Articoli marcati con tag ‘mossa’
martedì, 24 maggio 2011
Prove generali di community per Panasonic Italia che proprio ieri ha annunciato il lancio di un'iniziativa che nasce sia per celebrare il decimo compleanno delle fotocamere digitali Lumix, oggi vero e proprio brand riconosciuto sul mercato, sia per spingere la propria comunicazione e le proprie attività di marketing su quello che è evidente essere il futuro della comunicazione, ossia il web. Quel che più conta è però che Panasonic non si è limitata a creare solo il classico sito vetrina ma lo ha connesso ai social network chiave della Rete, ossia, Facebook, Twitter e Flickr. Un network nel network che mira a generare brand awareness e più in generale a rafforzare il legame con i propri utenti.
Per chi una Lumix ce l'ha già si tratta di una notizia interessante, visto che attraverso lumixlifestyle potrà facilmente conoscere nuove persone, scambiare pareri fotografici, confrontarsi in contest e altre iniziative online, divertendosi e, magari, anche migliorando le proprie capacità fotografiche.
A far sì che tutto questo funzioni ovviamente ci penseranno innanzitutto gli admin dei vari social network che dovranno essere capaci di stimolare la creatività degli utenti Lumix. A completamento di questa prima fase, per così dire istruttoria, iniziata in realtà il 10 maggio scorso, Panasonic ha preannunciato per Settembre grandi novità per le attività connesse a lumixlifestyle.it
Per quello che ci è stato possibile verificare al momento, l'unico vero limite dell'iniziativa a nostro avviso è la preclusione alla partecipazione alle attività online, per esempio su Flickr, di coloro che non posseggono ancora un Lumix. Una mossa un po' in controtendenza alle "regole" del web e che rischia di ridurre l'impatto dell'iniziativa a qualcosa di paragonabile a un "club" più che a una vera piattaforma di social networking. Il consiglio è che la strategia cambi presto così da attrarre anche l'interesse di chi non ha ancora una Lumix ma che invece potrebbe presto colmare questo "gap".
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giovedì, 23 dicembre 2010

Recentemente è diventato pubblico un brevetto Sony relativo all’utilizzo della tecnologia a specchio traslucido senza il complementare mirino elettronico.
Niente di particolarmente nuovo sotto il sole perché continua il trend per miniaturizzare la fotocamera ad obiettivi intercambiabili per renderla sempre più piccola e compatta in modo da conquistare la massa dei consumatori a cui importa soprattutto il pese ed ingombro ridotto.
La parte interessa è la presenza di una baionetta per obiettivi Alpha. Una mossa un po’ strana, ma come sempre Sony si muove in tutte le direzioni contemporaneamente. Chissà se vedremo uscire una Alpha SLT.
Via | SonyAlphaRumors
Sony, una SLT senza mirino? é stato pubblicato su clickblog alle 12:00 di giovedì 23 dicembre 2010.
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martedì, 12 ottobre 2010

Sony ha svelato una nuova Sony Nex-3, ma l’unica differenza rispetto alla versione originale è la scelta del colore rosa.
Questa evil era già disponibile nei colori argento, nero o rossa ed arriverà sul mercato il 19 novembre. Probabilmente si tratta di una mossa commerciale per conquistare una fetta delle donne che si vogliono affacciare nel segmento delle fotocamere ad ottiche intercambiabili. Sarebbe interessante riuscire a trovare ricerche di mercato su questo colore.
Via | Endgadget
Sony Nex-3 in versione rosa é stato pubblicato su clickblog alle 13:00 di martedì 12 ottobre 2010.
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giovedì, 7 ottobre 2010
Inaugura domani, 8 ottobre 2010 alle 18:00, presso il Foyer Spazio Oberdan a Milano la mostra fotografica Che ci faccio io qui? I bambini nelle carceri italiane.
Dopo Roma, la mostra promossa dall’associazione A Roma, Insieme e dall’agenzia Contrasto, sarà ospite della città di Milano, realtà di eccellenza grazie alla presenza dell’ICAM Istituto a Custodia attenuata per le detenute madri. Inoltre, il progetto europeo Edge Festival, dal 21 ottobre a dicembre 2010, ospiterà una selezione della mostra.
La mostra documenta la condizione di madri e bambini nelle carceri italiane attraverso le immagini raccolte da cinque grandi fotografi in altrettanti Istituti penitenziari femminili. L’Associazione di volontariato “A Roma, Insieme” è impegnata da tredici anni con le donne del carcere romano di Rebibbia. L'impegno dei volontari è rivolto soprattutto ai loro figli, che fino ai 3 anni vivono l’esperienza della detenzione con le madri, in un ambiente del tutto inadeguato alle loro esigenze di crescita.
Le fotografie esposte raccontano la vita quotidiana di queste donne e dei loro figli, una realtà drammatica ma spesso sconosciuta. Il reportage è stato realizzato da 5 fotografi di fama internazionale, selezionati tra quelli più attenti ai problemi sociali e alle questioni carcerarie: Marcello Bonfanti, Francesco Cocco, Luigi Gariglio, Mikhael Subotzky e Riccardo Venturi. Le foto sono state scattate in cinque Istituti penitenziari femminili: Roma – Rebibbia, Avellino – Bellizzi Irpino-Pozzuoli, Milano – San Vittore, Torino – Lo Russo e Cutugno, Venezia – Giudecca.
Secondo quanto previsto dalla legge, le madri detenute possono tenere con loro i figli fino all’età di 3 anni. Per questo motivo l’Associazione promuove e realizza una serie di attività concrete volte a limitare i danni del carcere sui bambini e ad aiutare le donne a gestire il rapporto con i propri figli durante la detenzione e favorirne il reinserimento sociale, ma allo stesso tempo mira a sensibilizzare l’opinione pubblica per attivare risposte adeguate da parte delle Istituzioni a questo problema.
