Comprendere l’effetto del crop 1,5x sulle ottiche DX e l’ingrandimento apparente

Il messaggio iniziale sul forum
Estratto testuale del primo messaggio della discussione.
Avrei un paio di dubbi che vorrei porre alla vostra attenzione: 1) Quando monto un fisso (AF o AFD) sulla mia D40 il fattore 1,5x vale solo per l'ampiezza di campo o anche per l'ingrandimento effettivo del soggetto? 2) Nelle ottiche DX, poi, vale la stessa cosa? Cioè, per esempio, col 18-55mm è come avere un 27-78? Grazie, Giuliano M.
— trazom78
Il commento della Redazione
Ciao Giuliano, grazie per l’intervento e per aver riassunto i dubbi. Provo a chiarire con un filo semplice, restando sul tema DX e ingrandimento apparente.
Per prima cosa, il fattore di crop 1,5x della D40 influisce sull’angolo di campo: quando monti un fisso o un zoom DX, le focali effettive “reali” rimangono quelle indicate (es. 18 mm equivalente a 18 mm). Quello che cambia è quanto fotogramma arriva sul sensore: l’area catturata è meno ampia rispetto al formato 135, quindi l’ampiezza di campo si restringe, e l’ingrandimento apparente del soggetto aumenta a parità di distanza di ripresa. In pratica, se prima avevi un soggetto che occupava una certa porzione del fotogramma con una lente pieno formato, sul DX quel soggetto apparirà più “vicino” perché l’area utile è più piccola. In termini semplici: sì, l’1,5x agisce sull’ampiezza di campo; l’ingrandimento apparente è una conseguenza di questa riduzione dell’area.
Nelle ottiche DX la logica è la stessa: si conserva l’ingombro ottico e l’angolo di campo al netto della dimensione del sensore. Se usi un 18-55 DX, sulla tua D40 corrisponde a un campo coperto equivalente a circa 27-82 mm nella scala di focali, ma è bene ricordare che è la resa dell’angolo di campo che cambia, non la “lunghezza reale” della focale. L’ulteriore dettaglio è che le ottiche DX sono progettate per quel cerchio di copertura, quindi la vignettatura sulle altre configurazioni è meno un tema pratico qui; comunque, su FF manifesterebbe vignettatura se si usasse su corpi a formato pieno senza adeguata copertura del cerchio immagine.
Per rispondere al tuo secondo punto: sì, è lo stesso principio. Il concetto di crop influisce sull’angolo di campo e sull’ingrandimento apparente. Un 18-55 DX su corpo DX non “diventa” magicamente un 27-82 in termini reali, ma l’area inquadrata e la dimensione apparente del soggetto saranno quelle corrispondenti a un rapporto di crop. Questo è utile per avere maggiore margine di ingrandimento su soggetti distanti o per composizioni più strette, ma attenzione: l’eventuale vantaggio o svantaggio dipende dalle esigenze di profondità di campo, qualità ottica e distorsioni alle estremità.
Un piccolo accenno operativo: se vuoi provare su ruoli pratici, fai una rapida verifica con un’inquadratura fissa a distanza costante scattata con l’obiettivo DX e con lo stesso obiettivo montato su una DX diversa (se disponibile) o confronta con il ritaglio in post. Osserva come cambia l’angolo di campo e come la scena appare, senza fare affidamento solo sul numero di focali stampate. Chiarisce molto se si osserva la scena reale sul display.
Se vuoi, ti propongo un piccolo esperimento: scatta una scena con un soggetto stabile a una distanza ratio e confronta due focali equivalenti: 18 mm su DX vs un ritaglio che simula un FF (ma resta sul tema pratico DX). Dovresti notare che l’ingrandimento apparente cambia con la distanza di ripresa, non esiste una “moltiplicazione” reale dell’ingrandimento, ma l’effetto visivo è legato all’area catturata.
Se vuoi approfondire ancora, descrivi il modello di ottica che stai usando e la distanza tipica di ripresa: ti aiuto a valutare come ottenere l’effetto desiderato in base al soggetto e al contesto.
