Racconti Fotografici – Associazione Nazionale Domiad Photo Network https://www.domiad.it Fri, 28 Apr 2017 11:43:18 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.7.4 “Racconti Fotografici” Numero 41: intervista a Enzo Dal Verme e Joe Oppedisano https://www.domiad.it/racconti-fotografici-numero-41-intervista-a-enzo-dal-verme-e-joe-oppedisano/ Thu, 22 Dec 2016 19:15:21 +0000 http://www.domiad.it/?p=3455 Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 41° edizione , dove ho avuto l’onore di intervistare due fotografi molto diversi fra di loro che da poco hanno deciso di cominciare a collaborare: Joe Oppedisano ed Enzo Dal Verme. Sono amici da trent’anni e mai avevano pensato di fare qualcosa insieme. E invece… adesso hanno un progetto davvero interessante! La curiosità mi ha spinto a fare loro qualche domanda:

 

Cosa vi ha portato a unirvi per un’esperienza di lavoro congiunta?

Enzo: è successo per caso, parlando delle nostre esperienze d’insegnamento ci siamo accorti di avere due o tre studenti in comune. Insegnamo in un modo diverso e anche fotografiamo in un modo molto diverso. Allora ci siamo detti: chissà cosa verrebbe fuori se insegnassimo insieme? E da lì abbiamo cominciato a progettare il workshop che faremo a Marzo. Un esperimento.

Joe: sì, è andata proprio così: chiacchierando abbiamo deciso di provare un’esperienza diversa e di offrire un workshop a quattro mani.

 

Da piccolo cosa sognavi di fare?

Enzo: ero concentrato ad essere piccolo e non pensavo tanto a cosa fare “da grande”.

Joe: io fantasticavo di viaggiare e scoprire il mondo. A scuola ero affascinato dalla storia antica e sognavo i luoghi e i personaggi che studiavamo. Poi mi piaceva molto la musica, suonavo la chitarra e mi sarebbe anche piaciuto diventare musicista.

 

La prima foto che hai scattato?

Enzo: non ricordo esattamente ma credo il bordo consumato di uno scalino di pietra. Ero affascinato dai segni che lascia il tempo sulla materia. Anche adesso lo sono, infatti mi piace fotografare le persone e le loro espressioni. Rughe e cicatrici comprese. Poi ci sono le cicatrici nell’anima, che non sono sulla pelle ma si vedono lo stesso.

Joe: verso la fine degli anni ’60, a casa nostra c’era una piccola 35mm instamatica della Bell & Howell con il flash a cubo. Quella era la macchina che usavo. Sinceramente non ricordo la prima foto scattata, però ricordo la prima foto che ho ideato e che ho messo in scena. Il soggetto era la mia chitarra elettrica Gibson con una mia maglia in una composizione un po’ surrealista. Lo considero un autoritratto. È stato lì che ho abbandonato il sogno di diventare musicista per cercare, invece, di diventare fotografo professionista.

 

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perché ?

Enzo: io ho una mente poco logica e più creativa. Faccio fatica a ricordare i nomi delle persone, le date, i numeri e tutte le cose che hanno bisogno di logica. Però ricordo le emozioni, le sensazioni, i momenti d’ispirazione… Mi è capitato di rimanere incantato ad osservare una foto su un pezzo di giornale strappato abbandonato per strada senza sapere chi fosse l’autore. Solo recentemente sono diventato più attento ai fotografi che hanno lasciato un segno dentro di me. Si va dai grandi fotografi di moda che hanno fatto sperimentazione negli anni ’80 e ’90 a una fotografa sconosciuta che ha ritratto in ospedale i malati di Alzheimer con una visione talmente poetica che mi ha fatto piangere.

Joe: i fotografi sono davvero tanti, quelli che fanno parte della storia della fotografia storica e contemporanea che ho potuto conoscere studiando fotografia alla School of Visual Arts.

 

Qual’è la sfida di ogni scatto?

Enzo: essere soddisfatto.

Joe: dipende dello scatto che devo realizzare. Se si tratta di una messa in scena, la sfida è fare in modo che sia il più fedele possibile all’idea di base e ottenere un effetto naturale. Per il reportage, per me la sfida è raccontare in immagini una storia in modo che sia il più fedele possibile alla realtà e che comunichi delle emozioni che tocchino il cuore e la mente.

 

Che cos’è la curiosità?

Enzo: per me è una delle qualità fondamentali per osservare il mondo e per fotografare. Molto spesso noi guardiamo le cose senza veramente vederle. Siamo davanti a un fiore, il nostro cervello ci dice “è un fiore” perché lo abbiamo imparato e passiamo oltre. Un bambino molto piccolo invece resta affascinato. Lo guarda, lo annusa, lo tocca, lo mette in bocca… è curioso da morire, non sa che cosa sia e vuole sperimentarlo. Io dico sempre ai miei studenti di osservare la realtà con gli occhi di un bambino piccolissimo. Non dare nulla per scontato, non pensare di sapere già che cosa abbiamo davanti, ma essere molto curiosi. Aiuta a vedere meglio, percepire più dettagli e sottigliezze.

Joe: senza curiosità non c’è interesse in niente. La curiosità è il carburante del sapere che ti porta a scoprire mondi nuovi. Un esempio è il mio lavoro sul circo nato con l’idea di fare una mostra e poi durato 20 anni. Quel microcosmo fantastico mi aveva talmente affascinato e catturato che ho continuato a frequentarlo per approfondire il progetto.

 

Esiste lo scatto perfetto? Uno scatto perfetto lo deve anche essere tecnicamente?

Enzo: a mio avviso no. La perfezione è noiosa perché deve aderire a qualche ideale di perfezione e se si sgarra solo un pochino già sembra che ci sia un difetto. Ci sono foto sfocate, mosse, sovraesposte o mal inquadrate che sono meravigliose. Lo stile di un fotografo si può esprimere in tanti modi e l’impeccabilità tecnica è solo uno dei tanti.

Joe: uno scatto è quasi perfetto quando emoziona e stimola interesse nelle persone che lo vedono. Non deve necessariamente essere tecnicamente perfetto. Per esempio: le immagine di Mario Giacomelli sono piene di poesia, ma tecnicamente povere. Quelle di William Klein anche.

 

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare che ancora non hai fotografato?

Enzo: così tanto e così tante persone che non so da che parte incominciare un elenco!

Joe: mi piacerebbe viaggiare continuamente per un anno e girare il mondo documentando le persone che incontro creando un diario visivo.

 

Qual’è il tuo prossimo progetto?  Farete altri progetti insieme in futuro?

Enzo: Un libro con un editore francese, completamente diverso da tutto quello che ho fatto fino ad ora. Me l’ha proposto, ne abbiamo discusso a lungo e adesso piano piano lo sto realizzando. Devo dire che mi sta mettendo molto in crisi perché mi obbliga a fare delle cose completamente nuove e molto al di fuori dal mio ambito consueto. In un certo senso è una sofferenza, ma sto imparando tanto. Per quanto riguarda la collaborazione con Joe, questo è un esperimento e non abbiamo ancora discusso potenziali sviluppi futuri. Intanto ci concentriamo su questo con grande impegno.

Joe: il mio prossimo progetto e una mostra di immagini in bianco e nero scattate con una Pinhole 10 x12 sul quale sto lavorando da 5 anni. Questa esperienza con Enzo è qualcosa di nuovo e diverso, abbiamo tante cose che potremmo insegnare insieme e magari proporremo altri workshop. Ma è presto per parlarne.

 

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Enzo: ho seguito il mio entusiasmo anche quando gli altri mi dicevano che era una stupidaggine, ho fatto tantissimi errori, subito molti rifiuti e ho fatto tesoro di tutto. Ovviamente ci sono anche state coincidenze fortunate e opportunità capitate all’improvviso, ma le avversità sono state moltissime. La sfida è imparare da ogni esperienza.

Joe: quando ho deciso di diventare fotografo, sapevo che avrei dovuto studiare la tecnica fotografica e mi sono iscritto alla School of Visual Arts di New York. Poi ho trovato un lavoro come assistente in uno studio professionale di alto livello dove, in pratica, ho fatto bottega. Nel frattempo ho creato un portfolio con la mia visione fotografica, il primo portfolio era sul nudo surreale.

 

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Enzo: quelle che probabilmente incontrano tutti gli esseri umani: volere un risultato e invece ottenerne un altro! Il che può fare male, ma aiuta anche ad aguzzare l’ingegno. Per esempio, quando ho cominciato ad essere molto presente su internet pensavo che avrei attirato l’attenzione di nuovi clienti. Il che è anche capitato, ma non avevo previsto che avrei anche attirato una quantità straordinaria di studenti di fotografia da tutto il mondo con un sacco di richieste di consigli. La situazione stava diventando difficile da gestire. Allora ho preparato un piccolo manuale in pdf per sveltire le mie risposte. A quel punto, è capitata un’altra cosa che non avevo previsto: il manuale ha avuto delle ottime recensioni su importanti blog di fotografia che hanno attirato l’attenzione di un editore americano. Adesso una versione ampliata del mio manuale è stata pubblicata in America ed è distribuita internazionalmente. Si trova anche su Amazon. Tutto questo per dire che – a volte – le difficoltà possono trasformarsi in opportunità.

Joe: all’inizio della mia carriera avrei voluto fare reportage perché mi piaceva viaggiare. Nel 1976 è capitata una buona occasione: l’Alitalia di New York mi commissiona un lavoro per l’ufficio del turismo della Toscana e vengo in Italia con un gruppo di giornalisti. Proprio alla fine di questo viaggio avviene il drammatico terremoto in Friuli e con due giornalisti del quotidiano di Philadelphia ci rechiamo nella zona per fare un servizio. In quella situazione tragica non mi sentivo a mio agio a scattare perché avrei voluto aiutare più che fotografare. È stato lì che mi sono reso conto che il vero reportage non era per me e ho cambiato strada cercando lavoro nell’ambito pubblicitario. Per il resto ho avuto fortuna e, per una serie di coincidenze, ho fatto il mio primo lavoro da professionista che avevo appena 21 anni.

 

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto? 

Enzo: io credo che sia importante avere lo stesso stato di allerta che hanno i cani quando alzano le orecchie e stanno immobili per captare tutto prima di… scattare.

Joe: pre-visualizzazione, istinto e molta fortuna.

 

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?

Enzo: per scattare un ritratto io cerco l’empatia e questo è proprio uno dei temi fondamentali dei workshop che insegno (a parte questo con Joe nel quale mi occuperò solo di composizione e stile)

Joe: cerco di fare sentire i soggetti delle mie foto al proprio agio e instaurare fiducia in loro. Se non li conosco, prima di incontrarli cerco di documentarmi sui loro interessi, hobby, sul loro lavoro o su altre cose che mi aiuteranno ad instaurare un dialogo durante le riprese.

 

Cosa ha influenzato il tuo stile?

Enzo: a volte si è trattato banalmente delle esigenze della rivista per cui scattavo. Per quanto riguarda il mio lavoro più personale, seguo il mio istinto e osservo la foto che prende forma. Io dico spesso che non è il fotografo a “fare” la foto. Il fotografo prepara il terreno e poi la foto accade. Si tratta di un’infinità di imprevisti, compresi gli starnuti dei soggetti, gli errori di impostazione, il tempo che cambia di colpo e… chi più ne ha più ne metta! Anche lo stile si evolve in modo imprevedibile, influenzato da una moltitudine di circostanze.

Joe: Io sono costantemente ricerca di me stesso e di quello che mi circonda. Non so se ho uno stile. Forse potrei dire di avere tanti stili. Nel mio lavoro personale mi ha influenzato la storia della fotografia, l’arte del ‘900, il surrealismo, il cubismo e altri movimenti artistici.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare?

Enzo: adeguarmi ad un sistema dove i clienti ti chiedono come prima cosa quanti followers hai su Instagram, tutti si improvvisano fotografi o esperti di fotografia e fotografare… passa in secondo piano.

Joe: personalmente non riscontro problemi e fotografo quasi tutti i giorni. Mi tiene vivo. Ma a livello professionale è ben diverso. Dico sempre che la tecnologia ha ucciso la tecnica. Oggi chiunque può definirsi fotografo perché ha una macchina fotografica sempre con sé: anche se non la vuole è incorporata nel suo telefono! E poi si parla tanto di linguaggio, ma personalmente io vedo una Torre di Babele che diventa sempre più grande e più confusa. Una volta si poteva credere alla fotografia come documentazione, oggi ne dubitiamo perché è troppo facile da manipolare. Lo si vede persino nei concorsi di fotogiornalismo. Nel linguaggio della fotografia bisognerebbe avere un codice deontologico ferreo. E quel codice esiste, ma in quanti lo seguono? Si tratta di un discorso lungo e forse questa intervista non è la sede adatta…

 

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Enzo: stavo scattando un reportage a Shanghai e per strada ho visto un fotografo cinese con il mio stesso obiettivo. Mentre lui era concentrato a scattare l’ho fotografato e poi sono andato da lui e gli ho fatto vedere la foto sulla mia macchina. Ci siamo messi a ridere, ma lui parlava solo cinese e non riuscivamo a comunicare un granché. Allora ci siamo salutati. Dopo un’oretta sento qualcuno che mi dà una pacca sulla spalla: era lui che mi aveva seguito e fotografato mentre io scattavo. Ci siamo scambiati gli indirizzi email e poi le foto. Adesso uso quasi sempre quella foto per il mio profilo sui social media.

Joe: nel 1995 ho fotografato Gorbaciof durante una cena in suo onore in una casa privata a Milano. C’era tutta la “Milano da Bere” ed ero l’unico fotografo. Scattavo foto casuali usando pellicola 3200 in bianco e nero. Dopo la cena eravamo tutti in fila per salutare Gorbaciof e sua moglie Raiza. Quando è arrivato il mio turno, Gorbaciof – con l’aiuto del suo interprete – mi ha chiesto come mai non usassi il flash e ha preso in mano la mia macchina che avevo a tracolla come se volesse controllarla. Gli ho risposto che non volevo disturbare le persone usando il flash. Poi mi è venuto in mente che forse lui pensava che io fossi della CIA e che la mia macchina fotografica fosse un congegno per registrare le sue conversazione con i vari personaggi!

 

 

Joe Oppedisano conosce la tecnica d’illuminazione come pochi altri, la sua esperienza si è sviluppata principalmente nella foto pubblicitaria, di Teatro, e sperimentazione fotografica. Tra tante, ha firmato le campagne di Adidas, Pionier, Apple, Fiat, American Express…

…alcuni scatti di Joe Oppedisano (clicca sulle foto per ingrandire):

 

Enzo Dal Verme ha un approccio creativo ed è cresciuto professionalmente più nel campo editoriale spaziando dalla moda al reportage. I suoi ritratti di celebrità sono stati pubblicati da Vanity Fair, The Times, L’Uomo Vogue, GQ, Marie Claire…

…alcuni scatti di Enzo Dal Verme (clicca sulle foto per ingrandire):

Entrambi hanno anche sviluppato una carriera nel mondo dell’arte. Insieme condivideranno con gli studenti i propri trucchi e segreti professionali per ottenere risultati d’impatto nel workshop di ritratto che si terrà dal 3 al 5 Marzo in Toscana.

 

 

I fotografi che insegnanoi il workshop di ritratto fotografico, corsi di fotografia in Toscana per studenti di fotografia, fotografi professionisti e fotoamatori. Un workshop fotografico pratico ed esperienziale. Un corso di fotografia per imparare a fotografare ritratti

 

 

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“Racconti Fotografici” Numero 40: intervista a Barbara Maestrucci https://www.domiad.it/racconti-fotografici-numero-40-intervista-a-barbara-maestrucci/ Sun, 23 Oct 2016 13:37:45 +0000 http://www.domiad.it/?p=2998 Cari Lettori, eccoci alla 40° edizione di “Racconti Fotografici”. Questa edizione è dedicata a Barbara Maestrucci, che ci racconta la sua fotografia attraverso parole e immagini. Buona Lettura

img_0016  Domanda: Ti puoi presentare per gli amici che non ti conoscono?

  Mi chiamo Barbara Maestrucci ho 49 anni, sono un’appassionata di fotografia in particolare di Macrofotografia e mi affascina scoprire questo piccolo Micro mondo nascosto.

  Da piccola sognavo un lavoro che mi permettesse di avere un po’ di tempo libero, i miei  genitori sono commercianti e a casa c’erano veramente poco … e invece sono finita nell’azienda di famiglia!

  Domanda: La prima foto che hai scattato?

  Non ricordo la prima foto che ho scattato, ma ricordo la prima foto che ha fatto crescere in me questa passione, feci per gioco un concorso fotografico un mio scatto arrivò con mia sorpresa in finale .. questa cosa mi emozionò molto e mi spinse a migliorare e cercare di capire il complesso mondo della fotografia.

 Domanda: Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perché?

  Mi piace molto Steve McCurry, ho visto varie sue mostre e ogni volta sono rimasta affascinata dai  suoi scatti …

 Nel mio genere mi piace guardare il lavoro di vari fotografi ma ho cercato di creare un mio  stile ispirandomi soprattutto ai colori e alle sfumature della natura.

  Domanda: Cosa non è per te la fotografia?

   Non è noia!! Non è cercare di realizzare scatti uguali ad altri fotografi …

   Domanda: Qual è la sfida di ogni scatto?

   Creare armonia tra colori sfumature e soggetto … cercare di stupire.

    Domanda: Che cosa è la curiosità?

    E’ il sale della vita, crescere, sperimentare capire

   Domanda: Cosa ti piacerebbe fotografare?

  Mi piacerebbe fotografare i colori dell’Africa, i suoi animali e le persone …

  Ci sono stata qualche anno fa ma ancora non avevo questa forte passione per la fotografia.

  Domanda: Quale è il tuo prossimo progetto?

  Sto preparando una mostra fotografica che si terrà a fine agosto a Palazzo Della Penna a Perugia.

 Domanda : Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi ?

  Come quasi  tutte le persone che iniziano a fotografare  all’inizio non sai bene cosa vuoi realizzare, scatti un po’ di tutto, poi  ti rendi conto che ci sono scatti che catturano più di altri la tua attenzione e allora provi a fare qualche foto. All’inizio scattavo con i tubi di prolunga dopo un po’ mi sono resa conto che hanno molti limiti e allora ho cominciato ad informarmi nell’acquisto di un obbiettivo Macro.

Domanda: Quali difficoltà hai incontrato lungo il percorso?

Molte difficoltà: capire la tecnica di certi scatti e come poterli realizzare, abituarmi all’uso del cavalletto, il primo anno scattavo a mano libera…. niente di più sbagliato! Conoscere le abitudini dei soggetti, a che ora cercarli, dove, come avvicinarmi, ecc.

Domanda: Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo?

Forse la prima cosa è acquisire un occhio fotografico, in un certo qual modo si passa da una visione del mondo “normale” ad una “fotografica”, nel senso che guardi il mondo come se si avesse un occhio dietro un mirino della macchina fotografica. Un bambino, un fiore, un cielo particolare è un click attraverso l’obiettivo.

Ci vuole un po’ di fortuna e credo, nel mio genere, tanta tanta pazienza e conoscenza.

Domanda: Cosa ha influenzato il tuo stile?

Il piacere di vedere la natura da vicino, di comprenderla e conoscerla.

Domanda: Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare?

Il mio problema più grande è il tempo che ho a disposizione

Domanda: Ci racconti un tuo aneddoto particolare e simpatico?

Ho acquistato la mia prima macchina fotografica “due volte”.

Circa sette anni fa nel periodo Natalizio regalai una 400D al mio compagno (io non ero interessata alla fotografia). Dopo un anno circa lui decise di cambiarla ridandola indietro e passando ad una 50D. La cosa mi dispiaceva un po’ così decisi di tornare in quel negozio e riacquistare di nuovo la 400D.

Questo è stato l’inizio della mia passione

Profilo Facebook:

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]]> “Racconti Fotografici” Numero 39: intervista a Diego Marini https://www.domiad.it/racconti-fotografici-numero-38-intervista-a-diego-marini/ Sat, 22 Oct 2016 16:55:58 +0000 http://www.domiad.it/?p=2986 Cari Lettori, eccoci alla 39° edizione di “Racconti Fotografici”. Questa edizione è dedicata a Diego Marini, che ci racconta la sua fotografia attraverso parole e immagini. Buona Lettura

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Ciao a tutti, sono Diego marini, nato a Cles (TN) nel 1986.

Mi sono sempre piaciute la natura e le montagne e così, un po’ per caso, ho cominciato a scattare delle fotografie. All’inizio mi accontentavo di una semplice compatta e di una qualità limitata, ma poi, pian piano, ho iniziato ad attrezzarmi con apparecchiature professionali. Questa mia passione è diventata un po’ alla volta una “malattia” e finalmente, da quest’anno, sono riuscito a trasformare questa splendida patologia nel mio lavoro”.


Da piccolo cosa sognavi di fare?

Fin da piccolo sono stato pieno di sogni (come tutt’oggi), alcuni si sono avverati ed altri potrebbero farlo in futuro, ma quello che più conta credo sia metterci sempre il cuore, la passione…


La prima foto che hai scattato?

Beh dovrei tornare molto indietro e sinceramente non mi ricordo il primo scatto, mi ricordo che quando ero un bambino mio papà aveva la passione della fotografia e riempiva di foto me e mio fratello, ho un vago ricordo di aver usato la sua macchina quindi immagino che il mio primo scatto è stato proprio grazie a lui ma parliamo di ben 20 anni fa..


Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?

Io credo che ogniuno di noi debba avere un proprio stile, mi piace leggere libri di fotografi del passato più o meno famosi, mi piace vedere i loro punti di vista, ma preferisco sperimentare con le mie mani, magari anche sbagliando, ma cercando di differenziarmi il più possibile dagli altri.


Cosa non è per te la fotografia ?

Per me la fotografia non è uno strumento di sfida, di gelosia, ma bensì un modo per condividere un qualcosa…

purtroppo al giorno d’oggi


Qual e` la sfida di ogni scatto?

L’emozione… secondo me uno scatto è riuscito se chi lo guarda si emoziona… quindi la sfida di ogni mio scatto è quella di far provare alla gente che guarda le mie fotografie quelle sensazioni che ho provato io mentre scattavo…


Che cos’e` la curiosita`?

Per me la curiosità è la continua ricerca di evoluzione, sia a livello tecnico sia a livello di ricerca di location nuove, nuovi punti di vista, aspettando magari di fotografare quella situazione unica che solo andando in giro a “curiosare” puoi trovare…


Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

Uno dei miei sogni è quello di fotografare l’aurora boreale.


Qual e` il tuo prossimo progetto?

Ho tanti progetti in testa, sono sempre pieno di idee, ho appena concluso un grosso progetto, la realizzazione di un calendario sulla mia valle (Val di Non) e sto già lavorando a quello per il 2018, poi sto pensando alla realizzazione di un libro fotografico, ma sarà un progetto bello lungo….


Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Ho iniziato a fotografare un po’ per caso, informandomi su internet, leggendo libri, pian piano la passione è aumentata tantissimo, da circa un anno sono diventato fotografo uffiale “Clickalps” e da gennaio 2016 sono diventato fotografo professionista.


Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Difficoltà serie nessuna, spesso, specie all’inizio, mi demoralizzavo quando vedevo che i risultati non erano quello che cercavo, ma col tempo ho imparato che questo non doveva essere un qualcosa che mi demoralizzava, ma bensì un qualcosa che mi spronava a riprovare, a migliorarmi continuamente…


Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

Ho avuto molte esperienze fotografiche, più o meno importanti, ma la più importante è senza dubbio essere diventato fotografo uffiale “Clickalps” , una prestigiosa agenzia formata da fotografi di tutta Italia con una propria”school”che, a livello nazionale, organizza”workshop”di due giorni e veri e propri viaggi alla ricerca della foto più intensa, più vera, più emozionante”.


Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

Tanta pazienza, bisogna continuare a girare, aspettando il momento giusto, tante volte torno a casa con zero foto, ma non bisogna rassegnarsi, bisogna continuare a sperare, sognare e provarci, la natura ripaga sempre i tuoi sacrifici….


Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?

Di amicizia, quando faccio servizi a persone, matrimoni, cerco sempre di diventare amico, credo che solo facendo così si riescano ad avere buoni risultati….


Cosa ha influenzato il tuo stile?

Penso che l’influenza maggiore sia stata la natura…

ho sempre amato la natura e le montagne, e tutt’oggi la cosa che amo maggiormente fotografare è proprio la montagna


Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?

Credo che forse l’unico problema oggi nel fotografare sia riuscire a trovare qualcosa di diverso, ormai la fotografia è molto gettonata e le foto che si vedono su internet sono quasi sempre le stesse, stesse location, bisogna cercare sempre nuove inquadrature, ma forse più che un problema è un imput nel cercare qualcosa di nuovo…


Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Risale a qualche anno fa, ero in un prato di montagna a fotografare palle di fieno in notturna, ad un certo punto ho sentito dietro di me degli animali che respiravano e mi sono spaventato, poi girandomi e accendendo la luce del frontalino mi sono trovato dietro di me una decina di pecore messe in fila che mi guardavano incuriosite…

Il mio sito personale: www.marinidiego.com/    
La mia pagina Facebook: www.facebook.com/marinidiegophotography
La mia pagina 500px: https://500px.com/dieguz86

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“Racconti Fotografici” Numero 38: intervista a Andrea Facco https://www.domiad.it/racconti-fotografici-numero-38-intervista-a-andrea-facco/ Sat, 22 Oct 2016 16:37:18 +0000 http://www.domiad.it/?p=2977 Cari Lettori, eccoci alla 38° edizione di “Racconti Fotografici”. Questa edizione è dedicata a Andrea Facco, che ci racconta la sua fotografia attraverso parole e immagini. Buona Lettura

foto-personaleTi puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono?  Ciao a tutti! Sono Andrea Facco, fotografo Genovese classe 1985. Mi occupo di diversi generi di fotografia in particolare paesaggio e architettura e ritrattistica.
Il mio percorso fotografia ha avuto inizio nei primi anni di studi universitari, qui dopo aver seguito un corso di fotografia universitario, ho iniziato a collaborare nel suddetto corso come assistente la Facoltà di Architettura di Genova, dove studiado. Qui ha potuto conoscere e seguire fotografi di fama nazionale e internazionale quali Franco Fontana, Berengo Gardin, Giuliana Traverso e molti altri professionisti liguri.
Inoltre ,questa lunga collaborazione, mi ha formato come docente di fotografia, tanto da poter ora gestire anche grandi numeri di persone nei miei corsi di fotografia.

Ho lavorato come fotografo ufficiale presso la Sala Stampa della Fiera di Genova.
Con il progetto fotografico Panocreative ho partecipato a diverse mostre fotografiche tra cui Photissima 2013 e nello stesso anno il progetto è stato pubblicato sulla rivista Il Fotografo, con un articolo ad esso dedicato firmato dall’allora direttore Sandro Iovine.
Mi sono aggiudicato, sempre con il progetto fotografico Panocreative, il primo premio nella sezione Paesaggio e Architettura del concorso nazionale Nikon Talents 2014 e successivamente ha collaborato con la Nikon Italia come master durante alcuni incontri del Nikon Live! 2015

La prima foto che hai scattato?
Sono passati tantissimi anni da quando ho preso in mano la mia prima macchina fotografica…Fin da bambino ho scattato sempre delle foto, mi ricordo che mi portavo una macchinetta fotografica usa e getta nelle gite scolastiche alle elementari e nelle vacanze estive al mare quindi avrò scattato una marea di foto fin dai miei primi anni di vita. Seppur potrei dire che la mia prima vera foto che posso definire come tale e, pur essendo ormai non recentissima, l’ho fotografata circa 6 anni fa.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè?

Mi piace ispirarmi a qualunque fotografo, non amo ispirarmi necessariamente ai grandi della fotografia perché credo che ci sia un grandissimo numero di fotografi meno conosciuti estremamente capaci. Guardo ogni giorno foto sui forum, pagine facebook e siti dedicati alla fotografia. Se dovessi scegliere un fotografo a cui ispirarmi in qualche modo potrei dire Stanley Kubrick per i ritratti che ha realizzato in giovane età.

Cosa non è per te la fotografia? Non è fotografia quando questa diventa qualcosa di noioso e ripetitivo per il fotografo stesso. Quando la fotografia perde la sua componente creativa e di continua ricerca allora non si stanno più facendo delle foto ma delle semplici immagini fredde e senza vita.

Qual’e` la sfida di ogni scatto? Per me è cercare ogni volta qualcosa di nuovo e personale che in qualche modo mi rappresenti e mi faccia raccontare qualcosa attraverso i miei scatti. Cerco sempre di sperimentare idee nuove e creative unendo tecniche fotografiche diverse tra loro e cercando un buon equilibrio tra lato espressivo e tecnica.

Che cos’e` la curiosita`? Probabilmente è quel elemento che contraddistingue il fotografo (e anche altri artisti) dalle altre persone. Un artista deve essere curioso se vuole realizzare qualcosa di personale secondo una propria visione.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare?
E’ una domanda difficile a cui sinceramente non saprei dar risposta. Ci sono diversi luoghi del mondo che vorrei fotografare ma spesso riesco a trovare qualcosa di estremamente interessante anche qui nella mia città quindi non mi pongo degli obiettivi specifici. Cerco di ottenere il massimo a prescindere dal soggetto che ho la possibilità di immortalare.

Qual e` il tuo prossimo progetto? Ho appena terminato un progetto fotografico in stile fotoromanzo noir ( di cui ho inserito uno scatto) e vista la sua riuscita sto pensando a realizzare una sorta di seguito. Ultimamente mi sono anche dedicato alla ripresa del cielo notturno in particolare della via lattea e sto valutando di realizzare una serie di scatti con questo soggetto.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi? Le tappe sono state tante, ho seguito inizialmente alcuni corsi e tutt’ora se necessario ne seguo alcuni se mi possono servire per migliorare le mie tecniche. Inizialmente appena mi è stato possibile ho affiancato altri fotografi durante il loro lavoro per capire al meglio come si lavorasse in quest’ambito.
Ho seguito diversi incontri con fotografi di portata nazionale che fortunatamente nella mia città, Genova, si tengono abbastanza spesso, questi mi sono serviti per avere una visione meno professionale ma chiamiamola più artistica della fotografia.
Ho anche partecipato a tantissime letture del portfolio, utilissime per aver un punto di vista molto diversificato sui miei lavori e soprattutto ho scattato tantissime foto!!

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Riuscire a far conoscere i miei lavori e anche me stesso come fotografo è probabilmente la difficoltà maggiore che ho riscontrato nel tempo

Cosa ha influenzato il tuo stile? Probabilmente, il mio percorso universitario presso la Facoltà di Architettura di Genova, mi ha influenzato moltissimo dandomi un’impostazione molto rigorosa e tecnica dei miei scatti, elemento ormai che mi caratterizza.
Mi hanno sicuramente influenzato anche i tanti fotografi con cui ho collaborato e lavorato assieme. Da ognuno di loro ho colto qualcosa che mi ha formato

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?

La difficoltà maggiore probabilmente è la mancanza di nuove idee nel mondo della fotografia. Spesso la fotografia finisce per seguire delle sorte di mode, tanto che molti fotografi trasformano il proprio stile fotografico per seguire lo stile di altri. Questo è quanto di più sbagliato possa esserci secondo me. Spero sempre di non rientrare in questa “casistica” e di non soffrire di questo problema.

Questi sono i link ai miei lavori e profilo personali:

https://www.facebook.com/andrea.facco

https://500px.com/andreafacco

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“Racconti Fotografici” Numero 37: intervista a Alessandro Maniccia https://www.domiad.it/racconti-fotografici-numero-37-intervista-a-alessandro-maniccia/ Sat, 22 Oct 2016 16:29:37 +0000 http://www.domiad.it/?p=2972 Cari Lettori, eccoci alla 37° edizione di “Racconti Fotografici”. Questa edizione è dedicata a Alessandro Maniccia, che ci racconta la sua fotografia attraverso parole e immagini. Buona Lettura

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?
Sono Alessandro Maniccia, un “ragazzo” di 32 anni, che è nato e cresciuto a Latina. Sin da piccolo mi sono piaciute le fotografie paesaggistiche, tanto che con mio padre, durante le vacanze, facevamo a gara a chi avrebbe sfornato la “cartolina” più bella.
Solo quasi 3 anni fa ho comprato la mia prima reflex, una canon 1100d, sostituita qualche mese fa da una canon 550d.

Da piccolo cosa sognavi di fare?
Il mio grande sogno da bambino era di diventare pilota di aerei militari, sogno poi distrutto dalla miopia che mi ha raggiunto quando avevo 10 anni.
Da quel momento in poi qualsiasi cosa sarebbe andata bene. Ho studiato elettronica e telecomunicazioni, ho imparato a usare e riparare il computer da solo, ho lavorato in aziende chimico farmaceutiche. Attualmente faccio quello che forse più mi piace fare: servizio di help desk per l’azienda presso cui lavoro.

La prima foto che hai scattato?
Ero piccolo, in uno dei viaggi con la mia famiglia, una delle cartoline di cui parlavo prima. niente di che. La mia prima foto seria è un tramonto lavorato in hdr effettuata vicino casa.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?
Sono molto selvaggio per quel che riguarda la fotografia, così come lo ero a scuola. Non mi piace aggrapparmi ai “classici”, ma amo vedere le belle fotografie, quelle che magari tecnicamente non sono perfette, ma che mi fanno dire wow.
Nella mia breve carriera da “reflexista” mi sono avvicinato molto alla fotografia notturna, mi piace fotografare la Via lattea, e in questo genere di foto mi ha
aiutato molto vedere gli scatti di Ivan Pedretti, ma anche di Alberto Ghizzi Panizza.
Devo poi citare due grandi amici, che mi danno ispirazione e mi spronano semre a far meglio: Giovanna Griffo e Luca Libralato.

Cosa non è per te la fotografia ?
Per me la fotografia non è quello che purtroppo, sempre più spesso, diventa alterazione della realtà.
Per alterazione della realtà non parlo di post produrre più o meno una fotorafia: la camera bianca sta al sensore digitale come la camera oscura sta al rullino.
Per alterazione della realtà perlo di quella fotografia giornalistica volta ad evidenziare qualcosa piuttosto che altro, a disinformare, a deviare appunto dalla realtà.
Quando si rappresenta qualcosa, una scena, un attimo, con una fotografia, obbligatoriamente si esclude qualcosa. ma se quel qualcosa che viene escluso serve per raccontare
la veridicità dei fatti allora quella fotografia è la fotografia che non mi piace.

Qual e` la sfida di ogni scatto?
Trovare le condizioni adatte, la speranza, lo studio del luogo, delle condizioni meteo, del cielo, delle stelle, dei fulmini…
La sfida è sperare che quello che hai sognato si avveri.

Che cos’e` la curiosita`?
La curiosità è quello che ti spinge a migliorare ogni volta.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?
Mi piacerebbe, un giorno, fotografare l’aurora boreale e la via lattea australe.

Qual e` il tuo prossimo progetto?
Non ne ho. La fotografia non è il mio lavoro, è un’amante con la quale ogni tanto si esce insieme e si spera che tutto vada come ci si è prefissati, c’è magari l’attesa dell’evento, per me l’estate vuol dire via lattea, l’inverno vuol dire Orione. Ecco, il prossimo progetto potrebbe essere Orione

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?
Ho studiato, continuo a farlo, e internet è un grande libro dove trovare di tutto.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?
La difficoltà spesso è il poco tempo che si ha per concentrarsi su un progetto, sullo studio di qualche tecnica. Non ho mai tempo per approfondire le tecniche di post produzione nei ritratti.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?
Fattore C? si, soprattutto quello.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?
Trovo molte difficoltà nel fotografare le persone per strada, attimi di vita quotidiana. Tutti oggi si fanno i “selfie”, tutti pubblicano sui social dove vanno, cosa fanno, con chi sono, ma quando vedono te con una reflex in mano doventano tutti Vip che non vogliono farsi paparazzare. questa è la mia più grande difficoltà

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?
Nell’agosto del 2015 ho comprato il mio Tokina 11-16 ed ero ansioso di testarlo con le stelle e la via lattea. una sera, alle 20:30 circa, mi sento con degli amici che si trovavano sul ponte di Sabaudia a fotografare il temporale che si allontanava. io avevo appena finito di cenare e avevo portato il cagnolino a fare i bisogni, quando a un certo punto mi decido e dico “si andiamo, il cielo sarà pulitissimo” li raggiungo e insieme ci spostiamo a Torre Paola su un antico molo romano per immortalare la via lattea, quando, sulle nostre teste, ci accorgiamo che le nuvole cominciavano ad illuminarsi.
ci siamo ritirati, il tempo stava mettendo davvero a brutto, e, poco prima di arrivare sulla strada, casca il primo fulmine non lontano da noi sul mare e in quei momenti la ragione va a farsi benedire….

link a pagine personali:
https://www.facebook.com/alessandromanicciaphoto/
https://www.flickr.com/photos/amaniccia/
https://500px.com/alle_84

castelluccio-di-norcia

cattura

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“Racconti Fotografici” Numero 36: intervista a Fabrizio Micalizzi https://www.domiad.it/racconti-fotografici-numero-36-intervista-a-fabrizio-micalizzi/ Sat, 22 Oct 2016 16:15:07 +0000 http://www.domiad.it/?p=2959 Cari Lettori, eccoci alla 36° edizione di “Racconti Fotografici”. Questa edizione è dedicata a Fabrizio Micalizzi, che ci racconta la sua fotografia attraverso parole e immagini. Buona Lettura

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono?

Fabrizio Micalizzi, nasce a Messina il 27 Agosto 1986.

Sin da piccolo, grazie alla sua inventiva determinata da un oggettivo dono di natura, è capace di esprimersi mediante il linguaggio visivo e attraverso il disegno.

Nel 1998 frequenta le scuole medie e partecipa al concorso “Vi disegno la mia Città” dove vince il Premio Nazionale di Educazione Artistica e riceve l’Attestato di Eccellenza per il particolare merito artistico dell’opera selezionata.

Considerate le sue attitudini è consigliato dagli insegnanti ad iscriversi in una scuola media superiore specifica dove possa coltivare le sue capacità artistiche.

Nel 2000 si iscrive e frequenta l’Istituto Artistico “Ernesto Basile” dove è nelle condizioni di sviluppare la sua creatività nei laboratori artistici, tra cui, quello orafo. Acquisisce altresì, una maggiore esperienza nel disegno, in particolar modo in quello tecnico/geometrico.

Nel 2003 si diploma e diventa Maestro d’Arte nella sezione “Arte dei Metalli e dell’Oreficeria”.

Nel 2005 conclude gli studi superiori superando l’esame di stato del corso di studio di “Istruzione di Arte applicata dei Metalli e dell’Oreficeria”.

Nel 2006 si iscrive presso l’Università degli Studi “Mediterranea” di Reggio Calabria al corso di laurea in “Scienze dell’Architettura”. Ivi impara a conoscere ed a utilizzare i più importanti e noti programmi di grafica raster/vettoriale nei vari laboratori di disegno. Acquisisce, inoltre, esperienza fotografica che diventa vera e propria passione.

Nel 2010, per problemi di forza maggiore, abbandona a suo malgrado gli studi universitari. Tuttavia continua ad utilizzare le sue capacità addentrandosi sempre più nel mondo della fotografia anche attraverso studi da autodidatta.

Da Settembre 2014 a Febbraio 2015  prende parte al progetto “Youth at Work – Gioventù a Lavoro” promosso dal Comune di Messina, curando le fasi di scrittura del soggetto, regia e montaggio di 3 Spot pubblicitari.

Luglio 2016, dopo aver frequentato un Corso di Formazione di 980 ore, si qualifica Professionalmente nel mondo del Web Designer e della Grafica Pubblicitaria.

Esploratore e amante naturalistico, è appassionato di scatti a lunghe esposizioni, di foto paesaggistiche e panorami notturni/stellati.

Da piccolo cosa sognavi di fare?

Da piccolo sognavo di fare l’artista, infatti sin da piccolo sono stato capace di esprimermi attraverso il disegno, mi piaceva l’idea della creatività, dell’essere creativo.

La prima foto che hai scattato?

Chissà quale sia stata, troppo piccolo da poterla ricordare ma di sicuro, scattata con la Kodak Retinette IB del 1962, di mio padre. Tutt’ora funzionante.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perché?

Un fotografo che stimo molto è Michael Shainblum, un grande artista di fotografia paesaggistica/notturna. I suoi lavori mi lasciano con il fiato sospeso, forse perché amo questo genere di fotografia.

Cosa non è per te la fotografia?

La fotografia non è quella concezione di effettuare degli scatti per mettersi in competizione con qualcuno. Vedo che sui vari Social Network c’è molta competizione, competizione che porta spesse volte a sentirsi migliore di qualcuno, al non essere umili e sentirsi il miglior fotografo al mondo. No, la fotografia non è questa. La fotografia non è competizione.

Qual è la sfida di ogni scatto?

La sfida di ogni scatto è di riuscire ad imprimere sul sensore un attimo che non si ripeterà mai più. Riuscire a cogliere attimi insoliti, attimi che riescano a far emozionare l’occhio dell’osservatore.

Che cos’è la curiosità?

La curiosità è andare ad esplorare qualcosa che non si conosce, qualcosa che ti intriga.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare?

Mi piacerebbe fotografare una Supercella Temporalesca con fulmine in America. Ho avuto l’occasione per poterlo fare ma per causa di forza maggiore ho dovuto rinunciare.

Credo però che il mio sogno più grande è proprio quello di poter andare in Islanda e poter fotografare l’Aurora Boreale, credo si tratti di un viaggio obbligatorio per ogni fotografo.

Qual è il tuo prossimo progetto?

Il mio prossimo progetto sarà quello di realizzare un portfolio personale che racconti “La vita di Montagna nel Parco dei Nebrodi, in Sicilia”. Ho già realizzato qualche scatto interessante e sto archiviando il tutto per poi fare una selezione mirata. Mi occorrerà ancora del tempo…

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Le tappe che ho attraversato per diventare il fotografo che sono oggi sono state sicuramente quelle dei vari studi da autodidatta accostate alle applicazioni sul campo. Osservare attraverso il mirino della macchina fotografica, componendo le inquadrature facendo sempre riferimento alla famosa regola dei terzi. Sicuramente, conoscere e saper utilizzare i Software di Post Produzione e soprattutto, l’amore verso questa bellissima passione quale la fotografia.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Durante il mio percorso non ho incontrato grosse difficoltà, si dice che “volere è potere” e se si vuole raggiungere il proprio obiettivo basta impegnarsi. Quello che vi consiglio vivamente è di lasciar perdere chi vi dirà: Non ce la farai mai… 

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

Per poter cogliere l’attimo giusto è necessario avere tanta pazienza e perseveranza in quello che si sta tentando di fotografare, ci cono delle realizzazioni di fotografie che vanno ben oltre il semplice Click!

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?

Il rapporto che cerco di instaurare con i soggetti che fotografo sicuramente è quello basato sul rispetto di ognuno di essi. Che siano paesaggi o persone, mi piace conoscere la storia che c’è dietro ad ognuno di loro. Mi piace documentarmi su ciò/chi sto andando a fotografare.

Cosa ha influenzato il tuo stile?

Sin da quando ero piccolo i miei genitori mi portavano a fare le passeggiate in montagna, mi hanno sempre inculcato il rispetto e l’amore per essa, sono veramente felice di aver ricevuto questa impartizione. Il mio stile fotografico sicuramente lo ha influenzato la Natura, il paesaggio. Osservare attentamente ciò che ci circonda è fondamentale, se poi si aggiunge l’amore verso ciò che si vuole riuscire a fare il gioco è fatto.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare?

Un problema che oggi riscontro nel fotografare è che quando inizio non la smetto più… per fortuna le batterie si scaricano e occorre ricaricarle.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

16 Febbraio 2014, con i miei compagni d’avventura decidemmo di andare a fotografare l’eruzione dell’Etna da Monte Zoccolaro. Dopo un Trekking di qualche km arriviamo in vetta, la stanchezza fu ripagata dallo spettacolo che ci trovammo di fronte, ma la ciliegina sulla torta fu quella di aver trascorso l’intera notte insieme ad una bellissima Volpe. L’eruzione a quel punto passò in secondo piano, era una Volpe giovane, bellissima. Iniziammo così a fotografarla e filmarla, proprio così… a filmarla con il mio Smartphone che appoggiai per terra per qualche minuto, che a saperlo non l’avessi mai fatto! …in quanto bastò un suo movimento furtivo che lo addentò e se lo portò via con se tra la fitta vegetazione, il tutto mentre il video era ancora su REC 😀 alla fine dopo il folle inseguimento le gridai contro: NOOO! LASCIALO!! …per fortuna lasciò la “preda” e riuscii a recuperarla. Ogni tanto riguardo il filmato e mi vien da ridere… fu una bellissima esperienza, andata a buon fine!!!

Link alle mie pagine personali:

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Sito internet:

www.fabriziomicalizzi.com 

salto

opposti

luci

fulmine

basilica

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agricoltore

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“Racconti Fotografici” Numero 35: intervista a Guido Collard https://www.domiad.it/racconti-fotografici-numero-35-intervista-a-guido-collard/ Sat, 22 Oct 2016 15:54:43 +0000 http://www.domiad.it/?p=2949 Cari Lettori, eccoci alla 35° edizione di “Racconti Fotografici”. Questa edizione è dedicata a Guido Collard, che ci racconta la sua fotografia attraverso parole e immagini. Buona Lettura

foto-personaleTi puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono?

Mi chiamo Guido, classe 1974. Vivo e lavoro in provincia di Bergamo. Innanzitutto, ringrazio il Domiad Photo Network per avermi voluto intervistare! Sono un appassionato di fotografia, e considero questa “intervista” come un’opportunità di farmi conoscere e di condividere con gli altri appassionati una passione in comune. La fotografia, quindi, non è la mia professione… Sono il responsabile finanza e controllo di una media azienda nella bergamasca. La mia passione per lo scatto nacque tanti anni fa, quando ero ancora adolescente e mio padre mi regalò la mia prima reflex, una Praktica a cui mi affezionai moltissimo. Spero che questa simpatica intervista possa dare una mano a chi si sta avvicinando alla fotografia, così come spero possa essere un’opportunità di crescita anche e soprattutto per me!

 

Da piccolo cosa sognavi di fare?

I miei sogni di bambino erano molteplici. Ho sempre sognato il mondo dei motori, mondo che ancora oggi mi affascina e mi piacerebbe imparare a fotografare. Allo stesso modo, nei miei sogni c’era anche il volo e lo spazio (quanti film di fantascienza nella mia infanzia!). Quando ero piccolo sognavo di fare il pilota, sia di automobili che di aerei e pure di astronavi! Tra i miei sogni c’era anche quello di fare lo sceriffo e il cowboy, forse influenzato dai film dei miei idoli Bud Spencer e Terence Hill, coppia con cui sono cresciuto e che sempre rimarrà nel mio cuore.

La prima foto che hai scattato?