Marcello Bonfanti è nato nel 1972 e vive a Milano. Si è laureato nel 2002 in Photographic Arts alla University of Westminster di Londra. Ha ricevuto riconoscimenti internazionali tra cui l'Hodge Award del settimanale britannico The Observer nel 2001 e il terzo premio nella categoria Arts and Entertainment stories del World Press Photo 2005 con il lavoro sulle drag queens cubane. Ha realizzato, fra l'altro, la campagna immagine per Emergency (2007) e la campagna promozionale del made in Italy con testimonial Isabella Rossellini. Nelle sue immagini Marcello Bonfanti cerca sempre il rapporto con il soggetto fotografato e riesce, grazie alle atmosfere artificiali delle sue illuminazioni, a dargli un’unicità.
Francesco Cocco, classe 1960, inizia la sua attività di fotografo nel 1989. Agli esordi della sua carriera documenta il Vietnam postcomunista, la prostituzione minorile in Cambogia, la realtà dei disabili italiani. Dal 2000 inizia una proficua collaborazione con Medici senza Frontiere documentando le condizioni di vita e di lavoro degli immigrati clandestini in Italia da cui nasce il libro “Nero”, edizioni Logos (2007). Dal 2002 realizza un viaggio nelle principali carceri italiane le cui immagini vengono raccolte nella mostra e nell’omonimo volume Prisons. Grazie all’utilizzo di un bianco e nero violento e ad uno sguardo graffiante, pone la coscienza dell’osservatore di fronte alle realtà più scomode della nostra società e lo obbliga a confrontarcisi.
Luigi Gariglio è nato a Torino nel 1968. Dal 2002 insegna Sociologia Visuale e Usi Sociali della fotografia all’Università di Torino. Dei suoi ultimi progetti fotografici ha pubblicato Aereospace gallery, sugli ambienti tecnologici di Avio SpA, nel 2003, e Ritratti in Prigione, ritratti di prigionieri e degli ambienti carcerari, nel 2007. In questo come nei suoi lavori sulle lap-dancers, sulle coppie omosessuali, sulle partecipanti a Miss Italia, il suo sguardo ama indagare e soffermarsi sui volti delle persone, che fotografa in modo seriale e “oggettivo” lasciando ai visi dei suoi soggetti il compito di raccontare la loro storia e di abbattere i pregiudizi nei loro confronti.
La fotografia di Michael Subotzky (nato a Cape Town in South Africa nel 1981) si colloca in quella dimensione così densa tra la documentazione e l’analisi critica del contemporaneo. Il suo progetto più recente, del 2004, "Die Vier Hoeke” (”i quattro angoli”), offre una visione critica forte delle condizioni di vita di una prigione del Sud Africa contemporaneo e alimenta un dibattito sulla giustizia sociale e sui diritti umani. Nello stesso tempo propone una nuova idea del “soggetto” fotografico presentando dei ritratti intensi che si esprimono nella doppia identità di individuo e di carcerato.
Riccardo Venturi nasce a Roma nel 1966. Fotogiornalista dal 1989, è rappresentato dall’Agenzia Contrasto. Negli anni Novanta estende il suo interesse agli avvenimenti internazionali, con i suoi lavori sull’Albania post comunista e sulla Germania dei naziskin. In questo periodo realizza i suoi primi reportage di guerra in Afghanistan, con cui vince il World Press Photo nel 1997 e in Kosovo, che gli vale il Leica Honorable Mention nel 1999. Prestigiose le sue Pubblicazioni editoriali per L’Espresso, Il Venerdì di La Repubblica, National Geographic, Le Nouvelle Observateur e Time Magazine. Recentemente ha pubblicato con successo il libro “Afghanistan il nodo del tempo”.
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venerdì, 14 maggio 2010
Luogo di interazione creativa e culturale, il Laboratorio OpenPhoto di Piccolo Formato nasce dall’intenzione di approfondire tematiche artistiche e fotografiche.
L'obiettivo è quello di sperimentare un processo sinergico che partirà dall'ideazione di progetti fotografici costruiti su tematiche specifiche per giungere alla loro concretizzazione all’interno di una mostra.
OpenPhoto è uno spazio aperto ai soci di Piccolo Formato. Sarà scandito da incontri tenuti dagli insegnanti di Piccolo Formato sulle tecniche, gli stili e i linguaggi fotografici, da docenti di storia della fotografia e museologia, da fotografi e stampatori professionisti. Si valuteranno i contenuti, le idee, la scelta del soggetto, le strategie narrative e compositive, si approfondiranno i vari momenti del percorso fotografico: dalla ripresa alla camera oscura e chiara, alla stampa fino all’allestimento.
L'associazione vuole dare vita ad un gruppo eterogeneo, che potrà essere composto da giovani fotografi o professionisti e da chi si relaziona con l'universo della fotografia a livello tecnico o storico-artistico. Il gruppo avrà la possibilità di esporre il progetto realizzato in una mostra collettiva nella galleria di Piccolo Formato, promossa all'interno di una serata evento dedicata alla conclusione di OpenPhoto.
Previo accordo con i curatori del Laboratorio i partecipanti potranno accedere ai locali della sede dell'associazione per sviluppare e stampare in camera oscura o allestire set fotografici. Si potranno inoltre richiedere delle letture port-folio individuali.
Il programma
OpenPhoto parte a fine maggio e vi accompagnerà fino a dicembre (Agosto: pausa estiva) e sarà articolato in quattro fasi: la prima fase sarà dedicata all’ analisi del tema e all’ideazione del proprio progetto fotografico, la seconda alla sua concretizzazione fotografica (riprese, letture portfolio), la terza riguarderà la post-produzione e la stampa delle opere (o montaggio video) ed infine la quarta fase sarà incentrata sull’allestimento della mostra.
