. Per viaggi in Europa, invece, 10 giorni sono ottimi per molte destinazioni .
3)il budget di spesa: sono copiose le offerte di mutui per le vacanze, ma sarebbe meglio un viaggio dal costo accessibile sulla base delle proprie possibilità. Il viaggio indipendente può essere più economico ma è più soggetto a spese impreviste e richiede una buona organizzazione .
DA SOLI
La fondamentale consapevolezza prima di partire è che non puoi dimenticare nulla, non puoi tralasciare dettagli, devi prevenire al massimo gli imprevisti (fisici, mentali, climatici, etc) La tabella dei preparativi va seguita con scrupolo . Una buona parte dei tuoi imprevisti (qualcuno è inevitabile!!)si possono ridurre o risolvere con informazione e prevenzione e trovare la soluzione migliore in tempi veloci . In Giappone ad esempio i bancomat non sono sempre compatibili con le nostre carte. Onde evitare di esibirti in “O sole mio” nelle stazioni della metro a Tokyo per racimolare un po’ di spiccioli, è opportuno partire con scorta di contanti e carta di credito supplementare.
Io amo il viaggio indipendente in solitaria: è decisionismo puro, senza compromessi. Tutto dipende da te. Già in due è fondamentale sottostare ad una democrazia che impone di consultarsi e trovare un accordo. Ritengo un momento di grande crescita personale il viaggio in solitaria ”Chi rompe paga, e i cocci sono suoi”. Ecco, se sbagli qualcosa nel tuo percorso, i cocci sono tutti tuoi e tutto sommato sei sempre più tollerante con te stesso che non con gli altri. Grandi amicizie o anche relazioni sentimentali sono state distrutte, divelte, dissacrate dopo 10 giorni di convivenza in vacanza. La formula per l’esatta convivenza è ardua da trovare. Patti chiari amicizia lunga: prima di partire, onde abbeverarsi a quel dolce nettare che è la condivisione della vacanza, è opportuno definire: dove si va, la filosofia di viaggio, il budget di spesa, le località da visitare.
Con il partner
Occorre senz’altro una relazione solida per fare un viaggio “fai da te” con il tuo partner. Devi conoscerlo/a bene, sapere la sua resistenza fisica e mentale ai vari imprevisti. Certo, una vacanza di 15 giorni in un villaggio turistico non richiede molta preparazione e precauzioni, e anche una settimana in una capitale europea ben si presta alle coppie in via di consolidamento. Ma la vacanza on the road, con ritmi pressanti e sbalzi frequenti, richiede sangue freddo e non solo amore. Ti capiterà talvolta di tornare da un viaggio con il tuo partner, dicendoti che non avete nulla in comune: le sue reazioni al giro nel centro commerciale e quelle al giro nel bazar di Algeri sono completamente diverse. I suoi gusti alimentari macrobiotici, pienamente appagati nel centro di Milano, stonano terribilmente con le avventurose pietanze che trovi a Bangkok. Le sue lunghe soste in bagno, la mattina, ti hanno rubato ore preziose da dedicare all’esplorazione del Gange all’alba. La sua ricerca in tutti i negozi di Jaipur di una sciarpa in seta per la mamma ti ha sfinito, tediato, spossato fino all’esasperazione. Non reagire subito, aspetta e fai decantare le emozioni per almeno 15 giorni dopo il rientro dal viaggio. Probabilmente, dopo 15 giorni e qualche racconto agli amici della vostra vacanza, tutto sembrerà meno terribile. Ci riderai su. L’amore tornerà a trionfare.
