Dall’ultima versione, 2.95, è possibile anche salvare la posizione rilevata dal GPS al momento dello scatto e la direzione verso cui era puntata la fotocamera, anche se quest’ultima funzionalità è disponibile solo per gli ultimi due modelli di iPhone.
Il costo del programma è di 2,99$, nel video in copertina potete vedere una recensione di quest’applicazione.
Sony NEX-5 e NEX-3: un approfondimento a qualche giorno dalla presentazione, tentando di dare risposte delle domande ed ai rilievi che ci avete segnalato nei post precedenti.
Partiamo allora dalla caratteristica principe delle due fotocamere: la compattezza. Siamo di fronte alla macchina fotografica digitale con ottiche intercambiabili più piccola e leggera al mondo. Da quanto abbiamo potuto osservare tutti gli sforzi si sono concentrati per arrivare a questo primato, senza però nulla togliere alla qualità delle immagini. Un semplice esercizio di stile da parte degli ingegneri Sony o qualcosa di più? Di sicuro la ricerca al record di miniaturizzazione ha avuto il suo “peso”, se ci concedete il gioco di parole. Le NEX rimangono le più piccole e leggere sia come corpo macchina singolo, sia dopo l’alloggiamento della batteria e degli obiettivi. Questa corsa al “ribasso” ha comportato la non presenza dello stabilizzatore, presente sugli obiettivi, e l’offerta del mirino come accessorio separato. Sacrificato sull’altare del record anche il controverso flash esterno con connettore proprietario che, seppure fornito in dotazione, risulta essere un corpo quasi “estraneo” alla macchina stessa, come avete già avuto occasione di commentare nei post precedenti.
Detto questo, il primo contatto con una fotocamera del genere è di sincero stupore. Piccola, leggera, ma solida al tatto. Le uniche “sporgenze” vere sono il comando on/off, la ghiera ed il pulsante di scatto. Gli altri pulsanti sono incavati e sono allo stesso livello della superficie. Viene inevitabile il tentativo di soppesarla un po’. Possibile sia così leggera? E i kg della reflex che mi porto a spasso che fine hanno fatto? Primo dato: le NEX-5 e NEX-3, a differenza dei modelli DSLR convenzionali, sono “mirrorless”, ovvero senza specchio. Non si tratta ovviamente di una novità assoluta: avevamo affrontato l’argomento mirrorless proprio qualche settimana fa. Questo consente di ridurre lo spessore del corpo macchina, nel punto più sottile, a 24,2 mm nella NEX-5 ed a 25,4 mm nella NEX-3. Tra l’altro come avrete capito, le differenze tra i due modelli si misurano proprio in decimi di millimetro. La NEX-5, rispetto alla NEX-3, ha il corpo macchina in lega di magnesio, robusto ma dal peso contenuto. Dal canto suo la NEX-3 è proposta in tre versioni colorate, in policarbonato. Per tutte e due il display è un XtraFine LC con tecnologia TrueBlack, da 7,5 cm (3”) orientabile.
Il cuore delle due macchine è il sensore CMOS Exmor™ APS-C HD da 14,2 megapixel effettivi di risoluzione, lo stesso dell’Alpha 550. Molto più grande dei sensori che si trovano nelle normali fotocamere digitali compatte, assicura bassissimi livelli di rumore. La qualità delle foto e dei filmati è ulteriormente migliorata dal processore BIONZ, che assicura elevata velocità di scatto, insieme a una rapida e precisa messa a fuoco automatica e un ritardo di scatto minimo dell’otturatore. Entrambe le fotocamere consentono inoltre di catturare scene in rapido movimento, realizzando una sequenza di scatti a piena risoluzione con velocità fino a 7 fps (con impostazione AF/AE fissa dal primo frame). Si fanno notare i 25 punti di messa a fuoco a contrasto. Il range Iso è di 200-12800, con una rumorosità più bassa rispetto ai modelli della concorrenza.
Cosa significa NEX? Si tratta dell’acronimo New E-mount eXperience. Se l’A-Mount era un’eredità di Konica Minolta, ora si vuole creare un nuovo standard per questo tipo di compatte. “E” come E-ighteen, ovvero distanza tra l’ottica ed il sensore: 18 mm. L’offerta in questo momento è di tre ottiche: 16mm F2,8, 18-55 mm F/3,5-5,6 ed il 18-200mm F/3,5-6,3. Gli ultimi due sono dotati di stabilizzatore Optical SteadyShot, lo stesso usato per le Handycam. La compatibilità con le ottiche Sony Alpha è garantita tramite adattatore opzionale; in questo caso c’è però da segnalare che l’autofocus non funzionerà.