In ogni fase sono previsti incontri con professionisti ed esperti con l'obiettivo di supportare lo svolgimento del progetto. I curatori del laboratorio favoriranno il dialogo e gli scambi d'idee e competenze all'interno del gruppo e faranno fronte ad ogni richiesta ideativa e tecnica per sviluppare la vostra creatività.
Le date degli incontri sono state fissate per la 1° fase mentre nelle fasi successive le date saranno stabilite cercando di considerare le esigenze dei partecipanti al laboratorio.
I primi incontri con i curatori del Laboratorio OpenPhoto2010 si terranno presso la sede di Piccolo Formato (Via Marsala n.20/a Bologna), nei seguenti giorni dalle ore 19 alle 20.30:
Lunedì 17 maggio
Mercoledì 19 maggio
Il costo del laboratorio è 180EUR
Curatori del Laboratorio Open Photo
Maria Vittoria Spissu: mariavittoriaspissu@gmail.com
Federica Fazio: fedefazio@gmail.com
Andrea Margelli: andrea.margelli@gmail.com
Per ulteriori informazioni sulle attività di Piccolo Formato:
www.piccoloformato.it
info@piccoloformato.it
tel. 3498686417
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martedì, 11 maggio 2010
Il mercato della fotografia digitale è continuamente in forte espansione e l’ultima mossa in tal senso vede il produttore Samsung pronto a introdurre due nuove e interessanti fotocamere.
Le ultime arrivate si chiamano ST5000 e ST5500, due dispositivi identici che si differenziano l’uno dall’altro solamente per la presenza della connettività WiFi e per uno schermo leggermente …
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Autore: Floriana Giambarresi
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lunedì, 3 maggio 2010
Qualche giorno fa vi abbiamo presentato la funzione di correzione automatica delle foto in base all’obiettivo utilizzato che avrà la prossima versione di Lightroom.
In attesa della versione finale o, quantomeno, di una nuova beta in cui si possa usare questa funzionalità sul sito di Adobe è già possibile scaricare il Lens Profile Creator, il software che vi consente di generare profili personalizzati per i vostri obiettivi nel caso non siano già compresi del database del programma.
Questa mossa fa pensare che il rilascio non possa essere molto lontano nel tempo.
Via | LightroomBlog
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martedì, 2 giugno 2009
pubblicato da Derfy in: Software

onOne Software ha lanciato una nuova versione Lite PhotoTools 2 Standard Edtion.
Il software è un plugin per Photoshop che consente di fare correzioni ed applicare effetti in maniera automatica. Questa versione, disponibile gratuitamente, include i 14 effetti più popolari.
Tra gli effetti possiamo citare Bleach Bypass e Cross Process o la possibilità di imitare pellicole come la Kodachrome® e Velvia®. Una mossa per invogliare gli utenti a provare i loro prodotti che nella due versioni a pagamento costano 160$ e 260$.
Via | CameraDojo
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sabato, 7 marzo 2009
Fotografia sociale. In un certo senso è strano rafforzare con il termine “sociale†uno strumento che in ogni caso racconta il mondo ai suoi abitanti. La fotografia è necessariamente sociale, anche se di strade per raccontare quello che succede intorno a noi ce ne sono diverse e purtroppo oggi se ne sceglie quasi sempre una banale, piena di clichè e di immagini che non ci fanno più stringere il cuore. Sarebbe bello se la fotografia potesse risvegliare la nostra indignazione e al tempo stesso restituire dignità a coloro che vivono ai margini di questa stessa società . Non è facile, ma ci si può riuscire. E’ questa quella che Giulio ama definire la sua fotografia, ed è solo questa che cerca di insegnare durante i suoi workshop. Vorrebbe semplicemente fornire uno strumento attraverso il quale ridare sollievo ai volti delle persone che incontra: si tratta di catturare in degli istanti sentimenti di lotta, rabbia, indignazione ma anche d’amore, passione, speranza.
Fotografare con uno spirito impregnato di intensa umanità è a suo avviso il solo modo per comprendere le storie delle persone che si incontrano per le strade del mondo, catturarle e restituirle dignitosamente agli occhi di chi non piange più quando si imbatte in una immagine che dovrebbe emozionare.
I Saharawi
Sarà a tutti gli effetti un viaggio attraverso il quale si cercherà di conoscere e raccontare la difficile realtà in cui sono costretti i Saharawi. L’odissea di questo popolo inizia nel 1975, quando il Marocco, nonostante il parere contrario delle Nazioni Unite e della Corte Internazionale di Giustizia, invade il Sahara Occidentale ex spagnolo. I primi campi profughi, ancora in territorio Sahariano, vengono bombardati con napalm e fosforo bianco, nell’indifferenza quasi totale dei governi e dell’opinione pubblica internazionale, come da miglior tradizione dei conflitti africani. Questo spinge la popolazione saharawi a chiedere ospitalità all’Algeria, e solo sotto la sua ala protettrice comincia a riorganizzarsi. Vengono costruiti i campi profughi dove tuttora vivono più di 300000 persone nonostante le terribili condizioni ambientali. I prodotti che i Saharawi ne ricavano sono appena sufficienti ad integrare l’alimentazione dei bambini e degli anziani, ma la sopravvivenza di questo popolo è strettamente legata all’invio di aiuti umanitari da parte delle nazioni europee. Le scuole e gli ospedali costruiti in pieno deserto Algerino testimoniano la determinazione e la voglia di vivere dei saharawi ed allo stesso tempo garantiscono un livello di istruzione che stupisce se si considerano le enormi difficoltà logistiche ed economiche con cui questo popolo deve quotidianamente misurarsi.
