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sabato, 14 maggio 2011
Kodak, leader nelle soluzioni di imaging e da sempre attenta alle nuove tecnologie e ai nuovi trend delle relazioni, conferma il proprio impegno nel consolidare la grande forza della condivisione grazie a un'intera gamma di nuovi prodotti uniti dal filo conduttore dello Sharing: una serie di novità ulteriormente potenziate nelle funzionalità sociali e pensate per la condivisione all'insegna del digital imaging.
Gli ultimi prodotti in ordine di tempo per consumatori e per retail (dalle fotocamere Easyshare alle videocamere PlayFull e PlaySport, dalla cornicie digitale Pulse fino alle soluzioni retail come Apex e Kiosk) permettono a tutti di catturare facilmente i momenti più belli e condividerli nei modi e nei formati più svariati su Social Network come Facebook, YouTube o KODAK Gallery.
EASYSHARE TOUCH, MINI E SPORT
I momenti divertenti della nostra giornata, gli aperitivi, le serate, le partite allo stadio, le corse in bici, lo sci invernale, le vacanze piu? memorabili: per Kodak ogni momento diventa unico e prezioso nel momento in cui lo catturiamo e lo condividiamo con gli altri. Proprio per questo, le fotocamere digitali in arrivo per la primavera del 2011 sono le uniche con condivisione semplificata in 3 step che, grazie all’esclusivo Pulsante Share di Kodak, permette di contrassegnare le foto, condividendole contemporaneamente su molti social network e inviandole via e-mail.
La nuova fotocamera KODAK EASYSHARE TOUCH permette di sfoggiare le proprie foto e il proprio stile, grazie ad uno schermo LCD touchscreen capacitivo da 3 pollici ad alta risoluzione. Questa fotocamera integra, inoltre, un pulsante dedicato semplice la cattura di filmati in HD 720p, che possono essere modificati direttamente sulla fotocamera e condivisi online attraverso il tasto ‘Share’. La KODAK EASYSHARE TOUCH include anche una funzione per la catalogazione automatica delle immagini per persona, data, parola chiave e video, cosi? e? piu? semplice ricercare i momenti che si desidera condividere. E? possibile, inoltre, aggiungere una frase da caricare assieme alla foto desiderata nel momento in cui essa viene condivisa. La fotocamera e? caratterizzata da risoluzione 14 MP, Zoom Ottico SCHNEIDER-KREUZNACH 5X con grandangolo, funzioni
Scatto Intelligente (Smart Capture) e Riconoscimento Facciale di Kodak, scena multipla e modalita? artistiche, come fototessera ed effetti speciali, per divertirsi sempre piu? con le proprie foto e un connettore HDMI per godere delle proprie foto e video sulle TV HD.
Prezzo consigliato: 159,00 € – disponibile in Italia dalla primavera 2011; colori: Nero, Viola, Rosso
KODAK EASYSHARE MINI
E' la piu? piccola fotocamera Kodak realizzata finora. E? molto chic ed estremamente elegante. Dalle dimensioni di una carta di credito, ha uno zoom ottico 3X con grandangolo e comprende uno specchio auto riflettente che permette di fotografare facilmente se stessi e i propri amici, con la sicurezza di includerli nella foto. La EASYSHARE MINI e? una fotocamera da 10 MP con uno schermo luminoso LCD da 2.5 pollici, funzioni Scatto Intelligente (Smart Capture) e Riconoscimento Facciale di Kodak, scena multipla e modalita? colore per divertirsi sempre piu? con foto e video.
Prezzo consigliato: 95,00 € – disponibile in Italia da primavera 2011; colori: Bianco, Blu, Rosso e Nero.
KODAK EASYSHARE SPORT
E' progettata per le avventure di tutti i giorni. Si puo? immergere in piscina o portarla tranquillamente in spiaggia. La prima fotocamera digitale subacquea di Kodak puo? andare fino a 3 metri sott’acqua ed e? inoltre resistente agli agenti piu? estremi, come la polvere, lo sporco e la sabbia. La EASYSHARE SPORT e? una fotocamera da 12 MP con uno schermo LCD da 2.4 pollici, funzioni Scatto Intelligente (Smart Capture) e Riconoscimento Facciale di Kodak, scena multipla e modalita? colore per divertirsi sempre piu? con foto e video.
