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Articoli marcati con tag ‘diana’

15.10.10 – Dove dormono i bambini

venerdì, 15 ottobre 2010
listen it it 15.10.10   Dove dormono i bambini
«Sono foto bellissime che mi hanno commosso e lasciato senza fiato.»
Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti

76d6d 3795 15.10.10   Dove dormono i bambiniJames Mollison durante i suoi viaggi ha fotografato le camerette di 56 bambini provenienti da 24 paesi di tutto il mondo: dagli Stati Uniti al Messico, dal Brasile alla Gran Bretagna, dall’Italia al Giappone all’India. Il risultato è un volume intenso e commovente che nella sua semplice e diretta testimonianza ci aiuta a riflettere sulle differenze sociali. E a fare di tutto per abbatterle.

Sfogliando questo volume – edito da Contrasto – si fa il giro del mondo, a ogni pagina si entra in una stanza da letto differente, si incontra il suo piccolo proprietario e si scopre la sua giovane vita. Ogni storia racconta una vita diversa: un modo di essere bambino oggi che cambia da luogo a luogo, con tutti i problemi, i dubbi e le contraddizioni sociali che l’infanzia vive nel nostro tempo.

La piccola Kaya, di Tokyo, ha l’armadio pieno di centinaia di vestiti colortissimi che la madre cuce per lei; Bilal, pastore beduino della Cisgiordania, dorme all’aperto con il gregge di capre del padre; Indira, in Nepal, lavora in una cava di granito da quando ha tre anni mentre Ahkôhxet, piccolo indio Kraho, dorme sul pavimento di una capanna nel cuore della foresta amazzonica.

“Questo lavoro rappresenta un modo per riflettere sulla povertà, sul benessere economico, su come i bambini si relazionino agli oggetti della loro vita quotidiana e sul loro potere – o mancanza di questo – nel prendere decisioni riguardo alle loro vite. Questo libro raccoglie il frutto di una serie di incontri casuali e fortunati, realizzati in tutto il mondo durante i miei frequenti viaggi di lavoro come fotografo. Il mio percorso professionale e umano, la curiosità e la voglia di fermarsi a riperdere le immagini e le parole che mi sono sembrate toccanti e che mi hanno commosso: ecco il vero e unico motore di questo volume.“
James Mollison Venezia, Maggio 2010

James Mollison è nato in Kenya nel 1973 e cresciuto in Inghilterra. Dopo aver studiato Arte e Design alla Oxford Brookes University, e poi cinema e fotogra?a alla Newport School of Art and Design, si trasferisce in Italia a lavorare nel laboratorio creativo di Benetton, Fabrica. Collabora con numerose riviste tra cui: New York Times Magazine, The Guardian, The Paris Review, The New Yorker e Le Monde. Il suo ultimo libro Disciples è stato pubblicato nell'ottobre 2008, dopo la prima mostra alla Hasted Hunt Gallery di New York. Nel 2007 ha pubblicato The Memory of Pablo Escobar, la straordinaria storia del “più ricco e violento gangster della storia” raccontata attraverso centinaia di fotogra?e. Un seguito originale all’incredibile lavoro sulle grandi scimmie, ampiamente documentato da una mostra al Natural History Museum di Londra, e dal libro James e altri simili (Contrasto, 2004). Mollison vive a Venezia con la moglie.

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07.10.10 – Che ci faccio qui? I bambini nelle carceri

giovedì, 7 ottobre 2010
listen it it 07.10.10   Che ci faccio qui? I bambini nelle carceri

Inaugura domani, 8 ottobre 2010 alle 18:00, presso il Foyer Spazio Oberdan a Milano la mostra fotografica Che ci faccio io qui? I bambini nelle carceri italiane.


2c896 3725 07.10.10   Che ci faccio qui? I bambini nelle carceri

Dopo Roma, la mostra promossa dall’associazione A Roma, Insieme e dall’agenzia Contrasto, sarà ospite della città di Milano, realtà di eccellenza grazie alla presenza dell’ICAM Istituto a Custodia attenuata per le detenute madri. Inoltre, il progetto europeo Edge Festival, dal 21 ottobre a dicembre 2010, ospiterà una selezione della mostra.

La mostra documenta la condizione di madri e bambini nelle carceri italiane attraverso le immagini raccolte da cinque grandi fotografi in altrettanti Istituti penitenziari femminili. L’Associazione di volontariato “A Roma, Insieme” è impegnata da tredici anni con le donne del carcere romano di Rebibbia. L'impegno dei volontari è rivolto soprattutto ai loro figli, che fino ai 3 anni vivono l’esperienza della detenzione con le madri, in un ambiente del tutto inadeguato alle loro esigenze di crescita.

Le fotografie esposte raccontano la vita quotidiana di queste donne e dei loro figli, una realtà drammatica ma spesso sconosciuta. Il reportage è stato realizzato da 5 fotografi di fama internazionale, selezionati tra quelli più attenti ai problemi sociali e alle questioni carcerarie: Marcello Bonfanti, Francesco Cocco, Luigi Gariglio, Mikhael Subotzky e Riccardo Venturi. Le foto sono state scattate in cinque Istituti penitenziari femminili: Roma – Rebibbia, Avellino – Bellizzi Irpino-Pozzuoli, Milano – San Vittore, Torino – Lo Russo e Cutugno, Venezia – Giudecca.

Secondo quanto previsto dalla legge, le madri detenute possono tenere con loro i figli fino all’età di 3 anni. Per questo motivo l’Associazione promuove e realizza una serie di attività concrete volte a limitare i danni del carcere sui bambini e ad aiutare le donne a gestire il rapporto con i propri figli durante la detenzione e favorirne il reinserimento sociale, ma allo stesso tempo mira a sensibilizzare l’opinione pubblica per attivare risposte adeguate da parte delle Istituzioni a questo problema.

Marcello Bonfanti è nato nel 1972 e vive a Milano. Si è laureato nel 2002 in Photographic Arts alla University of Westminster di Londra. Ha ricevuto riconoscimenti internazionali tra cui l'Hodge Award del settimanale britannico The Observer nel 2001 e il terzo premio nella categoria Arts and Entertainment stories del World Press Photo 2005 con il lavoro sulle drag queens cubane. Ha realizzato, fra l'altro, la campagna immagine per Emergency (2007) e la campagna promozionale del made in Italy con testimonial Isabella Rossellini. Nelle sue immagini Marcello Bonfanti cerca sempre il rapporto con il soggetto fotografato e riesce, grazie alle atmosfere artificiali delle sue illuminazioni, a dargli un’unicità.

Francesco Cocco, classe 1960, inizia la sua attività di fotografo nel 1989. Agli esordi della sua carriera documenta il Vietnam postcomunista, la prostituzione minorile in Cambogia, la realtà dei disabili italiani. Dal 2000 inizia una proficua collaborazione con Medici senza Frontiere documentando le condizioni di vita e di lavoro degli immigrati clandestini in Italia da cui nasce il libro “Nero”, edizioni Logos (2007). Dal 2002 realizza un viaggio nelle principali carceri italiane le cui immagini vengono raccolte nella mostra e nell’omonimo volume Prisons. Grazie all’utilizzo di un bianco e nero violento e ad uno sguardo graffiante, pone la coscienza dell’osservatore di fronte alle realtà più scomode della nostra società e lo obbliga a confrontarcisi.

Luigi Gariglio è nato a Torino nel 1968. Dal 2002 insegna Sociologia Visuale e Usi Sociali della fotografia all’Università di Torino. Dei suoi ultimi progetti fotografici ha pubblicato Aereospace gallery, sugli ambienti tecnologici di Avio SpA, nel 2003, e Ritratti in Prigione, ritratti di prigionieri e degli ambienti carcerari, nel 2007. In questo come nei suoi lavori sulle lap-dancers, sulle coppie omosessuali, sulle partecipanti a Miss Italia, il suo sguardo ama indagare e soffermarsi sui volti delle persone, che fotografa in modo seriale e “oggettivo” lasciando ai visi dei suoi soggetti il compito di raccontare la loro storia e di abbattere i pregiudizi nei loro confronti.

La fotografia di Michael Subotzky (nato a Cape Town in South Africa nel 1981) si colloca in quella dimensione così densa tra la documentazione e l’analisi critica del contemporaneo. Il suo progetto più recente, del 2004, "Die Vier Hoeke” (”i quattro angoli”), offre una visione critica forte delle condizioni di vita di una prigione del Sud Africa contemporaneo e alimenta un dibattito sulla giustizia sociale e sui diritti umani. Nello stesso tempo propone una nuova idea del “soggetto” fotografico presentando dei ritratti intensi che si esprimono nella doppia identità di individuo e di carcerato.

