“Racconti Fotografici” Numero 45: intervista a Betty Colombo

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 45° edizione , oggi intervistiamo la fotografa Betty Colombo, buona lettura.

1)   Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Certo! Sono Betty Colombo e sono una fotoreporter con attrezzatura Canon. Lavoro prevalentemente in ambito editoriale per tutte le principali case editrici italiane e per qualche rivista straniera: RCS, Condè Nast, Cairo editore, Mondadori, Principemedia Editore. Fotografo e scrivo prevalentemente sulle destinazioni nel mondo, cercando nuove esperienze per il lettore da testare direttamente sul campo. Dal resort di lusso allo sport estremo, racconto i luoghi vivendoli profondamente. Poi mi occupo anche di shooting per brands di alta moda e lifestyle. Ho vissuto in vari posti, tra l’Italia e la Spagna; attualmente sono a Modena.

 

2)  Da piccola cosa sognavi di fare? 

Il mio destino doveva essere quello della concertista, perché ho frequentato flauto traverso al Conservatorio iniziando a 5 anni e mezzo. Invece la vita ha scelto diversamente: a 14 anni ho scattato la mia prima foto perché mi annoiavo durante una cerimonia. Mio padre mi diede la sua macchina fotografica manuale ed io iniziai a riprendere le persone nelle loro stranezze. Quando il fotografo di un negozio sviluppò il rullino ci disse che mi voleva a lavorare con lui. Così nei week end riprendevo le gare di motocross; mi prestava l’attrezzatura insegnandomi la tecnica ed io gli regalavo i miei scatti da utilizzare a suo nome per i giornali con i quali collaborava. Ho studiato al liceo artistico e per i 16 anni ho voluto il mio primo corredo fotografico. Ritraevo i compagni di classe ovunque e osservavo i grandi fotografi nelle gallerie d’arte di Milano. Più passava il tempo, più mi accorgevo che guadagnavo qualcosa in termini di qualità senza mai riuscire ad afferrare però bene il senso del “tutto”. Ho frequentato l’Accademia di Belle Arti di Brera e la Facoltà di Estetica Contemporanea in Spagna; entrambe mi hanno permesso di crescere in termini tecnici, ma anche nella sensibilità di percepire la composizione.  Ho fatto una gavetta impegnativa ma molto utile, una ricerca decennale in cui mi sono confrontata con gli altri ma soprattutto con me stessa. Nel percorso di donna e di professionista avere addosso una Canon mi ha fatta sempre sentire più completa. Ho dedicato così la vita alla fotografia perchè mi ha permesso di entrare nel mondo delle persone attraverso un mezzo sensibile. Una foto può raccontare il bello e il brutto, ma il mio modo di scattare è sempre stato finalizzato a tirare fuori l’aspetto seducente di qualunque scena. Del resto, come ha detto Dostoevskij: La bellezza salverà il mondo. (…)

 

3) La prima foto che hai scattato

La mia prima foto è stata scattata ad una mia vecchia zia che rubava il risotto dalla forma di Parmigiano durante una cerimonia. La foto che invece mi ha fatta decollare nel lavoro è uno scatto di quando avevo 19 anni, un bianco e nero in pellicola di un ragazzo che correva sui tetti del Duomo di Milano. La esposi alla mia prima mostra e fu vista dal responsabile commerciale di Giorgio Armani che mi chiese poi una collaborazione. Da lì ho fatto 60 mostre in Italia e nel mondo e ho venduto scatti per le collezioni di Swatch, Wella, L’Orèal, Absolut Vodka. Una mia foto è nella collezione del Centre Pompidou di Parigi e un’altra è al Museo di Arte Moderna di Stoccolma.

 

4) Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perché?

Quando ero molto giovane sono stata l’assistente di Helmut Newton durante alcuni shooting a Milano. Per quanto io facessi poco, è stata un’esperienza davvero importante. Mi ha detto: “devi farti almeno un autoritratto alla settimana, se vuoi imparare a guardare gli altri. Se riesci a fotografare te stesso, se trovi la luce giusta per te, allora troverai anche quella per le persone che ami di meno”. Così ho fatto. Oggi, a 42 anni, imparo da tutti. Mi piace molto mettere a disposizione la mia esperienza a quelli che chiedono un confronto e un consiglio. Contemporaneamente faccio domande, anche agli amatori. So di poter imparare da chiunque, ragiono per osmosi.

 

5) Cosa non è per te la fotografia?

Per me la fotografia non è solo un tecnicismo. Quando incontro quelli che mi parlano di dettagli infinitesimali di una lente ma non riescono a cogliere la sensibilità di una scena… penso che abbiamo una visione molto distante dello stesso mezzo.