Prezzo consigliato: 75,00 € - disponibile in Italia da aprile 2011; colori: Rosso, Giallo.
KODAK EASYSHARE MAX
E' una fotocamera ad alte performance, che incorpora il primo sensore CMOS da 12 MP BSI retroilluminato, per catturare foto migliori con scarsita? di luce. Vanta uno Zoom Ottico 30X grandangolare SCHNEIDER-KREUZNACH VARIOGON con stabilizzatore ottico dell’immagine, ripresa video full HD 1080p e l’esclusivo pulsante ‘Share’ di Kodak.
Prezzo consigliato: 309,00 € – disponibile in Italia da aprile 2011; colore: Nero.
Fonte Notizia
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lunedì, 25 ottobre 2010
Si preannuncia un evento molto seguito il multireportage-conferenza “Scomode verità: solidarietà e riflessione sui popoli indigeni”, di Raffaella Milandri, che si terrà ad Ascoli Piceno il 31 ottobre.
“E’ un incredibile viaggio che tocca vari popoli indigeni e feroci discriminazioni dei diritti umani
nonchè veri e propri genocidi. Per chi partecipa sarà come essere testimone oculare delle mie esperienze in solitaria ” dice la Milandri
Questo incontro con la fotografa umanitaria e attivista per i diritti umani dei popoli indigeni
Raffaella Milandri è una piccola rassegna di scomode verità raccolte durante i suoi viaggi in solitaria nelle realtà tribali. Foto, filmati e interviste denunciano situazioni che sono state riportate anche al Commissariato per l’eliminazione delle Discriminazioni Razziali dell’ONU.
Attraverso mezzi di comunicazione e social network la Milandri lancia appelli, raccoglie firme e missive di denuncia da inviare a Presidenti e Ministri di diverse nazioni, tra cui anche Sonia Gandhi.
L’appuntamento, organizzato dal Lions Club Ascoli Piceno Urbs Turrita e in particolare dal Presidente Marisa Cozza.è per il 31 ottobre 2010 ore 17,30 ad Ascoli Piceno, alla Sala Docens in Piazza Roma 6, nell’ occasione vi sarà la cerimonia per il conferimento della borsa di Studio “Simona Orlini”.
Dagli indiani d’America, agli aborigeni australiani, agli indios amazzonici, ai boscimani del Kalahari, agli adivasi dell’India e tante altre etnie, questi popoli indigeni sono fratelli nel condividere una storia tragicamente simile.
Culture antiche, radicate alle loro terre ancestrali, tradizioni e linguaggi unici patrimonio dell’Umanità. Ogniqualvolta in queste terre, tutt’oggi, viene trovato un giacimento minerario-oro, diamanti, bauxite, carbone- o una risorsa da sfruttare-petrolio, foreste- incomincia la distruzione, la cancellazione, la persecuzione per questi popoli , in nome del “Progresso” .
Durante questo multireportage, tra gli altri popoli, si parlerà in particolare dei boscimani del Kalahari, allontanati con la forza dalle loro terre a causa di miniere di diamanti che, sulla base di un comunicato di ottobre 2010, hanno fatto registrare un surplus di 22 milioni di euro nelle casse del Botswana. ” I boscimani rischiano l’estinzione, gli interessi in gioco sono troppo rilevanti” dice la Milandri e aggiunge: “Questo multireportage sarà in programmazione in alcune città italiane e sono disponibile a ulteriori divulgazioni presso scuole e associazioni: come testimone, io sono responsabile di verità che non vanno taciute”
“Solo l’informazione può salvarci” questo è il messaggio semplice e incisivo di Kumti Majhi, un leader tribale dell’Orissa , che è contenuto in un appello divulgato dalla fotografa .


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venerdì, 8 ottobre 2010
Con Inside Bologna lo staff di Spazio Labo’ e il fotografo Giulio Di Meo continuano il percorso di ricerca sulla fotografia sociale intrapreso nel 2009 con l’analisi del quartiere Pilastro di Bologna, conclusasi con la realizzazione del progetto Pilastro Sociale, una mostra itinerante e un calendario.
Questa volta l’occhio di Giulio Di Meo e della sua classe si poserà sulla realtà del quartiere Porto, per dare inizio ad un complesso progetto fotografico che andrà a scoprire le realtà di ogni quartiere della città attraverso una documentazione fatta sì dietro la macchina fotografica ma in particolar modo fra gli abitanti, condividendo con loro i momenti che caratterizzano le loro storie, vite e abitudini.