Non ricordo la mia prima foto scattata, ma mi ricordo gli insegnamenti di mio padre quando mi spiegava l’esposizione, il diaframma, i tempi… Mi ricordo molto bene una foto che scattai tanti anni fa in montagna, durante un giro in moto con mio padre e la sua Moto Guzzi. In quella foto, sia lui che la moto erano perfettamente a fuoco, mentre le montagne sullo sfondo erano gradevolmente sfocate. Tutta l’attenzione dello sguardo andava naturalmente sul soggetto e tutto il resto era un piacevole sfondo. Forse è stato quello il momento che fece scattare l’amore per la fotografia. E quella, quindi, posso considerarla come la mia prima foto frutto di una passione che sarebbe cresciuta nel tempo.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perché?

Ammetto di essere ancora piuttosto impreparato in questo campo. Conosco alcuni grandi nomi, ma li considero così “mostruosamente” più bravi di me che il solo pensiero di ispirarmi a loro mi fa sorridere… Ci sono tantissimi bravi, anzi bravissimi fotografi nei gruppi del Domiad Photo Network dalle cui fotografie cerco di trarre il massimo insegnamento ed ispirazione, osservandone l’inquadratura e cercando di capire il messaggio o l’emozione che il fotografo ha voluto raccontare. Cerco di ispirarmi a loro e alle loro fotografie più belle.

Cosa non è per te la fotografia?

Cerco di rispondere partendo al contrario. La fotografia è tantissime cose. E’ realtà, ma è anche interpretazione. E’ ricordo, ma anche creatività. E’ gioco, ma anche una cosa molto seria. E’ arte, ma anche razionalità. E’ pianificazione, ma anche improvvisazione. Secondo me la fotografia non dovrebbe essere banale. Dovrebbe avere sempre un significato, dal semplice ricordo personale fino ad una forma d’arte, ma mai dovrebbe essere banale.

Qual è la sfida di ogni scatto?

La vera sfida, per me che ancora devo migliorare parecchio, è quella di riuscire a comporre al meglio lo scatto. Insomma, ho appena scritto che la fotografia non deve essere banale e il primo passo perché questo sia vero sta in una buona composizione. Questa è, tra le tante, la mia sfida maggiore di ogni scatto.

Che cos’è la curiosità?

La curiosità è quella spinta a non sentirsi mai soddisfatti al 100%. Quell’impulso a voler provare e scoprire nuove cose. E’ una fonte di energia interna che ci permette di migliorare, di sperimentare, di esplorare. Non solo nella fotografia, ma in tutti i campi della vita. E’ un elemento importante della nostra esistenza e io per primo vorrei essere più curioso di quanto lo sia oggi.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare?

Mi piacerebbe provare a fotografare a bordo pista una gara automobilistica o motociclistica, come sognavo da piccolo. Mi piacerebbe andare in luoghi stupendi e catturarne al meglio la bellezza con degli scatti panoramici mozzafiato. Mi piacerebbe fotografare le persone che incontro sulla mia strada e coglierne le emozioni e le loro storie. Mi piacerebbe fotografare luoghi particolari e riuscire a trasmetterne l’atmosfera.

Qual è il tuo prossimo progetto?

Purtroppo non ho un vero e proprio progetto. Ho alcuni desideri, tutti legati a possibili viaggi nei quali vorrei portare con me la mia reflex.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Ho già accennato alla mia prima reflex. Erano gli anni ’80. Allora si scattava in manuale, gli zoom non sapevo quasi cosa fossero e nemmeno l’autofocus. Mi stavo appassionando a questo meraviglioso mondo. Ad un certo punto, verso la metà degli anni ’90, la mia amata Praktica si ruppe. La delusione fu forte e, per diversi motivi, dovetti ripiegare su fotocamere compatte. Persi un po’ alla volta il piacere di fermarmi a pensare e a comporre l’inquadratura. In poco tempo mi dimenticai della mia “vecchia” passione per le foto, fino a quando, qualche anno fa, decisi di comprarmi una nuova reflex digitale. La scintilla era fortunatamente ancora accesa e la fiamma della passione non fece attendere il suo risveglio! Sono solo 3 anni che ho ricominciato a scattare con una reflex. Ho dovuto ripartire praticamente dalle basi, però devo ammettere che vedere i progressi che ho fatto mi ha dato quella dose di soddisfazione e di forza, tali da non abbattermi troppo alla vista di certi capolavori. Oggi, quando vedo una bella foto, ricevo sempre uno stimolo per cercare di migliorare. E i margini di miglioramento sono ancora molto, ma molto, ampi!

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Le difficoltà credo siano le stesse di qualsiasi altro foto amatore. Le principali sono dovute, purtroppo, anche al mio carattere. La difficoltà di trovare il tempo libero da dedicare alla fotografia è sicuramente la difficoltà maggiore, ma spesso mi rendo conto che con un po’ meno pigrizia avrei potuto trovare molto più tempo. E qui arriva la seconda difficoltà. Ho molti amici, ma pochi che condividano la mia passione. Questo, unito alla mia appena citata pigrizia, a volte mi ha creato qualche problema di frustrazione.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

La prima cosa che mi viene naturalmente in mente per rispondere a questa domanda è: tanta fortuna. Ma a ben pensarci, in realtà credo che la fortuna sia meno determinante di quanto si possa pensare, altrimenti non mi spiegherei come faccio ad essere così sfortunato! Scherzi a parte, per cogliere l’attimo giusto sono convinto che serva soprattutto tanta esperienza ed “allenamento”. Credo che col tempo si impari a cogliere in anticipo l’arrivo dell’attimo giusto. Bisogna allenare il proprio spirito di osservazione. Alla fine, quindi, penso che la vera cosa che aiuti a cogliere l’attimo sia soprattutto l’esperienza. Certo, la fortuna rimane importante, ma non sufficiente.

Cosa ha influenzato il tuo stile?

Faccio un po’ fatica a parlare di un mio stile. Sicuramente cerco di dare un’impronta personale alle mie foto, ma, davvero, non so che cosa sia stato ad influenzare il mio modo di fotografare. Sicuramente cerco sempre di osservare molto le foto di altri fotografi, quelle che più mi colpiscono, per capire il loro punto di vista e la loro tecnica. Sì, l’osservazione degli scatti altrui sicuramente influenza costantemente il mio stile.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Ho già accennato al fatto che verso la metà degli anni ’90 smisi di fotografare con la reflex. Da allora, fino a 3 anni fa, ho usato solo macchine compatte ed economiche e, purtroppo, solo per avere un ricordo di qualche momento, come le vacanze o qualche occasione speciale. La mia svogliatezza nell’utilizzo di queste macchine fotografiche era tale che molte foto uscivano storte. Proprio così, non curavo l’inquadratura e praticavo alla lettera il “punta e scatta”! Tanto che tra gli amici ero “famoso” per fare le foto quasi sempre storte. Da quando ho ripreso la reflex, la prima cosa che ho iniziato a correggere è stata proprio questa, tanto che un mio caro amico, quando vide le mie foto scattate con la nuova macchina mi chiese candidamente se questa aveva la funzione di “raddrizzatura automatica”! Beh, fu difficile spiegare che non era merito del mezzo, ma semplicemente una maggiore attenzione in fase di scatto. Per i miei amici, tutt’oggi faccio foto più belle che in passato perché ho una macchina più bella… Chi ama la fotografia sa quanto sia radicato questo modo di pensare da parte di chi non è appassionato!

Mio Profilo Facebook: https://www.facebook.com/guido.collard?fref=ts

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“Racconti Fotografici” Numero 34: intervista a Francesco Russo https://www.domiad.it/racconti-fotografici-numero-34-intervista-a-francesco-russo/ Sat, 22 Oct 2016 15:42:01 +0000 http://www.domiad.it/?p=2940 Cari Lettori, eccoci alla 34° edizione di “Racconti Fotografici”. Questa edizione è dedicata a Francesco Russo, che ci racconta la sua fotografia attraverso parole e immagini. Buona Lettura

img_0550Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Sono nato a Grugliasco in provincia di Torino nel 1963.
Sin da ragazzo la fotografia è stata la mia grande passione. Con molti sacrifici acquistai la mia prima Reflex nel 1978, cominciai a fotografare, sviluppare e stampare nella mia cantina con un vecchio ingranditore Krokus.
Pur essendo un autodidatta riesco ad ottenere buoni risultati, classificandomi sempre fra i primi posti nei vari contest a cui ho partecipato.
In seguito, come spesso capita ai ragazzi, per motivi noti abbandono questa mia passione dedicandomi a svariati altri interessi.
E’ stato solo nel 2012 che, passando davanti ad una vetrina dove era esposta una Canon, la scintilla si è riaccesa . Non ci penso su due volte, acquisto la mia Reflex e contento me ne torno a casa . E’ quando apro la confezione che mi rendo conto di quanti anni erano trascorsi dall’ultima volta che avevo impugnato una Reflex e mi trovo così di fronte ad un mondo completamente nuovo, lo avevo lasciato con i vecchi rullini a pellicola ed eccolo adesso con le SD……
L’impatto non è stato semplice da superare, significava dover ricominciare tutto da capo e la voglia ad una certa età comincia a mancare. Dopo alcuni mesi di dubbi e perplessità decido di dedicarmi e approfondire questo nuovo “Mondo” della fotografia digitale.

I risultati del mio lavoro e della mia passione sono raccolti sul mio sito www.frpix.com. Che si tratti di foto scattate in luoghi carichi di suggestione, come l’Islanda o la Norvegia, di paesaggi ricchi di colore come Castelluccio di Norcia, o delle colline dietro casa della regine che mi ha adottato, le Marche, il denominatore comune è il desiderio di raccontare mantenendo l’intrinseca e peculiare bellezza dei luoghi visitati, nel rispetto della loro identità, aggiungendo solo il valore di un cuore che batte per quello che l’occhio vede attraverso la fotocamera.


Da piccolo cosa sognavi di fare?

O il benzinaio oppure l’astronauta….anche da piccolo non avevo mezze misura…


La prima foto che hai scattato?

La ricordo benissimo….. era il giorno della mia Comunione e con il regalo appena ricevuto(una vecchissima Kodak a pellicola) scattai una foto a mio Padre in compagnia di mio zio…ed è una foto che conservo gelosamente ed sempre sul mio comodino…


Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?

Tantissimi sono i fotografi che apprezzo ma a nessuno di questi mi ispiro, la mia ispirazione nasce all’improvviso e mi viene da dentro. Perchè ispirarsi a qualcuno, ritengo che è un po come emulare le esperienza degli altri.


Cosa non è per te la fotografia ?

Ci sono molti modi per intendere la fotografia, dal mio punto di vista è Arte allo stato puro e un giorno mi piacerebbe poter arrivare a scattare foto degne di questo. Poi ci sono tutte le altre, cioè quelle fatte con passione e applicazione che sono poi quelle che scatto io… Poi quelle documentaristiche, poi quelle familiari e poi i cellulari…ecco quest’ultima categoria io non lo considero fotografia.


Qual e` la sfida di ogni scatto?

Istintivamente mi viene da dire il meteo, ma non dipende sempre solo da lui … I fattori che incidono sono molti a volte la vera sfida è semplicememte il riuscire a leggere la situazione, perchè anche in situazioni di meteo estremo,  si può fare una bella fotografia. Basta avere pazienza, a volte per fare uno scatto ho pazientato per ore, sino a quando la situazione giusta, quella che desideravo alla fie è arrivata.


Che cos’e` la curiosita`?

Tutto ! Ma non solo per quanto riguarda la fotografia….senza le persone curiose , oggi saremo ancora all’età della pietra.


Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

Faccio il paesaggista perchè non sono capace di fotografare altro. Amo i ritratti e il nudo artistico, settore quest’ultimo che mi piace moltissimo. Il mio sogno è quello di integrare nel paesaggio il nudo , ma non è semplice. Molti si cimentano in questo campo, ma ancora non ho visto nessuno che mi soddisfi. Ho un’idea tutta mia a riguardo, ma il problema è trovare una Musa adatta, non deve essere giovane, per quello che ho in testa questa dovrà essere una Donna matura.


Qual e` il tuo prossimo progetto?

Progetti ne ho molti, sto lavorando per una Casa Editrice Tedesca su di un libro che uscirà nel 2017 in tutta Europa e completamente dedicato alle Marche, verrà pubblicato in 4 lingue.

Poi oltre ai miei soliti workshop in Italia, Islanda e Norvegia, nel 2017 ne sto programmando uno in Groenlandia.

Il più importante su cui stiamo lavondo con un gruppo di bravissimi fotografi Sardi, sarà quello di fare un giro in Europa di circa 60 giorni in Camper….di più non posso dire perchè si tratta di un progetto ancora top secret e del quale non mi è consentito andare oltre.


Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

La difficoltà più grande è quella di non saper usare Photoshop che a dispetto di tutti quelli che lo condannano, è uno strumento essenziale per la foto digitale, ma presto farò un corso di quelli professionali.


Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

Senza ombra dubbio l’esperienza decisiva, quella che mi ha fatto cambiare marcia è stata quella di aver avuto la fortuna di incontrare bravissimi fotografi , che senza invidia, senza gelosia mi hanno arrichito professionalmente. Aimè, virtù sempre più rara. Io consiglio sempre a chi si affaccia a questo mondo di partecipare a dei Workshop, ma fate attenzione nello scegliere i personaggi giusti, prima informatevi, non fatevi solo attrarre da 4 belle foto e tante belle parole, soprattutto, diffidate di quelle persone che parlano troppo di se stessi…e poco di fotografia.


Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

Pazienza, costanza, sacrifici….. è capitato che per fare uno scatto, mi sia alzato più volte alle 4 del mattino per poi riuscire a fare una sola foto, ….ma era quella che volevo !


Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?

Per quanto riguarda i paesaggio, fondamentale è l’armonia. Il cercare di confondersi con esso è parte integrante del piacere di fotografare. Rimango allibito quando vedo gente scendere dall’auto, posizionare il cavalletto, scattare, risalire in auto ed andar via….. e magari io sono li da un’ora a contemplare e meditare su come e quando scattare. Credo che tutto questo alla fine faccia la differenza.


Cosa ha influenzato il tuo stile?

Sinceramente non lo so… credo che lo stile sia come la “Firma”, nessuno può insegnartela e niente può ispirartela , è tua e basta.

Contatti

Sito :  www.frpix.com  

Pag. Facebook   :  https://www.facebook.com/FRpixcom-by-Francesco-Russo-1420205158228012/

Jökulsárlón at sunset

Jökulsárlón at sunset

Aurora borealis in Lofoten islands, with snowy mountains reflected in the sea

Aurora borealis in Lofoten islands, with snowy mountains reflected in the sea

Reine at sunrise Panoramic view

Reine at sunrise Panoramic view

Sunrise in countryside of Marche region

Sunrise in countryside of Marche region

Winter in Sibilini Mountains National Park - Italy

Winter in Sibilini Mountains National Park – Italy

Comacchio village, here with the Trepponti bridge and canals

Comacchio village, here with the Trepponti bridge and canals

 

 

 

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“Racconti Fotografici” Numero 33: intervista a Orazio Minnella https://www.domiad.it/racconti-fotografici-numero-33-intervista-a-orazio-minnella/ Thu, 13 Oct 2016 07:47:36 +0000 http://www.domiad.it/?p=2755 Cari Lettori, eccoci alla 33° edizione di “Racconti Fotografici”. Questa edizione è dedicata a Orazio Minnella, che ci racconta la sua fotografia attraverso parole e immagini. Buona Lettura

 

 Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Saluto tutti i lettori.

Mi chiamo Orazio Minnella,classe ‘51.Fin da ragazzo ho avuto l’amore per la fotografia,ma la bramosia di vedere presto il risultato degli scatti ed il costo esoso della stampa e dei rullini,mi lasciavano la possibilità di scattare raramente.

Ma nel 2002,con l’avvento del digitale,mi comprai una olimpus camedia c 720 da 3 mp e da allora è iniziata la mia vera avventura nel mondo della fotografia.Nel 2006 sustituì la fotocamera con una Panasonic fz 20,e finalmente nel 2009, feci il “triplo salto mortale” comprando la mia prima reflex 40D Canon alla quale ho adattato tre ottiche:

1)Tamron 17­55 f 2,8

2)Canon  50mm f,1,4

3)Canon 70­200 IS F2,8

Attualmente sono in attesa dell’uscita della FF 6d mark II.

L’esperienza nella tecnica fotografica l’ho acquisita grazie a dei testi che ho comprato o reperito nelle varie biblioteche,ma gran parte dell’esperienza l’ho maturata sul “campo” confrontandomi e dialogando con tantissimi fotografi..

Da piccolo cosa sognavi di fare?

Guidare i treni !Ebbene la fortuna e la costanza mi hanno permesso di vivere sui binari facendo sì che il sogno diventasse realtà,ergo per più di 30 anni ho avuto il piacere di stare al banco di quasi tutti i locomotori del parco FS girando l’Italia in lungo ed in largo,ed è forse da questa mia professione,che ho avuto modo di apprezzare la natura dal vivo in tutte le stagioni ed in tutti gli ambienti, che in me si è fortificato l’amore per la fotografia.

La prima foto che hai scattato?

Quelli che feci da ragazzino con le compattine analogiche, non me li ricordo e neanche le prendo in considerazione,però ricordo benissimo una delle prime che feci con la Olimpus. Era un contesto agreste,mi colpì una casa rurarle con il classico pino accanto e per scattare scelsi di inserire un albero in primo piano usando quest’ultimo a mo’ di

quinta.Inconsapevolmente già stavo componendo uno scatto con tanti piani prospettici creando un bellissimo effetto tridimensionale.Ancora ero agli inizi ed ero “grezzo” e a digiuno di tecnica fotografica.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?

Mi sono “formato” osservando i lavori soprattutto di Adams Ansel per via dei paesaggi,ma mi piacciono pure i reportages di guerra di Robert Capa e non ultimo il grande H.C.Bresson,ma quello che soprattutto mi ha  creato entusiamo per il modo elegante e delicato di fare post produzione è Andrej Dragan insieme a Dave Hill e a tutte le tecnologie innovative con i vari plug grazie ai tantissimi programmi di fotoritocco.

Cosa non è per te la fotografia ?

La fotografia non è improvvisazione ma il contrario di ciò,pertanto preferisco esternare un mio pensiero con due dei tanti aforismi scritti su questa bellissima arte:

­Fotografare significa, carpire l’istante, di una scena che prosegue nel tempo,per averla presente         al momento opportuno,sempre carica della stessa intensità,e con le stesse forti emozioni Oppure:

­La foto,non è altro che il semplice strumento,in grado di far vibrare le corde della memoria,e farli risuonare nell’anima,riportando alla mente l’eco dei ricordi.

Qual e` la sfida di ogni scatto?

Cercare di raggiungere la perfezione e nello stesso tempo trovare nuove soluzioni o punti di ripresa inusuali,ma anche capire le condizioni atmosferiche per poterle sfruttare in modo corretto e vantaggioso o meglio ancora trovare l’approccio ed il feeling giusto con il soggetto che mi sta davanti, nel fare dei ritratti.

Altro aforisma:

­Grazie alla fotografia,avrai un attimo che ricorderai nella vita,ma dalla vita difficilmente avrai un attimo uguale da immortalare.

Che cos’e` la curiosita`?

La curiosità è una qualità che sta alla base di questa disciplina,ti stimola a vedere soluzioni diverse per essere sempre innovativo ed ottenere risultati qualitativamente migliori.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

Ho fotografato e quindi mi sono cimentato in quasi tutti i generi fotografici. Ovviamente ciò che mi piacerebbe immortalare è un momento

unico,raro,sublime,speciale,inarrivabile ecco,per cui vorrei trovarmi su una galassia sperduta

ad immortalare cose che un occhio umano non ha mai visto…animali estinti,o perchè no essere presente con la mia fotocamera durante il Giudizio Universale,immaginate che scoop che farei ahahah.

­…la fotografia è l’evoluzione di un evento in un determinato istante, che viene proiettato ne l

passato affinchè possa vivere in eterno (Orazio Minnella)

Qual e` il tuo prossimo progetto? 

Non sono avvezzo a programmare il mio futuro,lascio che sia il caso a decidere,fra l’altro sono pure impegnato (come hobby dedico tanto tempo pure alla poesia con la quale ho vinto parecchi premi).Sicuramente ripeterò anche quest’anno una personale sugli immigrati che mi è stata richiesta dallo Spar di Raddusa e da loro stessi sponsorizzata,ma ho anche in progetto di creare la copertina di un libro con un mio scatto per conto di uno scrittore.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Lo studio dell’arte fotografica da autodidatta,come dissi in una risposta precedente,mi ha permesso,o se preferite,mi ha obbligato a “fagocitare” parecchi libri,ma anche il WEB mi è stato d’ausilio dando il suo contributo alla formazione delle mie conoscenze in questa materia e non ultimo i tantissimi colloqui che ho avuto nel tempo con moltissimi fotografi a livello globale.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Dal punto di vista tecnico non tante.Le vere difficoltà li ho avuti in passato,quando ho iniziato a fare le street , nel cercare il dialogo con le potenziali modelle/i a causa della mia timidezza,ma col tempo via via,grazie all’esperienza accumulata ho imparato a gestirle tranquillamente.

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

Grazie al mio modo particolare di lavorare in post le mie foto,tanti dei miei lavori sono stati scelti come copertine di libri(Lions club di Termini Imerese,copertina di un libro di poesie.La copertina del libro “Riflessi di Sicilia” di Aldo Palmeri,un servizio fotografico sulla pesca pubblicato sul mensile i Mediterranei,un paio di foto sulla rivista Loney Planet,una card d’invito del Lion club di Acitrezza con una mia foto e non ultimo è stato realizzato il calendario dell’acqua Geraci del 2009 con 13 miei scatti;una copertina e i rituali 12 mesi,una foto per ogni mese.

Allego la motivazione con cui sono stato presentato pubblicamente per questo lavoro: “TERRAFERMA” è il titolo del calendario 2009 che vuole essere un omaggio ai valori della tradizione mediterranea.

Colori, profumi e persone; luoghi magici dai forti contrasti, luoghi sospesi nell’indefinito del sogno. Una sorta di “viaggio tra origini e cultura della Sicilia” dando spazio alle tradizioni e ai luoghi che fanno parte della cultura dell?isola.

“TERRAFERMA”, curato dalla A&D Grace Communication, accoglie dodici scatti del catanese Orazio Minnella che rappresentano espressioni genuine di paesaggi e ambienti dell’Isola.Un reportage con il quale l’artista, che predilige le

“Candid Streets”, attraverso l’uso originale della temperatura cromatica della luce, a volte manomessa, riesce ad esaltare

uno spicchio di realtà e i suoi colori: il violetto, l’indaco, l’azzurro, il verde, il giallo l’arancione e il rosso. Immagini che, sfogliate per la prima volta, ti indurranno a rivederle per capire meglio, per riammirare una foto già passata ma che è ancora fissa nella tua mente o che ha lasciato un’impronta nella tua anima. Paesaggi, composti con riflessione e meticolosa preparazione dell’immagine dove è la luce ad essere la protagonista principale, che a volte sembrano dei dipinti. La rappresentazione della natura è poi circondata da quell’alone di sacralità legato al fatto che il paesaggio vive di

vita propria. Un lavoro che si inserisce in una delle costanti della comunicazione aziendale: l’evidenziazione dei valori mediterranei come valori collettivi che sottolineando le nostre origini culturali, traducono la nostra identità rispetto

all’omologazione dei processi globali. Ma “TERRAFERMA” è soprattutto un luogo dell’anima: la rappresentazione delle inquietudini contemporanee che oscillano tra la gioia di prendere il largo e l’inevitabile ritorno negli irredimibili luoghi accesi di luce, dalla natura selvaggia per continuare comunque a giocare ciascuno la propria partita.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto? 