Programma e costo
Il corso prevede la permanenza nei campi profughi della Wilaya di El Ayoun. Gli studenti saranno ospiti presso le famiglie saharawi, in modo da conoscere da vicino le condizioni e le tradizioni di questo popolo. Il primo giorno, dopo la sistemazione e le presentazioni, verranno visionati i portfoli dei vari studenti e successivamente illustrate le tecniche e i consigli utili per introdurci nel mondo della fotografia sociale. Ogni studente, comunque, alla fine del corso dovrà raccontare con un gruppo d’immagini la sua personale esperienza. Sarà inoltre realizzata una presentazione video con i migliori scatti dei partecipanti. La quota di partecipazione è di 1.500 euro e comprende viaggio, vitto e alloggio, assicurazione e spostamenti interni e ogni altro costo riferito alla realizzazione del corso in loco (sono esclusi i materiali dei singoli partecipanti mentre sono compresi tutti i materiali di gruppo). Al rientro in Italia, i migliori scatti saranno utilizzati per comporre una mostra fotografica che sarà promossa all’interno del circuito Arci.
Progetto “Deserto Rosaâ€
Una parte della quota sarà utilizzata per la realizzazione del progetto “Deserto Rosaâ€, che prevede la creazione di un laboratorio di fotografia digitale che sarà donato alla Scuola Olof Palme della Wilaya di El Ayoun. Il fotografo Giulio Di Meo terrà inoltre, un Corso di fotografia digitale per le donne e le ragazze saharawi. Le attrezzature indispensabili per la realizzazione del laboratorio di fotografia digitale sono: un computer portatile, 2 macchine fotografiche digitali, una stampante a sublimazione, carta e ricambi di cartucce.
Periodo: 4-11 Aprile 2009
www.attivarci.it
www.giuliodimeo.it
campidilavoro@arci.it
info@giuliodimeo.it

Giulio Di Meo
Il workshop sarà tenuto da Giulio Di Meo, fotografo professionista dal 2000, allievo di uno dei più grandi fotografi italiani, Ernesto Bazan. Dal 2002 è impegnato in un ambizioso progetto fotografico, “Riflessi antagonistiâ€, che si è già tradotto in due mostre fotografiche: “Riflessi Cubani†e “Tra cielo e terra†sulla favela di Santa Marta del 2005. Di Meo dal 2004 lavora in stretto rapporto con l’Arci e collabora con numerose altre associazioni impegnate nel sociale: Libera, Amici Rom, Fiori di strada (Italia); E.C.O, Il sorriso dei miei bimbi, M.S.T. “Sem Terraâ€, Roupasuja (Brasile); Alas de esperanza (Perù); Ass. Italia-Cuba, Si por Cuba (Cuba); Nshc, Sos Villaggio del Fanciullo (Serbia), UiKi Curdi (Turchia), Fronte Polisario (Algeria). A Gennaio 2008 ha presentato a Firenze la mostra “Casa Luzzi, viveâ€, storia dell’occupazione dell’ex sanatorio Luzzi da parte del Movimento di Lotta per la Casa, insieme a 350 famiglie di immigrati. Nel 2008 ha avviato altri due progetti: “Sguardi Resistenti†sui partigiani e “Fiori di strada†sulla vita delle prostitute.
Contenuti del Corso:
- Introduzione al reportage; definizione e distinzione delle forme in cui si sviluppa il reportage, cenni di storia del reportage, sviluppo della fotografia documentaria in Europa e in USA;
- Il reportage del quotidiano, il “fattore umanoâ€, la fotografia di strada, il reportage delle piccole cose, il fotografo delle situazioni “normali†della gente “normaleâ€;
- Racconto fotografico (struttura, sintassi, composizione e interpretazione), la visione fotografica, l’osservazione ermetica, la foto-concetto, la foto-unica, come si crea un progetto fotografico e la scelta del tema;
- Il comportamento del fotografo, il rispetto di chi si fotografa, farsi accettare dalla comunità , la spontaneità dei soggetti;
- La costruzione della storia, il dialogo e la socializzazione con i soggetti, la soggettività sociale e politica, l’oggettività ;
- Il diritto all’immagine della persona fotografata (aspetti etici e legali), come si sviluppa e si stampa in bianco e nero (norme e principi generali), la presentazione delle immagini, presentazione immagini in bianco e nero, preparazione e presentazione del portaolio.
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Workshop di reportage fotografico Saharawi
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venerdì, 6 marzo 2009
Con la presentazione della nuova
Cyber-shot HX1 Sony ha in qualche modo completato il processo di rinnovamento della propria offerta complessiva di
fotocamere digitali. Dopo aver lanciato nel 2008 una gamma di
reflex che copre tutte le esigenze di mercato dal consumer al prosumer, l’azienda nipponica ha presentato la prima
compatta per così dire a metà strada tra i mondi delle D-SLR e quello delle “punta e scatta” digitali. La
Cyber-shot HX1 rappresenta in qualche misura il “missing link”, l’anello mancante che fa da ponte tra questi due modi di concepire la fotografia e anche per questo si rivolge soprattutto a coloro che, pur non avendo alcuna intenzione di passare alle
reflex, sono in cerca di strumenti capaci di emularne quanto più possibile
caratteristiche e prestazioni. Ovviamente vale anche il ragionamento contrario poiché la
Cyber-shot HX1 agli occhi dei professionisti può essere la soluzione giusta per situazioni particolari dove una
reflex è “di troppo” per diversi ragioni.

Sensore da reflex
Il cuore “tecnologico” della HX1 è rappresentato senza dubbio dal sensore Exmor CMOS, originariamente sviluppato per garantire alle Alpha, le migliori prestazioni possibili in termini di qualità specialmente agli alti ISO. Il sensore da 9,1 megapixel è affiancato dal processore d’immagine BIONZ che consente di viaggiare alla stessa velocità della EOS 1D Mark III, ossia a 10 fotogrammi al secondo (JPG) utilizzando un otturatore meccanico. Per rendere le potenzialità di queste soluzioni più semplici da sfruttare Sony ha anche introdotto due nuove modalità di ripresa alquanto interessanti per chi deve fronteggiare condizioni di luce limite. L’Handheld Twilight, che si utilizza per le immagini di soggetti “fermi”, consiste nella cattura di 6 fotogrammi in sequenza che vengono elaborati tra loro per produrre un’unica immagine particolarmente nitida e priva di rumore (almeno stando a quanto dichiarato). Per le situazioni in cui invece il soggetto è in movimento, Sony propone la modalità Anti Motion Blur che opera in modo analogo ma per produrre l’immagine meno sfuocata/mossa possibile.