Riccardo Venturi
nasce a Roma nel 1966. Fotogiornalista dal 1989, è rappresentato dall’Agenzia Contrasto. Negli anni Novanta estende il suo interesse agli avvenimenti internazionali, con i suoi lavori sull’Albania post comunista e sulla Germania dei naziskin. In questo periodo realizza i suoi primi reportage di guerra in Afghanistan, con cui vince il World Press Photo nel 1997 e in Kosovo, che gli vale il Leica Honorable Mention nel 1999. Prestigiose le sue Pubblicazioni editoriali per L’Espresso, Il Venerdì di La Repubblica, National Geographic, Le Nouvelle Observateur e Time Magazine. Recentemente ha pubblicato con successo il libro “Afghanistan il nodo del tempo”.

 

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23.07.10 – Patti Smith a Spazio Labò

venerdì, 23 luglio 2010
listen it it 23.07.10   Patti Smith a Spazio Labò

Spazio Labò chiude la stagione prima delle vacanze estive con un incontro importante. Lunedì 26 luglio 2010, infatti, a partire dalle ore 19.30 Patti Smith presenta Just Kids e incontra i suoi lettori.

L'evento è gratuito ed aperto al pubblico sino ad esaurimento posti in sala.

 

 

f14af 3661 23.07.10   Patti Smith a Spazio Labò

New York, ultimi scampoli degli anni sessanta, l'atmosfera e' effervescente. Patti e Robert stanno passeggiando, sono in citta' per festeggiare l'estate indiana. Incrociano una coppia di anziani, che si ferma a osservarli stupiti. "Fagli una foto", dice la donna, "penso che siano degli artisti". "Oh, avanti" risponde il marito, "sono soltanto ragazzini".

Spazio Labo' – Centro di Fotografia
via Frassinago 43/2c
40123, Bologna

+39 328 3383634
www.spaziolabo.it
www.facebook.com/spaziolabo
www.photoworkshopnewyork.com

 

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01.07.10 – Witness Journal 33 online

giovedì, 1 luglio 2010
listen it it 01.07.10   Witness Journal 33 online

In questo numero:

 

Natale a Nodica
di Domiziano Di Figlia

La notte fra il 24 e il 25 dicembre 2009, nel territorio della Provincia di Pisa il fiume Serchio ruppe l'argine allagando le vicine aree abitate di Nodica e l'intera zona industriale di Vecchiano. La forza con cui l'acqua uscì dal fiume creò un onda alta circa mezzo metro che distrusse ogni cosa nel raggio di chilometri

 

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Rosarno

Un “doppio” servizio su Rosarno di Andrea Polzoni e Ivana Russo. Le immagini dei luoghi in cui erano costretti a vivere i migranti impegnati nella raccolta degli agrumi, scattate prima e dopo la rivolta scoppiata nel paese e la loro cacciata

 

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A stolen land
di Luigi Vaccarella

Un reportage che ci porta nelle alture del Golan, una regione strappata da Israele alla Siria durante la "Guerra dei Sei Giorni" nel 1967. Una terra occupata, contesa da quarant'anni e assediata da basi militari e campi minati

 

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Attraverso il muro
di Bruno Bonisiol

Una serie di scatti "rubati" ai checkpoint del muro di 700 km costruito dagli israeliani per chiudere i territori palestinesi della Cisgiordania. Un ulteriore devastante aggravamento per le condizioni di vita di migliaia di palestinesi, costretti a code e controlli continui per qualsiasi atto di vita quotidiana

 

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Indian children
di Michele Vittori

Un reportage realizzato nel nord dell'India da New Delhi a Jodhpur passando per Mathura, Vrindavan e Varanasi, fotografando sguardi e volti di bambini per ricordare a tutti i problemi dell'infanzia. Povertà, malnutrizione, malattie, abbandono, lavoro minorile e scolarizzazione sono le emergenze

 

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Colletti bianchi
di Ciro Guastamacchia

“Lavorando fedelmente otto ore al giorno, puoi eventualmente ottenere di diventare un capo e di lavorare dodici ore al giorno.” 
 Robert Lee Frost (poeta statunitense, 1874–1963)

 

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Traditi dall'uomo
di Alessio Mesiano

Un reportage dalla Romania che ci racconta la situazione drammatica delle centinaia di  migliaia di cani randagi. Un problema nato oltre trent'anni fa, al quale associazioni come “Save the Dogs and Other Animals

 

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Sguardi di viaggio
di Giovanni Mori

Un viaggio da Tozeur, in Tunisia, ad Algeri, non è solo una continua scoperta di luoghi ricchi di storia e cultura, ma è soprattutto l'occasione per incontrare e conoscere persone e tradizioni di popoli e culture affascinanti

 

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Intervista a Loris Savino

 

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CORSO DI REPORTAGE BRASILE 2010

martedì, 15 giugno 2010
listen it it CORSO DI REPORTAGE BRASILE 2010

Giunto al suo quarto anno di vita, questo workshop rappresenta un esperienza di scambio, ormai consolidata, tra l’Arci e il Movimento dei Sem Terra e il fotografo Di Meo. Il corso, come sempre, avrà come protagonisti gli accampamenti del MST, i visi dei contadini, i ritmi delle giornate di lavoro scandite dal sole e dal caldo, in uno splendido scenario naturale nel nord del Brasile nello stato del Maranhao.
Il programma prevede la vista di diversi accampamenti e assientamentos del MST ospiti delle famiglie di agricoltori in modo da avere una visione globale, ma ravvicinata, di questo grande movimento sociale. MST è partner dell’Arci nel cammino verso un mondo migliore.
Ogni giorno si andrà in giro all’interno degli accampamenti e assientamentos dell’area prescelta per catturare “istantanee” della vita quotidiana dei Senza Terra. Solo camminando, solo entrando in case e baracche possiamo stabilire un rapporto con loro, che poi cercheremo di imprimere sulla pellicola fotografica. Tutte le sere invece si farà l’editing del lavoro degli studenti, con discussione e confronto tra le varie foto. Ogni giorno verranno quindi selezionate immagini significative su cui poi si baserà la selezione finale. Ogni studente alla fine del corso dovrà raccontare, con un gruppo d’immagini, la sua esperienza, il suo “reportage sociale” sul MST.

La quota di partecipazione è di 2.500 euro e comprende viaggio, vitto e alloggio, assicurazione e spostamenti interni e ogni altro costo riferito alla realizzazione del corso in loco (sono esclusi i materiali dei singoli partecipanti mentre sono compresi tutti i materiali di gruppo). La quota comprende inoltre un contributo al nostro partner locale Movimento Sem Terra.
Per qualsiasi informazione potete scrivere a:
campidilavoro@arci.it
giuliodimeo@yahoo.it
workshop@giuliodimeo.it

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20.05.10 – Workshop Brasile 2010, di Giulio Di Meo

giovedì, 20 maggio 2010
listen it it 20.05.10   Workshop Brasile 2010, di Giulio Di Meo

Le immagini con cui continuiamo, nel nostro immaginario collettivo, a rappresentare il Brasile spesso nascono e allo stesso tempo alimentano un gran numero di stereotipi. È cosi ad esempio se pensiamo al caffé, al carnevale, al calcio, alle proverbiali bellezze femminili o alla grande diffusione della violenza e della criminalità. Questi luoghi comuni, o meglio queste rappresentazioni, oggi sempre più veicolate proprio attraverso le immagini, se pur reali, altro non sono che delle semplificazioni che rischiano di frapporsi, come densi filtri, alla comprensione di una realtà culturale, economica e sociale ben più complessa.

Da qui nasce quindi l'esigenza di avvicinarsi anche attraverso la fotografia a quegli scorci della società brasiliana che facilmente ci possono apparire meno consueti, perché spesso solo sfiorati dalle grandi vie della comunicazione. E' in questo modo che i volti dei contadini, la gioia dei bambini, i ritmi delle giornate di lavoro scandite dal sole e dal caldo, la terra aspra e rossa, le feste, i canti, la nostra "bella ciao", il riso e fagioli, la birra e la cachaça acquistano una dimensione diversa, reale.

