Mattia Gorno: ritratto di due cani davanti alla Torre Eiffel
16 Aprile 2019 – Mattia Gorno – TOP SELECTION
Author: Mattia Gorno
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Analisi dalla Redazione
Il cielo lattiginoso e la dominante fredda costruiscono un’atmosfera sospesa, quasi da ritratto cerimoniale. In questo contesto, il nero compatto del cane a sinistra e il mantello bruno dell’esemplare a destra introducono una distinzione cromatica efficace: il rosso dei collari e del foulard diventa il vero punto di accento, soprattutto perché richiama visivamente i toni rugginosi della Torre Eiffel sullo sfondo. Mattia Gorno sfrutta quindi il colore non come semplice ornamento, ma come elemento di raccordo tra soggetto e ambiente.
La composizione è leggibile e ben calibrata. I due cani occupano il primo piano con una presenza quasi scultorea, mentre la struttura della torre, centrata e simmetrica, crea una quinta architettonica immediatamente riconoscibile. La prospettiva dal basso ne accentua la verticalità e attribuisce ai soggetti una statura monumentale. La scelta di mantenere la torre fuori fuoco è corretta: evita che la complessità metallica dello sfondo prevalga sui cani. Tuttavia, il suo asse centrale attraversa la scena in modo piuttosto prevedibile e rischia di rendere l’immagine più illustrativa che realmente sorprendente.
La luce diffusa, priva di ombre dure, valorizza il pelo e mantiene dettaglio nelle zone scure del Labrador; al tempo stesso appiattisce leggermente la profondità e rende il cielo quasi privo di materia. Il fuoco sugli occhi è complessivamente efficace, anche se l’attenzione dei due animali verso direzioni diverse introduce una lieve dispersione narrativa: lo sguardo del cane nero porta fuori campo, quello del Weimaraner verso l’alto. Un’esecuzione ancora più incisiva avrebbe potuto attendere una maggiore convergenza degli sguardi oppure abbassare ulteriormente il punto di ripresa, dando più forza al rapporto tra animali e monumento.
La fascia erbosa sfocata in basso aggiunge profondità, ma il watermark centrale sottrae qualcosa alla pulizia del ritratto. Una versione più discreta, collocata ai margini, avrebbe protetto meglio l’equilibrio visivo.