In parte, una bella dose di fortuna,soprattutto nelle street nel cogliere il momento giusto,ma anche in questo genere come nei wedding o negli scatti di scena ,conoscendo lo svolgersi degli eventi,aspettando opportunamente,si può cogliere il momento propizio per lo scatto.

­Qualsiasi momento rilevante,pubblico o privato che sia,non raccontato per immagini,è una piccola pagina di storia,che mancherà al futuro per raccontare il passato.Orazio Minnella

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?

Preferisco fare un carpe diem all’insaputa del soggetto ritratto,giusto per cogliere la spontaneità ed avere uno scatto genuino,ma spesso interagisco con le persone che voglio ritrarre cercando di creare il feeling giusto e rompere così il ghiaccio,spiegandole,nello stesso tempo,il motivo per cui voglio fotografarle.

Cosa ha influenzato il tuo stile?

Dave Hill e Andrey Dragan,ma nel tempo mi sono costruito un mio “trade mark” che via via ha subito e subirà nel tempo le sue evoluzioni.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?

Le leggi che regolano la privacy e le relative liberatorie da farsi firmare per l’eventuale pubblicazione sul web.Spesso tante persone una volta raggiunto l’accordo per farsi riprendere,appena tiri fuori la liberatoria,hanno paura a firmare e vengono meno agli accordi.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

L’autunno scorso dopo aver fotografato in studio con una modella,nel passare le foto al PC mi si è bruciata la CF.Ho provato a recuperare le immagini ma non  ci sono riuscito e mi sono indignato,ma dopo ho riflettuto e mi sono detto:­Meno male che non era un servizio matrimoniale ma soltanto un “semplice” scatto in studio con una modella per diletto.

Profilo Facebook: https://www.facebook.com/orazio.minnella

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“Racconti Fotografici” Numero 32: intervista a Sebastiano Valenti https://www.domiad.it/racconti-fotografici-numero-32-intervista-a-sebastiano-valenti/ Tue, 20 Sep 2016 07:53:17 +0000 http://www.domiad.it/?p=2524 Cari Lettori, eccoci alla 32° edizione di “Racconti Fotografici”. Questa edizione è dedicata a Sebastiano Valenti, che ci racconta la sua fotografia attraverso parole e immagini. Buona Lettura

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?
Ciao, sono Sebastiano (Iano per gli amici social), vivo e lavoro in sicilia. Ho 31 anni e da 12 anni sono arruolato in Marina Militare.

Da piccolo cosa sognavi di fare?
Paradossalmente tutt’altro di ciò che faccio adesso. Frequentavo la chiesa di quartiere, ero chierichetto, quindi la mia ambizione era fare il prete.

La prima foto che hai scattato?
Le prime foto che ho scattato risalgono a tanti anni fa, con una compatta. Mi piaceva fotografare auto da rally, motocross e tutto ciò che era inerente al mondo delle corse.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?
I fotografi a cui mi ispiro sono Francesco Gola e Alessio Andreani. Apprezzo le loro fotografie e l’approccio che hanno con il digitale.

Cosa non è per te la fotografia ?
per me NON è fotografia avere invidia degli scatti altrui.

Qual e` la sfida di ogni scatto?
Per me la sfida è ritrarre ciò che io ho in mente e trasmettere quelle stesse emozioni a chiunque guardi i miei scatti.

Che cos’e` la curiosita`?
Per me è sinonimo di crescita.. Chi è curioso impara e di conseguenza cresce.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?
Mi piacerebbe fotografare il nord della Francia, la Bretagna, la Normandia… oppure il sud della Gran Bretagna, la Cornovaglia.

Qual e` il tuo prossimo progetto?
Con il lavoro che faccio, purtroppo non poso fare progetti, ma è mia intenzione un prossimo viaggio in toscana… vedremo.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?
Ho iniziato studiando in un circolo di fotografia, il purplephotoclub di ameglia, in Liguria.
Lavorando la ho seguito le lezioni e da li è iniziato tutto.
Poi conoscendo persone fantastiche mi sono innamorato della fotografia di paesaggio e delle lunghe esposizioni.
Il merito di tutto ciò va ad Andrea, una grande persona, davvero.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?
Tante.. l’attrezzatura in primis, poi farsi conoscere, farsi apprezzare.. insomma non è certo semplice fotografare e piacere, è sempre una sfida.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?
Determinazione, conoscenza dei mezzi e sopratutto amore per quello che fai.

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?
Con la natura c’è poco da instaurare rapporti. L’unica cosa che faccio è rispettarla e temerla.

Cosa ha influenzato il tuo stile?
senza alcun dubbio gli artisti a cui mi ispiro hanno dato una sorta di influenza ai miei scatti, sono loro che con le loro esperienze e i loro racconti, fanno si che noi comuni amatori cresciamo.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?
I problemi sono la costante tecnologia che va avanti, ce n’è sempre una nuova, un nuovo obiettivo, un nuovo filtro, un nuovo treppiede… insomma bisognerebbe stare al passo con i tempi.. direi al quanto problematico…

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?
Beh ho iniziato a scattare con la mia prima reflex come pretesto per non fumare… ci sono riuscito.

i miei link social sono:
Facebook: www.facebook.com/SebastianoValentiPh/
Instagram: www.instagram.com/ianovalenti84/
Flickr: www.flickr.com/gp/114118003@N04/5PJ1wB

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“Racconti Fotografici” Numero 31: intervista a Alessandro Maniccia https://www.domiad.it/racconti-fotografici-numero-31-intervista-a-alessandro-maniccia/ Tue, 13 Sep 2016 13:38:41 +0000 http://www.domiad.it/?p=2429 Cari Lettori, eccoci alla 31° edizione di “Racconti Fotografici”. Questa edizione è dedicata a Alessandro Maniccia, che ci racconta la sua fotografia attraverso parole e immagini. Buona Lettura

img_8428Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?
Sono Alessandro Maniccia, un “ragazzo” di 32 anni, che è nato e cresciuto a Latina. Sin da piccolo mi sono piaciute le fotografie paesaggistiche, tanto che con mio
padre, durante le vacanze, facevamo a gara a chi avrebbe sfornato la “cartolina” più bella.
Solo quasi 3 anni fa ho comprato la mia prima reflex, una canon 1100d, sostituita qualche mese fa da una canon 550d.

Da piccolo cosa sognavi di fare?
Il mio grande sogno da bambino era di diventare pilota di aerei militari, sogno poi distrutto dalla miopia che mi ha raggiunto quando avevo 10 anni.
Da quel momento in poi qualsiasi cosa sarebbe andata bene. Ho studiato elettronica e telecomunicazioni, ho imparato a usare e riparare il computer da solo, ho lavorato
in aziende chimico farmaceutiche. Attualmente faccio quello che forse più mi piace fare: servizio di help desk per l’azienda presso cui lavoro.

La prima foto che hai scattato?
Ero piccolo, in uno dei viaggi con la mia famiglia, una delle cartoline di cui parlavo prima. niente di che.
La mia prima foto seria è un tramonto lavorato in hdr effettuata vicino casa.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?
Sono molto selvaggio per quel che riguarda la fotografia, così come lo ero a scuola. Non mi piace aggrapparmi ai “classici”, ma amo vedere le belle fotografie, quelle
che magari tecnicamente non sono perfette, ma che mi fanno dire wow.
Nella mia breve carriera da “reflexista” mi sono avvicinato molto alla fotografia notturna, mi piace fotografare la Via lattea, e in questo genere di foto mi ha
aiutato molto vedere gli scatti di Ivan Pedretti, ma anche di Alberto Ghizzi Panizza.
Devo poi citare due grandi amici, che mi danno ispirazione e mi spronano semre a far meglio: Giovanna Griffo e Luca Libralato.

Cosa non è per te la fotografia ?
Per me la fotografia non è quello che purtroppo, sempre più spesso, diventa alterazione della realtà.
Per alterazione della realtà non parlo di post produrre più o meno una fotorafia: la camera bianca sta al sensore digitale come la camera oscura sta al rullino.
Per alterazione della realtà perlo di quella fotografia giornalistica volta ad evidenziare qualcosa piuttosto che altro, a disinformare, a deviare appunto dalla realtà.
Quando si rappresenta qualcosa, una scena, un attimo, con una fotografia, obbligatoriamente si esclude qualcosa. ma se quel qualcosa che viene escluso serve per raccontare
la veridicità dei fatti allora quella fotografia è la fotografia che non mi piace.

Qual e` la sfida di ogni scatto?
Trovare le condizioni adatte, la speranza, lo studio del luogo, delle condizioni meteo, del cielo, delle stelle, dei fulmini…
La sfida è sperare che quello che hai sognato si avveri.

Che cos’e` la curiosita`?
La curiosità è quello che ti spinge a migliorare ogni volta.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?
Mi piacerebbe, un giorno, fotografare l’aurora boreale e la via lattea australe.

Qual e` il tuo prossimo progetto?  
Non ne ho. La fotografia non è il mio lavoro, è un’amante con la quale ogni tanto si esce insieme e si spera che tutto vada come ci si è prefissati.
c’è magari l’attesa dell’evento, per me l’estate vuol dire via lattea, l’inverno vuol dire Orione. Ecco, il prossimo progetto potrebbe essere Orione

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?
Ho studiato, continuo a farlo, e internet è un grande libro dove trovare di tutto.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?
La difficoltà spesso è il poco tempo che si ha per concentrarsi su un progetto, sullo studio di qualche tecnica. Non ho mai tempo per approfondire le tecniche
di post produzione nei ritratti.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?  
Fattore C? si, soprattutto quello.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?
Trovo molte difficoltà nel fotografare le persone per strada, attimi di vita quotidiana. Tutti oggi si fanno i “selfie”, tutti pubblicano sui social dove
vanno, cosa fanno, con chi sono, ma quando vedono te con una reflex in mano doventano tutti Vip che non vogliono farsi paparazzare. questa è la mia
più grande difficoltà

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?
Nell’agosto del 2015 ho comprato il mio Tokina 11-16 ed ero ansioso di testarlo con le stelle e la via lattea.
una sera, alle 20:30 circa, mi sento con degli amici che si trovavano sul ponte di Sabaudia a fotografare il temporale che si allontanava.
io avevo appena finito di cenare e avevo portato il cagnolino a fare i bisogni, quando a un certo punto mi decido e dico “si andiamo, il cielo sarà pulitissimo”
li raggiungo e insieme ci spostiamo a Torre Paola su un antico molo romano per immortalare la via lattea, quando, sulle nostre teste, ci accorgiamo che le
nuvole cominciavano ad illuminarsi.
ci siamo ritirati, il tempo stava mettendo davvero a brutto, e, poco prima di arrivare sulla strada, casca il primo fulmine non lontano da noi sul mare.
e in quei momenti la ragione va a farsi benedire….

link a pagine personali:
https://www.facebook.com/alessandromanicciaphoto/
https://www.flickr.com/photos/amaniccia/
https://500px.com/alle_84

castelluccio-di-norcia

civita-di-bagnoregio

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“Racconti Fotografici” Numero 30: intervista a Sergio Pitamitz https://www.domiad.it/racconti-fotografici-numero-30-intervista-a-sergio-pitamitz/ Thu, 08 Sep 2016 08:42:28 +0000 http://www.domiad.it/?p=2405 Cari Lettori, eccoci alla 30° edizione di “Racconti Fotografici”. Questa edizione è dedicata a Sergio Pitamitz, fotografo professionista da oltre tre lustri e attualmente fotografo di National Geographic Creative. Sergio ci racconta la sua fotografia attraverso parole e immagini. Buona Lettura

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Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono?
Fotografo professionista da oltre trent’anni. Ho lavorato in vari settori della fotografia, il che mi è servito molto per la mia crescita professionale. Fotografia di studio, Gran Premi di Formula 1, fotoreportage giornalistico per quotidiani e settimanali. Per poi approdare al reportage geografico a metà anni ’90, lavorando Sipa Press  e in seguito Corbis e per i più importanti mensili di viaggi italiani. Da poco più di 10 anni mi dedico alla fotografia naturalistica. Da 5 anni sono fotografo di National Geographic Creative.
Da piccolo cosa sognavi di fare? 
Girare il mondo. Sono stato a fare servizi in più di 70 paesi, non so esattamente quanti… E poi lavorare per National Geographic! Non era il mio obiettivo, era solo un sogno. Mai avrei pensato di un giorno di entrare a far parte di una così esclusiva istituzione. 
La prima foto che hai scattato? 
Una foto notturna di Menton, in Costa Azzurra, con una macchinetta fotografica di plastica con pellicola 110 trovata in omaggio di un fustino di detersivo. Non mi ricordo quanti anni avevo esattamente, forse 7 anni.
Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perché?
Non mi ispiro a nessuno particolarmente. Guardo i lavori di tutti, non solo fotografi di natura.
Sicuramente però all’inizio hanno influito molto Giorgio Lotti per il suo utilizzo del colore e della composizione ed Ernst Haas per la sua creatività. Ma potrei citarne tanti altri: David Douglas Duncan, Henri Cartier-Bresson, Eugene Smith, Steve McCurry e David Alan Harvey per il reportage. Per la natura Frans Lanting, Mitsuaki Iwago, Michael Nick Nichols, Beverly Joubert e Steve Winter. Potrei elencarne dozzine, ho citato solo i primi che i sono venuti in mente. Bisogna nutrirsi delle immagini dei grandi fotografi e crearsi una propria visione.
Cosa non è per te la fotografia? 
La falsificazione dell’immagine attraverso Photoshop. Per me la fotografia è documentazione, seppur soggettiva, di un fatto oggettivo, realmente accaduto. Non sono contro l’elaborazione digitale o la post-produzione eccessiva, ma la considero una forma d’arte derivata dalla fotografia. Invece che avere una tela e i pennelli, si hanno a disposizione un sensore e Photoshop. Ma è importante informare il fruitore di queste immagini che cosa sta guardando: una documentazione di un momento reale o una sua interpretazione artistica? Bisogna posizionarsi. O si documenta e si è fotografi, o si rielaborano immagini e si è artisti. Bisogna sempre ricordarsi che “fotografia” significa “scrivere con la luce”, non con Photoshop. Ripeto, nulla di male, vedo in giro immagini con post-produzioni bellissime, ma voglio sapere cosa sto guardando.
Qual è la sfida di ogni scatto? 
La sfida per quanto mi riguarda non è realizzare uno scatto migliore dei miei precedenti o di quelli di altri fotografi ma è realizzare una storia o lavorare a fondo su un soggetto.
Che cos’è la curiosità? 
Il conoscere a fondo il soggetto che si sta fotografando, sia esso una persona o un animale. Devo sapere che cosa sto fotografando, come fotografarlo e perché, per poterne fare un racconto. Quello che si chiama “storytelling”. Non cerco l’immagine fine a se stessa.
Chi o cosa ti piacerebbe fotografare?
I felini più elusivi: il leopardo nebuloso e il leopardo delle nevi. Inoltre il pinguino imperatore, ma per quest’ultimo ho un viaggio fotografico in Antartide – il mio terzo nel continente di ghiaccio – che si svolgerà a dicembre 2017…
Qual è il tuo prossimo progetto? 
Non so ancora. Per ora sono impegnato sul fronte dei grandi felini che stanno diminuendo a velocità allarmante. Cerco di anche di raccogliere fondi per National Geographic’s Big Cats Initiative. Se volete fare la vostra parte per la loro salvaguardia, donate anche pochi euro su www.causeanuproar.org o tramite la pagina dedicata che trovate sul mio sito. Anche il minimo contributo può essere molto utile!
Quali tappe fondamentali hanno segnato il tuo percorso professionale?
Agli inizi, come già detto, la collaborazione con settimanali e quotidiani che hanno formato il mio lato fotogiornalistico. Poi sicuramente l’ingresso nell’agenzia milanese Focus Team, specializzata in viaggi, è stata una svolta e mi ha dato modo di inserirmi nell’ambiente dell’editoria di viaggi e turismo. A metà degli anni ’90 la collaborazione con l’agenzia francese Sipa Press, in quegli anni una leggenda del fotogiornalismo. Infine nel 1998 la collaborazione con Corbis Images e infine nel 2012 naturalmente l’ingresso come Contract Photographer a National Geographic Creative, che rappresenta e distribuisce le immagini e i video dei fotografi e videomaker della mitica istituzione americana. Il mio primo ingresso nella famosa sede di Washington è un ricordo che rimarrà indelebile. Da allora ci vado regolarmente per il meeting annuale dei fotografi che si tiene ogni anno a gennaio.
Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso? 
In Italia tante. Era difficile farsi ricevere da direttori di riviste e agenzie per mostrare il proprio portfolio e ricevere incarichi. Per questo motivo mi sono presto rivolto all’estero.
Poi l’invidia delle persone. Più sali in alto, più hai persone che amano e seguono il tuoi lavoro, ma parallelamente cresce anche il numero di persone – tutto sommato poche per fortuna – che non accettano i risultati da te conseguiti. 
Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto? 
Indubbiamente la pazienza, abbinata a una buona conoscenza del soggetto fotografato. E in fotografia naturalistica è innegabile che la fortuna in certi casi abbia il suo peso.
Cosa ha influenzato il tuo stile? 
Senza dubbio il frequentare i colleghi e i photo editor della National Geographic. Anche per Nat Geo Kids o per la divisione libri, le aspettative nei nostri confronti sono  molto alte, quindi dobbiamo sempre dare il meglio. Ma per arrivare a ciò non ti criticano negativamente anzi, ti aiutano, ti consigliano. Inoltre non sono più solo alla ricerca della foto forte o di un bel ritratto, ma cerco anche una documentazione a più ampio spettro. 
Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare?
 
I divieti che vengono imposti nei parchi a causa del numero sempre crescenti di fotografi – professionisti e non – che vanno a fotografare nelle aree protette senza rispettare le regole più elementari del rispetto nei confronti della fauna. 
Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?
 
Pochi mesi fa mi sono recato a Kalama, una conservancy confinante con il parco nazionale di Samburu in Kenya per realizzare alcune foto con una camera trap per Nat Geo Creative e per completare il mio libro a breve in uscita. Il soggetto che speravo di fotografare era un leopardo residente nell’area. La sera stessa dopo aver posizionato macchine e flash, il leopardo invece di pattugliare lungo il suo abituale itinerario e far scattare la camera trap è venuto a dormire letteralmente contro la mia tenda!
Website:
National Geographic Creative: 
Instagram:
@pitamitz
Facebook professional page:
Facebook Viaggi fotografici:
Il libro Wild Africa:
African elephants (Loxodonta africana) in the dust, Chobe National Park, Botswana.

African elephants (Loxodonta africana) in the dust, Chobe National Park, Botswana.

Lions, Panthera leo, Chief Island, Moremi Game Reserve, Okavango Delta, Botswana.

Lions, Panthera leo, Chief Island, Moremi Game Reserve, Okavango Delta, Botswana.

A lioness (Panthera leo) chases doves from a waterhole, Savuti marsh, Chobe National Park, Botswana.

A lioness (Panthera leo) chases doves from a waterhole, Savuti marsh, Chobe National Park, Botswana.

Close up of a lion eye (Panthera leo), Kapama Game Reserve, South Africa.

Close up of a lion eye (Panthera leo), Kapama Game Reserve, South Africa.

A leopard, Panthera pardus, running through tall grass.

A leopard, Panthera pardus, running through tall grass.

A lioness, Panthera leo, walking along a fallen tree trunk at night.

A lioness, Panthera leo, walking along a fallen tree trunk at night.

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“Racconti Fotografici” Numero 29: intervista a Salvatore Di Venuto https://www.domiad.it/racconti-fotografici-numero-29-intervista-a-salvatore-di-venuto/ Wed, 31 Aug 2016 08:22:43 +0000 http://www.domiad.it/?p=2393

Cari Lettori, eccoci alla 29° edizione di “Racconti Fotografici”. Questa edizione è dedicata a Salvatore Di Venuto, che ci racconta la sua fotografia attraverso parole e immagini. Buona Lettura

 

Mi presento per chi non mi conosce….

mi chiamo Salvatore Di venuto abito a Termini Imerese in Sicilia, provincia di Palermo.

 

Da piccolo cosa sognavi di fare?

Fin da piccolo ho sempre ammirato le fotografie così crescendo ho avuto la curiosità di imparare a fotografare.

 

La prima foto che hai scattato?

Le prime foto che ho scattato riguardavano paesaggi naturali.

 

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perché?

Ho sempre ammirato il grande fotografo Ansel Adams detto il Pioniere, che fotografava le sue belle montagne e paesaggi in bianconero.

 

Cosa non è per te la fotografia?

La fotografia non è solo un semplice scatto e via, è un voler trasmettere delle emozioni.

 

Qual è la sfida di ogni scatto?

La sfida è quella di riuscire ogni volta ha immortalare le immagini e i luoghi così come li ho viste.

 

Che cos’è la curiosità?

Per me la curiosità è un modo per evolversi e aumentare le proprie conoscenze.

 

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare?

Preferisco fotografare paesaggi ma non rifiuto le altre tipologie di foto.

 

Qual è il tuo prossimo progetto?

Per me è un hobby ma non escludo l’idea che diventi un lavoro come fotografo di reportage.

 

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Non ho attraversato tappe fotografo per passione.

 

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Le difficoltà scaturiscono dal fatto che giornalmente la fotografia si evolve, quindi bisogna sempre studiare per imparare.

 

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

Come esperienza decisiva mi sono classificato al 2° posto in un concorso fotografico

ARTEXPO 2015 Palermo sezione Bianconero.

 

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

Avere una spiccata sensibilità fotografica.

 

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?

Metterli a proprio agio.

 

Cosa ha influenzato il tuo stile?

Lo sport che pratico che è il trekking.