Sul fronte supporti di memoria arriva il dual card slot: finalmente non più solo MemoryStick proprietarie Sony ma anche le più diffuse SD. Degna di nota vibrazione Anti-Dust allo spegnimento, per rimuovere la polvere.
Veniamo quindi al funzionamento. I menù sono rapidi ed intuitivi. Per i meno esperti sono presenti consigli all’interno dello stesso menù, ma forse i più preferirebbero riuscire a personalizzare quale tipo di controllo visualizzare per primo. Interessante è la ghiera che permette di cambiare focale e velocità di scatto: si tratta di una funzione meccanica e non digitale. La ghiera è fisica ma la visualizzazione è grafica. Questo permette a chi si avvicina per la prima volta al mondo della fotografia, di ottenere il classico effetto sfocato che nelle reflex necessita del lavoro su diaframma e tempi. Per i più esperti è possibile lavorare con tutti i controlli manuali, impostare gli ISO e registrare in RAW.
Tante le funzioni che migliorano la vita del fotoamatore: una volta provate, qualcuno le troverà indispensabili. Auto HDR: tre immagini (esposizione normale, sotto esposto e sovra esposto) assemblate elettronicamente dalla fotocamera per produrre un’unica immagine High Dynamic Range. L’Anti-Motion Blur: 6 immagini che vengono sovrapposte per ottenere una foto nitida di un soggetto in movimento. Modalità Sweep Panorama: si tratta una sequenza di singoli scatti assemblati in pochi istanti, che evitano di lavorare in post produzione con software grafici. Anche in questo caso non è necessario essere degli esperti per riuscire ad ottenere risultati accettabili. Rispetto alla stessa funzione vista sulla TX-1, non sono presenti le stesse personalizzazioni di direzione dello scatto. A proposito di Sweep Panorama, può essere divertente iniziare a “giocare” un po’ usando direzioni di scatto non “convenzionali”. La maggior parte degli scatti saranno da buttare, ma ogni tanto qualcosa di simpatico potrebbe anche uscire.
Arriva anche nel mondo della fotografia la modalità 3D, almeno per quanto riguarda il panorama. Il funzionamento è simile a quello della modalità panorama classica, con una serie di scatti in sequenza, in questo caso suddivisi tra immagini occhio destro/sinistro per avere l’effetto tridimensionale. Questo può essere visualizzato tramite la macchina stessa collegata con cavo HDMI ad uno schermo televisivo o con la Playstation. Ovviamente è necessario dotarsi di un paio di appositi occhialini. Nulla di eccezionale, ma la sensazione è quella di essere di fronte ad un campo che si svilupperà molto nei prossimi anni, di pari passo alla diffusione del 3D domestico.
Anche per le NEX, il mondo della fotografia si avvicina sempre di più a quello video. E’ presente un apposito tasto Movie REC, lo stesso delle videocamere, per realizzare filmati in Alta Definizione e audio stereo sotto forma di compatti file MPEG4. Per la NEX-5 si parla di ualità Full HD (1920 x 1080i) e formato AVCHD. Dal punto di vista video è stato fatto uno sforzo maggiore per abbassare il suono/rumore degli obiettivi, i cui movimenti finivano per essere registrati dai microfoni. Microfono stereo e speaker sono incorporati nel corpo macchina, ma è possibile aggiungerne un altro opzionale nell’attacco porta accessori.
Molti di voi hanno commentato chiedendo se tutto questo avesse un senso. L’obiettivo dichiarato di Sony è quello di portare gli utenti di macchine compatte verso qualcosa che si avvicina di molto al mondo reflex. Da questo punto di vista, parlo a titolo personale, mi sembra ci sia tutto: design, colori, compattezza e una facilità d’uso che rende il mondo della fotografia fruibile da tutti, immediatamente. C’è da dire che in questo senso, gli effetti di sfocatura ottenibili con il movimento della ghiera, rendono tutto molto semplice ed intuitivo, senza per altro dover conoscere nulla di fotografia. Come dicevo all’inizio, quello che colpisce è la compattezza: con l’obiettivo pancake la macchina sta comoda nella tasca di una giacca, in una borsetta o in uno zaino. Lasciamo perdere le tasche dei pantaloni, pena sedersi su un oggetto di valore.