 

1f0eb 3544 20.05.10   Workshop Brasile 2010, di Giulio Di Meo

IL MOVIMENTO SEM TERRA
Il Movimento dei Senza Terra è un movimento di agricoltori e braccianti in lotta contro i grandi proprietari terrieri e ha segnato in modo indelebile la storia recente del Brasile. Essi lottano per conquistarsi un posto occupando i terreni lasciati incolti dai latifondisti assenti ma disposti ad usare la forza per non perdere il loro diritto proprietario. I Sem Terra nei terreni occupati creano degli accampamenti, e avviano pratiche legali per vedere riconosciuta la loro azione e ottenere la proprietà delle terre. Dopo un lungo periodo di pratiche giudiziarie e di continua resistenza alle intimidazioni, trasformano gli accampamenti in “assestamenti” e iniziano la spartizione delle terre. il Movimento dei senza terra brasiliano (MST) è oggi il movimento sociale più grande in America Latina. Fin dalla sua creazione nei primi anni '80, il MST ha fatto pressioni sul governo per far riconoscere queste terre a circa 150.000 famiglie. Oggi il movimento sostiene la lotta di oltre 57.000 famiglie che hanno occupato terre incolte in 23 stati. Il movimento inoltre controlla 1000 scuole primarie nei loro asettlements, qui 2.000 insegnanti lavorano con circa 50.000 bambini. Nonostante il grande lavoro e sacrificio, i contadini sono costretti a subire continue violenze da parte della polizia e dei latifondisti, che spesso, si trasformano in veri e propri massacri.

PROGRAMMA E COSTO
Giunto al suo quarto anno di vita, questo workshop rappresenta un esperienza di scambio, ormai consolidata, tra l’Arci e il Movimento dei Sem Terra e il fotografo Di Meo. Il corso, come sempre, avrà come protagonisti gli accampamenti del MST, i visi dei contadini, i ritmi delle giornate di lavoro scandite dal sole e dal caldo, in uno splendido scenario naturale nel nord del Brasile nello stato del Maranhao. Il programma prevede la vista di diversi accampamenti e assientamentos del MST ospiti delle famiglie di agricoltori in modo da avere una visione globale, ma ravvicinata, di questo grande movimento sociale. MST è partner dell’Arci nel cammino verso un mondo migliore. Ogni giorno si andrà in giro all'interno degli accampamenti e assientamentos dell'area prescelta per catturare "istantanee" della vita quotidiana dei Senza Terra. Solo camminando, solo entrando in case e baracche possiamo stabilire un rapporto con loro, che poi cercheremo di imprimere sulla pellicola fotografica. Tutte le sere invece si farà l'editing del lavoro degli studenti, con discussione e confronto tra le varie foto. Ogni giorno verranno quindi selezionate immagini significative su cui poi si baserà la selezione finale. Ogni studente alla fine del corso dovrà raccontare, con un gruppo d'immagini, la sua esperienza, il suo "reportage sociale" sul MST. La quota di partecipazione è di 2.500 euro e comprende viaggio, vitto e alloggio, assicurazione e spostamenti interni e ogni altro costo riferito alla realizzazione del corso in loco (sono esclusi i materiali dei singoli partecipanti mentre sono compresi tutti i materiali di gruppo). La quota comprende inoltre un contributo al nostro partner locale Movimento Sem Terra.

GIULIO DI MEO

Il corso sarà tenuto da Giulio Di Meo, fotografo professionista dal 2000, allievo di uno dei più grandi fotografi italiani Ernesto Bazan. Dal 2002 è impegnato in un ambizioso progetto fotografico, "Riflessi antagonisti", che si è già tradotto in due mostre fotografiche, "Riflessi Cubani" e "Tra cielo e terra", quest'ultima realizzata nel corso del campo di lavoro nella favela di Santa Marta del 2005. Dal 2004 lavora in stretto rapporto con l'Arci per il quale ha già realizzato lo splendido calendario del 50° anniversario dell'associazione (2007) e un libro fotografico che racconta la nostra associazione vista dal punto di vista dei circoli.

Contenuti del Corso
16-19 luglio 2010

Lezioni Teoriche (2 lezioni di due ore):
o Introduzione al reportage; definizione e distinzione delle forme in cui si sviluppa il reportage, cenni di storia del reportage, sviluppo della fotografia documentaria in Europa e in USA;
o Il reportage del quotidiano, il “fattore umano”, la fotografia di strada, il reportage delle piccole cose, il fotografo delle situazioni “normali” della gente “normale”;
o Il comportamento del fotografo, il rispetto di chi si fotografa, il dialogo e la socializzazione con i soggetti, la spontaneità dei soggetti;
o La costruzione della storia, la soggettività sociale e politica, l’oggettività;

Editing (5 lezioni di due ore):
• Sedute di critica e selezione.

Lezione Pratiche:
Uscite fotografiche giornaliere di 6 ore.

Per qualsiasi informazione potete scrivere a:
campidilavoro@arci.it
giuliodimeo@yahoo.it
workshop@giuliodimeo.it

 

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GUIDA PER IL PERFETTO VIAGGIATORE INDIPENDENTE: LA PREPARAZIONE

giovedì, 15 aprile 2010
listen it it GUIDA PER IL PERFETTO VIAGGIATORE INDIPENDENTE: LA PREPARAZIONE

Una miniguida della viaggiatrice solitaria e fotografa umanitaria Raffaella Milandri.
PREPARAZIONE AL VIAGGIO FAI DA TE ALL’ESTERO: INDISPENSABILI SICUREZZA E INFORMAZIONE
Una raccomandazione: il viaggio fai da te non è per tutti.
Richiede un grande spirito di adattamento e tutta una serie di risorse personali.
E’ una esperienza di vita e non una vacanza rilassante.
Che tu sia da solo o in compagnia, sono pressoché indispensabili:
-una conoscenza anche minima della lingua inglese;
-buone tecniche di mimo, per i casi in cui non si possa usare l’inglese;
-buon senso dell’orientamento e buona capacità di leggere le cartine stradali;
-indipendenza economica, con tutto l’occorrente-contanti, bancomat, carte di credito- per far fronte alle spese impreviste;
-buona tecnica di improvvisazione e velocità decisionale per togliersi alla svelta da situazioni sgradevoli, scomode o pericolose;
- facilità nei rapporti interpersonali e capacità di sorridere e trasmettere sensazioni positive a chi incontri.
-conoscenza di tutto ciò che è INDISPENSABILE, dai documenti richiesti, alle pratiche doganali , alle normative sui voli aerei, alle eventuali vaccinazioni.
Se sai cavartela bene da solo, sappi che se sei in compagnia dovrai farti carico dei più deboli, ovvero dovrai badare a chi non ha esperienza o ha poco senso pratico. In vacanza ognuno pensa al proprio piacere, ma non devi dimenticare le persone che sono con te e devi renderti disponibile, anche se potrai risultare alle volte troppo premuroso o noioso. Il principio base della vacanza fai da te è “Tutti a casa sani e salvi” e questo deve avere priorità assoluta.

Controlla prima di partire:
-i documenti (passaporto, patente, visto laddove necessario);
Per il passaporto verifica sempre la scadenza e il numero di pagine libere;
per la patente, informati in caso ti occorra la patente internazionale.
-le vaccinazioni necessarie e consigliate e le medicine da portare : può sembrare eccessivo partire con una farmacia da viaggio, ma è sempre meglio che farsi prendere alla sprovvista da un malanno nel deserto del Thar, a Tokyo, ad Algeri o in una cittadina del Bihar. Fondamentale consultare un Centro di Medicina del Viaggiatore nella ASL più vicina. Controlla anche il tuo stato di salute: un buon check up è sempre doveroso prima di un viaggio, in particolare se vai in zone dove il clima è molto caldo e umido, o in zone di alta quota.
In Tibet ad esempio l’altitudine (dai 3600 metri di Lhasa fino ai 5200 metri di alcuni passi montani) coglie di sorpresa molti viaggiatori impreparati.
-le opportune assicurazioni di viaggio e sanitarie prima di partire, sono in genere poco costose e permettono di viaggiare in sicurezza;
-il clima che incontrerai onde portare il giusto abbigliamento;
-il tipo di prese elettriche in uso nel Paese dove andrai, onde poterti procurare il giusto adattatore;
-registrati al sito www.dovesiamonelmondo.it , onde lasciare una traccia del tuo percorso ed essere reperibile in caso di emergenze.
-le usanze del Paese che visiterai onde evitare disagi e creare problemi. Per un bacio in pubblico, nell’aprile 2010, una coppia di inglesi a Dubai è stata arrestata.
FONTI DI INFORMAZIONE
-collegati al sito www.viaggiaresicuri.it curato dal Ministero degli Esteri e dall’ACI, validissimo per le informazioni, raccomandazioni e avvertenze sempre aggiornate;
-l’utilissimo sito www.simvim.it della Società Italiana di Medicina e delle Migrazioni fornisce consigli utili e gli indirizzi dei Centri di Medicina per Viaggiatori, oltre a fornire l’elenco per comporre la tua farmacia da viaggio.
- qui trovi le spine elettriche di ogni nazione del mondo http://utilita.miolink.com/elettricita_spine_nazione_mondo.htm
- utilissimo consultare anche il sito www.lonelyplanetitalia.it che fornisce sempre utilissime informazioni;
da qui si possono anche ordinare le guide cartacee on line, oppure solo i capitoli che ti servono in versione digitale , risparmiando.