 

Potete trovare la mia pagina su Facebook “Io e la mia fotografia” o su Instagram “Salvatorefoto1970”, su youpic, su 500px, su Twitter @divenuto_70

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“Racconti Fotografici” Numero 28: intervista a Claudio Veneruso https://www.domiad.it/racconti-fotografici-numero-28-intervista-a-claudio-veneruso/ Tue, 30 Aug 2016 06:36:26 +0000 http://www.domiad.it/?p=2384

Cari Lettori, eccoci alla 28° edizione di “Racconti Fotografici”. Questa edizione è dedicata a Claudio Veneruso, che ci racconta la sua fotografia attraverso parole e immagini. Buona Lettura

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?
Salve, mi chiamo Claudio Veneruso vivo in un piccolo paesino nella provincia di Napoli ho 30 anni e due lavori, di cui uno a tempo pieno
Da piccolo cosa sognavi di fare?
Da piccolo sognavo di diventare un supereroe come tutti i bambini, crescendo ho lavorato per varie aziende nella grande distribuzione, ed ora lavoro a tempo pieno per in azienda napoletana e per metà fotografo modelle
La prima foto che hai scattato?
La prima foto la scattai a un trenino di legno, uno di quelli per addobbi natalizi, con una vecchia Nikon a rullino di mio padre. Uno degli oggetti più preziosi per me oggi
Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?
Iniziando a scattare in giovane età, scattavo per la maggiore paesaggi ed oggetti, e così ho continuato per anni, fino a quando acquistai una Nikon d3000 (presa in offerta in un negozio di informatica) da lì iniziai a scattare alle persone sognando di fare il fotografo, un po’ come tutti alle prime armi 😆. Dopo qualche anno iniziai a pubblicare foto anche su Facebook, venendo così a conoscenza di molti Social rivolti alla fotografia, li ebbi la fortuna a di ammirare le foto di Alessandro di cicco, un fotografo oramai conosciuto in tutta Italia e non solo, guardavo le sue foto. Mi piacevano. Ed ogni giorno amavo i suoi scatti sempre di più, così chiedendogli consigli su come imparare a scattare diventammo amici virtuali, fino a quando non mi accorsi che era distante non molti km dal mio paese, così gli chiesi se potevo conoscerlo dal vivo e da lì iniziai ad andare a trovarlo spesso,e col tempo siamo diventati buoni amici. Alla domanda a quale fotografo mi ispiro, la risposta è che mi ispiro proprio a lui, Alessandro di cicco, dopo averlo conosciuto mi sono subito reso conto che non è solo un bravo fotografo al quale ispirarsi, ma un ragazzo che ha un modo di pensare in grande, e che riesce in tutto quello che fa
Qual è la sfida di ogni scatto?
La sfida in ogni mio prossimo scatto è migliorare sempre di più, facendo attenzione ad angolazione, regola dei terzi, colori, pose, e quant altro
Che cos’è la curiosità?
La curiosità L ho sempre interpretata come una spinta che ti viene da dentro, collegata a cervello e cuore, nel conoscere qualcosa che ancora non sai, ma che forse può risultarti interessante
Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?
Mi piacerebbe fotografare una modella nel Grand Kanion con tutti quei colori paradisiaci è quella natura incantevole !
Qual è il tuo prossimo progetto?
Far della mia passione un lavoro a tempo pieno, come disse un grande, scegli un lavoro che ami e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua… Allora sarebbe quasi come andare in pensione e godersi la vita prima del tempo 🙂
Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?
Ho trascorso moltissimo tempo ad osservare il lavoro degli altri, imparando a riconoscere i migliori, e ad osservarli, tutto questo in 3/4 anni
Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?
È necessario che modella e fotografo abbiano sintonia e che si crei un attimo giusto vero e non preparato
Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?
Cerco sempre di essere rispettoso in quello che faccio, e di far sentire i miei clienti a proprio agio
Cosa ha influenzato il tuo stile?
Sicuramente le foto di Alessandro di cicco che mi affascinano
Ringrazio lo staff per questa intervista e un bacio a tutti i lettori !!
Queste sono le foto
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“Racconti Fotografici” Numero 27: intervista a Marco Cacciatore https://www.domiad.it/racconti-fotografici-numero-27-intervista-a-marco-cacciatore/ Mon, 22 Aug 2016 08:09:03 +0000 http://www.domiad.it/?p=2374 Cari Lettori, eccoci alla 27° edizione di “Racconti Fotografici”. Questa edizione è dedicata a Marco Cacciatore, che ci racconta la sua fotografia attraverso parole e immagini. Buona Lettura

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Ciao a tutti sono Marco Cacciatore nato a Milano nel 1976, ho ereditato la vena artistica da mio Padre sia per la passione per la musica che per la pittura,fin da piccolo ho iniziato a disegnare sui muri per poi iniziare all’eta’ di 13 anni la vera e propria ricerca della perfezione nella pittura,scultura e intraprendendo anche gli studi di pianoforte e  percussioni……. avvicinandomi alla fotografia solo nell’anno 2013

Da piccolo cosa sognavi di fare?

Devo essere sincero quello che sognavo da piccolo è uguale e identico a quello che sogno Attualmente.

Mi reputo una persona creativa,forse troppo…. quindi un individuo che non si ferma mai,continuo ad avere nuove idee ,nuove passioni,nuove emozioni un fiume in piena da circa 39 anni! comunque ho sempre sognato di fare successo nella musica frequentando anche il conservatorio oppure di diventare un grande pittore o scultore…Diciamo un artista a 360°, Un sogno che ancora oggi è molto presente.

La prima foto che hai scattato?

Penso sia passato molto tempo, almeno 27 anni e se non ricordo male fu scattata con una usa e getta durante una gita scolastica alle medie…le ho ancora in giro da qualche parte ahahah….. mentre con la reflex, un Entry level la d5100 al lago di Braies ad Agosto del 2013.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?

Fotografi a cui mi ispiro ad essere sinceri non ci sono,ma sicuramente molti hanno influenzato il modo di vedere la fotografia e in particolar modo l’esecuzione della post produzione . Sicuramente nel made in Italy Enrico Fossati che oltre ad essere un amico e’ una grande fotografo  riesce a dare un mood e un emozione ad ogni scatto  ,poi sicuramente Daniel Kordan una vera macchina da guerra ed ogni sui scatto e’ un pericolo per i deboli di cuore… lode a Colby Brown, Elia Locardi e le icone americane come ted Gore,Marc Adamus e Ryan Dyar.

Cosa non è per te la fotografia ?

Con l’avvento del digitale, anche se sei molto bravo in Post-Produzione , per avere un top shoot c’e’ bisogno di tanto sudore, attese, pianti, fatiche fisiche e psicologiche e di tanto tanto studio! se alla fine dello scatto non si è provato almeno il 50% di quello scritto sopra … ecco quella non e’ fotografia

Qual e` la sfida di ogni scatto?

Non vivo piu’ lo scatto come una sfida,ma  la vivo come una fortuna quello di  immortalare cio’ che un giorno non potro’ piu’ vedere , cercando sempre di darne una mia visione.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

Mi piacerebbe fotografare Luoghi sconosciuti , posti che chiunque dovrebbe vedere ,quelli che ci lasciano grandi ricordi ,grandi emozioni e  che ci fanno battere forte il cuore ….Noi abbiamo la fortuna di poterla immortalare per l’eternita’.

Qual e` il tuo prossimo progetto? 

Dopo diversi progetti che mi hanno fatto crescere come persona e fotograficamente e’ finalmente arrivato il momento di approdare in un team di grandi fotografi  a livello internazionale e’ quindi di programmare diversi Whorkshop in giro per il mondo con i Dream Photo Adventures che mi occuperanno la gran parte dedicata alla fotografia, poi per pura passione un progetto Timelapse su Milano ormai iniziato piu’ di un mese fa’ nella speranza di finirlo entro fine anno.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Devo dire che non ho mai incontrato particolari difficoltà, non ho mai avuto particolari ambizioni , tutto è venuto da se. Sicuramente tanti sacrifici per l’acquisto dell’attrezzatura con secondi e terzi lavori ,studiare molto e scattare,scattare,scattare, sicuramente la pubblicazione di alcuni scatti su riviste come il National Geographic o altro mi hanno dato la forza e l’energia di continuare e resistere nei momenti di vera crisi fotografica che sono all’ordine del giorno.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Nessuna difficoltà in particolare se non proprio con le persone che praticano questa Professione.

Cosa ha influenzato il tuo stile?

Il mio stile  e’ stato influenzato molto nel tempo dai professionisti che ammiravo e tentavo di emulare,questo penso sia stato l’elemento principale per la mia crescita nel campo fotografico.

Profilo Facebook: https://www.facebook.com/Caccia76

Flickr: https://www.flickr.com/photos/102489954@N07/

500px: https://500px.com/marcocacciatore1

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]]> “Racconti Fotografici” Numero 26: intervista a Giacomo Salomone https://www.domiad.it/racconti-fotografici-numero-26-intervista-a-giacomo-salomone/ Thu, 11 Aug 2016 11:51:05 +0000 http://www.domiad.it/?p=2276 Cari Lettori, eccoci alla 26° edizione di “Racconti Fotografici”. Questa edizione è dedicata a Giacomo Salomone, che ci racconta la sua fotografia attraverso parole e immagini. Buona Lettura

13694041_10154194569045498_1655875467_oTi puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Ciao a tutti sono Giacomo ho 33 anni e sono di Roma, da Settembre purtroppo sono disoccupato(spero ancora per breve) e mi ritrovo a fare oltre che il papà anche il mammo di mio figlio Edoardo , ed è proprio con la sua nascita (2anni fa) che mi sono dedicato alla fotografia in maniera più passionale, diciamo che è lui la fonte di luce delle mie foto. La passione per la fotografia và inserita insieme ad un’altra grande mia grande passione, la pesca (Surfcasting) entrambi richiedono tempo dedizione e molti sacrifici economici e con tutto ciò il buon risultato non è mai garantito. Il mio genere fotografico di cui ho più grande stimolo è sicuramente l’astrofotografia seguita subito dall’avifauna. Cerco sempre se possibile tra un pannolino e l’altro al rientro della mia compagna dal lavoro di ricavare quell’ora per la fotografia e se le condizioni meteo sono ottime e magari nel fine settimana… beh allora  ci può scappare anche una giornata  intera. Credo che il genere di foto che mi piace fare a me sia un qualcosa che rappresenta il sogno del genere umano.. L’astrofotografia infondo è un ricercare un qualcosa di superiore, d’immenso che solo l’Universo sa dare, mentre l’avifauna è il sogno dell’uomo di liberta espressa con il desiderio di volare…

Da piccolo cosa sognavi di fare?

Sognavo di fare il Vigile del Fuoco e il pilota di Caccia, il primo sogno è svanito da piccolo quando vicino casa mia un prato era andato a fuoco ed era stata tanta la paura che mi è passata la voglia di fare il pompiere  , mentre per il secondo sogno.. beh forse la poca voglia di studiare.

La prima foto che hai scattato?

Beh dovrei tornare molto indietro e sinceramente non mi ricordo il primo scatto anche se sono sicuro di aver fatto qualche foto con una vecchia Polaroid, mi ricordo inoltre che quando veniva un mio caro zio purtroppo scomparso (Fernando) lui era molto dedito a fare foto in famiglia ed ho un vago ricordo di aver usato la sua macchina (che ora non ricordo assolutamente la marca)  quindi immagino che il mio primo scatto è stato proprio grazie a lui ma parliamo di ben 30 anni fa.. Comunque la mia prima foto con una reflex digitale è stata alla nascita di mio figlio con una Canon 400D che tutt’ora uso in ambito dell’astrofotografia.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?

Su questa domanda si vedono le mie lacune nella cultura della fotografia, non ho fotografi da cui traggo ispirazione, io la fotografia la vivo più sul momento e sul mio stato d’animo, cerco solo di far uscire un po’ della “mia” creatività senza basarmi su altri.

Cosa non è per te la fotografia ?

Non è il giudicare dicendo sei stato bravo o non lo sei stato, è cercare di capire insieme come migliorare lo scatto e se questo non è possibile farci una bella risata sopra che vale molto di più di mille incazzature per una foto non riuscita.

Qual e` la sfida di ogni scatto?

Fare sempre meglio e andare oltre i propri limiti cercando di raggirare le situazione meteo afflitte e magari portarle a proprio guadagno con foto sempre più particolari, e se proprio non mi è possibile fare foto all’aperto allora penso a cosa potrei tirar fuori dentro le mura di casa in modo creativo.

Che cos’e` la curiosita`?

Direi una delle basi fondamentali della vita, vedo molto improbabile un domani senza una buona dose di curiosità.. è quell’energia che ti fa rimanere sveglio dal tramonto all’alba con una macchina fotografica in mano sperando in un qualcosa che non ti sia mai capitato di fotografare, questa esperienza mi sento fortunato di averla vissuta insieme ad un caro amico con cui condivido le mie avventure fotografiche sia d’avifauna ma soprattutto di astrofotografia Alessandro Nobili che saluto con un abbraccio.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

Forse il sogno proibito per quanto riguarda l’astrofotografia è una notte di black-out Roma naturalmente senza nuvole e Luna , cosi magari riesco a fare un arco della via Lattea sopra al Colosseo , ( si lo so molto coatta come cosa ) comunque fare dove di solito non è possibile questo si mi piacerebbe ma mi rendo conto sempre di più che posti privi d’inquinamento luminoso in Italia sono veramente pochi… per quanto riguarda l’avifauna invece mi piacerebbe saper cogliere meglio l’attimo dei momenti più particolari di vari volatili come ad esempio il Martin Pescatore mentre pesca..

Qual e` il tuo prossimo progetto?

Bella domanda.. Sinceramente in maniera molto umile io ed il mio amico Alessandro Nobili pensiamo di fare un Workshop di astrofotografia sul litorale romano, basandosi sulle nostre esperienze e capacità in questo campo.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Andare sul campo anche se alcune volte le condizioni meteo non erano dei migliori per provare provare e ancora provare lo scatto che uno sogna di fare.. e poi se non porti a casa la foto desiderata di sicuro porterai con te una piccola storia da raccontare e ricordare  o almeno a me capita quasi sempre cosi.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Ti dirò che quelle che più fanno male di batoste non sono quelle economiche anche perché  il 90% del mio corredo fotografico è usato, ma le difficoltà nel poter scattare è dato da chi ti indica pensando che sono solo banali  foto alle stelle o agli uccelli e niente di più, ed ogni volta che senti queste parole pensi di mollare, ma sai che non è cosi e allora continui a menare forte sul pulsante di scatto.

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

Sicuramente le piccole soddisfazioni personali già partendo da questa intervista , poi  2 foto prese dalla rivista FotoCult, immagini prese per la copertina della pagina facebook di 3bMeteo, una foto presa dal contest #vistidavoi del National Geographic Channel Italia, alcune foto prese per una mostra in un paese (Ripi) della prov. di Frosinone, ed altre che ora mi sfuggono. Dal punto di vista umano devo dire che molte delle conoscenze acquisite ora è grazie alla condivisione reciproca con Alessandro. Trovo molta soddisfazione anche nelle persone che su facebook mi contattano per avere consigli e dritte per fare foto simili a quelle che faccio io.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

Questa domanda si rivolge molto sul genere dell’avifauna.. sicuramente uno studio del comportamento dei volatili cercare di prevedere in anticipo le mosse, quindi stare sul campo e studiare le loro abitudini e scattare raffiche su raffiche.

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?

Penso che con i volatili più riesco ad essere invisibile a loro e meglio riesco a fare delle  buone pose nutrendo sempre un grande rispetto per loro evitando di disturbarli nel loro habitat naturale.

Cosa ha influenzato il tuo stile?

La fotografia è emozione per me quindi da come vivo la giornata la foto al di là del soggetto acquista un valore che è dato dal mio stato emotivo.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?

La voglia sfrenata nel comprare cose che non si sa bene neanche a cosa servono senza magari invece comprarsi un libro per capire le basi fondamentali del cielo e di cosa si vuole fotografare.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Decidiamo di partire io e Alessandro in una delle zone simbolo dell’avifauna.. Orbetello. Dopo un paio di ore di macchina arriviamo davanti ad un oasi (che ora mi sfugge il nome)  consigliata da alcuni fotografi conosciuti sul posto e che a detta di loro era aperta…peccato però appena arrivati sul posto ci troviamo un cancello chiuso e con tanto di telecamere di sorveglianza.. a questo punto mi metto con la macchina davanti al cancello, scendo dalla macchina (mentre Alessandro in macchina ne tira giù di tutti i colori) e leggo i cartelli della Forestale con i numeri di telefono, a questo punto Alessandro parla con un addetto all’oasi dicendogli con forti risate che al lato del cancello c’è un passaggio sempre aperto… peccato che noi da circa 20 minuti non l’avevamo visto… ed effettivamente il passaggio c’era e stava a 3 metri da me , era stata tanta l’euforia di questo posto che non eravamo riusciti a vedere neanche l’entrata..

Link
la mia personale di facebook: https://www.facebook.com/Salomone.Giacomo
La pagina che condivido con un mio amico: https://www.facebook.com/Alessandro-Nobili-Giacomo-Salomone-Photography-538761942980899/?fref=ts
La mia pagina personale del National Geographic (Your shot): http://yourshot.nationalgeographic.com/profile/1109625/
e la mia pagina di Flickr(in fase d’aggiornamento): https://www.flickr.com/photos/jacktorva

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citta di viti

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“Racconti Fotografici” Numero 25: intervista a Massimiliano Uccelletti in arte MaXu https://www.domiad.it/racconti-fotografici-numero-25-intervista-a-massimiliano-uccelletti-in-arte-maxu/ Wed, 10 Aug 2016 08:53:26 +0000 http://www.domiad.it/?p=2266 Cari Lettori, eccoci alla 25° edizione di “Racconti Fotografici”. Questa edizione è dedicata a Massimiliano Uccelletti in arte MaXu, che ci racconta la sua fotografia attraverso parole e immagini. Buona Lettura

MAXU1681aTi puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono?
Sono Massimiliano Uccelletti, in arte MaXu. Sono un fotografo professionista romano conosciuto principalmente per le mie foto di glamour/nudo e per le mie iniziative didattiche. Dal 2010 ho creato infatti un sito con oltre 150 VideoCorsi Online sulla fotografia e postproduzione e periodicamente effettuo dei workshop dal vivo in tutta Italia. Sono comunque molto apprezzato anche per le fotografie di matrimonio, di advertising e di still-life. Mi sono anche affacciato al mondo delle riprese, avendo effettuato in qualità di Direttore della Fotografia 3 videoclip (di cui uno anche da regista), un lungometraggio ed un cortometraggio con il quale ho anche ricevuto una piccola soddisfazione: ha vinto il Giffoni nel 2015.

Da piccolo cosa sognavi di fare?
Non avevo particolari sogni in merito. La passione per la fotografia è arrivata nella mia vita più di vent’anni fa, ma per una decina di anni è rimasta “sopita” e mai avrei pensato di poterlo fare di mestiere.

La prima foto che hai scattato?
Le prime foto che ho scattato sono quelle fatte con una Polaroid che mi regalarono per la prima comunione. In una di queste mi sono fatto un “selfie” allo specchio (ero un precursore già da allora!), ma da quella esperienza ho subito tratto un insegnamento: mai fotografarsi allo specchio con il flash (potete immaginare perché)

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perché?
In verità non mi sono mai ispirato ad altri fotografi. Io osservo molto e quindi ti direi tutti e nessuno. Se devo fare un nome che mi ha molto colpito recentemente è Sebastião Salgado. Ho visto il suo film biografico “Il sale della terra” e sono rimasto veramente colpito dai suoi progetti di reportage, in special modo le foto delle “formigas” della Serra Pelada sono qualcosa di veramente unico.

Che cos’è la curiosità?
La curiosità è fondamentale in ogni lavoro. Nella fotografia trovo sia il vedere una foto e pensare a come è stata realizzata.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare?
Mi piacerebbe fotografare emozioni vere, preferibilmente positive.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?
Ho fatto tutto con molto raziocinio. Ho iniziato mantenendo il lavoro che ho fatto per quasi 20 anni, nel mondo dell’informatica, e piano piano l’ho messo da parte a favore della fotografia, sino al giorno in cui ho ritenuto opportuno dedicarmi solo ed unicamente alla fotografia.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?
Tanta sensibilità e spirito di osservazione.

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?
Ultimamente cerco sempre di fare una bella chiacchierata prima di iniziare lo shooting. Anche facendo un aperitivo oppure pranzando in tranquillità, senza guardare troppo l’orologio. Ho notato che si arriva sul set molto più rilassati e con più energia rispetto a quando invece tenevo un comportamento più “asettico” e mi limitavo ad un “Ciao… Ciao. Prego si spogli.” Sembrava quasi di essere dal dottore!

Cosa ha influenzato il tuo stile?
Il riscontro graduale ottenuto via via nelle pubblicazioni sui forum di fotografia. Facendone un discorso commerciale, devo piacere alla gente, non solo a me stesso. Se sperimento nuove cose e vedo che il riscontro è positivo, mi muovo in quella direzione.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Ero in esterni per fotografare una modella al tramonto in città. Uno “street fashion” per intenderci. La luce era molto intensa. Quella classica luce intensa bassa di un tramonto di mezza primavera. Ero su un marciapiede e fotografavo la modella con luce di taglio perpendicolare. Ad un certo punto sento:”SBENG!” e vedo la modella che si schiatta dalle risate. In pratica un passante…attratto dalla modella ed accecato dalla luce aveva colpito in pieno un palo!

Link:
http://www.workshopfotografico.com/
http://www.fotografo-matrimonio-roma.net/
http://www.maxu.it/
https://www.facebook.com/MaXu-photographer–143477505748151/

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“Racconti Fotografici” Numero 24: intervista a Riccardo Colelli https://www.domiad.it/racconti-fotografici-numero-24-intervista-a-riccardo-colelli/ Wed, 03 Aug 2016 06:42:10 +0000 http://www.domiad.it/?p=2244 Cari Lettori, eccoci alla 24° edizione di “Racconti Fotografici”. Questa edizione è dedicata a Riccardo Colelli, che ci racconta la sua fotografia attraverso parole e immagini. Buona Lettura

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Mi chiamo Riccardo Colelli e sono nato a Milano nel 71. Sono un foto amatore autodidatta. Da piccolo sognavo di fare il regista, sogno che mi ha accompagnato fino all’età adulta. Volevo raccontare le emozioni attraverso le immagini. Questo mi ha stimolato, complice la mia educazione,  a guardare fin dalla tenera età cinema d’autore, Visconti, Antonioni, Rossellini, Fellini, De Sica, Bergman, e l’irragiungibile Tarkovskij e tanti altri meno conosciuti che ancora oggi stimolano il mio immaginario. Ho cominciato a fotografare seriamente nel 2011 quando ho sentito forte l’esigenza di creare qualcosa scegliendo la fotografia come mezzo di espressione delle mie emozioni, sicuramente contaminato dall’amore per il cinema, cosa che spesso mi è stata rimproverata nella presentazione dei miei portfolio, con i quali  costruisco le mie storie. Non ho un mito assoluto nella fotografia al quale cerco di rifarmi, ma non smetto mai di scoprire autori che dovrei studiare di più. Di loro mi incuriosisce il loro mondo e cosa li ha ispirati. Amo in maniera particolare i maestri italiani dei quali troppo spesso si fa a meno, lasciando  così spazio ad autori stranieri e trascurando l’enorme patrimonio dei nostri archivi fotografi. Cito, Giacomelli, Scianna, Ghirri, Fontana, Gardin, per citarne solo alcuni, andrebbero tutelati di più dal nostro paese per il loro apporto alla cultura italiana.

Cosa non è per te la fotografia ?

Per me la fotografia non è di certo Verità, non rappresenta il reale ma solo un punto di vista soggettivo dell’autore, formatosi nel proprio percorso interiore.

Qual e` la sfida di ogni scatto?

Non ho sfide. Almeno per me fotografare non è una sfida ma solo cercare di realizzare e trasmettere quello che ho in mente. È un mezzo per raccontare. Ecco forse la sfida sta nel riuscire a realizzare il mio prossimo progetto a costo zero.

Qual e` il tuo prossimo progetto?  

Da 2 anni sto portando avanti un progetto dal nome “Cenerentola non abita più qui” nel quale cerco di umanizzare il mito svelandone le debolezze in maniera ironica o critica. Di questo progetto ho già sviluppato “l’ultima bugia di Pinocchio” “come eravamo” e “Il lupo ha fatto il porco”. Purtroppo per questi lavori necessitano di risorse economiche delle quali non sempre ho la disponibilità. In cantiere c’è “in god we trust” “original sin” “chi non ha paura del buio” e tanti altri. Tutti Andranno a Confluire in Cenerentola. Nel frattempo cerco di sfogare la mia passione cercando di fare reportage. L’altra parte della fotografia che amo è quella antropologica nella quale cerco di raccontare l’uomo. A seconda del tipo di fotografia che vado a fare assumo comportamenti diversi. In Cenerentola i miei personaggi diventano attori che si plasmano in base alla storia che ho Costruito, nel reportage invece cerco di diventare invisibile. Di certo 6 foto sono pochine per descrivere il mio lavoro per cui vi presenterò 3 per Cenerentola e tre per gli altri.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

In ambito fotografico visto che sono autodidatta gli eventi decisivi. Sono stati sicuramente i premi ricevuti in ambito nazionale ed internazionale tra i quali un secondo al PX3 il un terzo Mifa, un secondo al monochrome award, i premi Fiof come vincitore assoluto in due categorie e diverse menzioni. Insomma questi riconoscimenti mi danno speranza nel lavoro fatto fino ad oggi.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

L’unico aneddoto simpatico per il quale mi mangerei le mani è stato quando nel 2014 ho avuto l’occasione di fotografare il Papa. Ero al di là delle transenne, insomma accanto a lui. Al suo arrivo dopo aver salutato altre persone mi si avvicina e mi porge la mano, ma io non sono riuscito dal trattenermi ed invece di stringergliela gli ho scattato una foto!!

