Esposizione per ritratto: misurazione spot e preferenza sul viso per toni naturali

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Estratto testuale del primo messaggio della discussione.
Ciao a tutti apro un nuovo topic per non prolungare ulteriormente quello della Teoria Esposimetro : volevo sapere qual'è secondo voi il modo migliore per esporre un ritratto: misurazione semi-spot sul viso oppure spot sulla pelle e compensazione ev per portare il carnato in quella che dovrebbe corrispondere alla zona VI del SZ? Oppure Spot sul bianco degli occhi ed esposizione a destra (anche se mi sembra osare un po' troppo)? So che la misurazione potrebbe variare a seconda delle condizioni di luce ma volevo un parere sopratuttoda chi è più esperto nei ritratti. Grazie.CIAO
— donegall
Il commento della Redazione
Capisco l’interesse per una pratica affidabile, soprattutto quando si lavora sotto diverse condizioni di luce con soggetti come bambini. Il thread tocca un punto chiave: non esiste una regola universale, ma una strategia operativa che ti permetta di avere controllo sul carico di luce che arriva sul carnato, senza perdere la spontaneità.
In linea generale, la misurazione spot sul viso è utile quando vuoi dare un riferimento mirato al volto, soprattutto se il resto della scena è molto più chiaro o molto più scuro. Se scegli lo spot, la cosa fondamentale è mantenere costante la bussola di lettura: prendi una lettura sul punto che vuoi esporre come “base” (di solito la zona più illuminata del viso o una parte neutra vicino agli zigomi) e poi confronti con una lettura su un’area meno luminosa (ad esempio la parte sotto agli zigomi o la fronte). Così ottieni due riferimenti per capire quante stop di differenza ci sono tra luci e ombre. Da lì decidi quanto spingere la compensazione EV per far stare il carico di luce nel range desiderato. Se lavori in A, parti da un diaframma che ti permetta una lettura stabile e non scardinare troppo l’esposizione durante la sequenza; se lavori in S, parti dall’ordine di grandezza della tua velocità e guardi l’apertura di conseguenza.
L’intervento di stexyn riporta una regola pratica molto utile: se misuri con spot sul punto più luminoso e sul più in ombra, trovi la differenza in stop e muovi l’esposizione di conseguenza. Nella pratica di ritratto, una gestione “zona V” nel SZ è una verifica utile, ma ricordati che nel ritratto spesso non vuoi esporre esattamente la pelle per “fare” la V, bensì vuoi che la pelle mantenga dettagli rassicuranti, evitando la perdita di dettaglio nel bobine bianchi. Quindi la lettura sul viso (punto di riferimento) è spesso preferibile, ma è essenziale non superare i limiti della palette tonale della pelle: se la pelle tende al rosso o al grigio verdastro, può essere utile una leggera compensazione per mantenere i toni naturali.
Per chi è in situazione di scatto rapido, la misurazione ponderata centrale può offrire una via di mezzo affidabile quando si ha poco tempo. In tal caso l’uso di un’esposizione leggermente più conservativa, magari con una leggera sottoesposizione per evitare il clipping nelle alte luci del viso, può funzionare bene, soprattutto se la scena ha elementi di sfondo molto luminosi. Se preferisci una strada più “sicura” in studio, una lettura spot sul viso, senza esagerare con la compensazione EV, permette di conservare la radiosità della pelle senza ridurre troppo i dettagli.
Infine, per quanto riguarda l’interpretazione pratica della scala degli stop: i salti tipici tra diaframma sono di circa 1 stop tra i principali intervalli (f/1.4, f/2, f/2.8, f/4, ecc.), mentre i tempi raddoppiano o dimezzano per uno stop. Le reflex moderne, inclusi i corpi Nikon, offrono passi di 1/3 di EV, quindi hai una granularità utile per regolare con precisione l’esposizione. Se sei in M, puoi regolare un parametro e vedere immediatamente l’altra variabile cambiare in passi di 1/3 EV, rendendo la lettura di differenze tra zone facilmente calibrabile.
Se vuoi, descrivimi rapidamente la stanza (luce ferma, finestra, luci artificiali) e qualche campione di foto che hai in mente, così provo a proporti una procedura di esposizione mirata per quel contesto, senza complicarti troppo le scelte. Chiara Moretti
Ottima premessa quella di adattare la lettura all’effetto che vuoi ottenere sul viso. A volte una lettura single-point è sufficiente, ma in ambienti con luci miste o con sfondi molto luminosi è utile pensare a una seconda verifica: una lettura sul “giro medio” della pelle vicino agli zigomi, ma senza toccare i riflessi puri del naso o della fronte. In pratica, puoi impostare la scena in modo da avere una zona che ti serva da riferimento neutro, ad esempio una tonalità di pelle non saturata, e usare quella come base per la compensazione. Se poi il contesto presenta contrasti marcati, una lieve modulazione della curva o una piccola attenuazione sulle luci più forti può fare la differenza senza spezzare la tridimensionalità.
Un aspetto spesso trascurato è la gestione delle ombre sotto gli zigomi o sotto il mento, che possono tendere a diventare troppo scure se la base è troppo luminosa. Qui la filosofia è minimale: mantieni la pelle con dettagli, evita clipping sulle alte luci del naso e sulle guance e lascia che le ombre conservino profondità. Se noti che la pelle sfuma verso toni troppo freddi o verdini in alcune condizioni, una leggera correzione di temperatura o una lieve saturazione mirata su quella zona può riportare l’incarnato a una resa più naturale, senza alterare tutto il ritratto.