Al termine di ogni laboratorio concentrato su uno dei quartieri, quindi anche per il quartiere Porto, sarà realizzata un'esposizione dei lavori realizzati dai partecipanti, che di volta in volta sarà arricchita dai lavori fatti in precedenza, per avere una prospettiva sempre più globale delle realtà dei tanti luoghi che sono Bologna.
Il fine di questo insieme di ricerche fotografiche e di esperienze di vita sarà la realizzazione di una pubblicazione che avrà come obiettivo quello di provare a raccontare tutta la città, una sorta di atlante sociale di Bologna che sarà quindi una visione completa dei suoi quartieri e delle persone che li abitano e li costruiscono ogni giorno, soprattutto con piccoli gesti.
Questo laboratorio è rivolto a coloro che vogliono avvicinarsi ad un modo nuovo di intendere e interpretare il reportage sociale e desiderano conoscere da vicino questo genere fotografico che ha come teatro le persone, la strada, la quotidianità. Si tratta di una ‘fotografia in cammino’ perché solo vivendo la strada possiamo sperare di conoscere una realtà e quindi cercare di descriverla, raccontarla, interpretarla ma soprattutto viverla.
Il laboratorio sarà diviso tra diversi momenti: una parte teorica, una parte pratica e una di editing con la critica e selezione dei lavori realizzati. L’obiettivo principale sarà quello di avvicinarsi ad un modo nuovo di intendere e interpretare il “reportage sociale”, cercando di adoperare lo strumento fotografico per indagare e denunciare particolari realtà di interesse sociale, ma allontanandosi dalla ricerca sistematica dei soli aspetti negativi, drammatici e denigranti. L’intento sarà quello di ricercare la “semplice quotidianità” di gesti, eventi, azioni, abituali e comuni. Insomma, momenti di vita “normale” che abitano ogni luogo; momenti che spesso danno la forza e la speranza di continuare a lottare e sperare.
Calendario del laboratorio
Martedì 23 novembre: prima lezione – ore 20-23
Sabato 27 novembre: prima uscita – ore 10-13 e 15-18
Martedì 30 novembre: sessione di editing – ore 20-23
Martedì 7 dicembre: sessione di editing – ore 20-23
Sabato 11 dicembre: uscita – ore 10-13 e 15-18
Martedì 14 dicembre: sessione finale di editing – ore 20-23
Mercoledì 15 dicembre: sessione finale di editing – ore 20-23
Iscrizioni
Per iscriversi al laboratorio scrivere all’indirizzo info@spaziolabo.it indicando nome, cognome, numero di telefono e indirizzo e-mail. Il numero di partecipanti ammessi è limitato a garanzia della qualità del laboratorio. Ai partecipanti che concluderanno il percorso del laboratorio verrà rilasciato un attestato di partecipazione.
Il laboratorio è riservato ai soci di Spazio Labò. Per associarsi e usufruire di tutti i servizi che l’associazione offre, oltre che partecipare alle sue attività, occorre presentare domanda tramite e-mail all’indirizzo info@spaziolabo.it o di persona presso la nostra sede negli orari di apertura.
Costo della tessera annua per il 2011: 15 €.
Costo del laboratorio: 250 € – prezzo intero 220 € – prezzo per studenti
Sede delle lezioni: via Frassinago 43/2c, Bologna, ed esterni.
Fonte Google News
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giovedì, 30 settembre 2010
Con Inside Bologna lo staff di Spazio Labo’ e il fotografo Giulio Di Meo continuano il percorso di ricerca sulla fotografia sociale intrapreso nel 2009 con l’analisi del quartiere Pilastro di Bologna, conclusasi con la realizzazione del progetto Pilastro Sociale, una mostra itinerante e un calendario.
Questa volta l’occhio di Giulio Di Meo e della sua classe si poserà sulla realtà del quartiere Porto, per dare inizio ad un complesso progetto fotografico che andrà a scoprire le realtà di ogni quartiere della città attraverso una documentazione fatta sì dietro la macchina fotografica ma in particolar modo fra gli abitanti, condividendo con loro i momenti che caratterizzano le loro storie, vite e abitudini.