Mia pagina personale: https://www.facebook.com/riccardo.colelli.1?fref=ts

U Conzu6

Messa dell'Aurora5

Il lupo ha fratto il porco3

L'Ultima Bugia di Pinocchio4

Come eravamo2

 

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“Racconti Fotografici” Numero 23: intervista a Fabrizio Fortuna https://www.domiad.it/racconti-fotografici-numero-23-intervista-a-fabrizio-fortuna/ Fri, 29 Jul 2016 07:05:55 +0000 http://www.domiad.it/?p=2175 Cari Lettori, eccoci alla 23° edizione di “Racconti Fotografici”. Questa edizione è dedicata a Fabrizio Fortuna, che ci racconta la sua fotografia attraverso parole e immagini. Buona Lettura

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?
Certo, sono Fabrizio, ho 43 anni e vivo a Roma. Sono fotografo per passione e  prediligo fotografare tendenzialmente paesaggi.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?
Non mi ispiro a nessun fotografo in particolare, mi colpiscono le belle foto di paesaggi, quelle che veicolano sensazioni, fotografie tecnicamente impeccabili, con uno stile  che risulti semplice e gradevole agli occhi, per intenderci mi riferisco a quelle foto che ti fanno sgranare gli occhi.

Cosa non è per te la fotografia ?
La fotografia fortunatamente non è il mio lavoro e preferisco viverla solo nei momenti di svago. Penso che  la fotografia non sia  tutto ciò che non emozioni. Una bella foto deve colpire, deve raccontare, deve emozionare.

Qual e` la sfida di ogni scatto?
La sfida di ogni scatto per quanto mi riguarda è il riuscire a freddare un istante importante, un luogo, un’azione; il  riuscire a veicolare il maggior numero di sensazioni.

Che cos’e` la curiosita`?
La curiosità spesso è il motore del progresso, è la forza che ti invoglia a fare nuove esperienze, ero sostanzialmente curioso quando comprai la mia prima fotocamera.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?
Mi piacerebbe percorrere in auto da nord a sud la Nuova Zelanda, fotografando quegli splendidi paesaggi, prima o poi lo farò.

Qual e` il tuo prossimo progetto?  
A fine luglio partirò per un viaggio in Sudamerica, sulle Ande, attraversando Bolivia e Perù, era da un po’ che ci pensavo, mi attira il voler fotografare  il Salar de Uyuni.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?
Le tappe che ho attraversato credo siano quelle che hanno attraversato un po’ tutti; alla base c’ è lo studio,  la preparazione è  fondamentale nella riuscita di un buon lavoro. Sono partito, come tutti,  dai primi scatti, quelli approssimativi e le prime post-produzioni, quelle disastrose, all’inizio ho cercato di limitare i danni, poi di migliorare e affinarmi.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?
Le difficoltà sono rimaste invariate negli anni, essendo tendenzialmente un paesaggista, spesso mi ritrovo a scattare sotto la pioggia, in mezzo al ghiaccio, al vento freddo, ricordo ancora i -25 a Castelluccio di qualche anno fa. Alzarsi alle 3 di notte per fotografare l’alba, fare tardi la sera per fare le notturne. Proprio 4 giorni fa sono partito alle 1:00 di notte da Roma per andare a fotografare l’alba  a Lesina, in puglia. In islanda mi sono capitate condizioni atmosferiche terribili, eppure tutti i giorni si andava a dormire alle 24 e la sveglia sempre alle 3 o 4 di mattina. Chi è appassionato di questo genere di fotografia, sa bene di cosa parlo.

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?
L’incontro con fotografi paesaggisti molto preparati. Sono loro che  mi hanno spiegato come approcciarmi in maniera corretta a questo tipo di fotografia. Da loro ho imparato alcune tecniche di post-produzione avanzate che spesso fanno la differenza. La post-produzione è parte integrante del mio modo di vedere la fotografia.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?  
Un mix di fortuna e preparazione dello scatto, il segreto credo sia il saper prevedere quello che accadrà di lì a poco.

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?
Solitamente faccio prima le foto e poi mi godo il paesaggio.  In islanda Davanti al monte Vestrahorn, ho fatto foto per 3 ore, poi di notte ho riposto l’attrezzatura, mi sono seduto sul ghiaccio e mi sono goduto lo spettacolo dell’aurora boreale.

Cosa ha influenzato il tuo stile?
I consigli che ho ricevuto nel tempo, le prove, gli errori che ho commesso, tutto questo ha plasmato il mio modo di fotografare.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?
Da due anni scatto solo un una mirrorless Fuji (una X-t1) e ottiche fisse luminose,  spesso quando specifico con che mezzo fotografo vedo incredulità.  C’è la strana convinzione che se non sei in possesso di una reflex top di gamma non puoi fare foto belle. Uno dei momenti più divertenti  fu quando un ragazzo con una reflex fiammante al collo, vedendomi con la mirrorless  in un workshop fotografico  mi chiese: “quel giocattolo è il tuo secondo corpo”? 🙂

Il mio sito personale: http://www.fabriziofortunaphotography.com/  
La mia pagina Facebook: www.facebook.com/PhabrizioPhortunaPhotoart/
Il mio profilo Facebook: https://www.facebook.com/fabrizio.fortuna

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“Racconti Fotografici” Numero 22: intervista a Fiorenzo Rosa https://www.domiad.it/racconti-fotografici-numero-22-intervista-a-fiorenzo-rosa/ Wed, 27 Jul 2016 07:14:52 +0000 http://www.domiad.it/?p=2164 Cari Lettori, eccoci alla 22° edizione di “Racconti Fotografici”. Questa edizione è dedicata a Fiorenzo Rosa, che ci racconta la sua fotografia attraverso parole e immagini. Buona Lettura

profilo mioTi puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Mi chiamo Fiorenzo Rosa e ho 45 anni… non faccio di professione il fotografo, anche se negli ultimi mesi ho provato a pensarmi come tale… chissà!

Vivo a Celle Ligure, in provincia di Savona, dove sono sposato con Chiara; di origine sono di Calice Ligure, sempre in provincia di Savona.

 

Da piccolo cosa sognavi di fare?

Ho sempre amato la fotografia, ma ahimè non ho mai  approfondito questa mia passione.

A dire il vero, da piccolo ho sempre avuto un po’ la “paura” di crescere… non tanto per il voler rimanere bambino, ma piuttosto per le responsabilità che percepivo avevessero i “grandi”…

 

La prima foto che hai scattato?

Nella mia famiglia è sempre esistita una “macchina fotografica” analogica. Di quelle che probabilmente tutte le famiglie avevano. Non avevamo una reflex. Ma mi ricordo che già a sei/sette anni papà me la lasciava usare per far qualche foto e nello sviluppo (allora non esisteva ancora il digitale)  dicevano che ero stato bravo a “tenere ferma la mano”… chissà… magari era un piccolo presagio…

 

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?

Per ispirarsi bisognerebbe avere un “genere” al quale essere legati. Questo è il mio “tallone d’Achille” o forse il mio punto di forza… non so. Vero è che non ho un genere al quale sono particolarmente legato e questo mi permette di spaziare nella fotografia a 360 gradi.

Se dovessi fare dei nomi sicuramente fare quelli di Steve McCurry e Sebastiao Salgado (per citarne due tra i più famosi) ma la mia voglia di crescere è aperta a tutti coloro che possono darmi qualcosa. Tra i fotografi italiani ho avuto il piacere di conoscere Massimo Della Latta e devo dire che è davvero una persona strepitosa; mi piace poi moltissimo anche Edmondo Senatore, altro grande interprete della fotografia in Italia, secondo il mio punto di vista.

Ultimamente, proprio perché mi sto avvicinando ad un genere che mi sta “prendendo”, devo dire di essermi “innamorato” anche di Lee Jeffries un grande interprete dei ritratto street.

 

Cosa non è per te la fotografia ?

Domanda strana, forse per me, che ribalterei in “cosa è per me la fotografia”.

Per me la fotografia è tutto ciò che l’occhio esterno e “interno” può vedere. Per occhio esterno intendo ovviamente le cornee vere e proprie, per “occhio interno” intendo il cuore. Il mio sito personale si apre con questa frase: “La fotografia, per me,  è uno sguardo sul mondo che ci circonda nella consapevolezza che nulla va dato per scontato e che tutto è dono! Fotografare vuol dire sintonizzare l’occhio, il cuore e l’anima in uno stesso istante e in quell’istante sentirsi tutt’uno con il creato!”. Credo che qui sia espresso tutto ciò che penso.

 

Quindi per te l’elaborazione digitale è concessa?

Ma… guarda… io penso che nella fotografia moderna, la fotografia digitale sia addirittura “necessaria” l’elaborazione della foto. Non possiamo, secondo me, continuare a paragonare la fotografia digitale a quella analogica. Sono due mondi completamente diversi (e qui so di scatenare l’ira di molti).

Il migliorare una foto digitalmente credo sia un’opportunità che se avesse avuto anche Bresson  ne avrebbe goduto! Certo come in tutte le cose c’è un limite, anche se secondo me può anche essere infranto. Io comunque ho un parametro che condivido anche con altri amici fotografi ed è questo: una foto è bella quando mi emoziona e non mi interessa come è stata fatta o come è stata elaborata! E’ anche per questo che mi trovo a disagio con tutti quelli (anche in certi concorsi) che chiedono il RAW… non credo sia un approccio giusto. Ovviamente questo è il mio pensiero…

 

Qual e` la sfida di ogni scatto?

La sfida di ogni scatto è emozionarmi emozionando!

 

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

Anche se prima ho detto di non avere un genere preciso, ultimamente mi sto appassionando seriamente al ritratto. Ma non al solito, bensì a quello “di strada”. Mi piacciono i visi che trasmettono emozioni, che facciano vedere “la vita” che portano scritta nelle rughe e negli occhi; a volte felice, a volte triste.

Quindi immagino  avrai un  progetto? 

Sì… il progetto che avrei in mente è quello di andare nelle città e avvicinarmi a quelle persone che hanno deciso, o son state costrette dalla vita, a vivere all’aria aperta e fotografarli provando a trascorre qualche po’ del mio tempo con loro.

Unito a questo, però, ho anche un altro progetto un pochino ambizioso che, insieme all’amico fotografo Matteo Musetti, stiamo pensando, ma di questo non posso ancora parlarne…

 

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Prima di tutto non sono nessuno e quindi la domanda è bella che decaduta, se intendi “quale è stato il mio percorso fino ad oggi “ posso dirti che è stato altalenante e che se oggi mi dedico di più alla fotografia e rischia di diventare parte attiva della mia vita lo devo a due realtà: la prima è mia moglie che da quando ci siamo conosciuti (2007) non smette di incentivarmi a fare sempre meglio e mi sprona a fare lasciandomi tutto lo spazio necessario per questo hobby; la seconda è l’aver incontrato amici con la stessa passione, uno su tutti l’ho già nominato prima (Matteo Musetti) con il quale mi confronto e a vicenda ci sproniamo a fare sempre meglio andando a Mostre, leggendo libri e partecipando, perché no, a concorsi.

 

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto? 

La pazienza… quella che io non ho particolarmente… ma che con fatica sto cercando di coltivare!!

 

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?

Se si tratta di un soggetto di natura cerco di entrare in quell’attimo che sto vivendo (es. un’alba, un tramonto, una cascata) se si tratta di una persona cerco di sorriderle prima di tutto e poi di farla sentire a suo agio.

 

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?

Non posso dire di riscontrare problemi veri e propri… quello che riscontro è che il digitale ha fatto sì che chiunque possa fotografare e che ognuno può avvicinarsi a quest’arte e questo lo ritengo positivo per un verso, ma negativo per un altro. Positivo perché ognuno può esprimere ciò che sa fare e ciò che vede attraverso l’obiettivo; negativo perché oggi, ormai, basta avere una macchina fotografica in mano per sentirsi fotografi.  Sia chiaro che io non mi ritengo nessuno.

Oggi come oggi è difficile trovare un filone da seguire, un qualcosa di nuovo da far vedere.

 

Hai detto che frequenti altri che fotografano come te; siete “singoli” (ognuno per se) o fate parte di un gruppo?

A metà anni 2000 facevo parte di un gruppo (senza nome) di fotografi  che si vedeva in un negozio di un altro fotografo. Poi per svariati motivi il gruppo si è sgretolato. Alcuni di noi, però, hanno continuato a vedersi e hanno fondato il gruppo Adventure Photo Dream (del quale c’è  l’omonimo gruppo su facebook).

Loro hanno continuato a vedersi e io invece mi sono allontanato abbandonando anche per un periodo la fotografia. Un anno fa mi sono riavvicinato e, non avendo perso i contatti con loro, sono riapparso con ancor più entusiasmo di prima. Tanto che mi hanno chiesto se avevo voglia di entrare a far parte del direttivo e quindi ora faccio parte integrante di questo gruppo.

Non abbiamo ambizioni particolari se non quella di fotografare insieme e poter fare qualche mostra collettiva in Savona o dove ci chiedano di esporre.

Abbiamo voluto fondare anche una associazione vera e propria in modo che potessimo avere più possibilità anche con gli enti.

 

Un’ultima domanda: hai un sito personale nonostante tu non sia un professionista; perché hai fatto questa scelta?

Sì ho un sito personale che ho creato in proprio senza avvalermi di nessun tecnico o specialista. Ritengo che sia il primo passo importante per farsi conoscere e che un fotografo che abbia “nel cuore” la fotografia debba come prima cosa, al giorno d’oggi, avere una reflex, ma come seconda avere un sito su cui far confluire tutti i suoi lavori che ritiene più belli. Un sito personale ti da la possibilità di dire a chiunque “se vuoi vedere come scatto … clicca sul mio sito”… diversamente sarebbe più complesso. Anche se oggi esiste facebook  che facilità le cose, ma come tutti sanno, Facebook non è eterno e le tue foto dopo un po’ di tempo vengono cancellate, senza contare la bassissima qualità delle immagini.

 

Come vuoi salutare chi ha letto di te?

Auguro a tutti, davvero, una “buona luce”… questo a chi ha l’amore per la fotografia, ma anche a chi non frequenta questa meravigliosa passione… la luce è ciò che fa brillare gli occhi… spesso di gioia!

sito personale : www.fiorenzorosa.it

Pagina Facebook : Fiorenzo Rosa Photographer

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“Racconti Fotografici” Numero 21: intervista a Emanuele Vidal https://www.domiad.it/racconti-fotografici-numero-21-intervista-a-emanuele-vidal/ Sun, 24 Jul 2016 14:02:39 +0000 http://www.domiad.it/?p=2128 Cari Lettori, eccoci alla 21° edizione di “Racconti Fotografici”. Questa edizione è dedicata a Emanuele Vidal, che ci racconta la sua fotografia attraverso parole e immagini. Buona Lettura

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono?

Ciao a tutti, sono Emanuele Vidal, ho 32 anni, vivo a Innsbruck in Austria ma sono nato a Venezia e cresciuto in provincia. Fotografo solo da qualche anno, principalmente paesaggi diurni, anche se vorrei crescere e tirare fuori qualcosa di buono anche di notte. In più, lavoro da poco per un’agenzia fotografica tedesca che si occupa di eventi sportivi. In questo modo ho l’opportunità di trasformare la passione in un impiego e allo stesso tempo di imparare molto, lavorando a contatto con professionisti molto preparati.

Da piccolo cosa sognavi di fare?

A 8 anni per natale ricordo di aver ricevuto in regalo un libro sulle costellazioni, e ho passato le sere estive di quell’anno a imparare a memoria il cielo boreale. L’anno successivo ero già felice possessore di un Konus 60mm (e avrei tanto voluto una “reflex” e un anello T, pur non sapendo bene di cosa si trattasse). Quindi sì, direi che mi sarebbe piaciuto essere un astronomo prima di tutto.

La prima foto che hai scattato?

L’ho scattata con quelle macchine souvenir che vendono ai turisti, con Ie foto dei monumenti veneziani. La prima foto “vera” non me la ricordo, forse una foto di gruppo a qualche festa di compleanno.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè?

Tra I grandi fotografi non ce n’è uno a cui mi ispiri in maniera particolare. Tra quelli magari un po’ meno noti, ma comunque grandi, ritengo un punto di riferimento Maurizio Pignotti per quanto riguarda i paesaggi notturni, e Alberto Ghizzi Panizza per tutto il resto. Non ho cominciato a fotografare da molto, e quando ho visto le loro foto ho visto degli esempi di magia (e infatti ogni tanto passo a riguardarmele). Poi, non posso fare a meno di dire che senza alcuni fotografi conterranei molto validi come Cristiano Costantini e Jacopo Leonardo Costantini, probabilmente non avrei avuto la spinta giusta per migliorarmi e imparare. Le loro foto sono sempre fonte d’ispirazione, perchè vedere gli stessi luoghi fotografati (bene) da occhi diversi, aumenta anche la mia capacità di vederli ed interpretarli.

Cosa non è per te la fotografia ?

Penso che la fotografia sia comunicazione (di un’idea, di uno stato d’animo, di un’emozione). Quando non si percepisce l’anima del fotografo nell’immagine, per me non è fotografia.

Qual è la sfida di ogni scatto?

Riuscire a ricreare l’emozione vissuta nel momento in cui scatto, e comunicarla.

Che cos’è la curiosità?

Uno dei motori della fotografia. Per me che prediligo la fotografia di paesaggio, la curiosità è quella di vedere sempre posti nuovi (ad esempio, se sono in montagna sento la necessità di “arrampicarmi” per avere punti di vista diversi). Senza la curiosità non andrei da nessuna parte probabilmente.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

Il cielo australe, quindi le nubi di Magellano, la Croce del Sud e il Centauro, magari in Namibia o in Patagonia. Sarebbe il massimo.

Qual è il tuo prossimo progetto? 

Non so se si possa definire un progetto però, questa estate vorrei riuscire ad immortalare i laghi alpini dolomitici e tirolesi cercando di tirare fuori l’unicità di ognuno di questi luoghi. Ho già preparato alcuni itinerari e spero di poterli presto metterli in pratica.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Penso di essere ancora piuttosto “acerbo” come fotografo, perchè devo imparare ancora moltissimo. Purtroppo trattandosi di una passione piuttosto costosa, cerco di fare un piccolo passo alla volta in termini di strumenti (camera e obiettivi), tirando fuori il più possibile da quello che ho a disposizione. Spero che le mie foto, con il tempo e la perseveranza, diranno che sto effettivamente migliorando. Se devo elencare delle tappe, o meglio dei punti di svolta nello sviluppo di questa passione, citerei la prima volta che sono riuscito a fotografare I fenicotteri in laguna, il primo fulmine, la prima lunga esposizione: è un susseguirsi continuo di nuovi scatti che contribuiscono alla mia formazione.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

La difficoltà più grande per me è quella di non riuscire a fotografare quello che ho in mente. Penso che sia normale avere delle giornate a vuoto in cui nessuno scatto ti soddisfa abbastanza. L’unica cosa da fare è perseverare e avere pazienza, prima o poi i risultati arrivano.

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

Quasi sempre esco da solo a fotografare (se non sono con la mia paziente ragazza), e molto spesso nei luoghi dove mi fermo trovo gente che ha la mia stessa passione, con la quale mi piace scambiare idee e punti di vista. Magari non saranno decisive come esperienze, ma si impara sempre qualcosa di nuovo, soprattutto per me che sono autodidatta e sono partito praticamente da zero pochi anni fa. Poi, sicuramente, anche con i fotografi di sport con cui collaboro, c’è un continuo scambio di informazioni che ti portano ad apprendere molto in pochissimo tempo.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

Il tempismo purtroppo è una dote che non ho, per cui sono propenso a pensare che l’attimo giusto si colga con la pazienza e la costanza (e un po’ di fortuna ovviamente). Finora ho partecipato solo ad un concorso fotografico (nella zona in cui vivevo), e per tirare fuori uno scatto che mi soddisfasse sono tornato nel luogo prescelto 7-8 volte, finchè le condizioni di marea e di luce non fossero state congegnali. Lo scatto che ne risultò fu premiato anche con un piccolo riconoscimento, però se non avessi insistito fino a vederlo e dire “Oh, eccola!”, non avrei ottenuto nessun risultato apprezzabile.

Cosa ha influenzato il tuo stile?

Mi risulta difficile rispondere a questa domanda perchè, non avendo cominciato da tanto, non credo di avere ancora uno stile tutto mio. Se un domani qualcuno vedrà le mie foto e riconoscerà la mia “impronta”, quello sarà un bel giorno per me. L’unica cosa che posso dire è che nelle mie foto sono alla ricerca continua di luoghi isolati e prediligo gli ambienti poco antropizzati.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare?

Sicuramente in primis la tecnica è da migliorare. Poi, il sovraffollamento in alcuni luoghi, che meriterebbero di essere vissuti ed ascoltati in silenzio, alcune volte mi impedisce letteralmente di fotografare.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Sono andato in vacanza a Creta per una settimana qualche anno fa. Reduce da numerosi tentativi senza successo di fotografare il Martin Pescatore in laguna, vado in Grecia. Mi sono limitato alle classiche foto da turista, me la sono goduta, sempre con la fotocamera in mano. L’ultimo giorno, io e la mia ragazza arriviamo in un paesino di nome Mpali, lasciamo i bagagli in camera e decido di non portarmi dietro la fotocamera, un po’ per il peso e un po’ per la stanchezza. Ecco, come non detto, mi siedo sugli scogli a godermi la costa greca, e un Martin Pescatore si piazza a 3 metri da me, fermo, immobile, per almeno un minuto. Da quel momento, difficilmente lascio la fotocamera a casa, tranne quando voglio godermi il paesaggio con la certezza di vedere qualche specie ornitologica particolare. Funziona sempre.

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]]> “Racconti Fotografici” Numero 20: intervista a Matteo Bertetto https://www.domiad.it/racconti-fotografici-numero-20-intervista-a-matteo-bertetto/ Fri, 22 Jul 2016 07:04:01 +0000 http://www.domiad.it/?p=2116 Cari Lettori, eccoci alla 20° edizione di “Racconti Fotografici”. Questa edizione è dedicata a Matteo Bertetto, che ci racconta la sua fotografia attraverso parole e immagini. Buona Lettura

Mi chiamo Matteo Bertetto, ho 32 anni e vivo a La Spezia.

Lavoro come macellaio ma fin da bambino ho sempre avuto la passione per il mondo dell’elettronica e dei computer. Ricordo ancora il mio primo pc all’età di 10 anni, un Pentium 100 con il quale passavo i miei pomeriggi a giocare.

A 13 anni ho scoperto come potermene costruire uno tutto da solo…un po’ come quei ragazzini che montano e smontano i motorini, la differenza è che io lo facevo nella mia cameretta.

Il mio primo contatto con una macchina fotografica l’ho avuto presto, mio padre aveva una vecchia reflex Canon a pellicola, ma ancora non avevo capito quanto importante sarebbe stato poi nel tempo questo hobby.