Parliamo allora dei prezzi. La NEX-5 sarà disponibile da Giugno (NEX-3 da Luglio) in kit con pancake 16 mm a 630 euro oppure con il 18-55 a 680 euro. I prezzi scendono rispettivamente a 530/580 euro per la NEX-3. Per quanto riguarda il prezzo del 18-200 mm, l’unico non compreso nei kit, si parla di 800 euro.
Riportiamo a puro titolo di esempio qualche scatto fatto con la NEX-5, utilizzando le varie funzionalità, tra le quali Sweep Panorama, Anti Motion Blur e Auto HDR. Nel valutarle, oltre ad un po’ di clemenza per il sottoscritto, considerate la compressione usata per caricare la nostra gallery. Allo stesso modo qui sotto trovate un breve filmato in AVCHD, caricato su DailyMotion. Per i più curiosi il file video originale è di soli 54 mb e si può scaricare da Drop.io
Su FredMiranda hanno avvistato un nuovo obiettivo: Zeiss ZF Distagon 35mm f/1.4.
La fonte è una recensione dedicata alla Leica M9 realizzata da Erwin Putts in cui c’è scritto che i due obiettivi utilizzati sono il Summilux-M 1.4/35mm asph ed il nuovo Zeiss Distagon 1.4/35 nella parte in cui viene fatto un confronto con la Nikon D3X.
Ora che l’obiettivo è diventato “quasi” pubblico probabilmente non ci vorrà molto prima che sia annunciato ufficialmente.
Recensione Nokia E72 Hi-Tech Italy Sono poi presenti lo speaker, il sensore di luminosità e la fotocamera VGA per le videochiamate. La parte bassa ospita il vano per la batteria, …
A partire da questa sera saranno finalmente disponibili i Radiopopper JrX.
Si tratta di flash trigger che supportano il TTL e rendono possibili combinazioni ETTL e iTTL con luci da studio. Restano compatibili con i Radiopopper PX. I prezzi sono piuttosto contenuti rispetto ad alternative più professionali. 69,95$ sia per il trasmettitore sia per il ricevitore base.
Nonostante questo restano affidabili e senza problemi fino a 100 metri di distanza grazie all’antenna omnidirezionale. Come potete vedere nella recensione di Strobist si possono superare i 400m, ma senza la certezza dello scatto.
fino al 15.VII.2009 Thomas Florschuetz
Bologna, Galleria Astuni
Aggirarsi in un cimitero di carcasse metalliche. Riflessi rugginosi e cromie slavate. Superfici materiche che raccontano di uno stato d’abbandono. Fotografie d’imponente formato, che guidano la visione alla ricerca del dettaglio…
pubblicato giovedì 18 giugno 2009
Travolti da un insolito destino nell’afosa estate bolognese? Forse sì, visto che, visitando lo spazio che Astuni ha inaugurato nel capoluogo emiliano proprio in occasione di ArteFiera, sembra di esser trasportati altrove.
La nuova galleria, insediatasi in un vecchio stabile nei pressi della stazione, è completamente diversa dal restante panorama cittadino. Un ambiente che, correndo il rischio di apparire ovvi, potrebbe traquillamente trovarsi in quella Berlino che ultimamente tanto piace al sistema artistico nostrano. Siamo ben lungi dalla polemica; piuttosto, constatiamo con piacere l’esistenza di possibilità alternative alla vetrina in centro.
Detto questo, la grande sala espositiva ben si apparenta con i formati e i soggetti scelti da Thomas Florschuetz (Zwickau, 1957; vive a Berlino). Infatti, la sensazione, di primo acchito è quella di trovarsi in un piccolo hangar, completamente circondato da aeroplani militari abbandonati. Nella serie Jets, leggiamo, l’artista “esplora con la lente della sua macchina fotografica le qualità tattili e morfologiche della superficie di velivoli dimessiâ€. E ancora: “Come un miraggio nel deserto dell’Arizona, migliaia di aerei da uso civile e militare, satelliti e missili a testata appaiono allineati vicino a Tucson in file ordinate raccolte in immensi raggruppamenti, che formano uno dei più importanti epicentri dell’aviazione mondialeâ€.
Florschuetz elimina, attraverso inquadrature strette, la dimensione contestuale, focalizzando l’obiettivo sul dettaglio. La qualità granulare delle saldature arrugginite, i cretti della vernice arsa dal sole, gli aloni e i depositi anneriti negli intertizi delle lamiere sono i veri protagonisti delle immagini. Per taglio e scelta del soggetto, e per questa ricercata evidenza materica, la serie potrebbe avvicinarsi a quella che una volta veniva definita “fotografia informaleâ€. L’ingrandimento e la selezione del particolare contribuiscono a far perdere lo sguardo d’insieme, tanto che di alcuni scatti si fatica a riconoscere il soggetto.