 

6) Qual e` la sfida di ogni scatto?

Essendo una fotoreporter ho pochissimo tempo per una foto. Scatto una media di 7000 foto a settimana; il giornale mi dà un programma molto stretto per il quale mi trovo a dover raccontare un luogo in 15-20’. Quindi 10 minuti per ispezionarlo e individuare le migliori inquadrature ed il resto per scattare. Il tempo è la mia sfida. Anche il meteo, spesso.

 

7) Che cos’e` la curiosita`?

La curiosità è alla base del mio lavoro. Scostare la tenda e guardare cosa c’è dentro. Sorridere alla popolazione locale e provare a instaurare un rapporto per interpretare meglio la situazione. Credo sia l’anima di ogni foto. In Africa ho anche mangiato un verme per diventare amica di un gruppo di ragazzini Masai…

 

8) Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

Vorrei andare in Antartide e sfidare fotograficamente il vuoto.

 

9) Qual e` il tuo prossimo progetto? 

Sto partendo per l’Oregon. Due settimane in auto alla scoperta dei territori, soprattutto quelli meno battuti. Canon mi ha dato da testare il fisheye…vediamo cosa salta fuori.

 

10) Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Ho scelto la fotografia come compagna di vita che ero davvero molto giovane. E’ stato per me un percorso naturale, anche il salto dallo sport alla moda, dalla moda agli interni, dagli interni agli animali e dagli animali ai viaggi. So che molti fotografi si specializzano in un solo settore, ma la forza del mio lavoro è stata proprio quella di voler imparare tutto, di cercare di fare al meglio ogni settore fotografico in cui mi sono imbattuta. Ho studiato molto e lo faccio anche oggi, ma soprattutto provo e riprovo ogni situazione che risulti sconosciuta ed ostica. E guardo moltissime immagini, di altri. Se devo però scegliere un momento della mia carriera al quale sono molto legata, cito la prima uscita su Vanity Fair, grazie a Laura Fiengo che mi chiese di pubblicare i miei scatti.

 

11) Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Il settore editoriale non è un mondo facile. Non si può mai pensare di essere arrivati da qualche parte. Si incontrano difficoltà di continuo, al punto che ci si abitua a lavorare nelle situazioni instabili, con viaggi carichi di imprevisti e infinite opzioni da “piano B”. Direi che mi sono abituata all’incertezza.

 

12) Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

Ogni esperienza è stata importante per costruire il mio attuale modo di guardare il mondo e quindi ritrarlo. La fotografia sportiva dell’adolescenza mi ha insegnato a cogliere l’attimo, la prima esperienza seria nella moda per Corneliani a non avere orari, quella con gli animali a non avere paura, quella del ritratto a sviluppare una giusta sensibilità per entrare nelle persone con rispetto; il paesaggio a cercare la libertà in uno scatto.  L’insieme di queste esperienze mi ha impresso a fuoco un concetto diventato l’hashtag col quale vengo spiritosamente identificata dai miei photoeditor, direttori e colleghi:  “TUTTO per una foto”.

 

13) Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?  

La sensibilità. La concentrazione. La pazienza. La fortuna. Non necessariamente in quest’ordine.

 

14) Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?

Cerco di rasserenarle. Non inizio subito a fotografare, nemmeno quando si tratta di una top model. Occorre avere un po’ di feeling con chi si fotografa. Spesso mi è capitato di dare al soggetto la mia Canon e di chiedere qualche scatto di me, giocando. Oppure mettermi allo specchio a provare espressioni, smorfie. Questa interazione di ruoli diverte e rilassa. Che poi è lo status essenziale per il tipo di immagini che voglio produrre.

 

15) Cosa ha influenzato il tuo stile?

Il mio stile cresce e si muove con me. Ogni immagine che guardo, ogni luogo del mondo che affronto, ogni tecnica che imparo modificano negli anni il modo di intendere la fotografia. Siamo in divenire, credo che nessun fotografo sia arrivato.

 

16) Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?

(Francamente nessuno. Salterei la domanda, se sei d’accordo.)

 

16) Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Certo, mi trovavo in Africa per lavoro e ho seguito un ghepardo mentre finiva di consumare una preda. Una mia collega molto preparata sul mondo animale, mi ha proposto di andare con lei ad accarezzarlo. Il ghepardo è un animale che, dopo il pasto, non si muove per un’ora. Così ci siamo avvicinate e l’abbiamo accarezzato per qualche minuto. La cosa veramente bella è stata vederlo fare le fusa con le zampe. Un momento emozionante.

 

 

Sito:hurryupstudio.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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