Con gli amici
Se vai in vacanza con un solo amico/a , vale quello che è stato detto per la vacanza con il/la partner. Leggi amicizia e affetto invece di amore, e ci siamo. Il gruppo di amici/amiche , composto da tre o più persone, offre molte soluzioni e soprattutto alleanze opportune che alleviano la convivenza. Nelle decisioni vince la maggioranza, ma c’è una libertà maggiore, due di voi vanno a visitare il museo etnico, un altro va a fare shopping, due si fermano a mangiare un piatto di spaghetti neozelandesi. La cosa importante e vitale è avere poi sempre un posto di ritrovo e dei punti fermi, nonché nelle emergenze la possibilità di comunicare fra di voi. A Delhi abbiamo speso 4 (dico quattro ) ore cercando di ritrovarci in centro, con circa 42 gradi all’ombra , venditori ambulanti assillanti, mal di piedi incombente. Ognuno aveva ragione, ognuno pensava dell’altro che era un idiota. Con gli amici è altresì vitale, prima di partire, fare un programma di viaggio di massima, accordarsi su tempi e ritmi, stabilire tappe sicure e lasciare spazio alle variabili. Gli interessi possono essere diversi, quindi bisogna dare spazio ad ognuno nel programma . Questi punti fermi prima della partenza saranno utilissimi per gestire il tempo di tutti. Perché, va ricordato, in vacanza il tempo è denaro. Quando spendi 1000 euro di biglietto aereo e la prima mattina a San Francisco, per lasciare l’albergo, devi aspettare due ore Giovanni perché non si è svegliato, difficilmente avrai per lui tutta la tua comprensione . In vacanza il tempo è un patrimonio che va gestito molto oculatamente. Può essere difficile tornare negli stessi posti un’altra volta nella tua vita( e magari quei posti in dieci anni cambieranno del tutto fisionomia), quindi il rispetto del tempo comune è fondamentale. Un altro aspetto dei viaggi con amici è la famosa e temibile “cassa comune”. Quella cassa (un portafogli, un sacchettino, una tasca) verrà nutrita dalle tasche di tutti, onde evitare disparità (quello ci marcia, diranno di Andrea che ha la fama di essere tirchio). Con la cassa comune si pagheranno le spese comuni ed uguali per tutti: l’albergo, i biglietti per i musei o i parchi, il carburante o il treno. I pasti sono un caso a parte, da stabilire all’occorrenza: ho visto persone fare storie sul conto diviso equamente perché Giulia aveva mangiato per 40 centesimi più degli altri. Ho visto amici fare discriminazioni : Fabio beve birra e Luisa beve acqua, non possono pagare uguale. Insomma, la cassa comune è una fonte inesauribile di discussioni e dolori. Tra l’altro, chi tiene la cassa comune? Chiunque egli /ella sia, designato da tutti gli altri, verrà ad un certo punto guardato con sospetto: “Luigi, ma non è che hai pagato la tua freccia indiana con la cassa comune?Mi sembrava…ma è sicuro che tieni i soldi della cassa separati dai tuoi?” Fantastico Osvaldo , negli States: si lancia nel Colorado a fare il bagno con la cassa comune in tasca! Insomma, quando si viaggia insieme, si è collegati come nel gioco del domino, uno in fila all’altro, e quello/a che sta male, che perde i soldi, che deve SUBITO andare in bagno , che ha la gonna corta e nella moschea non può entrare, che la mattina non si alza, che mangia solo vegetariano, insomma quello/a che coinvolge anche gli altri del gruppo con le sue individuali esigenze o problematiche.
CON COMPAGNI IMPROVVISATI
Oggi molti siti web propongono e facilitano l’aggregamento tra compagni di viaggio che non si conoscono e che decidono di partire insieme, accomunati dalla meta desiderata. L’entusiasmo della partenza stempera le possibili divergenze di opinione, l’importante è partire! Ma i nodi verranno al pettine: mai tralasciare il programma di viaggio (tappe, ritmi, etc) ; questo è il salvagente che eviterà al vostro viaggio comunitario di
naufragare. Se infatti l’amore o l’amicizia possono fare da deterrente a litigi, discussioni e fratture fra i partecipanti al viaggio, quando si viaggia fra sconosciuti il malcontento è pronto a serpeggiare e a spuntar fuori anche violentemente. Ognuno ha il proprio ego pronto ad armarsi fino ai denti per la sopravvivenza e per la difesa della propria vacanza. Ognuno ha sognato la “propria” vacanza. Esistono delle persone amabili a priori, che si adatteranno comunque ad ogni circostanza e cercheranno di smussare gli animi spigolosi che li circondano; ma per molti è facile arrivare al momento delle polemiche e della “tolleranza zero”.
Dopo circa 10 giorni di patimenti caratteriali, intuiti ma non evitati, dopo qualche urlo e parolaccia, subìti ma non perdonati, la stazione di Calcutta si trasformò nello stage del film “Fuga da Alcatraz”: in due fuggimmo dal treno ancora in movimento, bagagli a tracolla, per seminare gli altri tre scomodi compagni di viaggio. In un batter d’occhio eravamo su un taxi , noncuranti degli altri e del loro futuro. “Mors tua vita mea” . Attenzione alla miscellanea di caratteri e di esperienza, e soprattutto ai “viaggiatori per caso” . Altro aspetto importante dei viaggi di gruppo: i bagagli. C’è che porta un bagaglio spartano e chi no. Se si viaggia in auto, è fondamentale spartire equamente gli spazi con gli altri. E mantenere del posto libero per i souvenir, immancabili, di ognuno.