La svolta è stata in uno dei miei viaggi. Mi trovavo ad Amsterdam e da poco avevo acquistato una Nikon D3200 ed avevo con me un unico obiettivo 18-55…chi mai avrebbe pensato che oggi mi sarei trovato invece con uno zaino pieno di obiettivi!

Di lì ho iniziato il mio percorso che mi ha visto crescere studiando e seguendo quelli che io ritengo i più grandi: a livello nazionale seguo con tanta ammirazione Alberto Panizza per i suoi viaggi e i meravigliosi paesaggi che si porta a casa da questi , Giovanna Griffo per la sua infinita preparazione su tecnica e post produzione, Manuel Cafini per il mondo dei flash e dell’illuminazione ed infine Andrea Pollini per i ritratti.

A livello mondiale seguo tanto e ammiro gli scatti di Michael Shainblum che penso sia un colosso del settore riconosciuto da tutti.

Da quando questa passione fa parte di me, il mio occhio e la mia curiosità sono cambiati…è incredibile come la mia mente compone una foto anche senza macchina in mano… la fotografia parte molto prima dello scatto!

Ecco perché ritengo che non sia fotografia tutti quelli scatti fatti a caso senza pensare al punto di ripresa alla composizione e alla posizione della scena rispetto alla luce…tutto per non arrivare a casa con una foto che non racconta nulla né tecnicamente né di contenuto.

Sono sempre stato curioso fin da bambino e la curiosità è proprio quella spinta che mi porta sempre a credere che non si smette mai di imparare… se pensassi questo il mio “viaggio” terminerebbe prima o poi…ed è quello che non voglio.

Quando si inizia si fotografa tutto. Nel mio archivio ho foto di amici, fidanzata, paesaggi, macro con fiori insetti, bambini e dei miei cani…non li ho cancellati e mai lo farò…ogni volta che riguardo questi scatti noto la mia crescita e questo mi rende orgoglioso.

E’ proprio fotografando di tutto che capisci poi quale sia la tua strada e da questo capisci chi sei…io sono un paesaggista!

Ne ho avuto la certezza quando mi sono ritrovato a camminare per ore, in sentieri non conosciuti da tutti, di notte, al freddo e magari solo per uno scatto.”

LINK ALLA MIA PAGINA FACEBOOK: https://www.facebook.com/MatteoBertettophotography/

Roma

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“Racconti Fotografici” Numero 19: intervista a Stefano Voir (immagine13) https://www.domiad.it/racconti-fotografici-numero-19-intervista-a-stefano-voir-immagine13/ Thu, 21 Jul 2016 07:37:17 +0000 http://www.domiad.it/?p=2110 Cari Lettori, eccoci alla 19° edizione di “Racconti Fotografici”. Questa edizione è dedicata a Stefano Voir (immagine13 sul forum Canon Club Italia), membro storico del Canon Club Italia e parte integrante dello staff in qualità di Commentatore, ci racconta la sua fotografia attraverso parole e immagini. Buona Lettura

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Mi chiamo Stefano Voir, il cognome è francese ma nasco in Italia 53 anni fa e precisamente a Livorno, mi sposo con Paola nel lontano 1981, da cui ho avuto due figli, Matteo 35anni, e Marco 24anni..studio sino alla terza superiore come Geometra ma non conseguo il titolo e quindi, come da esigenze, vado a lavoro, entro nel 1982  nell’ambito della sicurezza e ci sono, ahimè, tutt’oggi.

Da piccolo cosa sognavi di fare?

Le solite cose che non si avverano mai, l’astronauta, il poliziotto, il calciatore ecc…un classico dei bambini…

La prima foto che hai scattato?

Si me la ricordo bene, a mio figlio Matteo alla Terrazza Mascagni, l’anno doveva essere il 1984…

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?

Sinceramente non ho un fotografo che tengo ad esempio, ritengo che emulare un qualsiasi altro fotografo sia relativo, nel senso che preferisco leggerne la storia e sapere come ha vissuto la fotografia, e in questo senso il mio preferito e Adams…

Cosa non è per te la fotografia ?

Un passatempo mordi e fuggi…

Qual è la sfida di ogni scatto?

Curo molto la composizione e l’esposizione, per me sono l’essenza dello scatto…

Che cos’è la curiosità?

La voglia di conoscere…

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

Mi piacerebbe molto fotografare ogni luogo della terra, un viaggio che forse non farò mai, ma che sicuramente è il sogno di ogni paesaggista…

Qual è il tuo prossimo progetto?

Restare nella fotografia ancora per tanti anni con la stessa passione di oggi, e per fare ciò il mio progetto a medio termine è aumentare il corredo per spingermi in profondità nelle varie tecniche…

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Una bella domanda, da non professionista non vorrei peccare di presunzione, ma il percorso che mi ha portato ad oggi qualche buono scatto è frutto di studio, attingendo molto da internet, ma soprattutto dai forum fotografici, nel tempo prima di soffermarmi al nostro Canon Club, ne ho praticati altri e tutti più o meno mi hanno aiutato nella formazione fotografica.. senza dimenticare qualche lettura sui testi fotografici di base e i consigli di qualche amico professionista…e comunque è stato un lavoro abbastanza duro, e non è ancora finito…

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Molte, riassumere i concetti della fotografia, uniti a quelli della post-produzione mi hanno impegnato parecchio, e per averne ragione in modo decente mi ci sono voluti degli anni…

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

Nessuna in particolare, ho fatto qualche lavoro fotografico gratis per amici o parenti, molti restauri su fotografie vecchie oppure su foto che avevano disturbi tali da cestinarle al volo, ma si sa le persone si affezionano all’attimo, e quando gli risolvo il problema ne sono felice..

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

Altra bella domanda, cogliere l’attimo è un percorso ben preciso, fatto di esperienza, di occhio e riflessi pronti, certo dipende sempre in quale ambito vogliamo operare, nella street sicuramente l’esperienza è più necessaria che nella paesaggistica..un conto è fotografare un tramonto o un alba, un conto è stare sulla strada e cogliere l’occasione che non ti da scampo se non agisci in pochi secondi. Di fatto la conoscenza in materia fotografica e tante ore di volo sul campo, sono prerogative imprescindibili per cogliere il famoso attimo.

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuole ritrarre?

Quando siamo in giro per foto un bel sorriso verso gli altri ci può aiutare a mettere a propio agio potenziali soggetti, chiedere con cortesia e dichiarare le proprie intenzioni è necessario per non essere fraintesi, oggi come oggi è facile prendersi un vaffa se non si agisce con chiarezza e onestà verso gli altri, specialmente quando impugniamo una reflex..se invece vogliamo ritrarre una qualsiasi persona come modello/a è bene guidare sempre le operazioni da vero fotografo, consigliando atteggiamenti spontanei, e pose che possono valorizzare il soggetto.

Cosa ha influenzato il tuo stile?

La post-produzione, come dicevo qualche domanda fa, negli anni la chiarezza delle idee fotografiche dovevano prendere corpo e forma, e solo nella post-produzione ho trovato la risposta ai miei quesiti e a tutte le necessità d’immagine che mi ero preposto, e onestamente debbo dire che ne sono soddisfatto.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?

In verità  nessuno, un fotografo amatore non può avere problemi in ambito fotografico, solo il professionista può vivere e sentire una realtà diversa, perchè con la foto ci deve mangiare. Ma per chi come me, che decide senza un impegno preciso di fare una sessione fotografica, cosa vuoi che possa turbare una tale decisione??..

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Risale a qualche anno fa, ero intento a fotografare un giovane di Gabbiano e non mi ero accorto della madre che non ha gradito la mia presenza, come un missile ha puntato verso di me e dallo spavento mi ha fatto lanciare la reflex, solo che avevo la tracolla  il rimbalzo sulla mia bazza è stato doloroso..forse avrei preferito rompere la reflex…xd

http://immagine13.wix.com/immagine13

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Stefano

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“Racconti Fotografici” Numero 18: intervista a Lauro Magris https://www.domiad.it/racconti-fotografici-numero-18-intervista-a-lauro-magris/ Wed, 20 Jul 2016 08:14:18 +0000 http://www.domiad.it/?p=2100 Cari Lettori, eccoci alla 18° edizione di “Racconti Fotografici”. Questa edizione è dedicata a Lauro Magris, membro storico del Canon Club Italia, fotografo esperto e dal grande talento, che ci racconta la sua fotografia attraverso parole e immagini. Buona Lettura

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Mi chiamo Lauro Magris , sono nato e risiedo in provincia di Treviso . Con il tempo, in me,   è aumentato l’interesse per la fotografia, che cerco di approfondire  studiandone le regole e gli aspetti tecnico/compositivi/emozionali. Finora la mia passione  mi ha portato a visitare, a conoscere ed apprezzare le bellezze geografiche, culturali, naturalistiche delle Tre Venezie.

Da piccolo cosa sognavi di fare? 

L’esploratore

La prima foto che hai scattato? 

Era una foto di paesaggio montano con una reflex  a pellicola Yashica 109 MP con ottica standard e il tokina 24-200mm  . Dopo alcuni anni acquistai la prima reflex digitale canon entry level: la canon eos 300D . Da quel momento le mie uscite fotografiche subirono una accelerazione fino a preferire e approfondire alcuni generi fotografici e upgradando man mano il corredo.

Qual è la sfida di ogni scatto? 

Studiare la location, osservare gli animali che frequentano il territorio e cercare di cogliere la loro unicità/essenza.

Che cos’è la curiosità? 

E’ quella molla che ci spinge ad osservare i comportamenti dei soggetti, approfondire la originale soggettività dei loro atteggiamenti e cercare di metterci in sintonia con i protagonisti.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi? 

Amo cimentarmi nei vari generi, preferendo – però – la fotografia naturalistica che mi permette di osservare, rispettare, conoscere, l’ambiente e  gli animali .

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto? 

A livello naturalistico, studiare il territorio esplorandolo in momenti diversi e in tutte le stagioni. Osservare e memorizzare gli incontri e le condizioni di luce, individuare dei punti di ripresa strategici, studiare il comportamento dei soggetti, migliorare la resistenza fisica, sviluppare la pro-attività . Cos’è per me la pro-attività? E’ la capacità di anticipare gli eventi e/o azioni del soggetto senza tensioni interne ma ottimizzando i personali tempi di reazione nel modificare al volo i parametri di scatto. La pro-attività ci permette anche di cogliere l’attimo in una situazione non prevista (essere nel momento giusto nel luogo giusto).  Per aumentare le percentuali di successo durante le uscite naturalistiche occorre poi muoversi nel territorio silenziosamente, preferire la compagnia poco numerosa e non invasiva di altri, sfruttando il mimetismo e rispettando sempre l’ambiente che ci ospita e i suoi viventi.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ? 

La mancanza di  tempo dato che gli impegni di lavoro e familiare  volente o nolente ci mi assorbono sempre più . La fotografia, però, mi permette di staccare, di caricarmi le batterie interne, anche se al rientro da una lunga uscita fotografica ho fatto poche centinaia di foto.  Da qui si comprende la mia inclinazione verso tutti gli aspetti legati alla natura . Dal paesaggio alla macro o alla caccia fotografica includendo  fauna e avifauna. Generi fotografici che per magia mi fanno dimenticare del tempo che scorre, proiettandomi in un’immaginaria dimensione dove esso rallenta.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Quello che rimarrà sempre nel mio cuore è di aver assistito alle prime uscite di un pullo di martin pescatore  “imbranato” e alle conseguenti situazioni paradossali  tra lui , la sorellina e i genitori.  A differenza della sorellina Principessa, Rinco (nome coniato per il protagonista) dimostrava la sua imbranataggine nella tecnica di pesca, andando spesse volte a vuoto nei suoi tuffi, pescando e tramortendo pezzettini di canna galleggianti, perdendo i pesciolini appena pescati o inghiottendoli dalla parte sbagliata. Rimanere interminabili minuti ad osservarlo mentre seguiva le evoluzioni di Principessa o mentre riceveva le sgridate della mamma, spostandosi a piccoli passi sul rametto fino a cadere è stato impagabile. La parte più difficile era ridere silenziosamente e  non poter intervenire spiegandogli cosa e come doveva pescare. A volte, come in questo caso, possiamo imbatterci in comportamenti umanizzati ed essere coscienti di essere dei semplici osservatori, in  un click cerchiamo di racchiudere la tecnica, la parte emotiva e quella originale di una sessione fotografica. Poi, con un sorriso a banana, rientriamo a casa soddisfatti di ciò che ci ha regalato la Natura quella giornata.

Sito web: www.lauromagrisphotonature.com 

Pag.FB:  https://www.facebook.com/lauro.magris

La corazza lucente (Dragone d’acqua verde)

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Il rosso (Airone rosso)

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Colors (scoiattolo)

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L’inghiotto (Martin pescatore femmina)

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Storming (Sleddog-Husky)

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Sogni d’oro (picchio rosso maggiore)

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“Racconti Fotografici” Numero 17: intervista a Barbara Trabalzini https://www.domiad.it/racconti-fotografici-numero-17-intervista-a-barbara-trabalzini/ Tue, 19 Jul 2016 10:30:26 +0000 http://www.domiad.it/?p=2092 Cari Lettori, eccoci alla 17° edizione di “Racconti Fotografici”. Questa edizione è dedicata a Barbara Trabalzini, che ci racconta la sua fotografia attraverso parole e immagini.

Buona Lettura

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?
Mi chiamo Barbara, sono romana ma ho trascorso un lungo periodo di 8 anni a Milano.
Sono tornata nella mia città natale appena 1 anno fa, felice di ritrovare le persone e i luoghi a me cari e familiari.
Impiegata di giorno, fotografa in tutte le altre ore del giorno o della notte…In una descrizione di me stessa non potrei non parlare di fotografia! Le dedico praticamente quasi tutto il mio tempo libero. Fotografare per me è necessario, direi vitale quasi.

Da piccola cosa sognavi di fare?
La dentista… eh si, lo so… ero una bambina intelligente! Crescendo mi sono persa invece!

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?
Tutti. Ogni genere fotografico mi incuriosisce. Chiaramente ho i miei fotografi preferiti ( Bresson, Berengo Gardin, Salgado) ma mi piacciono tutte le foto (conosciute e non) che mi fanno interrogare sulla tecnica utilizzata, sulla composizione, sulla capacità di comunicare e di generare emozioni.

Cosa non è per te la fotografia ?
Posso parlare di cosa è? La fotografia è come fosse un prolungamento del mio essere. E’ lo strumento che la mia mente ha trovato per riuscire a esprimere in un linguaggio a me più semplice le emozioni, per dare sfogo alla creatività mettendo in gioco allo stesso tempo una buona dose di razionalità. Un dualismo, ragione e sentimento, che per me nella fotografia deve trovare luogo. L’ho già detto, la fotografia è meglio di una terapia! E’ un cammino di equilibrio interiore.

Qual è la sfida di ogni scatto?
Ancora Ragione e sentimento. Non far prevalere l’ansia di perdere l’attimo fuggente e lasciare allo stesso tempo spazio al cuore e all’emozione. Una sfida con o senza macchina fotografica.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?
NewYork. Non ci sono mai stata. Ma amo moltissimo le geometrie, le prospettive, l’architettura e credo che impazzirei (in senso positivo intendo). Chiaramente è un viaggio che vorrei fare da sola, per guardare la città al mio ritmo e godermi ogni attimo di quella libertà che respiro quando fotografo.

Qual è il tuo prossimo progetto?

Un viaggio fotografico.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?
Ho comprato la prima reflex nel 2012. Ma solo 2 anni fa ho cominciato a dedicarmi veramente a questa passione. Ho fatto corsi, continuo a farli. Leggo articoli online, leggo i post “tecnici” sui social. Ho investito in attrezzatura. Ma soprattutto scatto, scatto, scatto e continuo a scattare. Non esiste un clima o un meteo ideale o il luogo più idoneo. Ogni situazione può generare scatti diversi. Il bello è provare ad adattarsi all’ambiente. Se esco per fare paesaggio e mi ritrovo un cielo grigio e piatto, la sfida con me stessa inizia li. C’è sempre (o quasi) un buono scatto che ci aspetta. Il limite è il nostro, non dell’ambiente.

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?
L’incontro con un fotografo, ora un amico. MI ha consigliata, guidata. Ricordo che il primo compito che mi diede dopo una gita “fuori porta” a Venaria Reale fu quello di fargli vedere solo 15 foto. Panico! Io avevo portato a casa centinaia di scatti e non sapevo neanche da che parte iniziare a fare quella selezione così rigida. Quella fu una lezione importante che mi è stata molto utile, sia sul campo mentre fotografo che in fase di editing. All’epoca la fotografia era quasi solo emozione e meno ragione, ma come ho detto prima, il sentimento non basta.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?
Ci vuole calma e sangue freddo. A parte gli scherzi, per l’attimo giusto è necessario saper vedere oltre, prevedere ma anche attendere… e un pò di fortuna.

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuole ritrarre?
Voglio che stiano a loro agio. Voglio che dimentichino che ho una macchina fotografica in mano. E quindi parlo e cerco di farle sorridere, rilassare. Non amo troppo le situazioni costruite.

Sito Web: Www.fotolucebt.it

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“Racconti Fotografici” Numero 16: intervista a Marco Tortato https://www.domiad.it/racconti-fotografici-numero-16-intervista-ad-marco-tortato/ Fri, 08 Jul 2016 08:27:09 +0000 http://www.domiad.it/?p=2020 Cari Lettori, eccoci alla 16° edizione di “Racconti Fotografici”. Questa edizione è dedicata a Marco Tortato, poliedrico e instancabile artista, da molti conosciuto come Yorick, avvicinatosi casualmente alla fotografia professionale nel 2009 con un enorme e indiscutibile successo a livello nazionale e internazionale. E’ passato dalla musica come forma d’arte alla fotografia. In un certo senso Marco continua a suonare per i nostri occhi, le sue fotografie sono infatti musica per i nostri occhi. Grazie Marco del tempo che ci hai voluto dedicare. Buona Lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono?
Ma molto volentieri. Ciao a tutti. Sono Marco “Yorick” Tortato, e la maggior parte dei miei amici mi chiama Yorick… il giullare nell’Amleto, o meglio il teschio. Lunga storia questo soprannome, ma diciamo che è da tempi lontanissimi che ce l’ho. Sono fotografo professionista per uno strano caso del destino dal 2009. Arrivo da un lungo percorso di vari e diversi lavori molto differenti tra di loro, ma se 10 anni fa mi avessero chiesto se avessi voluto fare il fotografo, probabilmente avrei risposto di no… Ora sono fotografo di Portfolio Mondadori dal 2013, sono fotografo commerciale e ho uno studio tutto mio a Castelfranco Veneto. Lavoro nel mondo degli interni e arredamento, del cibo e della ristorazione, ma ciò che amo fare di più è il ritratto, e fotografare la mia amatissima città natale, Venezia. Insegno dal 2010 e al momento tengo corsi in varie città del Triveneto tra cui Venezia, Udine, Pordenone, Castelfranco Veneto, e Belluno.

Da piccolo cosa sognavi di fare?
Il musicista, in particolare il chitarrista rock. Suono da quando ho 15 anni, ma quello che mi è successo con la fotografia purtroppo non mi è successo con la musica.

La prima foto che hai scattato?
Non avrei idea… ricordo che in casa giravano diverse macchine fotografiche, ma nessuno era particolarmente appassionato di fotografia. Ricordo le Agfa usa e getta… probabilmente le prime foto fatte con una certa consapevolezza furono quelle fatte nel 2006 in Florida quando fui ospite per la prima volta di quello che poi diventò il mio maestro, Harry De Zitter.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè?
Ovviamente Harry, perché è quello che un giorno guardando le mie foto mi disse “Marco, you have to do this seriously”… e da lì nacque tutto. Divenne mia guida e così di conseguenza la prima grande fonte di ispirazione. La sua poesia e delicatezza di sguardo verso il mondo mi hanno da sempre incantato. Adoro David duChemin fotografo viaggiatore, la sua visione e i suoi libri sulla fotografia sono di grande ispirazione. Michael Kenna magico sognatore. Richard Avedon, Albert Watson, Lee Jeffreys e Irving Penn come ritrattisti. Joe McNally, Joey Lawrence, Zack Arias e Dave Hobby per il loro uso delle luci controllate. Difficile tenere questa lista corta, perché il mondo della fotografia offre così tanti spunti e maestri che una vita non basterebbe per farsi ispirare da tutti. In Italia Gastel, Benedusi, Thorimbert, Scianna, Gardin, Efrem Raimondi, Barbieri sono quelli che seguo maggiormente.

Cosa non è per te la fotografia?
La fotografia non è un contenitore vuoto in cui scaricare le proprie frustrazioni e le proprie carenze affettive e di attenzione. Sempre di più fare fotografia è per molti un mettersi in mostra, a tutti i livelli. La fotografia, invece, è comunicazione, è trovare un canale di uscita per il proprio pensiero e il proprio intelletto. Quando invece diventa “onanismo” (cit. Settimio Benedusi), essa è vuota e probabilmente inutile. La fotografia non è facile, è fatica perché è difficile avere qualcosa di davvero interessante da dire, perché è fatica scavare dentro di noi per trovare quel qualcosa di sincero e profondo che poi genera il racconto, la storia, perché è intellettualmente complesso trasformare un soggetto, anche semplice, in un’emozione da guardare, perché il linguaggio visivo sembra così immediato e alla portata di tutti, quando invece è meravigliosamente raffinato e nemmeno in una vita si riesce ad apprenderne tutte le sfumature.

Qual è la sfida di ogni scatto?
Comunicare in maniera efficace il messaggio o storia che io personalmente o il mio cliente vuole trasmettere con quella fotografia. Fare in modo che contenuto, forma e stile funzionino assieme come linee armoniche di una sinfonia che si intrecciano per toccare nel profondo chi l’ascolta.