Naturalmente, sensore Exmor e processore BIONZ sono affiancati da un’ottica all’altezza della situazione. Si tratta di un obiettivo che ha l’onere di far debuttare una nuova linea, la serie G, che è stata sviluppata appositamente per garantire la miglior resa possibile dei sensori CMOS di Sony. Anche in questo caso la presenza di lenti asferiche e di elementi ED (extra-low dispersion) denota la derivazione del progetto dall’area reflex. La lunghezza focale di questo zoom 20x è decisamente generosa, così da non precludere alcuna possibilità di inquadratura sebbene non ci sia la possibilità di cambiare l’ottica. Un’escursione equivalente a 28-560mm non lascia dubbi in tal senso.

Video & Co.
A questa dotazione “fotografica” super si affincano poi tutta una serie di funzioni speciali. Ci riferiamo sia a tutti i sistemi elettronici studiati in supporto dei meno esperti, ma anche alla funzione video. La Cyber-shot HX1 è infatti la prima compatta Sony che è in grado di registrare video HD 1080i a 30 fotogrammi al secondo. con tanto di suono stereo. Così come Panasonic, anche Sony su questo fronte ha sviluppato molto anche l’integrazione di queste funzioni con la sua linea di schermi HD Bravia: basta collegare la fotocamera per vedere subito filmati, immagini e slideshow. Tra le funzioni intelligenti, oltre agli ormai immancabili sistemi di ricooscimento automatico delle scene, dei volti e dei sorrisi, Sony ha aggunto anche la funzione Sweep Panorama (vedi immagine sopra) con la quale basta fare del “panning” per riuscire a realizzare fotografie panoramiche mai viste prima.
La Cyber-shot HX1, il cui arrivo sul mercato è previsto per la tarda primavera, infine, è corredata da un display LCD da 3 pollici e 230.000 pixel dotato di un meccanismo snodabile che permette di modificarne l’inclinazione, rendendo più agevole lo scatto delle fotografie dall’alto o dal basso.

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mercoledì, 18 febbraio 2009
Workshop di reportage fotografico Saharawi
di Giulio di Meo
Fotografia sociale. In un certo senso è strano rafforzare con il termine “sociale†uno strumento che in ogni caso racconta il mondo ai suoi abitanti. La fotografia è necessariamente sociale, anche se di strade per raccontare quello che succede intorno a noi ce ne sono diverse e purtroppo oggi se ne sceglie quasi sempre una banale, piena di clichè e di immagini che non ci fanno più stringere il cuore. Sarebbe bello se la fotografia potesse risvegliare la nostra indignazione e al tempo stesso restituire dignità a coloro che vivono ai margini di questa stessa società . Non è facile, ma ci si può riuscire. E’ questa quella che io amo definire la mia fotografia, ed è solo questa che cerco di insegnare durante i miei workshop. Vorrei semplicemente fornire uno strumento attraverso il quale ridare sollievo ai volti delle persone che incontro: si tratta di catturare in degli istanti sentimenti di lotta, rabbia, indignazione ma anche d’amore, passione, speranza…..Fotografare con uno spirito impregnato di intensa umanità è a mio avviso il solo modo per comprendere le storie delle persone che si incontrano per le strade del mondo, catturarle e restituirle dignitosamente agli occhi di chi non piange più quando si imbatte in una immagine che dovrebbe emozionare.
I Saharawi
Sarà a tutti gli effetti un viaggio attraverso il quale cercheremo di conoscere e raccontare la difficile realtà in cui sono costretti i Saharawi. L’odissea di questo popolo inizia nel 1975, quando il Marocco, nonostante il parere contrario delle Nazioni Unite e della Corte Internazionale di Giustizia, invade il Sahara Occidentale ex spagnolo. I primi campi profughi, ancora in territorio Sahariano, vengono bombardati con napalm e fosforo bianco, nell’indifferenza quasi totale dei governi e dell’opinione pubblica internazionale, come da miglior tradizione dei conflitti africani. Questo spinge la popolazione saharawi a chiedere ospitalità all’Algeria, e solo sotto la sua ala protettrice comincia a riorganizzarsi. Vengono costruiti i campi profughi dove tuttora vivono più di 300000 persone nonostante le terribili condizioni ambientali. I prodotti che i Saharawi ne ricavano sono appena sufficienti ad integrare l’alimentazione dei bambini e degli anziani, ma la sopravvivenza di questo popolo è strettamente legata all’invio di aiuti umanitari da parte delle nazioni europee. Le scuole e gli ospedali costruiti in pieno deserto Algerino testimoniano la determinazione e la voglia di vivere dei saharawi ed allo stesso tempo garantiscono un livello di istruzione che stupisce se si considerano le enormi difficoltà logistiche ed economiche con cui questo popolo deve quotidianamente misurarsi.
Programma e costo
Il corso prevede la permanenza nei campi profughi della Wilaya di El Ayoun. Gli studenti saranno ospiti presso le famiglie saharawi, in modo da conoscere da vicino le condizioni e le tradizioni di questo popolo. Il primo giorno, dopo la sistemazione e le presentazioni, verranno visionati i portfoli dei vari studenti e successivamente illustrate le tecniche e i consigli utili per introdurci nel mondo della fotografia sociale. Ogni giorno si andrà in giro per i campi profughi, tuffandosi in pieno deserto, nella quotidianità di questo splendido popolo; entreremo nelle loro tende, ascolteremo le loro storie, assaporeremo l’aroma dei loro buonissimi thè pronti ad imprimere su sali sensibili le nostre/loro emozioni. Dedicheremo poi le serate all’editing del lavoro svolto, discutendo e confrontando le varie fotografie. Da qui selezioneremo insieme le immagini che diventeranno alla fine il frutto del nostro viaggio. Ogni studente, comunque, alla fine del corso dovrà raccontare con un gruppo d’immagini la sua personale esperienza. Sarà inoltre realizzata una presentazione video con i migliori scatti dei partecipanti. Al rientro in Italia, i migliori scatti saranno utilizzati per comporre una mostra fotografica che sarà promossa all’interno del circuito Arci.