C’è un tentativo di environment nell’allestimento delle grandi fotografie finemente incorniciate; la disposizione dei pezzi tende verso quella che si potrebbe definire installazione fotografica. I riquadri costruiscono, sulle alte pareti dello spazio espositivo, finestre dalle quali è possibile intravedere l’esterno. Le macchine e i velivoli riposano là fuori, in un cupo silenzio.
L’occhio dell’artista si è posato su dettagli che svelano quanto il trascorrere del tempo possa incidere sui materiali della produzione industriale. L’indugiare sulla qualità tecnica del risultato, però, può far perdere di vista l’obiettivo.
Eccoci al nostro secondo appuntamento con le recensioni di Clickblog. Come prima fotocamera abbiamo testato la Sony Alpha 350x, oggi invece è il turno della Sony Alpha 700 ammiraglia delle prosumer Sony.
In prova mi è stata data una Sony Alpha 700 in coppia con un fantastico obiettivo Zeiss Planar 85mm ƒ1,4 ZA. Più avanti parlerò delle prestazioni straordinarie di questa lente, ma non posso negare che per fare una prova a trecentosessanta gradi sarebbe stato meglio avere a disposizione una lente da kit, sicuramente di qualità inferiore, ma certamente più versatile sotto molti aspetti.
La fotocamera appare subito solida e ben costruita e in mano da una piacevole di sensazione di robustezza. Nonostante questo è piuttosto leggera e non affatica il collo e le spalle. Diventa un po’ pesantina e sbilanciata con i 700 grammi dell’85mm Zeiss, ma com’è intuibile una lente del genere non è da tutti i giorni.
Tamron ha annunciato l’arrivo del suo zoom Tamron 10-24 F/3.5-4.5 Di II per i sistemi di Pentax e di Sony.
L’obiettivo sarà distribuito in Giappone a partire dal 12 di giugno e poi arriverà anche in tutti gli altri mercati. Se qualcuno fosse interessato all’acquisto può leggere la recensione Tamron SP AF 10-24mm F3.5-4.5 Di II LD Aspherical.
Sul sito dell’azienda sono presenti tutte le informazioni specifiche e la disposizione dei gruppi ottici.
In questa puntata video7 ci parla della nuova Sony A350 che è stata provata a Budapest e propone un’intervista con Emanuele Costanzo e Lucio Mandarini che hanno realizzato la recensione della Nikon D5000 per FotoCult. A fine del filmato una panoramica dei nuovi portatili prodotti da Asus.
La Panasonic GH1, evoluzione diretta della G1, è una fotocamera Micro Quattro Terzi che vanta la possibilità di girare video in altissima definizione e con l’ausilio della autofocus continuo.
Jeff Keller di Digital Camera Resource Page ha steso un’approfondita recensione di questa Panasonic, arrivando a conclusioni veramente positive.
Unico inconveniente è il prezzo, un po’ altino: la GH1 ha un prezzo di listino fissato a 1550 euro per la versione kit.
Si tratta di una fotocamera con un obiettivo zoom 12x, con copertura da 33mm a 396mm, molto contenuto rispetto a quanto visto recentemente con la Nikon P90 (20x) e Olympus SP-565 UZ (24x).
Il sensore da 10 megapixel è dotato di stabilizzatore ottico e può scattare fino a 15 foto con raffica da 7,5 fps con risoluzione da 2 megapixel e fino a 6 foto con raffica da 3,3 fps a 5 megapixel.
Utilizza normali batterie AA, che dovrebbero consentire fino a 700 scatti e supporti di tipo SD/SDHC. Dispone di 14 modalità automatiche e della tecnologia Instant Zoom, che consente di fotografare con più facilità un soggetto molto lontano.
Sarà disponibile da aprile ad un prezzo non ancora comunicato.
L’obiettivo Zeiss 85mm f/1.4 ZE Planar T* è uno dei primi della linea Zeiss ZE costruiti appositamente per reflexCanon.
La qualità costruttiva è di prim’ordine senza componenti in plastica o gomma, ma realizzato completamente in metallo. In mano da, fin da subito, una sensazione di solidità . Persino il paraluce è in metallo e si incastra alla perfezione.
Uno degli aspetti di questa linea che potrebbe lasciare qualcuno spaesato è la mancanza dell’autofocus. L’anello di messa a fuoco manuale che copre una buona parte del barilotto è veloce e preciso.