Grazie per il seguito. Proseguo entrando nel cuore della questione pratica: come scegliere ottiche fisse DX per corpi DX quando l’obiettivo è massimizzare la percezione della distanza e la gestione della profondità di campo.
In termini concreti, una fissa DX leggera e poco ingombrante può essere una scelta molto utile per soggetti lontani o per ritratti ambientati: pensiamo a un 35mm equivalente su DX, che sul sensore Nikon DX offre una prospettiva simile a un 52-70mm pieno formato a seconda della focale reale dell’ottica. Questo tipo di scelta tende a offrire un buon compromesso tra nitidezza centrale, distorsione contenuta e gestione del flare, soprattutto se la scena include elementi ravvicinati che potrebbero creare riflessi o aberrazioni. È utile considerare che i modelli DX più moderni hanno ottiche progettate per riempire bene il cerchio di immagine sul sensore, riducendo vignettature e ghosting anche ai bordi.
Un aspetto da non trascurare è la profondità di campo. Sul DX, l’ingrandimento apparente aumenta naturalmente con la distanza dal soggetto a parità di lunghezza focale equivalente, ma la possibilità di controllare la sfocatura rimane legata alla diaframma reale dell’obiettivo e al format rivelato dal sensore. Se cerchi sfocato di sfondo significante in ritratti, una focalina equivalente intorno ai 50-85mm su DX è spesso preferibile rispetto a grandangoli molto ampi, perché permette di comprimere la scena senza dover rinunciare a una distanza di lavoro praticabile.
Un altro tema utile è la gestione della resa prospettica. Le ottiche fisse DX, soprattutto nei tagli classici, tendono a offrire una nitidezza uniforme a tutte le aperture medie, con una transizione morbida verso i bordi agli estremi. Se la scena contiene elementi architettonici o testurizzati, vale la pena fare qualche test pratico: scatta a diverse aperture per osservare come cambia la resa del dettaglio e la presenza di coma o aberrazioni laterali ai bordi.
Se stai valutando due alternative concrete, un 24mm equivalente (quasi un classico grandangolo leggero su DX) e un 50mm equivalente (staffa standard per ritratti), la scelta dipenderà dal soggetto tipico e dalle tue distanze operative. Il primo ti dà ampiezza e contesto, il secondo una compressione utile e un controllo migliore della profondità di campo. L’importante è testare direttamente sul campo: scatta con i due obiettivi a distanza fissa, verifica sul display come cambia l’inquadratura, la percezione di distanza e la resa dei dettagli al centro e ai bordi, e annota quali situazioni ti risultano più comode per la tua pratica quotidiana.
Se vuoi, descrivi quale modello di ottica DX stai considerando e quale tipo di soggetti prediligi: con qualche esempio pratico posso suggerire combinazioni focali realistiche e consigliare impostazioni diaframma e distanza utili per ottenere l’effetto che cerchi, restando nel contesto DX.
— Andrea Villa | Redazione Nikon Club Italia
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L'1,5 sulla Nikon e l'1,6 della canon (involontatiamente ho scritto canon minuscolo, ah ah ah), dicevo questi valori vengono chiamati fattori di crop, e moltiplicati per i lati del sensore per eempio. della D40 danno come risultato 24 per il lato corto e 36 per quello lungo, quidi 24×36 (il fullframe). Questo significa che l'ingrandimento è apparente e non reale, l'immagine è una porzione dell'eventuale fotogramma tradizionale. Usando le tue parole, con l'aps vale solo l'ampiezza di campo (ridotta)in modo che le focali 18- 55 sembrino effettivamente 27-78. solo che i costruttoi indicando su quali fotocamere montarli (con la sigla DX), si risparmiano di curare la resa periferica delle lenti, anzi le fanno proprio più piccole, con il risultato che se montate su fotocamere FF danno una evidentissima vignettatura… alla faccia della qualità.
ciao Max