LE RACCOMANDAZIONI ALLE DONNE IN VIAGGIO
Renderci conto che possiamo essere più fragili e soggette a rischi, rispetto ai viaggiatori uomini,
non è una debolezza ma è un punto di forza che ci aiuta ad essere più consapevoli.
Molto spesso , per ignoranza individuale, o per cultura e religione del Paese, l’ atteggiamento e l’abbigliamento di una donna all’estero sono oggetto di “misunderstanding” , equivoci, discriminazione e attenzioni fastidiose. Durante i miei viaggi in solitaria, in Australia come in America, in India come in Europa, sono incappata talvolta in uomini che hanno provato a farmi bere alcolici o a farmi assumere sostanze stupefacenti. Una sola occasione può bastare per trasformare il viaggio in una brutta disavventura o in una tragedia. Tra mille brave persone , un malintenzionato basta a mettere in serio pericolo la propria incolumità.
Alcuni consigli, validi per donne sole in viaggio :
non dite a chiunque, a cuor leggero, in quale albergo vi trovate e quali sono i vostri programmi di viaggio;
lasciate sempre una traccia a parenti o amici del vostro percorso , e se potete lasciate loro un recapito telefonico fisso oltre al cellulare;
a chi vi chiede se siete sole dite che avete amici nelle vicinanze;
chiedete informazioni preferibilmente a personale delle Forze dell’ordine;
in caso di dubbio su dove/come spostarvi, prendetevi del tempo in più per riflettere meglio;
preferibilmente, dite in ogni caso che siete sposate e che vostro marito torna fra poco. In alcuni Paesi una donna non sposata può essere intesa come donna di facili costumi.
procuratevi un allarme antistupro(molto usato in Inghilterra), di quelli con la sirena, e –se permesso dalla legge del Paese dove vi recate- uno spray al peperoncino. In caso di emergenza possono essere un salvavita. L’allarme a sirena è validissimo anche per scacciare animali : mi ha salvato la vita dai lupi, in Alaska.
non esagerate mai con l’alcool o peggio ancora con altre sostanze che vi facciano perdere il controllo; qualcuno dice che l’alcool è un fluidificante sociale, in realtà è causa primaria di molte tragedie.
CHI E’ RAFFAELLA MILANDRI
Viaggiatrice in solitaria e fotografa, Raffaella Milandri
si dedica principalmente alla “fotografia umanitaria” intesa come strumento di sensibilizzazione verso i diritti umani, per i quali lottano quotidianamente molti popoli indigeni ad esempio, e problematiche sociali quali il lavoro minorile e la situazione femminile.
La sua attenzione si concentra sulle culture extraeuropee, sulla vita di strada e nei villaggi rurali: durante i suoi viaggi in solitaria cammina e vive con la sua Canon al collo, indaga con estrema curiosità, si siede fra la gente, beve, mangia e parla con loro, spesso ospite delle loro abitudini e cerimonie, partecipando con estrema empatia.
Nessuna posa o situazione è creata nelle sue opere: la fotografa riproduce la realtà, le situazioni e gli sguardi così come appaiono, cercando di ridurre al minimo il suo impatto “occidentale” sull’ambiente circostante.
Dal 2007 collabora con la Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi (MI )
-FOTOREPORTAGE
Australia (Northern Territory, Kimberly), Giappone ,
India (Gujarat, Rajasthan etc), Nepal , Tibet 2009,
Stati Uniti (Navajoland, Texas, New Mexico, Alaska, etc),
Canada (Yukon), Egitto (White Desert ), Botswana ,
Europa (Polonia, Francia etc etc)
-MOSTRE E PROIEZIONI
2008 Mostra Crossing borders sulla situazione della donna e il lavoro minorile in India
2009 Mostra Imagine sulla situazione nepalese e tibetana con asta di beneficenza
2009 Proiezione “ Imagine” sulla condizione del viaggio in solitaria in Tibet
2009-2010 Mostra-Proiezione “Tra la perduta gente” in solidarietà ai Boscimani del Kalahari
Svariate sue foto sono state donate per aste di beneficenza e raccolte fondi a fini benefici.
-VIAGGI MEDIATICI
Vari collegamenti in diretta dai luoghi dei suoi viaggi, tra cui uno con Maurizio Costanzo, e collegamenti in diretta su Facebook da Tibet, Nepal e Botswana fanno diventare i viaggi in solitaria di Raffaella Milandri un evento mediatico molto seguito.
“ Viaggiare in solitaria crea il necessario distacco dal mio quotidiano:
mi “abbandono” ai modi di vivere dei popoli che sto visitando, mi immergo “incontaminata” nella loro cultura e ne respiro l’essenza, in una dimensione spirituale ideale per la mia ricerca. Mi assimilo alle genti per catturarne l’immagine autentica, in momenti carichi di intenso significato emozionale. Il mio terzo occhio è la macchina fotografica, con la quale cristallizzo il quotidiano in un momento senza tempo”
“Cammino fra la gente e talvolta ho dei “colpi di fulmine”: mi innamoro di un viso, di un gesto,
di una situazione e sono capace di stare per ore ad inseguire l’attimo da immortalare”
“Adatto sempre i mie abiti e i miei gesti alla cultura locale. Viaggiare in solitaria può comportare vari contrattempi e pericoli , ad esempio oltre il Circolo Polare Artico ho dovuto abbandonare il fuoristrada in un fiume, rischiando l’ipotermia”

IN PROGRAMMA
“ Sto meditando i prossimi viaggi in solitaria del 2010.
Tra le prossime mete , il Camerun e la mia amata India, con particolare ricerca sulle popolazioni indigene e sulle loro problematiche. Sempre in diretta su Facebook.”

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GUIDA PER IL PERFETTO VIAGGIATORE INDIPENDENTE: QUANDO E CON CHI

giovedì, 15 aprile 2010
listen it it GUIDA PER IL PERFETTO VIAGGIATORE INDIPENDENTE: QUANDO E CON CHI