Al termine di ogni laboratorio concentrato su uno dei quartieri, quindi anche per il quartiere Porto, sarà realizzata un'esposizione dei lavori realizzati dai partecipanti, che di volta in volta sarà arricchita dai lavori fatti in precedenza, per avere una prospettiva sempre più globale delle realtà dei tanti luoghi che sono Bologna.
Il fine di questo insieme di ricerche fotografiche e di esperienze di vita sarà la realizzazione di una pubblicazione che avrà come obiettivo quello di provare a raccontare tutta la città, una sorta di atlante sociale di Bologna che sarà quindi una visione completa dei suoi quartieri e delle persone che li abitano e li costruiscono ogni giorno, soprattutto con piccoli gesti.
Questo laboratorio è rivolto a coloro che vogliono avvicinarsi ad un modo nuovo di intendere e interpretare il reportage sociale e desiderano conoscere da vicino questo genere fotografico che ha come teatro le persone, la strada, la quotidianità. Si tratta di una ‘fotografia in cammino’ perché solo vivendo la strada possiamo sperare di conoscere una realtà e quindi cercare di descriverla, raccontarla, interpretarla ma soprattutto viverla.
Il laboratorio sarà diviso tra diversi momenti: una parte teorica, una parte pratica e una di editing con la critica e selezione dei lavori realizzati. L’obiettivo principale sarà quello di avvicinarsi ad un modo nuovo di intendere e interpretare il “reportage sociale”, cercando di adoperare lo strumento fotografico per indagare e denunciare particolari realtà di interesse sociale, ma allontanandosi dalla ricerca sistematica dei soli aspetti negativi, drammatici e denigranti. L’intento sarà quello di ricercare la “semplice quotidianità” di gesti, eventi, azioni, abituali e comuni. Insomma, momenti di vita “normale” che abitano ogni luogo; momenti che spesso danno la forza e la speranza di continuare a lottare e sperare.
Calendario del laboratorio
Martedì 23 novembre: prima lezione – ore 20-23
Sabato 27 novembre: prima uscita – ore 10-13 e 15-18
Martedì 30 novembre: sessione di editing – ore 20-23
Martedì 7 dicembre: sessione di editing – ore 20-23
Sabato 11 dicembre: uscita – ore 10-13 e 15-18
Martedì 14 dicembre: sessione finale di editing – ore 20-23
Mercoledì 15 dicembre: sessione finale di editing – ore 20-23
Iscrizioni
Per iscriversi al laboratorio scrivere all’indirizzo info@spaziolabo.it indicando nome, cognome, numero di telefono e indirizzo e-mail. Il numero di partecipanti ammessi è limitato a garanzia della qualità del laboratorio. Ai partecipanti che concluderanno il percorso del laboratorio verrà rilasciato un attestato di partecipazione.
Il laboratorio è riservato ai soci di Spazio Labò. Per associarsi e usufruire di tutti i servizi che l’associazione offre, oltre che partecipare alle sue attività, occorre presentare domanda tramite e-mail all’indirizzo info@spaziolabo.it o di persona presso la nostra sede negli orari di apertura.
Costo della tessera annua per il 2011: 15 €.
Costo del laboratorio: 250 € – prezzo intero 220 € – prezzo per studenti
Sede delle lezioni: via Frassinago 43/2c, Bologna, ed esterni.
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giovedì, 1 luglio 2010
In questo numero:
Natale a Nodica
di Domiziano Di Figlia
La notte fra il 24 e il 25 dicembre 2009, nel territorio della Provincia di Pisa il fiume Serchio ruppe l'argine allagando le vicine aree abitate di Nodica e l'intera zona industriale di Vecchiano. La forza con cui l'acqua uscì dal fiume creò un onda alta circa mezzo metro che distrusse ogni cosa nel raggio di chilometri
Rosarno
Un “doppio” servizio su Rosarno di Andrea Polzoni e Ivana Russo. Le immagini dei luoghi in cui erano costretti a vivere i migranti impegnati nella raccolta degli agrumi, scattate prima e dopo la rivolta scoppiata nel paese e la loro cacciata
A stolen land
di Luigi Vaccarella
Un reportage che ci porta nelle alture del Golan, una regione strappata da Israele alla Siria durante la "Guerra dei Sei Giorni" nel 1967. Una terra occupata, contesa da quarant'anni e assediata da basi militari e campi minati
Attraverso il muro
di Bruno Bonisiol
Una serie di scatti "rubati" ai checkpoint del muro di 700 km costruito dagli israeliani per chiudere i territori palestinesi della Cisgiordania. Un ulteriore devastante aggravamento per le condizioni di vita di migliaia di palestinesi, costretti a code e controlli continui per qualsiasi atto di vita quotidiana
Indian children
di Michele Vittori
Un reportage realizzato nel nord dell'India da New Delhi a Jodhpur passando per Mathura, Vrindavan e Varanasi, fotografando sguardi e volti di bambini per ricordare a tutti i problemi dell'infanzia. Povertà, malnutrizione, malattie, abbandono, lavoro minorile e scolarizzazione sono le emergenze
Colletti bianchi
di Ciro Guastamacchia
“Lavorando fedelmente otto ore al giorno, puoi eventualmente ottenere di diventare un capo e di lavorare dodici ore al giorno.”