Che cos’è la curiosità?
La curiosità è vita. La curiosità è stimolo, è desiderio di andare oltre. E’ non essere mai contenti della superficie, perché essa il più delle volte nasconde mondi incredibilmente interessanti che attendono solo di essere rivelati e raccontati.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare?
Bella domanda. Non ho un soggetto che ambisco di fotografare, ma diciamo che ho il sogno di poter trasportare la poetica dei romantici inglesi nella fotografia. Sono anni che ho ripreso a studiarli, e l’idea è quella di integrare il loro pensiero nel mio modo di fotografare. Chissà…

Qual è il tuo prossimo progetto?
Sto lavorando a diverse cose. Ho da sempre un progetto aperto sulla mia città, Venezia, che ne vuole raccontare la sua fragilità e la sua forza al contempo. Sto lavorando per un mio cliente al racconto del suo prodotto, un vino biodinamico, frutto di appassionate attenzioni e riti che lo rendono incredibilmente speciale. Il progetto, però, che in questo momento sta diventando sempre più concreto è quello che recentemente ho chiamato “Uomini Illustri” e che probabilmente vedrà la sua consacrazione il prossimo anno. Sto raccogliendo ritratti di persone che per talento e autorevolezza sono in qualche maniera guide e icone di questi tempi. Un progetto nato qualche anno fa sotto altro nome e che ora sta trovando una sua strada ben definita. La particolarità è che tutti questi personaggi vengono fotografati con un occhio coperto dall’oggetto che rappresenta il loro mestiere, in un incrocio tra la tradizione delle bambole daruma giapponesi e una mia personale interpretazione dell’occhio coperto.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?
Il mio percorso verso la fotografia professionale è stato molto veloce. Quando incontrai Harry nel 2006 (vedi sopra) lavoravo in Manfrotto come responsabile dei testimonial dei loro brand. Non solo, ma per problemi fisici ebbi uno stop di 2 anni proprio in quel momento dalla mia attività musicale. Questo mi portò a darmi anima e corpo a questa disciplina che mi aveva preso in maniera intensa e totalizzante. Fortuna vuole che proprio per Manfrotto ero in contatto e per vari motivi trovavo spazio per imparare e di collaborazione con fotografi come Joe McNally, John Sexton, Bill Frakes, o Kazuyuki Okajima. La Manfrotto School of Xcellence che fondai nel 2010, con tutti questi professionisti da tutto il mondo, poi fu davvero un’esperienza di formazione ad alto livello molto importante per me. Oggi, cerco di imparare ogni giorno qualcosa di nuovo, di sperimentare nuove tecniche, e di frequentare sempre qualche importante workshop, perché la crescita personale in questo mestiere non è mai finita. Devo dire, però, che i miei studi di linguistica, comunicazione, semiotica e filologia mi hanno aiutato molto ad essere quello che sono, fotograficamente parlando.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?
Come dicevo sopra, la fotografia è un mestiere complicato, non è solo scattare una foto, non è solo andare a sentimento o seguire il proprio istinto, ma è comunicare con efficacia, è consapevolezza e piena conoscenza di un linguaggio complesso e multiforme. E il passaggio mentale verso questo modo di pensare è stato arduo. Come per molti, fotografare inizialmente sembrava facile. Mi pareva di riuscire senza fatica, ma poi scoprii che il professionismo è tutt’altra cosa, è rendere conto ad un cliente del proprio operato, è un avere le competenze per far fronte ad ogni situazione, imprevisto o difficoltà. E’, inoltre, avere cura per la qualità di ogni passo del tuo flusso di lavoro, fino alla consegna del file e a questo non ero abituato, perché da amatore rendevo conto solo a me stesso, e i primi feedback ovviamente erano quelli di chi mi stava vicino, che solo dopo capii non erano quelli che dovevo guardare per capire il livello fotografico a cui mi trovavo. Però, devo dire che le maggiori difficoltà le ho trovate proprio tra i colleghi, proprio tra chi ti sembra amico o compagno di viaggio. Scopri che i colpi bassi non te li risparmia nessuno, che è una gran lotta, che si arriva addirittura (per gelosia o stupidità) a diffamarti con chi ti dà lavoro, sperando che la spallata ti faccia cadere e che ti possano così superare o sostituire; o ancora si arriva a bersagliarti di critiche assurde sui tuoi profili Facebook o nei post che promuovono i tuoi corsi, pur di danneggiati in qualche modo. E’ incredibile come i social possano tirare fuori il peggio delle persone e trasformarli da “amici” ai tuoi peggiori nemici.

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?
Di sicuro il lavoro al Caffè Florian di Venezia fu quello che mi fece crescere maggiormente. Sia per la varietà di tipologie fotografiche che dovevo affrontare (food, reportage, eventi, interni, still life di prodotto), sia perché la committenza era raffinata e sensibile al bello. Però, la tappa fondamentale fu proprio l’inizio, l’incontro con Harry e la sua guida che tuttora è la colonna portante di tutto quello che faccio.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?  
Sensibilità, apertura verso gli stimoli che il mondo manda, spirito d’osservazione, capacità di anticipare ciò che succede, studio del soggetto, ricerca, e infine avere coltivato il proprio spirito e la propria profondità come persone. Se si vuole scrivere una storia interessante, e con spessore, serve essere persone di spessore. La lettura sia d’immagine che di testi di grandi maestri sono una grande scuola, così come il guardare un certo tipo di filmografia raffina l’abitudine a “vedere” in una certa maniera, sia per le scene che per la luce. Curare la propria “cultura” è importantissimo; cultura intesa in senso ampio ovviamente e non in senso elitarlio.

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuole ritrarre?
Quando si fotografano persone è importante far capire che non è un gioco solitario o a senso unico, ma è come un ballo: si lavora in coppia, e ognuno deve dare del suo. Quindi cerco di stabilire il più presto possibile una connessione, un rapporto che mi permetta di poter facilmente trovare collaborazione e sintonia con il soggetto… non sempre ci si riesce subito, ma credo che la bravura di un grande ritrattista stia più in questo aspetto che in ogni altro tecnicismo.

Cosa ha influenzato il tuo stile?
Credo che il mio stile derivi molto dalla mia personalità e dal mio vissuto. Gli studi umanistici, i viaggi, la sensibilità verso il mondo, la mia emozionabilità, i film visti, i libri letti, gli amori e i dolori vissuti sono le componenti principali di questo stile. Ma poi  soprattutto le molte e molte fotografie lette e rilette, assaporate e gustate in questi ultimi anni mi hanno portato a trovare nuovi stimoli e nuove sfumature, e così sono sicuro continueranno a fare sempre.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare?
E’ sempre più difficile poter far valere la propria professionalità. La fotografia è un’arena in cui è difficile stare. La percezione del valore di un’immagine e soprattutto la capacità di giudicare la bontà della stessa sono a livelli molto bassi in questi anni, e non saprei dire se la situazione si riprenderà o meno.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?
Di sicuro la cosa più simpatica che sia successa è che due anni fa, alla fine di uno dei corsi gli studenti si sono uniti e hanno fondato il mio Fan Club. E’ stato, finora, uno dei regali più belli e dei riconoscimenti più emozionanti della mia vita professionale.
Un’altra cosa buffa che mi è successa proprio quest’anno è che i miei corsi stanno diventando un fumetto. E’ dall’anno scorso che assieme ad una cara amica, che mi ha trasformato in un personaggio disegnato, stiamo lavorando ad un piccolo esperimento. A breve pubblicheremo un primo volumetto con alcune delle frasi tipiche che dico durante i miei corsi… trasformate in maniera geniale in scenette. La tavola 0 è stata la creazione di un’immagine per il mio hashtag #fujifilmsempreconme che trovate nella fotogallery.

]]> “Racconti Fotografici” Numero 15: intervista ad Andrea Pollini https://www.domiad.it/racconti-fotografici-numero-15-intervista-ad-andrea-pollini/ Thu, 07 Jul 2016 08:49:45 +0000 http://www.domiad.it/?p=1911 Cari lettori, eccoci alla 15° edizione di “Racconti Fotografici”, che nel progetto iniziale doveva pubblicare una intervista a settimana, ma abbiamo avuto tante di quelle aedsioni che siamo passati a una pubblicazione al giorno, segno che questa iniziativa ha catturato l’attenzione di voi fotografi, nonchè la voglia di raccontare la propria esperienza e la propria visione della fotografia. La 15° edizione è dedicata ad Andrea Pollini, fotografo bresciano che ci ha colpito moltissimo con i suoi ritratti ambientati, eseguiti magistralmente. Andrea ha accettato di essere intervistato da noi e lo ringraziamo per il tempo che ci ha voluto dedicare. Buona Lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?
Ciao a tutti, mi chiamo Andrea, abito in provincia di Brescia e sono un matematico di professione oltre che un curioso per vocazione. Sono un fotografo ritrattista. Per capire come intendo il ritratto (sia esso in studio o in esterno, di tipo classico o più concettuale/emozionale), penso basti osservare le immagini che creo.

Da piccolo cosa sognavi di fare?
L’astronauta, come tutti penso abbiano sognato da piccini. Poi ho capito che mi sarebbe un sacco piaciuto capire e curiosare nel mondo della matematica e così ho fatto.

La prima foto che hai scattato?
Una foto di cui non ricordo il soggetto, ma di certo una foto senza pretese. L’approccio alla fotografia è stato quasi casuale, ed è tornato poi dopo anni come risposta ad una esigenza profonda di trovare nuove modalità comunicative dopo un evento che ha segnato per sempre la mia vita.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?
Mi ispiro ai pittori piuttosto che ai fotografi. Penso che il patrimonio estetico che ci hanno lasciato i preraffaelliti ed i fiamminghi sia irrinunciabile per me. Allo stesso modo ammiro molti disegnatori. Tra i fotografi che mi ispirano non posso non citare Emily Soto, Brooke Shaden, David Talley e tutta la generazione dei giovani fotografi russi. Trovo che il loro modo di rielaborare toni e di esporre concetti sia molto affine al mio modo di sentire.

Cosa non è per te la fotografia ?
La fotografia non è la rappresentazione della realtà, almeno nel mio modo di viverla.

Qual è la sfida di ogni scatto?
La sfida più grande che ogni scatto racchiude è relativa all’uso della luce, sia scattando in luce artificiale che sfruttando quella naturale. La difficoltà non sta solo nel fatto di creare uno scatto con la giusta esposizione, quanto piuttosto trovare l’illuminazione giusta per lo scopo comunicativo dello scatto che sto creando

Che cos’è la curiosità?
La curiosità è il mio modo di approcciare lo studio della fotografia, una continua scoperta di nuovi registri espressivi man mano che si procede nel proprio percorso artistico. Amo sperimentare generi e registri diversi

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?
Mi piacerebbe fotografare un respiro, una emozione tanto leggera quanto evanescente.

Qual è il tuo prossimo progetto?  
Quale dei tanti? ho sempre tante idee da sviluppare, ho tutto un universo dentro di me da raccontare nei miei scatti. E sento di doverlo fare, ogni giorno sempre di più.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?
Ho iniziato per caso, come penso tutti. Successivamente ho scoperto la ritrattistica (da timido i primi ritratti sono stati un disastro), e non ho potuto fare a meno di innamorarmi dell’universo di generi che le ruotano attorno. Poi l’evoluzione tecnica diventa una necessità quanto più si cercando di raccontare sfumature.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?
Ho incontrato la frustrazione del non riuscire a creare quello che desideravo, per carenze tecniche, nella fase iniziale.Successivamente resta la sensazione di poter fare sempre meglio e sempre di più. Dopo un giorno anche lo scatto migliore mi sembra sempre pieno di imperfezioni e di cose che avrei fatto diversamente. Questo senso di incompiutezza lo avverto anche ora ed è la sfida che mi spinge ad andare sempre più a fondo con i miei studi per poter avere sempre più capacità narrative ed espressive.

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?
Ho avuto la fortuna di confrontarmi con bravi fotografi, di avere l’umiltà di ascoltare i loro consigli e di sperimentare quanto mi hanno consigliato, senza mai snaturare il mio stile. Grande importanza hanno avuto le pubblicazioni che ho avuto, come piccoli segni della mia crescita artistico/espressiva.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?  
Per cogliere l’attimo serve sapere ascoltare la scena ed il soggetto. I miei scatti sono spessissimo pensati in anticipo, tuttavia spesso capita che sul set noti qualcosa, che sia un particolare della location, un accessorio o un dettaglio del soggetto, che mi fa sperimentare degli scatti che magari si rivelano poi migliori di quelli pianificati. Forse il segreto sta proprio nel seguire il flusso di coscienza mentre si sta scattando, seguendo le sensazioni del momento

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuole ritrarre?
Cerco sempre di ascoltare le storie delle persone che ritraggo se sto realizzando dei ritratti. Se invece si sta realizzando un set più concettuale o emozionale cerco di essere sempre aperto agli input di chi posa perchè per me quel tipo di set è una creazione di mie idee sempre con l’apporto del soggetto.

Cosa ha influenzato il tuo stile?
Il mio stile è una rappresentazione del mio modo di sentire e di percepire le cose della vita. Sento di essere nei modi in cui ritraggo i miei soggetti e nelle immagini che creo.

LINKS:

INSTAGRAM: http://bit.ly/IGAP2016

FACEBOOK: http://bit.ly/AndreaPolliniFBProfile

FACEBOOK PAGE: http://bit.ly/AndreaPolliniFB

Linfa Ancestrale

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“Racconti Fotografici” Numero 14: intervista a Maurizio Rossi https://www.domiad.it/racconti-fotografici-numero-14-intervista-a-maurizio-rossi/ Wed, 06 Jul 2016 08:33:52 +0000 http://www.domiad.it/?p=1900 Eccoci alla 14° edizione della nostra rubrica “Racconti Fotografici”. Questa edizione è dedicata a Maurizio Rossi, fotografo veneziano dal grandissimo talento. Le sue foto lasciano a bocca aperta, la sua umiltà  altrettanto. Ho avuto l’onore di conoscerlo e premiarlo durante l’ultimo meeting nazionale di fotografia del Domiad Photo Network e posso dire, senza ombra di dubbio, che la “sua fotografia” farà tantissima strada. Buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?
Sono Maurizio Rossi nato il 06.09.1969 e vivo a Burano isola della Laguna di Venezia conosciuta in tutto il mondo per le sue case colorate e il lavoro del merletto. Ho iniziato a fotografare dal 2013.  In poche righe riassumo chi sono: Ci si accorge di quello che abbiamo solo quando ci fermiamo e blocchiamo il tempo. Oggi viviamo di frenesia e le piccole cose sfuggono. Ecco che bloccare il momento con la fotocamera per me diventa fondamentale.  Ho una memoria volatile e fotografare mi aiuta a ricordare il momento per non dimenticare e per non smettere di guardare.

Qual è la sfida di ogni scatto ?
Quando scatto una fotografia cerco sempre di riportare l’emozioni visive che vivo al momento.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?
Mi piacerebbe fotografare paesi e ritratti dell’India, una Nazione che ritengo stupenda per la fotografia

Qual è il tuo prossimo progetto ?
Lavorare sul Bianco e Nero che ritengo fotografia  più vicina all’Arte

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?
– Entrare a far parte del gruppo fotografico ” Obiettivo Burano ”  mi ha aperto la mente. Ora vedo tutto con occhio fotografico e considero la fotografia un’ ARTE. Pittura, Poesia, scrittura, fotografia tutto riconduce all’ARTE.
– Ho vinto un concorso fotografico locale .
– Ho fatto la mia prima mostra fotografica sul colore.
– Ho vinto un premio in un concorso fotografico Nazionale FIAF indetto  dalla Domiad Photo Network
– Mi hanno riconosciuto e selezionato in diversi siti internet di fotografia
Tutto questo ha aumentato in me l’autostima e la voglia forte di continuare

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso ?
Saper usare la fotocamera e riportare le mie emozioni nel suo sensore è ancora adesso una mia difficoltà e sfida. Riuscire ad andare oltre lo sguardo e il giudizio altrui, mi ha permesso di mettere a nudo la mia anima e la mia personalità. il mio obbiettivo è scatenare emozioni e suscitare forti sentimenti.

Che cosa è necessario per cogliere l’attimo fuggente ?
Per cogliere il momento giusto è necessario prima comporre quello che si vuol realizzare e poi tanta tanta pazienza e fortuna.

Cosa ha influenzato il tuo stile?
Il mondo della fotografia mi ha fatto conoscere scrittori, pittori, artisti che mi hanno stimolato la curiosità e hanno cambiato il mio stile.

Link personali:
https://www.nikonphotographers.it/mauriziorossi37
Pagina personale Facebook:
https://www.facebook.com/Mauriphotorossi-896861500409288/
Pagina Facebook – Incontro tra fotografia e poesia:
https://www.facebook.com/Mauriziophotorossi-Bruno-Pasetto-1714278418793857/

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“Racconti Fotografici” Numero 13: intervista a Claudio Veneruso https://www.domiad.it/racconti-fotografici-numero-13-intervista-a-claudio-veneruso/ Tue, 05 Jul 2016 08:54:23 +0000 http://www.domiad.it/?p=1890 Cari Lettori, eccoci alla 13° edizione di “Racconti Fotografici”, la nostra rubrica dedicata ai fotografi, per raccontarci e raccontarvi la fotografia attraverso immagini e parole, racconti e curiosità, tutto quello che ci cela dietro a ogni singolo scatto, la passione, quella vera, raccontata in questa edizione da Claudio Veneruso. Buona Lettura

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?
Salve, mi chiamo Claudio Veneruso vivo in un piccolo paesino nella provincia di Napoli ho 30 anni e due lavori, di cui uno a tempo pieno

Da piccolo cosa sognavi di fare?
Da piccolo sognavo di diventare un supereroe come tutti i bambini, crescendo ho lavorato per varie aziende nella grande distribuzione, ed ora lavoro a tempo pieno per in azienda napoletana e per metà fotografo modelle

La prima foto che hai scattato?
La prima foto la scattai a un trenino di legno, uno di quelli per addobbi natalizi, con una vecchia Nikon a rullino di mio padre. Uno degli oggetti più preziosi per me oggi

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?
Iniziando a scattare in giovane età, scattavo per la maggiore paesaggi ed oggetti, e così ho continuato per anni, fino a quando acquistai una Nikon d3000 (presa in offerta in un negozio di informatica) da lì iniziai a scattare alle persone sognando di fare il fotografo, un po’ come tutti alle prime armi 😆. Dopo qualche anno iniziai a pubblicare foto anche su Facebook, venendo così a conoscenza di molti Social rivolti alla fotografia, li ebbi la fortuna a di ammirare le foto di Alessandro di cicco, un fotografo oramai conosciuto in tutta Italia e non solo, guardavo le sue foto. Mi piacevano. Ed ogni giorno amavo i suoi scatti sempre di più, così chiedendogli consigli su come imparare a scattare diventammo amici virtuali, fino a quando non mi accorsi che era distante non molti km dal mio paese, così gli chiesi se potevo conoscerlo dal vivo e da lì iniziai ad andare a trovarlo spesso,e col tempo siamo diventati buoni amici. Alla domanda a quale fotografo mi ispiro, la risposta è che mi ispiro proprio a lui, Alessandro di cicco, dopo averlo conosciuto mi sono subito reso conto che non è solo un bravo fotografo al quale ispirarsi, ma un ragazzo che ha un modo di pensare in grande, e che riesce in tutto quello che fa

Qual è la sfida di ogni scatto?
La sfida in ogni mio prossimo scatto è migliorare sempre di più, facendo attenzione ad angolazione, regola dei terzi, colori, pose, e quant altro

Che cos’è la curiosità?
La curiosità L ho sempre interpretata come una spinta che ti viene da dentro, collegata a cervello e cuore, nel conoscere qualcosa che ancora non sai, ma che forse può risultarti interessante

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?
Mi piacerebbe fotografare una modella nel Grand Kanion con tutti quei colori paradisiaci è quella natura incantevole !

Qual è il tuo prossimo progetto?
Far della mia passione un lavoro a tempo pieno, come disse un grande, scegli un lavoro che ami e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua… Allora sarebbe quasi come andare in pensione e godersi la vita prima del tempo 🙂

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?
Ho trascorso moltissimo tempo ad osservare il lavoro degli altri, imparando a riconoscere i migliori, e ad osservarli, tutto questo in 3/4 anni

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?  
È necessario che modella e fotografo abbiano sintonia e che si crei un attimo giusto vero e non preparato

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?
Cerco sempre di essere rispettoso in quello che faccio, e di far sentire i miei clienti a proprio agio

Cosa ha influenzato il tuo stile?
Sicuramente le foto di Alessandro di cicco che mi affascinano

Ringrazio lo staff per questa intervista e un bacio a tutti i lettori !!
Claudio Veneruso

(Link alle mie pagine) :
https://www.facebook.com/Claudio-Veneruso-Photography-432231430281348/
https://www.instagram.com/claudioveneruso/
https://500px.com/claudiotatto

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“Racconti Fotografici” Numero 12: intervista a Roberto Seminari https://www.domiad.it/racconti-fotografici-numero-12-intervista-a-roberto-seminari/ Mon, 04 Jul 2016 08:09:43 +0000 http://www.domiad.it/?p=1881 Cari lettori è un onore per noi comunicarvi che la 12° edizione di “Racconti Fotografici” è stata dedicata a Roberto Seminari. Fotografo dal grande talento e fantasia. Le sue composizioni sono davvero suggestive, grazie alle sue grandi capacità di postproduzione e creatività. Roberto ci racconta la “Sua Fotografia” in maniera schietta e sincera. Molti suoi scatti sono approdati nei nostri principali magazine on-line, segno che la classe non è acqua. Buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?
Ciao a tutti sono Roberto, 33 anni di Piacenza la mia visione di fotografia nasce in età adolescenziale tra giochi di ruolo, fantasy e successivamente la curiosità col mondo della grafica e della fotomanipolazione nella prima era del digitale.

Da piccolo cosa sognavi di fare?
Il cuoco, ma anche il viaggiatore, l’archeologo, l’astronomo e l’acchiappafantasmi!!!!

La prima foto che hai scattato?
Diciamo con cui lego un ricordo “tangibile” quando avevo 12 anni per una vacanza in Grecia mia madre mi regalò una vecchia kodak di quelle usa e getta subacquee , ma credo di aver riempito il rullino al secondo giorno di vacanza!

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?
Per lo più hanno nomi impronunciabili, artisti dell’Est Europa che fanno della ritrattistica concettuale femminile (e non solo) una forma d’arte di colori, forme e messaggi molto intensi ed evocativi.

Cosa non è per te la fotografia ?
Ognuno ha la SUA fotografia, il suo concetto con la propria visione fotografica data da tante cose..anche dai nostri “vissuti” e a volte dalla casualità e da come viviamo noi la vita; per me sicuramente tutto quello che NON passa dal cuore.

Qual è la sfida di ogni scatto?
Forse un po’ con me stesso, cercando di uscire da certi schemi o da certe “regole” attraverso una visione che spero di fare sempre più mia.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?
Ritratti in ambientazioni lontane passando dal gelo artico, a distese e praterie..isolati e sconosciuti.

Qual è il tuo prossimo progetto?  
Il prossimo è troppo imminente, visto che sarà tra poche ore e al momento della pubblicazione spero di aver già finito il tutto, ma a breve dovrei scattare con 2 sorelle albine ma non voglio svelare troppo!!!

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?
Penso la prassi di tanti, scattando di tutto e sperimentando tutto..avvicinandomi sempre di più alla “figura umana” come parte essenziale del mio comunicare.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?
Sicuramente il tempo.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?
Ognuno di noi ha un “attimo giusto” anche in base al tipo di fotografia che facciamo: per alcuni potrebbe essere l’allineamento delle stelle, per altri un minuscolo insetto con la posa perfetta e quel pizzico di fortuna che non guasta, per altri un leone che fissa verso l’obiettivo..ma sicuramente la dedizione, la costanza e la pazienza.

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuole ritrarre?
Cerco di essere me stesso e quindi anche goffo, buffo e senza “impostazioni ferree”, fotografare ragazze che sfidano il freddo, con una vestaglia estiva immerse nella nebbia in un lago di acqua gelida, o in posizioni non del tutto “comode” e situazioni “difficili” richiede sicuramente un approccio molto naturale, calmo e confidenziale e ci si arriva piano piano.

Cosa ha influenzato il tuo stile?
Come detto nella presentazione iniziale, mi ha sempre affascinato la mitologia nordica, del Nord Europa, con i racconti e le fiabe sin da piccolo, il mondo Fantasy da adolescente e una visione onirica quasi della femminilità.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?
Volentieri! Un pomeriggio ero con una ragazza in una palude (piante morte, alberi in acqua ferma e altro), c’erano delle barchette incatenate agli alberi..saliamo sulla barca, faccio le foto, e tiro la catena per avvicinarmi alla riva il più possibile; rassicurante dico “vado prima io e poi ti do una mano”, appena mollo la catena e poggio il piede destro a riva, la barca va verso il largo e io (col piede sinistro ancora sulla barchetta) comincio una spaccata di altri tempi..cosi afferro la catena e tiro per avvicinarmi all’albero, ma non succedeva nulla anzi, la spaccata era sempre più lunga e sono finito in acqua salvando la reflex al collo! Morale: invece di tirare la catena in tensione attaccata all’albero, stavo tirando la catena lunga e molle attaccata alla barca.

Roberto Seminari on Facebook:  www.facebook.com/roberto.seminari

Pagina Ufficiale: www.facebook.com/RobertoSeminariPhotography

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