Progetto “Deserto Rosaâ€
Una parte della quota sarà utilizzata per la realizzazione del progetto “Deserto Rosaâ€, che prevede la creazione di un laboratorio di fotografia digitale che sarà donato alla Scuola Olof Palme della Wilaya di El Ayoun. Il fotografo Giulio Di Meo terrà inoltre, un Corso di fotografia digitale per le donne e le ragazze saharawi. Le attrezzature indispensabili per la realizzazione del laboratorio di fotografia digitale sono: un computer portatile, 2 macchine fotografiche digitali, una stampante a sublimazione, carta e ricambi di cartucce.
Periodo: 4-11 Aprile 2009
Info: www.attivarci.it www.giuliodimeo.it
campidilavoro@arci.it info@giuliodimeo.it

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mercoledì, 18 febbraio 2009
Workshop di reportage fotografico Saharawi
di Giulio di Meo
Fotografia sociale. In un certo senso è strano rafforzare con il termine “sociale†uno strumento che in ogni caso racconta il mondo ai suoi abitanti. La fotografia è necessariamente sociale, anche se di strade per raccontare quello che succede intorno a noi ce ne sono diverse e purtroppo oggi se ne sceglie quasi sempre una banale, piena di clichè e di immagini che non ci fanno più stringere il cuore. Sarebbe bello se la fotografia potesse risvegliare la nostra indignazione e al tempo stesso restituire dignità a coloro che vivono ai margini di questa stessa società . Non è facile, ma ci si può riuscire. E’ questa quella che io amo definire la mia fotografia, ed è solo questa che cerco di insegnare durante i miei workshop. Vorrei semplicemente fornire uno strumento attraverso il quale ridare sollievo ai volti delle persone che incontro: si tratta di catturare in degli istanti sentimenti di lotta, rabbia, indignazione ma anche d’amore, passione, speranza…..Fotografare con uno spirito impregnato di intensa umanità è a mio avviso il solo modo per comprendere le storie delle persone che si incontrano per le strade del mondo, catturarle e restituirle dignitosamente agli occhi di chi non piange più quando si imbatte in una immagine che dovrebbe emozionare.
I Saharawi
Sarà a tutti gli effetti un viaggio attraverso il quale cercheremo di conoscere e raccontare la difficile realtà in cui sono costretti i Saharawi. L’odissea di questo popolo inizia nel 1975, quando il Marocco, nonostante il parere contrario delle Nazioni Unite e della Corte Internazionale di Giustizia, invade il Sahara Occidentale ex spagnolo. I primi campi profughi, ancora in territorio Sahariano, vengono bombardati con napalm e fosforo bianco, nell’indifferenza quasi totale dei governi e dell’opinione pubblica internazionale, come da miglior tradizione dei conflitti africani. Questo spinge la popolazione saharawi a chiedere ospitalità all’Algeria, e solo sotto la sua ala protettrice comincia a riorganizzarsi. Vengono costruiti i campi profughi dove tuttora vivono più di 300000 persone nonostante le terribili condizioni ambientali. I prodotti che i Saharawi ne ricavano sono appena sufficienti ad integrare l’alimentazione dei bambini e degli anziani, ma la sopravvivenza di questo popolo è strettamente legata all’invio di aiuti umanitari da parte delle nazioni europee. Le scuole e gli ospedali costruiti in pieno deserto Algerino testimoniano la determinazione e la voglia di vivere dei saharawi ed allo stesso tempo garantiscono un livello di istruzione che stupisce se si considerano le enormi difficoltà logistiche ed economiche con cui questo popolo deve quotidianamente misurarsi.
Programma e costo
Il corso prevede la permanenza nei campi profughi della Wilaya di El Ayoun. Gli studenti saranno ospiti presso le famiglie saharawi, in modo da conoscere da vicino le condizioni e le tradizioni di questo popolo. Il primo giorno, dopo la sistemazione e le presentazioni, verranno visionati i portfoli dei vari studenti e successivamente illustrate le tecniche e i consigli utili per introdurci nel mondo della fotografia sociale. Ogni giorno si andrà in giro per i campi profughi, tuffandosi in pieno deserto, nella quotidianità di questo splendido popolo; entreremo nelle loro tende, ascolteremo le loro storie, assaporeremo l’aroma dei loro buonissimi thè pronti ad imprimere su sali sensibili le nostre/loro emozioni. Dedicheremo poi le serate all’editing del lavoro svolto, discutendo e confrontando le varie fotografie. Da qui selezioneremo insieme le immagini che diventeranno alla fine il frutto del nostro viaggio. Ogni studente, comunque, alla fine del corso dovrà raccontare con un gruppo d’immagini la sua personale esperienza. Sarà inoltre realizzata una presentazione video con i migliori scatti dei partecipanti. Al rientro in Italia, i migliori scatti saranno utilizzati per comporre una mostra fotografica che sarà promossa all’interno del circuito Arci.
Progetto “Deserto Rosaâ€
Una parte della quota sarà utilizzata per la realizzazione del progetto “Deserto Rosaâ€, che prevede la creazione di un laboratorio di fotografia digitale che sarà donato alla Scuola Olof Palme della Wilaya di El Ayoun. Il fotografo Giulio Di Meo terrà inoltre, un Corso di fotografia digitale per le donne e le ragazze saharawi. Le attrezzature indispensabili per la realizzazione del laboratorio di fotografia digitale sono: un computer portatile, 2 macchine fotografiche digitali, una stampante a sublimazione, carta e ricambi di cartucce.