Robert Lee Frost (poeta statunitense, 1874–1963)
Traditi dall'uomo
di Alessio Mesiano
Un reportage dalla Romania che ci racconta la situazione drammatica delle centinaia di migliaia di cani randagi. Un problema nato oltre trent'anni fa, al quale associazioni come “Save the Dogs and Other Animals
Sguardi di viaggio
di Giovanni Mori
Un viaggio da Tozeur, in Tunisia, ad Algeri, non è solo una continua scoperta di luoghi ricchi di storia e cultura, ma è soprattutto l'occasione per incontrare e conoscere persone e tradizioni di popoli e culture affascinanti
Intervista a Loris Savino
Fonte Google News
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giovedì, 20 maggio 2010
Le immagini con cui continuiamo, nel nostro immaginario collettivo, a rappresentare il Brasile spesso nascono e allo stesso tempo alimentano un gran numero di stereotipi. È cosi ad esempio se pensiamo al caffé, al carnevale, al calcio, alle proverbiali bellezze femminili o alla grande diffusione della violenza e della criminalità. Questi luoghi comuni, o meglio queste rappresentazioni, oggi sempre più veicolate proprio attraverso le immagini, se pur reali, altro non sono che delle semplificazioni che rischiano di frapporsi, come densi filtri, alla comprensione di una realtà culturale, economica e sociale ben più complessa.
Da qui nasce quindi l'esigenza di avvicinarsi anche attraverso la fotografia a quegli scorci della società brasiliana che facilmente ci possono apparire meno consueti, perché spesso solo sfiorati dalle grandi vie della comunicazione. E' in questo modo che i volti dei contadini, la gioia dei bambini, i ritmi delle giornate di lavoro scandite dal sole e dal caldo, la terra aspra e rossa, le feste, i canti, la nostra "bella ciao", il riso e fagioli, la birra e la cachaça acquistano una dimensione diversa, reale.

IL MOVIMENTO SEM TERRA
Il Movimento dei Senza Terra è un movimento di agricoltori e braccianti in lotta contro i grandi proprietari terrieri e ha segnato in modo indelebile la storia recente del Brasile. Essi lottano per conquistarsi un posto occupando i terreni lasciati incolti dai latifondisti assenti ma disposti ad usare la forza per non perdere il loro diritto proprietario. I Sem Terra nei terreni occupati creano degli accampamenti, e avviano pratiche legali per vedere riconosciuta la loro azione e ottenere la proprietà delle terre. Dopo un lungo periodo di pratiche giudiziarie e di continua resistenza alle intimidazioni, trasformano gli accampamenti in “assestamenti” e iniziano la spartizione delle terre. il Movimento dei senza terra brasiliano (MST) è oggi il movimento sociale più grande in America Latina. Fin dalla sua creazione nei primi anni '80, il MST ha fatto pressioni sul governo per far riconoscere queste terre a circa 150.000 famiglie. Oggi il movimento sostiene la lotta di oltre 57.000 famiglie che hanno occupato terre incolte in 23 stati. Il movimento inoltre controlla 1000 scuole primarie nei loro asettlements, qui 2.000 insegnanti lavorano con circa 50.000 bambini. Nonostante il grande lavoro e sacrificio, i contadini sono costretti a subire continue violenze da parte della polizia e dei latifondisti, che spesso, si trasformano in veri e propri massacri.