“Mi raccomando, una valigia a testa!” dissi io. In partenza in auto per la Romania, in quattro, una valigia a testa, ma una valigia era grande come una portaerei. Non entrava nel bagagliaio!
Sosta tecnica per rifacimento bagagli.
Altro viaggio, in partenza in auto per la Polonia, in quattro : una valigia a testa! Avete presente il libro di Jerome K.Jerome, divertentissimo “Tre uomini in barca…per tacer del cane”?
Qui il titolo era “ Due uomini e due donne in auto…per tacer dell’asse da stiro” Ebbene sì, lo spirito pratico e spartano aveva suggerito ad una dei viaggiatori di portare l’asse da stiro. Forse era da usare come zattera in caso di alluvione?
CHI E’ RAFFAELLA MILANDRI
Viaggiatrice in solitaria e fotografa, Raffaella Milandri
si dedica principalmente alla “fotografia umanitaria” intesa come strumento di sensibilizzazione verso i diritti umani, per i quali lottano quotidianamente molti popoli indigeni ad esempio, e problematiche sociali quali il lavoro minorile e la situazione femminile.
La sua attenzione si concentra sulle culture extraeuropee, sulla vita di strada e nei villaggi rurali: durante i suoi viaggi in solitaria cammina e vive con la sua Canon al collo, indaga con estrema curiosità, si siede fra la gente, beve, mangia e parla con loro, spesso ospite delle loro abitudini e cerimonie, partecipando con estrema empatia.
Nessuna posa o situazione è creata nelle sue opere: la fotografa riproduce la realtà, le situazioni e gli sguardi così come appaiono, cercando di ridurre al minimo il suo impatto “occidentale” sull’ambiente circostante.
Dal 2007 collabora con la Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi (MI )
-FOTOREPORTAGE
Australia (Northern Territory, Kimberly), Giappone ,
India (Gujarat, Rajasthan etc), Nepal , Tibet 2009,
Stati Uniti (Navajoland, Texas, New Mexico, Alaska, etc),
Canada (Yukon), Egitto (White Desert ), Botswana ,
Europa (Polonia, Francia etc etc)
-MOSTRE E PROIEZIONI
2008 Mostra Crossing borders sulla situazione della donna e il lavoro minorile in India
2009 Mostra Imagine sulla situazione nepalese e tibetana con asta di beneficenza
2009 Proiezione “ Imagine” sulla condizione del viaggio in solitaria in Tibet
2009-2010 Mostra-Proiezione “Tra la perduta gente” in solidarietà ai Boscimani del Kalahari
Svariate sue foto sono state donate per aste di beneficenza e raccolte fondi a fini benefici.
-VIAGGI MEDIATICI
Vari collegamenti in diretta dai luoghi dei suoi viaggi, tra cui uno con Maurizio Costanzo, e collegamenti in diretta su Facebook da Tibet, Nepal e Botswana fanno diventare i viaggi in solitaria di Raffaella Milandri un evento mediatico molto seguito.
“ Viaggiare in solitaria crea il necessario distacco dal mio quotidiano:
mi “abbandono” ai modi di vivere dei popoli che sto visitando, mi immergo “incontaminata” nella loro cultura e ne respiro l’essenza, in una dimensione spirituale ideale per la mia ricerca. Mi assimilo alle genti per catturarne l’immagine autentica, in momenti carichi di intenso significato emozionale. Il mio terzo occhio è la macchina fotografica, con la quale cristallizzo il quotidiano in un momento senza tempo”
“Cammino fra la gente e talvolta ho dei “colpi di fulmine”: mi innamoro di un viso, di un gesto,
di una situazione e sono capace di stare per ore ad inseguire l’attimo da immortalare”
“Adatto sempre i mie abiti e i miei gesti alla cultura locale. Viaggiare in solitaria può comportare vari contrattempi e pericoli , ad esempio oltre il Circolo Polare Artico ho dovuto abbandonare il fuoristrada in un fiume, rischiando l’ipotermia”
IN PROGRAMMA
“ Sto meditando i prossimi viaggi in solitaria del 2010.