Una miniguida della viaggiatrice solitaria e fotografa umanitaria Raffaella Milandri.
Il momento del viaggio
Stai per partire: l’odore dell’aria e le cose intorno a te diventano evanescenti e lasciano il posto
a nuovi e ancora inimmaginabili atmosfere e panorami.
La tua dimensione sta per proiettarsi “oltre”, stai per varcare i confini del tuo Paese, e poi altri ancora,
per percorrere e fagocitare miglia su miglia, via aria, via terra, via mare.
Ti vedi un puntino minuscolo e insignificante sul mappamondo, e più ti allontani dalle tue abituali coordinate e più le tue radici geografiche, sociali e culturali si sfilacciano .
Stai per entrare in contatto con il te stesso che sonnecchia nella sicurezza del tran tran quotidiano.
E’ un momento di evasione dalla propria realtà quotidiana e dai ritmi usuali. Il tuo mondo sarà la valigia e il tuo zaino, devi scegliere cosa portare con te e le poche cose da amministrare. Assapori il piacere di ridurre il tuo parco telefoni ad un solo cellulare; i tuoi vestiti si ridurranno a 4 pantaloni e 6 maglie , i libri da leggere saranno 4 e in cuor tuo speri di non avere il tempo di leggerli tutti. Lasci tutte le tue cose in ordine perché quando torni tutto sarà al suo posto -un bisogno di certezza irrinunciabile.
Qualcuno intende il viaggio come vacanza e relax: due settimane al mare, o dieci giorni in crociera, o in un villaggio turistico, con i terminali mentali spenti senza pensare a nulla.
Qualcuno intende il viaggio come una esperienza di vita, un momento di conoscenza, di esplorazione e di crescita personale. E’ un momento di scoperta, di se stessi e degli altri.
La scelta
In un viaggio viene prima la scelta del dove o del quando?
Viene prima la scelta del dove o del “con chi” ?
E come si decide se viaggiare “fai da te” o con tour organizzati?
Quando e quanto
Con l’elenco delle località preferite in mano, è fondamentale identificare :
1)il periodo delle ferie: in Italia la maggior parte di noi mortali ha le ferie in agosto e a fine dicembre, quando i prezzi lievitano per i voli, per i tour, per tutto.
Se possibile, è sempre meglio viaggiare negli altri mesi.
2)la durata delle ferie: ottimale, per viaggi indipendenti fuori continente, avere 15/20 giorni o anche più. Per viaggi in Europa, invece, 10 giorni sono ottimi per molte destinazioni .
3)il budget di spesa: sono copiose le offerte di mutui per le vacanze, ma sarebbe meglio un viaggio dal costo accessibile sulla base delle proprie possibilità. Il viaggio indipendente può essere più economico ma è più soggetto a spese impreviste e richiede una buona organizzazione .
DA SOLI
La fondamentale consapevolezza prima di partire è che non puoi dimenticare nulla, non puoi tralasciare dettagli, devi prevenire al massimo gli imprevisti (fisici, mentali, climatici, etc) La tabella dei preparativi va seguita con scrupolo . Una buona parte dei tuoi imprevisti (qualcuno è inevitabile!!)si possono ridurre o risolvere con informazione e prevenzione e trovare la soluzione migliore in tempi veloci . In Giappone ad esempio i bancomat non sono sempre compatibili con le nostre carte. Onde evitare di esibirti in “O sole mio” nelle stazioni della metro a Tokyo per racimolare un po’ di spiccioli, è opportuno partire con scorta di contanti e carta di credito supplementare.
Io amo il viaggio indipendente in solitaria: è decisionismo puro, senza compromessi. Tutto dipende da te. Già in due è fondamentale sottostare ad una democrazia che impone di consultarsi e trovare un accordo. Ritengo un momento di grande crescita personale il viaggio in solitaria ”Chi rompe paga, e i cocci sono suoi”. Ecco, se sbagli qualcosa nel tuo percorso, i cocci sono tutti tuoi e tutto sommato sei sempre più tollerante con te stesso che non con gli altri. Grandi amicizie o anche relazioni sentimentali sono state distrutte, divelte, dissacrate dopo 10 giorni di convivenza in vacanza. La formula per l’esatta convivenza è ardua da trovare. Patti chiari amicizia lunga: prima di partire, onde abbeverarsi a quel dolce nettare che è la condivisione della vacanza, è opportuno definire: dove si va, la filosofia di viaggio, il budget di spesa, le località da visitare.
Con il partner
Occorre senz’altro una relazione solida per fare un viaggio “fai da te” con il tuo partner. Devi conoscerlo/a bene, sapere la sua resistenza fisica e mentale ai vari imprevisti. Certo, una vacanza di 15 giorni in un villaggio turistico non richiede molta preparazione e precauzioni, e anche una settimana in una capitale europea ben si presta alle coppie in via di consolidamento. Ma la vacanza on the road, con ritmi pressanti e sbalzi frequenti, richiede sangue freddo e non solo amore. Ti capiterà talvolta di tornare da un viaggio con il tuo partner, dicendoti che non avete nulla in comune: le sue reazioni al giro nel centro commerciale e quelle al giro nel bazar di Algeri sono completamente diverse. I suoi gusti alimentari macrobiotici, pienamente appagati nel centro di Milano, stonano terribilmente con le avventurose pietanze che trovi a Bangkok. Le sue lunghe soste in bagno, la mattina, ti hanno rubato ore preziose da dedicare all’esplorazione del Gange all’alba. La sua ricerca in tutti i negozi di Jaipur di una sciarpa in seta per la mamma ti ha sfinito, tediato, spossato fino all’esasperazione. Non reagire subito, aspetta e fai decantare le emozioni per almeno 15 giorni dopo il rientro dal viaggio. Probabilmente, dopo 15 giorni e qualche racconto agli amici della vostra vacanza, tutto sembrerà meno terribile. Ci riderai su. L’amore tornerà a trionfare.
Con gli amici
Se vai in vacanza con un solo amico/a , vale quello che è stato detto per la vacanza con il/la partner. Leggi amicizia e affetto invece di amore, e ci siamo. Il gruppo di amici/amiche , composto da tre o più persone, offre molte soluzioni e soprattutto alleanze opportune che alleviano la convivenza. Nelle decisioni vince la maggioranza, ma c’è una libertà maggiore, due di voi vanno a visitare il museo etnico, un altro va a fare shopping, due si fermano a mangiare un piatto di spaghetti neozelandesi. La cosa importante e vitale è avere poi sempre un posto di ritrovo e dei punti fermi, nonché nelle emergenze la possibilità di comunicare fra di voi. A Delhi abbiamo speso 4 (dico quattro ) ore cercando di ritrovarci in centro, con circa 42 gradi all’ombra , venditori ambulanti assillanti, mal di piedi incombente. Ognuno aveva ragione, ognuno pensava dell’altro che era un idiota. Con gli amici è altresì vitale, prima di partire, fare un programma di viaggio di massima, accordarsi su tempi e ritmi, stabilire tappe sicure e lasciare spazio alle variabili. Gli interessi possono essere diversi, quindi bisogna dare spazio ad ognuno nel programma . Questi punti fermi prima della partenza saranno utilissimi per gestire il tempo di tutti. Perché, va ricordato, in vacanza il tempo è denaro. Quando spendi 1000 euro di biglietto aereo e la prima mattina a San Francisco, per lasciare l’albergo, devi aspettare due ore Giovanni perché non si è svegliato, difficilmente avrai per lui tutta la tua comprensione . In vacanza il tempo è un patrimonio che va gestito molto oculatamente. Può essere difficile tornare negli stessi posti un’altra volta nella tua vita( e magari quei posti in dieci anni cambieranno del tutto fisionomia), quindi il rispetto del tempo comune è fondamentale. Un altro aspetto dei viaggi con amici è la famosa e temibile “cassa comune”. Quella cassa (un portafogli, un sacchettino, una tasca) verrà nutrita dalle tasche di tutti, onde evitare disparità (quello ci marcia, diranno di Andrea che ha la fama di essere tirchio). Con la cassa comune si pagheranno le spese comuni ed uguali per tutti: l’albergo, i biglietti per i musei o i parchi, il carburante o il treno. I pasti sono un caso a parte, da stabilire all’occorrenza: ho visto persone fare storie sul conto diviso equamente perché Giulia aveva mangiato per 40 centesimi più degli altri. Ho visto amici fare discriminazioni : Fabio beve birra e Luisa beve acqua, non possono pagare uguale. Insomma, la cassa comune è una fonte inesauribile di discussioni e dolori. Tra l’altro, chi tiene la cassa comune? Chiunque egli /ella sia, designato da tutti gli altri, verrà ad un certo punto guardato con sospetto: “Luigi, ma non è che hai pagato la tua freccia indiana con la cassa comune?Mi sembrava…ma è sicuro che tieni i soldi della cassa separati dai tuoi?” Fantastico Osvaldo , negli States: si lancia nel Colorado a fare il bagno con la cassa comune in tasca! Insomma, quando si viaggia insieme, si è collegati come nel gioco del domino, uno in fila all’altro, e quello/a che sta male, che perde i soldi, che deve SUBITO andare in bagno , che ha la gonna corta e nella moschea non può entrare, che la mattina non si alza, che mangia solo vegetariano, insomma quello/a che coinvolge anche gli altri del gruppo con le sue individuali esigenze o problematiche.
CON COMPAGNI IMPROVVISATI
Oggi molti siti web propongono e facilitano l’aggregamento tra compagni di viaggio che non si conoscono e che decidono di partire insieme, accomunati dalla meta desiderata. L’entusiasmo della partenza stempera le possibili divergenze di opinione, l’importante è partire! Ma i nodi verranno al pettine: mai tralasciare il programma di viaggio (tappe, ritmi, etc) ; questo è il salvagente che eviterà al vostro viaggio comunitario di
naufragare. Se infatti l’amore o l’amicizia possono fare da deterrente a litigi, discussioni e fratture fra i partecipanti al viaggio, quando si viaggia fra sconosciuti il malcontento è pronto a serpeggiare e a spuntar fuori anche violentemente. Ognuno ha il proprio ego pronto ad armarsi fino ai denti per la sopravvivenza e per la difesa della propria vacanza. Ognuno ha sognato la “propria” vacanza. Esistono delle persone amabili a priori, che si adatteranno comunque ad ogni circostanza e cercheranno di smussare gli animi spigolosi che li circondano; ma per molti è facile arrivare al momento delle polemiche e della “tolleranza zero”.
Dopo circa 10 giorni di patimenti caratteriali, intuiti ma non evitati, dopo qualche urlo e parolaccia, subìti ma non perdonati, la stazione di Calcutta si trasformò nello stage del film “Fuga da Alcatraz”: in due fuggimmo dal treno ancora in movimento, bagagli a tracolla, per seminare gli altri tre scomodi compagni di viaggio. In un batter d’occhio eravamo su un taxi , noncuranti degli altri e del loro futuro. “Mors tua vita mea” . Attenzione alla miscellanea di caratteri e di esperienza, e soprattutto ai “viaggiatori per caso” . Altro aspetto importante dei viaggi di gruppo: i bagagli. C’è che porta un bagaglio spartano e chi no. Se si viaggia in auto, è fondamentale spartire equamente gli spazi con gli altri. E mantenere del posto libero per i souvenir, immancabili, di ognuno.
“Mi raccomando, una valigia a testa!” dissi io. In partenza in auto per la Romania, in quattro, una valigia a testa, ma una valigia era grande come una portaerei. Non entrava nel bagagliaio!
Sosta tecnica per rifacimento bagagli.
Altro viaggio, in partenza in auto per la Polonia, in quattro : una valigia a testa! Avete presente il libro di Jerome K.Jerome, divertentissimo “Tre uomini in barca…per tacer del cane”?
Qui il titolo era “ Due uomini e due donne in auto…per tacer dell’asse da stiro” Ebbene sì, lo spirito pratico e spartano aveva suggerito ad una dei viaggiatori di portare l’asse da stiro. Forse era da usare come zattera in caso di alluvione?
CHI E’ RAFFAELLA MILANDRI
Viaggiatrice in solitaria e fotografa, Raffaella Milandri
si dedica principalmente alla “fotografia umanitaria” intesa come strumento di sensibilizzazione verso i diritti umani, per i quali lottano quotidianamente molti popoli indigeni ad esempio, e problematiche sociali quali il lavoro minorile e la situazione femminile.
La sua attenzione si concentra sulle culture extraeuropee, sulla vita di strada e nei villaggi rurali: durante i suoi viaggi in solitaria cammina e vive con la sua Canon al collo, indaga con estrema curiosità, si siede fra la gente, beve, mangia e parla con loro, spesso ospite delle loro abitudini e cerimonie, partecipando con estrema empatia.
Nessuna posa o situazione è creata nelle sue opere: la fotografa riproduce la realtà, le situazioni e gli sguardi così come appaiono, cercando di ridurre al minimo il suo impatto “occidentale” sull’ambiente circostante.
Dal 2007 collabora con la Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi (MI )
-FOTOREPORTAGE
Australia (Northern Territory, Kimberly), Giappone ,
India (Gujarat, Rajasthan etc), Nepal , Tibet 2009,
Stati Uniti (Navajoland, Texas, New Mexico, Alaska, etc),
Canada (Yukon), Egitto (White Desert ), Botswana ,
Europa (Polonia, Francia etc etc)
-MOSTRE E PROIEZIONI
2008 Mostra Crossing borders sulla situazione della donna e il lavoro minorile in India
2009 Mostra Imagine sulla situazione nepalese e tibetana con asta di beneficenza
2009 Proiezione “ Imagine” sulla condizione del viaggio in solitaria in Tibet
2009-2010 Mostra-Proiezione “Tra la perduta gente” in solidarietà ai Boscimani del Kalahari
Svariate sue foto sono state donate per aste di beneficenza e raccolte fondi a fini benefici.
-VIAGGI MEDIATICI
Vari collegamenti in diretta dai luoghi dei suoi viaggi, tra cui uno con Maurizio Costanzo, e collegamenti in diretta su Facebook da Tibet, Nepal e Botswana fanno diventare i viaggi in solitaria di Raffaella Milandri un evento mediatico molto seguito.
“ Viaggiare in solitaria crea il necessario distacco dal mio quotidiano:
mi “abbandono” ai modi di vivere dei popoli che sto visitando, mi immergo “incontaminata” nella loro cultura e ne respiro l’essenza, in una dimensione spirituale ideale per la mia ricerca. Mi assimilo alle genti per catturarne l’immagine autentica, in momenti carichi di intenso significato emozionale. Il mio terzo occhio è la macchina fotografica, con la quale cristallizzo il quotidiano in un momento senza tempo”
“Cammino fra la gente e talvolta ho dei “colpi di fulmine”: mi innamoro di un viso, di un gesto,
di una situazione e sono capace di stare per ore ad inseguire l’attimo da immortalare”
“Adatto sempre i mie abiti e i miei gesti alla cultura locale. Viaggiare in solitaria può comportare vari contrattempi e pericoli , ad esempio oltre il Circolo Polare Artico ho dovuto abbandonare il fuoristrada in un fiume, rischiando l’ipotermia”