PROGRAMMA E COSTO
Giunto al suo quarto anno di vita, questo workshop rappresenta un esperienza di scambio, ormai consolidata, tra l’Arci e il Movimento dei Sem Terra e il fotografo Di Meo. Il corso, come sempre, avrà come protagonisti gli accampamenti del MST, i visi dei contadini, i ritmi delle giornate di lavoro scandite dal sole e dal caldo, in uno splendido scenario naturale nel nord del Brasile nello stato del Maranhao. Il programma prevede la vista di diversi accampamenti e assientamentos del MST ospiti delle famiglie di agricoltori in modo da avere una visione globale, ma ravvicinata, di questo grande movimento sociale. MST è partner dell’Arci nel cammino verso un mondo migliore. Ogni giorno si andrà in giro all'interno degli accampamenti e assientamentos dell'area prescelta per catturare "istantanee" della vita quotidiana dei Senza Terra. Solo camminando, solo entrando in case e baracche possiamo stabilire un rapporto con loro, che poi cercheremo di imprimere sulla pellicola fotografica. Tutte le sere invece si farà l'editing del lavoro degli studenti, con discussione e confronto tra le varie foto. Ogni giorno verranno quindi selezionate immagini significative su cui poi si baserà la selezione finale. Ogni studente alla fine del corso dovrà raccontare, con un gruppo d'immagini, la sua esperienza, il suo "reportage sociale" sul MST. La quota di partecipazione è di 2.500 euro e comprende viaggio, vitto e alloggio, assicurazione e spostamenti interni e ogni altro costo riferito alla realizzazione del corso in loco (sono esclusi i materiali dei singoli partecipanti mentre sono compresi tutti i materiali di gruppo). La quota comprende inoltre un contributo al nostro partner locale Movimento Sem Terra.
GIULIO DI MEO
Il corso sarà tenuto da Giulio Di Meo, fotografo professionista dal 2000, allievo di uno dei più grandi fotografi italiani Ernesto Bazan. Dal 2002 è impegnato in un ambizioso progetto fotografico, "Riflessi antagonisti", che si è già tradotto in due mostre fotografiche, "Riflessi Cubani" e "Tra cielo e terra", quest'ultima realizzata nel corso del campo di lavoro nella favela di Santa Marta del 2005. Dal 2004 lavora in stretto rapporto con l'Arci per il quale ha già realizzato lo splendido calendario del 50° anniversario dell'associazione (2007) e un libro fotografico che racconta la nostra associazione vista dal punto di vista dei circoli.
Contenuti del Corso
16-19 luglio 2010
Lezioni Teoriche (2 lezioni di due ore):
o Introduzione al reportage; definizione e distinzione delle forme in cui si sviluppa il reportage, cenni di storia del reportage, sviluppo della fotografia documentaria in Europa e in USA;
o Il reportage del quotidiano, il “fattore umano”, la fotografia di strada, il reportage delle piccole cose, il fotografo delle situazioni “normali” della gente “normale”;
o Il comportamento del fotografo, il rispetto di chi si fotografa, il dialogo e la socializzazione con i soggetti, la spontaneità dei soggetti;
o La costruzione della storia, la soggettività sociale e politica, l’oggettività;
Editing (5 lezioni di due ore):
• Sedute di critica e selezione.
Lezione Pratiche:
Uscite fotografiche giornaliere di 6 ore.
Per qualsiasi informazione potete scrivere a:
campidilavoro@arci.it
giuliodimeo@yahoo.it
workshop@giuliodimeo.it
Fonte Google News
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domenica, 22 novembre 2009
“Tra la perduta gente “
è la nuova emozionante mostra-proiezione della fotografa e viaggiatrice in solitaria Raffaella Milandri.
Si terrà il 13 dicembre alle ore 16.00 presso l’Auditorium Comunale di San Benedetto del Tronto. “E’ un reportage video-fotografico, una importante testimonianza raccolta in Botswana che è un tributo di solidarietà al popolo dei Boscimani del Kalahari e a tutti i popoli indigeni. Con “Tra la perduta gente” si vuole anche sensibilizzare l’opinione pubblica e il Parlamento Italiano a favore della ratifica dell’Italia alla ILO 169” dice l’autrice.