Per aiutarsi nella messa a fuoco manuale potete dotarvi degli schermi di messa a fuoco che sono disponibili per le reflexCanon oppure utilizzare il live view. Un particolare comportamento dell’obiettivo è lo spostamento della zona di messa a fuoco quando si cambia l’apertura.
Comportamento confermato dall’azienda che ha spiegato essere normale con obiettivi costruiti con questo sistema di lenti. Il bokeh prodotto è molto buono come potete constatare dalle foto di prova.
I colori prodotti da questo Zeiss sono più caldi se confrontati con quelli prodotti dal Canon 85mm f/1,2. I riflessi possono dare qualche problema, mentre la nitidezza aumenta chiudendo un po’ l’apertura da f/2 a f/4.
Le fabbriche di produzione Zeiss non sono tutte in Germania, ma sono state costruite in varie parti del mondo, sempre rispettando i rigorosi standard dell’azienda tedesca. Questo 85mm, per esempio, è stato costruito da Cosina per Zeiss.
Prima di decidere se questo obiettivo faccia per voi, dovete chiedervi se vi serve l’autofocus. Se la risposta è negativa allora potrete tranquillamente considerare l’acquisto di questo Zeiss ZE 85mm.
Poter usare flash non montati sulla slitta della propria reflex è una delle chiavi per migliorare le proprie foto.
Questi dispositivi si chiamano flash trigger e ne esistono diversi modelli con differenti caratteristiche. Tra i più economici ci sono i Cactus Wireless Flash Trigger che ho potuto provare personalmente e che vengono venduti al prezzo di circa 24,30€ alla coppia su trasmettitore/ricevitore GadgetInfinity.
Il trasmettitore va posizionato sulla reflex mentre al ricevitore si aggancia il flash grazie alla slitta. Con un trasmettitore è possibile far scattare più ricevitori contemporaneamente.
1. Costruzione
Il trasmettitore è completamente in plastica e realizzato in maniera molto semplice. Dispone di una slitta per l’aggancio, di un pulsante con un led, nella parte superiore, per testarne il funzionamento e di un selettore per il canale nella parte sottostante.
A differenza di altri sistemi la slitta per flash posizionata in cima al ricevitore sarà molto utile per chi utilizza unità flash più economiche che non sono dotate di porta PC sync e che quindi non saranno costretti a comprare un adattatore.
2. Prestazioni
La distanza massima dichiarata senza interferenze è di 10 metri. Nella pratica ho notato che in realtà riesce a scattare anche oltre i 13 metri, ma più ci si allontana e più è probabile che il ricevitore non riceva il segnale.
Il sistema si comporta come dovrebbe soprattutto rispetto al prezzo molto economico, anche se a volte capita che i flash non vengano attivati durante uno scatto. Questo è un problema comune e dovuto all’antenna del trasmettitore a cui molti pongono rimedio con un piccolo intervento di fai da te.
3. Conclusioni
Dopo averne potuto testare l’uso per un po’ posso dire che il sistema è buono, ma solo per un uso amatoriale e non in ambienti professionali o in cui non potete permettervi di perdere uno scatto. Sono ottimi, invece, per fare pratica da lampista ed imparare come gestire l’illuminazione con più flash.
Se sarete soddisfatti da questi Cactus dipenderà molto da come vi aspetterete da loro. Se cercate uno strumento molto economico per imparare e per la pratica amatoriale vi potrete ritenere soddisfatti, se invece volete qualcosa con caratteristiche più professionali dovrete sborsare molti più soldi per l’affidabilità e la qualità aggiuntiva.
Consigliati quindi per chi voglia entrare in questo mondo senza spendere una piccola fortuna come con gli altri sistemi. Nell’angolo del fai da te, pubblicheremo dei tutorial per migliorarne le prestazioni.
La scorsa settimana vi abbiamo parlato di un nuovo tipo di ring flash appena lanciato sul mercato, l’Orbis.
Si tratta di un adattatore per trasformare un normale flash in una sorgente di luce ad anello attorno all’obiettivo. Il video qui sopra mostra una comparazione con un altro prodotto simile il Ray ring flash.
A prima vista si notano le maggiori dimensioni dell’Orbis che danno una luce più morbida ed il funzionamento dell’aggancio che consente di inserire quasi tutti i tipi di flash, anche se non ha abbastanza forza da reggere il peso del flash senza un supporto. Dopo il salto un tutorial sull’uso dell’orbis prodotto dall’azienda stessa.