IN PROGRAMMA
“ Sto meditando i prossimi viaggi in solitaria del 2010.
Tra le prossime mete , il Camerun e la mia amata India, con particolare ricerca sulle popolazioni indigene e sulle loro problematiche. Sempre in diretta su Facebook.”

IMG 0851 2 GUIDA PER IL PERFETTO VIAGGIATORE INDIPENDENTE: QUANDO E CON CHI

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India, 60 anni

martedì, 9 febbraio 2010
listen it it India, 60 anni

Mostre e gallerie

2274675684 142f16e868 India, 60 anni

Il 26 gennaio è stato il 60° anniversario della costituzione indiana e contemporaneamente l’80° dalla dichiarazione di indipendenza dalla Gran Bretagna.

L’evento è stato celebrato con grandi festeggiamenti nella capitale, Nuova Delhi, e numerose manifestazioni in tutte le città di una nazione che vanta quasi un miliardo e 150 milioni di abitanti.

BigPicture ha raccolto 40 immagini che illustrano i coloratissimi festeggiamenti.

Foto | freebird (bobinson|??????????)
Via | BigPicture

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Bernd Kleinheisterkamp

sabato, 5 settembre 2009
listen it it Bernd Kleinheisterkamp

pubblicato da naomi in: Giovani fotografi

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Il percorso lavorativo di questo artista fotografo tedesco, che vive tra la Germania e il Belgio, è di stampo prettamente concettuale, dove la fotografia architettonica di scorci di città sono una costante di diverse sue serie. Tuttavia una serie iniziata nel 2007 e tutt’ora in corso, mette in luce la capacità del fotografo Bernd Kleinheisterkamp di riuscire a esprimersi anche attraverso altre tematiche fotografiche.

Sto parlando di Stills and Things, dove vediamo degli insoliti still life creati dal fotografo e inseriti in una realtà domestica quotidiana. Queste immagini vedono degli still life di oggetti, cibi, fiori e spazzatura combinati tra loro in modo molto insolito. L’impostazione delle composizioni è sempre molto classica, in vero e proprio stile “fiammingo”, ma gli oggetti che compongono questi still sono assolutamente poco “invitanti”.

Vediamo fiori secchi oppure appassiti dentro vasi di vetro pieni di acqua sporca, frutta mezza marcia accostata a sacchetti della spazzatura, un piatto colmo di resti di cibo, e così via. In questo modo il fotografo cerca di rompere gli schemi della classica composizione di still life, restituendoci una visione sicuramente nuova e originale. Consiglio la visione di altre serie, come Brasil e Dinosaurier.

Via | i like this art

Serie Stills And Things di Bernd Kleinheisterkamp

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Flickr: dejvicka

venerdì, 12 giugno 2009
listen it it Flickr: dejvicka

pubblicato da naomi in: Giovani fotografi Siti e risorse utili Flickr

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Oggi parliamo di un utente Flickr che si chiama Dave Tuttle e sul portale è conosciuto con il nome di dejvicka. Si direbbe che questo utente è uno sperimentatore della fotografia, dove la sua predilezione si spinge principalmente sulla fotografia analogica di vario tipo. Egli si “destreggia” in immagini in medio formato e 35 mm, utilizzando le toy camera come la Holga, la Diana o la lomo Lc-a, andando poi anche verso lo scatto istantaneo utilizzando vari modelli di polaroid.

I suoi soggetti sono persone e paesaggi in esterni, e penso che quest’ultima categoria rappresenti meglio il suo percorso fotografico. Ho trovato interessanti le doppie esposizioni di ambienti e situazioni sempre che raffiguravano paesaggi in esterni, e diversi scorci in dettaglio di città o luoghi naturali scattati con le polaroid.

Anche l’utilizzo di pellicole scadute dove i colori si fanno molto più contrastanti e tendenti all’acido, creano effetti imprevedibili e sicuramente interessanti per gli amanti di questo tipo di fotografia.

Foto di dejvicka su Flickr

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Corso di fotografia in Brasile di Giulio Di Meo

venerdì, 22 maggio 2009
listen it it Corso di fotografia in Brasile di Giulio Di Meo

efe2aa41bc7cf07ca3f6b803f31b29ac Corso di fotografia in Brasile di Giulio Di Meo

Le immagini con cui continuiamo, nel nostro immaginario collettivo, a rappresentare il Brasile spesso nascono e allo stesso tempo alimentano un gran numero di stereotipi. È cosi ad esempio se pensiamo al caffé, al carnevale, al calcio, alle proverbiali bellezze femminili o alla grande diffusione della violenza e della criminalità. Questi luoghi comuni, o meglio queste rappresentazioni, oggi sempre più veicolate proprio attraverso le immagini, se pur reali, altro non sono che delle semplificazioni che rischiano di frapporsi, come densi filtri, alla comprensione di una realtà culturale, economica e sociale ben più complessa. Da qui nasce quindi l’esigenza di avvicinarsi anche attraverso la fotografia a quegli scorci della società brasiliana che facilmente ci possono apparire meno consueti, perché spesso solo sfiorati dalle grandi vie della comunicazione. E’ in questo modo che i volti dei contadini, la gioia dei bambini, i ritmi delle giornate di lavoro scandite dal sole e dal caldo, la terra aspra e rossa, le feste, i canti, la nostra “bella ciao”, il riso e fagioli, la birra e la cachaça acquistano una dimensione diversa, reale.