Tra le prossime mete , il Camerun e la mia amata India, con particolare ricerca sulle popolazioni indigene e sulle loro problematiche. Sempre in diretta su Facebook.”
Quando il mondo reale e quello onirico si sfiorano succedono cose incredibili che qualcuno è in grado di cogliere e mostrare meglio di altri, anche se spesso ricorre a qualche trucco o stratagemma per aiutare la visione e i sensi che la seguono.
Assemblando apparecchi di fortuna e spesso anche elementi appartenuti a giocattoli o concepiti per questi, Susan Burnstine ha costruito a questo scopo un suo personale ‘parco macchine’ e l’attrezzatura fotografica necessaria a visualizzare in-camera questa sorta di dimensione di mezzo senza dover ricorrere ad effetti realizzati in post produzione.
Rimanendo in bilico tra sogno e realtà , immaginazione e desiderio, le immagini sono suggestive come un ricordo che non si riesce o non si vuole mettere a fuoco, come una sensazione fuggevole della quale tra un momento non rimarrà che una traccia confusa, ed è proprio questo a renderle davvero intriganti al pari di un varco di accesso ad un’altra dimensione. Nel video alcune immagini e un’intervista alla fotografa americana.
In mostra con una collettiva alla Verve Gallery of Photography di Santa Fe, dal 28 agosto al 7 novembre 2009, Susan Burnstine sarà in mostra con una personale a dicembre 2009 alla The Canary Gallery di New Orleans, in concomitanza con PhotoNola.
Dalle vittime di abusi sessuali dell’Alaska ai Talebani in Afghanistan, dai reportage di guerra a quelli di viaggio, dalla quotidianità della tribù amazzonica dei Kamayurá al mondo dello sport, Damon Winter ha confermato il suo eclettico talento seguendo la campagna presidenziale del presidente americano Barack Obama e ricevendo per il suo A Vision of History il Pulitzer per la migliore fotografia (Feature Photography).
Quello di Winter è uno dei cinque Premi Pulitzer ottenuti nel 2009 dal New York Times, con il quale il fotografo americano collabora dal 2007, dopo aver fatto parte dello staff del Los Angeles Times per tre anni e aver fotografato tra le altre cose, l’attacco dell’11 settembre a New York, i giochi olimpici del 2002, i balli cubani il conflitto in Israele e Libano… senza avere ancora compiuto i suoi primi 35 anni.
Saranno in più di 1000 (incluse alcune tv e radio private) a seguire su Facebook in diretta la prossima avventura di Raffaella Milandri, viaggiatrice in solitaria e fotografa di San Benedetto del Tronto.
Dopo Australia, Alaska, Tibet, Nepal, la meta ora è il Botswana , in Africa. Partenza domenica 23 agosto.
"Pochissimi viaggiatori hanno affrontato quelle zone in solitaria (Okavango, Kalahari, Limpopo) e molto probabilmente sono l'unica donna" dice Raffaella Milandri.
Abbiamo chiesto come è la preparazione per un viaggio in solitaria, ecco i dettagli.
Mappe e guide alla mano, Raffaella Milandri ha valutato un percorso di massima, temperatura e condizioni climatiche, condizioni delle strade, eventuali pericoli, equipaggiamento e mezzi di trasporto. Solito check up dei vaccini con la aggiunta di quello per la febbre gialla e profilassi antimalarica , sotto il consiglio dell’utilissimo Centro Medicina del Viaggiatore offerto dal SSN. Ha prenotato solo il volo e noleggiato un fuoristrada con GPS, contattato l’Ambasciata Italiana competente per le emergenze. In valigia: borsa di medicinali ampia e generosa, repellente per insetti ed energetici a rilascio immediato. Kit di pronto soccorso.
” Il mio bagaglio più importante è costituito da tre cose:
il sorriso, un profilo basso e il mio sesto senso ” dice la Milandri. "Il mio viaggio, oltre ad essere una spedizione in fuoristrada di 5000 km, ha anche il fine di raccogliere immagini e testimonianze a fini umanitari.
La fotografia è per me soprattutto uno strumento sociale, che evidenzi realtà distrutte da una globalizzazione avida di denaro e povera di Progresso.