Periodo: 4-11 Aprile 2009
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sabato, 6 dicembre 2008
L’edizione 2008 di Fotografica, la manifestazione evento promossa da Canon allo Spazio Forma a Milano, si è conclusa con un bilancio che non è positivo solo per l’azienda giapponese, ma per tutti e coloro che si occupano di fotografia per professione o per piacere. Il conteggio ufficiale di settemila presenze “registrate” è infatti una buona notizia che conferma il crescente interesse degli italiani per la fotografia che da quando è arrivato il “fenomeno digitale”, si sono riscoperti (finalmente) un popolo di fotografi.
Oltre il settantacinque percento in più di presenze rispetto all’anno precedente, in un momento di crisi come quello che viviamo, è un dato che parla da solo. Questa moltitudine di appassionati e curiosi per quattro giorni ha visitato le aree espositive, partecipato agli incontri o ai workshop tecnici, come i photo shooting condotti da Amedeo Novelli per FotoUp, media partner dell’iniziativa Canon. Un pubblico, oltre che numeroso, anche molto eterogeneo quanto a età , composto in prevalenza da giovani, ma anche da tanti appassionati nati con la pellicola e convertitisi al digitale. Un pubblico che FotoUp cerca di seguire da vicino per offrire loro il meglio del mondo della fotografia.
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domenica, 11 maggio 2008

Il 18 maggio 2008 apre a Palermo, nei locali di Palazzo Sant’Elia, la mostra España 1957-2007. Promossa dalla Provincia Regionale di Palermo, dall’Instituto Cervantes, ente pubblico che contribuisce alla diffusione della cultura e della lingua spagnola all’estero, con il patrocinio del Presidente del Parlamento Europeo, del Ministero della Cultura Spagnolo e con la collaborazione del DARC Sicilia, la mostra, prodotta da Arthemisia, presenta opere significative realizzate negli ultimi cinquant’anni da artisti spagnoli per l’ampia presenza di artisti selezionati e per la qualità delle opere. España 1957-2007, curata da Demetrio Paparoni, si qualifica come una delle più importanti esposizioni d’arte spagnola realizzate negli ultimi decenni.
España 1957-2007 muove dal 1957, anno di costituzione del gruppo El Paso, che nel panorama dell’arte del Novecento Spagnolo rappresenta il momento di passaggio dalla modernità alla contemporaneità . Considerando il 1957 il momento di riferimento per un’arte di svolta nel panorama spagnolo, la mostra include opere di Pablo Picasso, Joan Mirò, Salvador Dalì, artisti il cui lavoro, rinnovandosi, ha continuato a rappresentare un punto di riferimento per le generazioni successive. L’arte spagnola moderna e contemporanea si snoda nel solco tracciato a partire dal Seicento dal don Quijote di Cervantes e dalla tradizione Barocca, la mostra non è pertanto suddivisa cronologicamente ma seguendo un percorso espositivo per sezioni: Quijotismo trágico, Misticismo pagano, Existencialismo barrocco, Tenebrismo hispánico, Astrazione simbolico-formale. Una impostazione tematica e narrativa che accosta le opere in modo da sottolineare la continuità di stili e contenuti.
Sezioni
Quijotismo trágico: Nulla più del poema cavalleresco Don Chisciotte di Cervantes esprime la tensione della cultura spagnola verso mete così ambiziose da portare con sé il rischio del fallimento. Nell’arte del Novecento spagnolo il quijotismo, l’ironia amara che sconfina nel comico e finisce per mostrare la tragedia della sconfitta, permane anche in assenza di tessuto narrativo e linguaggio iconico. Il quijotismo tragico è una costante della cultura spagnola al di là delle diverse epoche e che assume di volta in volta soluzioni formali diverse.
Misticismo pagano: L’anelito verso il divino si manifesta nella cultura spagnola in forma mistica, si manifesta cioè come aspirazione dell’individuo a uscire fuori di sé per identificarsi con il divino stesso negando ogni mediazione. Accanto a queste manifestazioni individuali di fuga verso il divino si pongono fenomeni sociali che trovano espressione in una ricca ritualità collettiva. Una ritualità collettiva in cui a prevalere è la natura stessa e tutta la sua carica sensuale. Per altro verso elementi di forte sensualità , com’è noto, sono presenti nelle più elevate espressioni della mistica spagnola, si pensi a San Giovanni della Croce o a Santa Teresa d’Avila.
Existencialismo barrocco: L’esistenzialismo barocco trova espressione nell’horror vacui di cui l’individuo fa esperienza nel momento in cui si confronta con i propri limiti. Sul piano formale si manifesta come un’invasione dello spazio con una sovrabbondanza di elementi che mirano a riempire l’angoscia che il vuoto produce. In particolare nell’arte del dopoguerra spagnolo l’esistenzialismo barocco si manifesta come contrasto tra aspirazioni e limiti di artisti che, animati da una forte tensione socio-politica, fanno esperienza della sconfitta sublimandola in immagini cariche di ironia e rassegnazione. Mentre nella sezione Quijotismo trágico l’attenzione è rivolta al rapporto che l’individuo ha con l’altro, in questa sezione si affronta il rapporto dell’individuo con se stesso.
Tenebrismo hispánico: Riprendendo il nome che è stato dato a uno stile pittorico proprio di un gruppo di artisti del Nord dell’Europa e della Spagna in particolare, questa sezione affronta un aspetto dell’arte spagnola del secondo Novecento e dei nostri giorni: il suo rapporto con il nero e la predilezione per contrasti molto forti basati sul chiaroscuro.