(continua…)

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03.03.09 – Workshop di reportage fotografico Saharawi

sabato, 7 marzo 2009
listen it it 03.03.09   Workshop di reportage fotografico Saharawi

Fotografia sociale. In un certo senso è strano rafforzare con il termine “sociale” uno strumento che in ogni caso racconta il mondo ai suoi abitanti. La fotografia è necessariamente sociale, anche se di strade per raccontare quello che succede intorno a noi ce ne sono diverse e purtroppo oggi se ne sceglie quasi sempre una banale, piena di clichè e di immagini che non ci fanno più stringere il cuore.  Sarebbe bello se la fotografia potesse risvegliare la nostra indignazione e al tempo stesso restituire dignità a coloro che vivono ai margini di questa stessa società. Non è facile, ma ci si può riuscire. E’ questa quella che Giulio ama definire la sua fotografia, ed è solo questa che cerca di insegnare durante i suoi workshop. Vorrebbe semplicemente fornire uno strumento attraverso il quale ridare sollievo ai volti delle persone che incontra: si tratta di catturare in degli istanti sentimenti di lotta, rabbia, indignazione ma anche d’amore, passione, speranza.
Fotografare con uno spirito impregnato di intensa umanità è a suo avviso il solo modo per comprendere le storie delle persone che si incontrano per le strade del mondo, catturarle e restituirle dignitosamente agli occhi di chi non piange più quando si imbatte in una immagine che dovrebbe emozionare.

I Saharawi
Sarà a tutti gli effetti un viaggio attraverso il quale si cercherà di conoscere e raccontare la difficile realtà in cui sono costretti i Saharawi. L’odissea di questo popolo inizia nel 1975, quando il Marocco, nonostante il parere contrario delle Nazioni Unite e della Corte Internazionale di Giustizia, invade il Sahara Occidentale ex spagnolo. I primi campi profughi, ancora in territorio Sahariano, vengono bombardati con napalm e fosforo bianco, nell’indifferenza quasi totale dei governi e dell’opinione pubblica internazionale, come da miglior tradizione dei conflitti africani. Questo spinge la popolazione saharawi a chiedere ospitalità all’Algeria, e solo sotto la sua ala protettrice comincia a riorganizzarsi. Vengono costruiti  i campi profughi dove tuttora vivono più di 300000 persone nonostante le terribili condizioni ambientali. I prodotti che i Saharawi ne ricavano sono appena sufficienti ad integrare l’alimentazione dei bambini e degli anziani, ma la sopravvivenza di questo popolo è strettamente legata all’invio di aiuti umanitari da parte delle nazioni europee. Le scuole e gli ospedali costruiti in pieno deserto Algerino testimoniano la determinazione e la voglia di vivere dei saharawi ed allo stesso tempo garantiscono un livello di istruzione che stupisce se si considerano le enormi difficoltà logistiche ed economiche con cui questo popolo deve quotidianamente misurarsi.

Programma e costo
Il corso prevede la permanenza nei campi profughi della Wilaya di El Ayoun. Gli studenti saranno ospiti presso le famiglie saharawi, in modo da conoscere da vicino le condizioni e le tradizioni di questo popolo. Il primo giorno, dopo la sistemazione e le presentazioni, verranno visionati i portfoli dei vari studenti e successivamente illustrate le tecniche e i consigli utili per introdurci nel mondo della fotografia sociale. Ogni studente, comunque, alla fine del corso dovrà raccontare con un gruppo d’immagini la sua personale esperienza. Sarà inoltre realizzata una presentazione video con i migliori scatti dei partecipanti. La quota di partecipazione è di 1.500 euro e comprende viaggio, vitto e alloggio, assicurazione e spostamenti interni e ogni altro costo riferito alla realizzazione del corso in loco (sono esclusi i materiali dei singoli partecipanti mentre sono compresi tutti i materiali di gruppo). Al rientro in Italia, i migliori scatti saranno utilizzati per comporre una mostra fotografica che sarà promossa all’interno del circuito Arci.

Progetto “Deserto Rosa”
Una parte della quota sarà utilizzata per la realizzazione del progetto “Deserto Rosa”, che prevede la creazione di un laboratorio di fotografia digitale che sarà donato alla Scuola Olof Palme della Wilaya di El Ayoun. Il fotografo Giulio Di Meo terrà inoltre, un Corso di fotografia digitale per le donne e le ragazze saharawi. Le attrezzature indispensabili per la realizzazione del laboratorio di fotografia digitale sono: un computer portatile, 2 macchine fotografiche digitali, una stampante a sublimazione, carta e ricambi di cartucce.

Periodo: 4-11 Aprile 2009

www.attivarci.it
www.giuliodimeo.it

campidilavoro@arci.it
info@giuliodimeo.it

5c8149bef5b32abb12c3d53a44f3fd2a 03.03.09   Workshop di reportage fotografico Saharawi

Giulio Di Meo
Il workshop sarà tenuto da Giulio Di Meo, fotografo professionista dal 2000, allievo di uno dei più grandi fotografi italiani, Ernesto Bazan. Dal 2002 è impegnato in un ambizioso progetto fotografico, “Riflessi antagonisti”, che si è già tradotto in due mostre fotografiche: “Riflessi Cubani” e “Tra cielo e terra” sulla favela di Santa Marta del 2005. Di Meo dal 2004 lavora in stretto rapporto con  l’Arci e collabora con numerose altre associazioni impegnate nel sociale: Libera, Amici Rom, Fiori di strada (Italia); E.C.O, Il sorriso dei miei bimbi, M.S.T. “Sem Terra”, Roupasuja (Brasile); Alas de esperanza (Perù); Ass. Italia-Cuba, Si por Cuba (Cuba); Nshc, Sos Villaggio del Fanciullo (Serbia), UiKi Curdi (Turchia), Fronte Polisario (Algeria). A Gennaio 2008 ha presentato a Firenze la mostra “Casa Luzzi, vive”, storia dell’occupazione dell’ex sanatorio Luzzi da parte del Movimento di Lotta per la Casa, insieme a 350 famiglie di immigrati. Nel 2008 ha avviato altri due progetti: “Sguardi Resistenti” sui partigiani e “Fiori di strada” sulla vita delle prostitute.

Contenuti del Corso:
- Introduzione al reportage; definizione e distinzione delle forme in cui si sviluppa il reportage, cenni di storia del reportage, sviluppo della fotografia documentaria in Europa e in USA;
- Il reportage del quotidiano, il “fattore umano”, la fotografia di strada, il reportage delle piccole cose, il fotografo delle situazioni “normali” della gente “normale”;
- Racconto fotografico (struttura, sintassi, composizione e interpretazione), la visione fotografica, l’osservazione ermetica, la foto-concetto, la foto-unica, come si crea un progetto fotografico e la scelta del tema;
- Il comportamento del fotografo, il rispetto di chi si fotografa, farsi accettare dalla comunità, la spontaneità dei soggetti;
- La costruzione della storia, il dialogo e la socializzazione con i soggetti, la soggettività sociale e politica, l’oggettività;
- Il diritto all’immagine della persona fotografata (aspetti etici e legali), come si sviluppa e si stampa in bianco e nero (norme e principi generali), la presentazione delle immagini, presentazione immagini in bianco e nero, preparazione e presentazione del portaolio.