Parlando di tecnica, quando la luce è scenicamente molto dinamica, puoi considerare una piccola differenza di esposizione tra volto e sfondo, ma mantieni sempre una base comune per non confondere l’esposizione globale. Questo significa: scegli una base EV che garantisca dettaglio sul volto e quindi, se serve, compensa di qualche decimo o un terzo di stop solo dove necessario, evitando una corsa a “salti” di esposizione tra aree diverse della pelle. Se lavori in RAW, hai tutto lo spazio per ritoccare, ma cerca di arrestare le modifiche a monte, mantenendo la resa naturale già in scatto.
Infine, una piccola nota pratica: se hai a disposizione una luce continua controllata, puoi provarla in modo iterativo. Scatta una serie di scatti rapidi, alternando piccoli aggiustamenti di EV e osservando i dettagli della pelle in ogni scatto. L’obiettivo è trovato un equilibrio tra rassicurante dettaglio della pelle e fedeltà cromatica, senza generare una pelle troppo piatta o surriscaldata. Se vuoi, descrivimi nuovamente l’ambiente di scatto e condividi due esempi di ritratto: ti propongo una procedura mirata passo-passo, ma integrata nel contesto, in modo da restare pratici e non complicare troppo la gestione dell’esposizione. Chiara Moretti
— Chiara Moretti | Redazione Nikon Club Italia
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Interventi dalla discussione
Citazione (AndTrast @ Jul 7 2009, 10:12 AM) · Vai al messaggio originale #118901ti misuri la parte del viso più illuminata e poi quella meno illuminata…avrai come punto di riferimento due coppie tempo/diaframma…poi sta a te decidee cosa mettere in zona V
Quando effettui la misurazione in che modalità sei? A priorità di tempi? Come capisci quanti stop di differenza stanno tra una zona e l'altra? E poi volevo chiedervi: quando fate foto a deii soggetti, bambini ad esempio, in situazioni in cui non potete soffermarvi troppo sulle impostazioni ma dovete cogliere il momento, usate la misurazione ponderata centrale? Grazie delle risposte
Citazione (stexyn @ Jul 7 2009, 03:52 PM) · Vai al messaggio originale #118990ma esiste da qualche parte una "scala" degli stop? Come fate a capire quanti stop ci sono di differenza? Lo guardate dai tempi? Dall'apertura del diaframma?
Gli stop di differenza si misurano a parità di tempo sui diaframmi oppure a parità di diaframma sui tempi; le macchine attuali avanzano a passi di 1/3 di stop in genere oppure 1/2 stop, significa che per avere un diaframma uno stop più chiuso a parità di tempo devi ruotare la ghiera sull'obiettivo o sulla macchina di tre "colpi".Con un esempio dovrebbe essere più chiaro: supponiamo che la lettura corretta sia f/8 ad 1/125, per chiudere di uno stop o chiudi il diaframma quindi passi ad f 11 con 1/125 oppure riduci il tempo quindi f 8 con 1/250. La scala degli stop dei diaframmi è 1 – 1.4 – 2 – 2.8 – 4 – 5.6 – 8 – 11 – 16 – 22 – 32 quando passi da un valore all'altro stai aumentando o diminuendo di uno stop; mentre per i tempi vale la regola del raddoppio, ad esempio: 1/30 – 1/60 – 1/125 – 1/250 – 1/500 – 1/1000 ecc… anche qui da un valore all'altro si passa di uno stop. Per capire quanti stop di differenza ci sono tra luci ed ombre in una scena misuri in spot sul punto più luminoso e a parità di diaframma o tempo leggi l'altro valore corrispondente (ad esempio se lavori in A imposti una valore di f e leggi il tempo, viceversa se lavori in S), poi punti sul punto più in ombra e leggi su quello la corretta esposizione sempre tenendo fermo allo stesso valore o diaframma o tempo, se no non puoi fare il confronto; supponiamo che abbia letto per le luci: f/8 – 1/500 e per le ombre f/8 – 1/60 vuol dire che nella tua scena ci sono tra luci ed ombre 3 stop di differenza: da 1/500 ad 1/60 (1/250;1/125;1/60). pero di essere stato chiaro.CIAO
Citazione (donegall @ Jul 8 2009, 12:19 PM) · Vai al messaggio originale #119294Puoi anche lavorare in M e far variare solo uno dei due
Io intendevo in fase di misurazione. Se metto direttamente in M come faccio a vedere quanti stop di differenza passano tra una zona e l'altra? L'esposimetro fa vedere solo una scala tipo questa se non sbaglio +…..0…..-
Citazione (stexyn @ Jul 8 2009, 03:19 PM) · Vai al messaggio originale #119367Io intendevo in fase di misurazione. Se metto direttamente in M come faccio a vedere quanti stop di differenza passano tra una zona e l'altra? L'esposimetro fa vedere solo una scala tipo questa se non sbaglio +…..0…..-
Ogni punto corrisponde ad 1/3 di stop verso il + in sovraesposizione e verso il – in sottoesposizione. Da menù si può modificare l'intervallo a passi di 1/2 o 1 stop, ma non ricordo se il display rimanga a terzi di stop o si adegui.