Abstracción simbólico-formal: La realizzazione di opere non descrittive, che non propongono cioè forme riconducibili alla natura, è in Occidente alla base dell’arte astratta del Novecento. Quest’arte trova la sua legittimazione in un procedimento mentale attraverso il quale si sostituisce il riferimento alla natura con segni e forme che sono la trascrizione formale di concetti. Non c’è arte tuttavia che possa sottrarsi al formalismo, che possa cioè escludere radicalmente il riferimento a forme e segni esistenti in natura. Nell’arte spagnola l’astrazione si muove su un doppio binario, da una parte affronta la relazione dell’individuo con il proprio inconscio, sconfinando sovente nel segno surrealista, dall’altra si serve concettualmente (e strumentalmente) delle forme geometriche esistenti in natura. In entrambi i casi l’obiettivo è definire la grammatica di linguaggi autonomi capaci di affrontare in chiave originale il simbolo e la sua manifestazione più o meno controllabile da parte dello stesso autore.
Elenco degli artisti: FermÃn Aguayo, Manu Arregui, Eduardo Arroyo, Txomin Badiola, José Manuel Ballester, Jorge Barbi, Miquel Barceló, Jordi Bernadó, Joan Brossa, Luis Buñuel, Carmen Calvo, Daniel Canogar, Rafael Canogar, Jacobo Castellano, Eduardo Chillida, Jordi Colomer, Salvador DalÃ, Equipo Crónica, Equipo 57, Pepe Espaliú, Esther Ferrer, Dionisio Gonzalez, Luis Gordillo, Juan Hidalgo, Cristina Iglesias, Pello Irazu, Francisco Leiro, Eva Lootz, Antonio López, Enrique Marty, Ramón Masats, Mateo Maté, Manolo Millares, Antoni Miralda, Joan Miró, Juan Luis Moraza, MP & MP Rosado, Juan Muñoz, Antoni Muntadas, Miquel Navarro, Aitor Ortiz, Jorge Oteiza, Pablo Palazuelo, Carlos Pazos, Perejaume, Javier Pérez, Pablo Picasso, Joan Hernández Pijuan, Jaume Plensa, Sergio Prego, Manuel Rivera, Bernardà Roig, Fernando Sánchez Castillo, Antonio Saura, Adolfo Schlosser, Eusebio Sempere, José Maria Sicilia, Santiago Sierra, Susana Solano, José Suárez, Antoni Tà pies, Francesc Torres, Juan Uslé, Isidoro Valcárcel Medina, Eulà lia Valldosera, Daniel Verbis, Manuel Vilariño, Zush/Evru.
Istituzioni museali da cui provengono la maggior parte delle opere: Centro Andaluz de Arte Contemporáneo (CAAC), Centro Atlántico de Arte Moderno (CAAM), Centro-Museo Vasco de Arte Contemporáneo – ARTIUM, Colección De Pictura, Fundación Juan March, Instituto Valenciano de Arte Moderno (IVAM), Museo de Arte Contemporáneo de Castilla y León (MUSAC), Museo de Arte Contemporáneo Unión Fenosa, Museo Extremeño e Iberoamericano de Arte Contemporáneo (MEIAC), Museo Nacional centro de Arte Reina SofÃa, Museo Vostell Malpartida, Museo de Cáceres, Patio Herreriano – Museo de Arte Contemporáneo Español. Si ringraziano inoltre le Gallerie e i prestatori privati.
Catalogo Skira
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España 1957-2007
L’arte spagnola da Picasso, Mirò, Dalì e Tápies ai nostri giorni
18 maggio – 14 settembre 2008
Palermo, Palazzo Sant’Elia
Via Maqueda 81, 90133 Palermo
Orari di apertura
martedì, mercoledì, giovedì, domenica ore 10-13 / 17-20
venerdi, sabato e prefestivi ore 10-13 / 17-23
lunedì chiuso
Informazioni e prenotazioni
T +39 091 87630898
Biglietti
Intero € 7,00
Ridotto € 5,00
Gruppi di almeno 15 persone, minori da 6 a 18 anni, nuclei familiari di almeno due adulti e due bambini maggiori di 6 anni, militari e forze dell’ordine (con documento di riconoscimento), insegnanti in servizio (con tessera del Ministero o attestato), Soci ACI (con tessera), Soci CTS (con tessera), Soci FIAF (con tessera), Soci FAI (con tessera), Soci TOURING CLUB (con tessera), Soci CLUB SKIRA (con tessera), Titolari di Feltrinelli Carta Più (con tessera), Visitatori delle mostre Arthemisia (con biglietto)
Ridotto speciale € 3,00
Visitatori oltre 65 anni, studenti universitari fino a 26 anni
Ridotto speciale €1,00
Gruppi di studenti delle scolaresche di ogni ordine e grado, dipendenti della Provincia Regionale di Palermo
Gratuito
Bambini da 0 a 6 anni, un accompagnatore per gruppo, giornalisti accreditati, Soci ICOM (con tessera), due accompagnatori per ogni gruppo scolastico, un accompagnatore per disabile che presenti necessità , membri dell’Instituto Cervantes, Consiglieri e cariche istituzionali della Provincia Regionale di Palermo, Funzionari del DARC Sicilia
Uffici Stampa:
Ufficio Stampa Arthemisia
Piazza Matteotti 2 – 61100 Pesaro
Ufficio Stampa Provincia Regionale di Palermo
Via Maqueda, 100 – 90134 Palermo
T + 39 091.662 8835; 091.662 89 36 – F +39 091.662 8935
Angelo Scuderi, Stefania Giuffrè, Federica Certa
Ufficio Stampa Instituto Cervantes
Chiesa di Santa Eulalia dei Catalani
Via Argenteria Nuova, 33 – 90133 Palermo
T + 39 091 888 95 60 – F +39 091 888 95 38
Ufficio Stampa Skira
Via Francesco Brioschi 21 – 20136 Milano
T + 39 02.89415532- 89401645
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UFFICIO STAMPA
Arthemisia srl
Piazza Matteotti, 2
61100 Pesaro
T +39 0721 370956
F +39 0721-377105
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