Fonte Google News

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Workshop di reportage fotografico Saharawi

mercoledì, 18 febbraio 2009
listen it it Workshop di reportage fotografico Saharawi

Workshop di reportage fotografico Saharawi
di Giulio di Meo
Fotografia sociale. In un certo senso è strano rafforzare con il termine “sociale” uno strumento che in ogni caso racconta il mondo ai suoi abitanti. La fotografia è necessariamente sociale, anche se di strade per raccontare quello che succede intorno a noi ce ne sono diverse e purtroppo oggi se ne sceglie quasi sempre una banale, piena di clichè e di immagini che non ci fanno più stringere il cuore. Sarebbe bello se la fotografia potesse risvegliare la nostra indignazione e al tempo stesso restituire dignità a coloro che vivono ai margini di questa stessa società. Non è facile, ma ci si può riuscire. E’ questa quella che io amo definire la mia fotografia, ed è solo questa che cerco di insegnare durante i miei workshop. Vorrei semplicemente fornire uno strumento attraverso il quale ridare sollievo ai volti delle persone che incontro: si tratta di catturare in degli istanti sentimenti di lotta, rabbia, indignazione ma anche d’amore, passione, speranza…..Fotografare con uno spirito impregnato di intensa umanità è a mio avviso il solo modo per comprendere le storie delle persone che si incontrano per le strade del mondo, catturarle e restituirle dignitosamente agli occhi di chi non piange più quando si imbatte in una immagine che dovrebbe emozionare.
I Saharawi
Sarà a tutti gli effetti un viaggio attraverso il quale cercheremo di conoscere e raccontare la difficile realtà in cui sono costretti i Saharawi. L’odissea di questo popolo inizia nel 1975, quando il Marocco, nonostante il parere contrario delle Nazioni Unite e della Corte Internazionale di Giustizia, invade il Sahara Occidentale ex spagnolo. I primi campi profughi, ancora in territorio Sahariano, vengono bombardati con napalm e fosforo bianco, nell’indifferenza quasi totale dei governi e dell’opinione pubblica internazionale, come da miglior tradizione dei conflitti africani. Questo spinge la popolazione saharawi a chiedere ospitalità all’Algeria, e solo sotto la sua ala protettrice comincia a riorganizzarsi. Vengono costruiti i campi profughi dove tuttora vivono più di 300000 persone nonostante le terribili condizioni ambientali. I prodotti che i Saharawi ne ricavano sono appena sufficienti ad integrare l’alimentazione dei bambini e degli anziani, ma la sopravvivenza di questo popolo è strettamente legata all’invio di aiuti umanitari da parte delle nazioni europee. Le scuole e gli ospedali costruiti in pieno deserto Algerino testimoniano la determinazione e la voglia di vivere dei saharawi ed allo stesso tempo garantiscono un livello di istruzione che stupisce se si considerano le enormi difficoltà logistiche ed economiche con cui questo popolo deve quotidianamente misurarsi.

Programma e costo
Il corso prevede la permanenza nei campi profughi della Wilaya di El Ayoun. Gli studenti saranno ospiti presso le famiglie saharawi, in modo da conoscere da vicino le condizioni e le tradizioni di questo popolo. Il primo giorno, dopo la sistemazione e le presentazioni, verranno visionati i portfoli dei vari studenti e successivamente illustrate le tecniche e i consigli utili per introdurci nel mondo della fotografia sociale. Ogni giorno si andrà in giro per i campi profughi, tuffandosi in pieno deserto, nella quotidianità di questo splendido popolo; entreremo nelle loro tende, ascolteremo le loro storie, assaporeremo l’aroma dei loro buonissimi thè pronti ad imprimere su sali sensibili le nostre/loro emozioni. Dedicheremo poi le serate all’editing del lavoro svolto, discutendo e confrontando le varie fotografie. Da qui selezioneremo insieme le immagini che diventeranno alla fine il frutto del nostro viaggio. Ogni studente, comunque, alla fine del corso dovrà raccontare con un gruppo d’immagini la sua personale esperienza. Sarà inoltre realizzata una presentazione video con i migliori scatti dei partecipanti. Al rientro in Italia, i migliori scatti saranno utilizzati per comporre una mostra fotografica che sarà promossa all’interno del circuito Arci.

Progetto “Deserto Rosa”
Una parte della quota sarà utilizzata per la realizzazione del progetto “Deserto Rosa”, che prevede la creazione di un laboratorio di fotografia digitale che sarà donato alla Scuola Olof Palme della Wilaya di El Ayoun. Il fotografo Giulio Di Meo terrà inoltre, un Corso di fotografia digitale per le donne e le ragazze saharawi. Le attrezzature indispensabili per la realizzazione del laboratorio di fotografia digitale sono: un computer portatile, 2 macchine fotografiche digitali, una stampante a sublimazione, carta e ricambi di cartucce.

Periodo: 4-11 Aprile 2009

Info: www.attivarci.it www.giuliodimeo.it

campidilavoro@arci.it info@giuliodimeo.it

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Corso di reportage Saharawi

mercoledì, 18 febbraio 2009
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Workshop di reportage fotografico Saharawi
di Giulio di Meo
Fotografia sociale. In un certo senso è strano rafforzare con il termine “sociale” uno strumento che in ogni caso racconta il mondo ai suoi abitanti. La fotografia è necessariamente sociale, anche se di strade per raccontare quello che succede intorno a noi ce ne sono diverse e purtroppo oggi se ne sceglie quasi sempre una banale, piena di clichè e di immagini che non ci fanno più stringere il cuore. Sarebbe bello se la fotografia potesse risvegliare la nostra indignazione e al tempo stesso restituire dignità a coloro che vivono ai margini di questa stessa società. Non è facile, ma ci si può riuscire. E’ questa quella che io amo definire la mia fotografia, ed è solo questa che cerco di insegnare durante i miei workshop. Vorrei semplicemente fornire uno strumento attraverso il quale ridare sollievo ai volti delle persone che incontro: si tratta di catturare in degli istanti sentimenti di lotta, rabbia, indignazione ma anche d’amore, passione, speranza…..Fotografare con uno spirito impregnato di intensa umanità è a mio avviso il solo modo per comprendere le storie delle persone che si incontrano per le strade del mondo, catturarle e restituirle dignitosamente agli occhi di chi non piange più quando si imbatte in una immagine che dovrebbe emozionare.
I Saharawi
Sarà a tutti gli effetti un viaggio attraverso il quale cercheremo di conoscere e raccontare la difficile realtà in cui sono costretti i Saharawi. L’odissea di questo popolo inizia nel 1975, quando il Marocco, nonostante il parere contrario delle Nazioni Unite e della Corte Internazionale di Giustizia, invade il Sahara Occidentale ex spagnolo. I primi campi profughi, ancora in territorio Sahariano, vengono bombardati con napalm e fosforo bianco, nell’indifferenza quasi totale dei governi e dell’opinione pubblica internazionale, come da miglior tradizione dei conflitti africani. Questo spinge la popolazione saharawi a chiedere ospitalità all’Algeria, e solo sotto la sua ala protettrice comincia a riorganizzarsi. Vengono costruiti i campi profughi dove tuttora vivono più di 300000 persone nonostante le terribili condizioni ambientali. I prodotti che i Saharawi ne ricavano sono appena sufficienti ad integrare l’alimentazione dei bambini e degli anziani, ma la sopravvivenza di questo popolo è strettamente legata all’invio di aiuti umanitari da parte delle nazioni europee. Le scuole e gli ospedali costruiti in pieno deserto Algerino testimoniano la determinazione e la voglia di vivere dei saharawi ed allo stesso tempo garantiscono un livello di istruzione che stupisce se si considerano le enormi difficoltà logistiche ed economiche con cui questo popolo deve quotidianamente misurarsi.

Programma e costo
Il corso prevede la permanenza nei campi profughi della Wilaya di El Ayoun. Gli studenti saranno ospiti presso le famiglie saharawi, in modo da conoscere da vicino le condizioni e le tradizioni di questo popolo. Il primo giorno, dopo la sistemazione e le presentazioni, verranno visionati i portfoli dei vari studenti e successivamente illustrate le tecniche e i consigli utili per introdurci nel mondo della fotografia sociale. Ogni giorno si andrà in giro per i campi profughi, tuffandosi in pieno deserto, nella quotidianità di questo splendido popolo; entreremo nelle loro tende, ascolteremo le loro storie, assaporeremo l’aroma dei loro buonissimi thè pronti ad imprimere su sali sensibili le nostre/loro emozioni. Dedicheremo poi le serate all’editing del lavoro svolto, discutendo e confrontando le varie fotografie. Da qui selezioneremo insieme le immagini che diventeranno alla fine il frutto del nostro viaggio. Ogni studente, comunque, alla fine del corso dovrà raccontare con un gruppo d’immagini la sua personale esperienza. Sarà inoltre realizzata una presentazione video con i migliori scatti dei partecipanti. Al rientro in Italia, i migliori scatti saranno utilizzati per comporre una mostra fotografica che sarà promossa all’interno del circuito Arci.

Progetto “Deserto Rosa”
Una parte della quota sarà utilizzata per la realizzazione del progetto “Deserto Rosa”, che prevede la creazione di un laboratorio di fotografia digitale che sarà donato alla Scuola Olof Palme della Wilaya di El Ayoun. Il fotografo Giulio Di Meo terrà inoltre, un Corso di fotografia digitale per le donne e le ragazze saharawi. Le attrezzature indispensabili per la realizzazione del laboratorio di fotografia digitale sono: un computer portatile, 2 macchine fotografiche digitali, una stampante a sublimazione, carta e ricambi di cartucce.

Periodo: 4-11 Aprile 2009

Info: www.attivarci.it www.giuliodimeo.it

campidilavoro@arci.it info@giuliodimeo.it

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