Questo reportage, corredato da una intervista-denuncia sulla situazione dei Boscimani, è articolato dantescamente in tre sezioni di foto: immagini della terra ancestrale dei Boscimani nella sua bellezza (Paradiso), il villaggio dei Boscimani nel Kalahari con problemi di sopravvivenza (Purgatorio) ,ed infine uno dei campi di deportazione(Inferno).
“Durante la mia intervista la donna boscimane, mentre racconta le vicissitudini del suo popolo, indica sempre là, un punto lontano, dove vuole tornare: è la sua terra ancestrale, il deserto del Kalahari” dice la Milandri, e aggiunge:
“Il titolo ha significato duplice: la gente perduta sono i Boscimani, dispersi e smarriti nella loro identità; ma in senso dantesco sono anche i Governi e le multinazionali, quando usano un potere crudele contro popoli inermi”
LA STORIA DEI BOSCIMANI DEL KALAHARI
I boscimani sono uno dei popoli più antichi della terra: da oltre 30.000 anni hanno vissuto nel deserto del Kalahari. La Central Game Reserve of Kalahari, in Botswana, è infatti stata creata nel 1961 per proteggere il loro territorio e la loro cultura, basata sulla caccia e su una vita in armonia con la natura. Ma dal 1997 è iniziata una vera odissea per questo antico popolo, dopo la scoperta di ricche miniere di diamanti nel loro deserto. Uomini, donne, bambini, anziani portati via con la forza su camion, villaggi smantellati, scuola e ambulatorio medico chiusi, e per finire distrutte le riserve d’acqua e chiusi i pozzi d’acqua.
Dopo diverse deportazioni, oggi nella riserva sono rimasti solo 300 Boscimani, tutti gli altri sono in campi di reinsediamento. Questi 300 Boscimani hanno enormi problemi di sopravvivenza e una vita durissima : il Governo proibisce loro di andare a caccia, e vengono arrestati se lo fanno; il Governo proibisce loro di usare i pozzi d’acqua, e sono costretti a raccogliere l’acqua da pozzanghere nella sabbia e da radici. proibisce di La loro vita è durissima.
“Ho visitato il villaggio nel deserto, dopo aver donato loro zucchero, latte, the e tabacco, prendo una tanica d’acqua dall’auto e la poso in terra, in mezzo al cerchio della gente del villaggio, seduta all’ombra di uno dei rari alberi. E subito, con un ordine gerarchico e familiare che a me è oscuro, appaiono tazze di latta che vengono riempite e svuotate lentamente, in silenzio religioso. Ora comprendo appieno cosa significa l’acqua nel deserto. Lo vedo nei loro occhi, nei loro visi impolverati e nelle labbra aride. Chiedo ad una ragazzina che parla un po’ di inglese dove si trova l’acqua, e lei alza il braccio indicando l’ovest: lontano, lontano….Le donne lavano i panni in bacinelle con un dito d’acqua densa e scura. Gli unici pozzi d’acqua vicini (30 km circa) sono stati chiusi e non hanno il permesso di scavarne di nuovi.” racconta la Milandri.
Oggi, mentre i Boscimani nel deserto lottano per la sopravvivenza, le migliaia che si trovano
nei campi di reinsediamento sono vittime di alcolismo, HIV, depressione. La loro unica ed antica cultura rischia di scomparire per sempre. Stanno perdendo la loro identità e ancora aspettano perché vengano riconosciuti i loro diritti umani.
Nel 2006 i Boscimani hanno vinto una –lunghissima- causa nei confronti del Governo del Botswana, ottenendo il diritto a vivere nelle loro terre, a usare i pozzi d’acqua e a poter cacciare per il loro fabbisogno alimentare; ma dopo la sentenza nulla è cambiato. Ogni volta che hanno provato a tornare alla loro terra, li hanno costretti a tornare nei campi di reinsediamento.