La fotografia è anche uno strumento di aiuto economico e umanitario:
ringrazio la ANFFAS Onlus di Varese che, chiedendomi alcune foto in dono per una mostra fotografica con asta di beneficenza che si terrà ad ottobre, mi ha dato modo di contribuire in modo fattivo alla loro causa. ”
La Milandri ha già al suo attivo una mostra sul lavoro minorile in India, e una su Nepal e Tibet, con asta di eneficenza, in favore di un centro di anziani nepalesi senzatetto.
Al rientro dal viaggio la viaggiatrice annuncerà una mostra su alcune tematiche sociali e umanitarie.
“Per scaramanzia ne parliamo quando torno” Il link all'evento su Facebook per seguire il suo viaggio è http://www.facebook.com/editevent.php?picture&eid=118743176361#/event.php?eid=118743176361
In anteprima da Colette a Parigi, fino al 20 giugno e da metà giugno on line e nelle migliori librerie, trovate Like Lipstick Traces, un libro fotografico che raccoglie oltre 600 polaroids scattate in due anni da 13 writers di diverse nazionalità , rimasti fuori dalla logica di mercato del mainstream e dentro quella dei segni di una generazione.
224 pagine di testi e immagini di ROE (UK), C.B.S (DE), DUMBO (IT), HONET (FR), KEGR (DK), O’CLOCK (FR), OS CURURUS (BR), RATE (USA), REMIO (NOR), ROCKY (ES), SCAN (CA), SMASH (CH) e THE E.R.S (BE). Immagini che documentano in modo inedito la quotinianità di un fermento culturale discusso e criticato ma ancora vitale, con un sacco di cose da dire e mostrare su una generazione che potrebbe idealmente seguire le avanguardie artistiche del ventesimo secolo e proporsi come un ulteriore capitolo di Lipstick Traces: A Secret History of the Twentieth Century di Greil Marcus.
Il 4 giugno si è arrivati al ventesimo anniversario della strage di piazza Tiananmen.
Si tratta di un fatto che il governo cinese ha sempre cercato di nascondere e distorcere per impedire ai cinesi di capire come sono andate veramente le cose o che anche un piccolo uomo può fare grandi cose come si può vedere nella celeberrima foto di copertina.
The Big Picture ha pubblicato una galleria dedicata a quel che è successo 20 anni fa e com’è ora la Cina. Per quelli che vogliono ricapitolare gli eventi che sfociarono con la strage possono leggere la storia sulla Wikipedia. Dopo il salto alcuni video sulla censura preventiva cinese che ha oscurato molti siti della rete in occasione dell’anniversario.
Giocare con i doppi sensi, costruire set dai toni ludici e pieni di azione, usare svariati media per esprimere la propria arte, queste sono tutte peculiarità del lavoro di questo giovane artista.
Andy Bloxham ha uno spiccato senso dell’ironia e questo viene dimostrato ampliamente in molti suoi lavori. Mi soffermo in modo particolare sulla sua sezione fotografica, e su una serie intitolata Polaroids. In questo caso il gioco sta nel linguaggio visivo, dove una serie di prospettive e di “incursioni otticheâ€, ci fanno apprezzare questo lavoro.
Davanti a uno scenario di varia natura, come paesaggi di città o naturali, ritratti a persone e cose, il fotografo applica una polaroid che sovrappone alla realtà preesistente, cercando di completare ogni situazione che gli si prospetta davanti. In questo modo il fotografo ci mostra e svela quello che lui preferisce, nascondendo con una polaroid una parte delle immagini.
Spesso l’istantanea è applicata come se fosse parte integrante del paesaggio che gli sta dietro, a volte è semplicemente una visione differente dello stesso luogo, nel suo dettaglio o nella sua totalità . Sta di fatto che il gioco estetico rimane una costante della serie, semplice nella realizzazione, e interessante dal punto di vista estetico.
Realizzare ritratti non è semplice e con un solo punto luce le cose si complicano.
Snapify ha realizzato 10 auto ritratti completamente diversi esplorando le possibilità che vengono offerte dall’uso di riflettori e diffusori. Solo in una foto, l’ultima, su 10 è stata utilizzata anche la luce ambientale.
Quel che si può capire da questi esperimenti è che non servono molte luci per ottenere delle foto con un’illuminazione interessante. Ritratto #1: classic portrait Ritratto #2: bottom diffusion Ritratto #3: top diffusion