E’ del 12 novembre 2009 una notizia riportata dal quotidiano canadese Globe and Mail :
una donna Boscimane, ad un posto di controllo, guarda la immagine appesa del Presidente del Botswana Ian Kama e dice quello che per lei è un complimento: “sembra un Boscimane” . Il commento viene ritenuto un insulto e la donna viene portata alla stazione di polizia, segregata per un giorno e una notte, e costretta a pagare una multa. L’appello della Milandri:
“E’ urgente intervenire subito, la gente boscimane è davvero disperata, non ce la fa più. Parte del materiale della mia mostra-proiezione è già stato inviato, insieme ad una documentazione, al Commissariato per l’eliminazione delle Discriminazioni Razziali dell’ONU. Il Segretario in carica mi ha confermato che la questione dei Boscimani verrà esaminata entro i primi mesi del 2010. Speriamo bene”
I POPOLI INDIGENI E LA ILO 169
Il caso dei Boscimani è, purtroppo, una goccia nel mare delle discriminazioni, violenze, soprusi a cui sono stati assoggettati i popoli indigeni e tribali: i nativi americani(dagli Apache agli Inuit), gli aborigeni australiani, i maori neozelandesi, gli indios sudamericani, i pigmei africani, e tanti-troppi-altri.
Circa 300 milioni di persone nel mondo sono accomunate da questo destino: culture e società così speciali che dovrebbero essere Patrimonio dell’Umanità, stili di vita semplici a contatto con la natura .
Da parte loro, solo la richiesta di essere lasciati nelle loro terre ed essere riconosciuti come esseri umani, con i loro diritti; da parte di Governi e multinazionali, l’avidità senza scrupoli di appropriarsi di terreni dove si trovano ricchezze : diamanti, uranio, oro, petrolio, foreste.
“ Non guardiamo a questi popoli con simpatia solo nei film e nei documentari dove si raccontano le loro storie: sono esseri umani, reali, che soffrono. Ho visto la stessa sofferenza e smarrimento negli occhi degli Inuit in Alaska, degli Apache negli Stati Uniti, degli Aborigeni in Australia, dei Boscimani in Botswana. Sono stata testimone di crudeli episodi di razzismo e ho visto ovunque trattamenti davvero disumani per questi popoli che hanno la sola colpa di essere semplici e genuini. E che rischiano l’estinzione” dice Raffaella Milandri
L’appello e il messaggio della mostra “Tra la perduta gente” è quello di sostenere e caldeggiare la ratifica dell’Italia alla ILO 169, che è una convenzione internazionale in supporto dei popoli indigeni e tribali.
“ Per L’Italia , che fa già parte della ILO, agenzia delll’ONU, dal 1919, si tratta di una ratifica che non ha effetti sulla realtà nazionale. E’ solo un gesto di solidarietà che aiuta questi popoli ad essere riconosciuti nella loro dignità. Su Facebook abbiamo formato un gruppo che conta ad oggi circa 2000 iscritti, con lo scopo di sollecitare il Ministro Frattini a questa ratifica.”
L’iniziativa della Milandri ha trovato terreno fertile a questa campagna a San Benedetto del Tronto, dove il Consiglio Comunale –motore il partito dei Verdi-ha infatti recentemente approvato la mozione per la ratifica dell’Italia alla ILO 169, che verrà così spedita alla Presidenza della Repubblica e del Consiglio, e ai Ministeri competenti. L’Assessore alle Politiche Ambientali, Paolo Canducci, promuove la mostra.

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mercoledì, 21 gennaio 2009
Incontri con l’Autore al Fotocineclub Sambenedettese:
Raffaella Milandri
Venerdì 23 gennaio 2009 alle 21,30 si terrÃ
al Fotocineclub “Crossing
borders”, proiezione di foto di Raffaella Milandri,
viaggiatrice in solitaria e
fotografa. Le foto saranno un interessante estratto
di 4 reportages: Alaska,
India, Nepal e Giappone.
“Ogni foto è un’emozione, e da questi Paesi così
diversi ho riportato
sensazioni completamente diverse:
la forza della Natura in Alaska, la condizione
dell’uomo in India,
l’influenza della politica in Nepal e
la unicità della cultura
giapponese
Attraverso le foto , questo vuole essere
un invito ad una empatia reale
e profonda con questi popoli e Paesi così distanti da noi. “
Prosegue l’artista: ” Ho dovuto annullare
il viaggio in Nagaland . La
regione è considerata a rischio e non rilasciano i permessi necessari a viaggiatori soli e
indipendenti”
Figuriamoci ad una donna sola- hanno commentato spocchiosamente
alcuni suoi corrispondenti indiani.
“Sto valutando il Tibet, sto chiedendo i permessi necessari.
Una amica, monaca tibetana , Kunsang, mi ha invitato nel suo
monastero.”
Raffaella Milandri
Via N. Sauro 50 SBT
Per comunicazioni e contatti 0735 760211/335 6126630

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