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Lezione 38 – Raccontare una storia

Lezione 38 – Raccontare una storia

Lezione 38 – Raccontare una storia

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La fotografia non mostra soltanto ciò che hai visto. Racconta ciò che hai scelto di dire.

Esiste una differenza fondamentale tra una fotografia che documenta un momento e una fotografia che rimane nella memoria.

La prima mostra un fatto.

La seconda racconta una storia.

È un passaggio sottile, ma decisivo.

Molti fotografi imparano rapidamente a controllare la luce.

A utilizzare il diaframma.

A gestire il tempo di scatto.

A costruire una buona composizione.

Eppure, osservando le loro immagini, ci si accorge che manca ancora qualcosa.

Manca il racconto.

Perché una fotografia tecnicamente impeccabile può essere perfetta sotto ogni aspetto… e non dire assolutamente nulla.

Al contrario, un’immagine semplice, magari non perfetta dal punto di vista tecnico, può emozionare profondamente se riesce a raccontare una storia.

Ed è proprio questo che impareremo in questa lezione.


Ogni fotografia racconta qualcosa

Anche quando non te ne accorgi.

Ogni volta che scegli:

  • cosa inquadrare;
  • cosa escludere;
  • quando premere il pulsante;
  • dove posizionarti;

stai già costruendo una narrazione.

La domanda, quindi, non è:

“La mia fotografia racconta una storia?”

La domanda è:

“Quale storia sta raccontando?”


Fotografare non significa descrivere

Immagina di fotografare una panchina.

Puoi limitarti a mostrare una panchina.

Oppure puoi raccontare:

  • la solitudine;
  • l’attesa;
  • il tempo che passa;
  • un incontro appena concluso;
  • un luogo ricco di ricordi.

La differenza non sta nell’oggetto.

Sta nello sguardo del fotografo.


Una buona fotografia lascia spazio all’immaginazione

Le fotografie che ricordiamo più a lungo sono spesso quelle che non spiegano tutto.

Suggeriscono.

Lasciano domande aperte.

Invitano chi osserva a completare il racconto con la propria esperienza.

Quando una fotografia lascia spazio all’interpretazione diventa più coinvolgente.

Lo spettatore non guarda soltanto un’immagine.

Ne entra a far parte.


Il soggetto non basta

Molti principianti cercano soggetti straordinari.

Pensano che basti fotografare:

  • un monumento famoso;
  • un tramonto;
  • una montagna;
  • un animale raro.

In realtà nessun soggetto racconta automaticamente una storia.

La storia nasce dalle relazioni.

Tra le persone.

Tra la luce.

Tra il momento.

Tra il fotografo e ciò che osserva.


Il contesto racconta

Immagina il ritratto di un violinista.

Se fotografi soltanto il volto, racconti una persona.

Se includi anche:

  • il teatro;
  • lo spartito;
  • il pubblico;
  • le mani sullo strumento;

inizi a raccontare una storia.

Il contesto non è uno sfondo.

È parte integrante della narrazione.


Le emozioni sono il cuore del racconto

Una fotografia senza emozione difficilmente rimane impressa.

Non importa quale emozione.

Può essere:

  • gioia;
  • malinconia;
  • stupore;
  • paura;
  • serenità;
  • nostalgia;
  • determinazione.

Ciò che conta è che chi osserva riesca a percepirla.

Il fotografo non deve spiegare un’emozione.

Deve creare le condizioni perché possa nascere.


Il momento decisivo

Esiste un istante in cui tutto si allinea.

Uno sguardo.

Un gesto.

Una luce.

Un sorriso.

Una lacrima.

Un abbraccio.

Quel momento dura spesso una frazione di secondo.

È quello che il fotografo francese Henri Cartier-Bresson definiva il momento decisivo.

Non basta essere veloci.

Bisogna imparare ad anticipare ciò che sta per accadere.


Prima, durante e dopo

Molti fotografi concentrano tutta l’attenzione sul momento principale.

Ma spesso il racconto si trova altrove.

Pensiamo a una gara sportiva.

La storia non è soltanto il gesto atletico.

È anche:

  • l’attesa prima della partenza;
  • la concentrazione;
  • il respiro;
  • la tensione;
  • l’abbraccio finale;
  • la delusione;
  • la gioia della vittoria.

Una buona sequenza fotografica racconta tutto questo.


Le mani raccontano quanto i volti

Quando pensiamo alle emozioni immaginiamo subito gli occhi.

Ma osserva con attenzione.

Le mani raccontano moltissimo.

Una mano stretta.

Una carezza.

Un pugno chiuso.

Una mano che trema.

Una mano appoggiata su una spalla.

Sono dettagli capaci di costruire una narrazione potente anche senza mostrare il volto.


I dettagli fanno vivere la storia

Non sempre serve una fotografia ampia.

A volte basta un particolare.

Una scarpa consumata.

Una medaglia.

Una tazza ancora calda.

Una finestra aperta.

Una fotografia appoggiata su un tavolo.

Questi dettagli diventano indizi.

E gli indizi stimolano l’immaginazione.


La luce racconta

Abbiamo già imparato che la luce illumina il soggetto.

Ora aggiungiamo un altro concetto.

La luce racconta.

Una luce morbida suggerisce intimità.

Una luce dura comunica tensione.

Un controluce crea mistero.

Le ombre possono nascondere.

Oppure suggerire.

Anche la luce partecipa alla narrazione.


Il colore racconta

Nella lezione precedente abbiamo visto come il colore influenzi le emozioni.

Ora osserviamolo dal punto di vista narrativo.

Una scena dominata dal blu racconta qualcosa di diverso rispetto alla stessa scena immersa nei toni caldi del tramonto.

Il colore modifica il significato.

Non soltanto l’estetica.


Anche il bianco e nero racconta

Abbiamo appena dedicato un’intera lezione al bianco e nero.

Non è una semplice scelta stilistica.

È una scelta narrativa.

Eliminando il colore:

  • aumentiamo l’attenzione sulle emozioni;
  • rafforziamo le forme;
  • valorizziamo la luce;
  • rendiamo il racconto più essenziale.

Anche questa è una decisione che influenza la storia.


Una fotografia può fare domande

Molti pensano che una fotografia debba fornire risposte.

Spesso è vero il contrario.

Le immagini più potenti sono quelle che fanno nascere domande.

Chi è quella persona?

Dove sta andando?

Perché è sola?

Cosa è appena successo?

Quando una fotografia stimola la curiosità, il racconto continua nella mente dello spettatore.


Il reportage insegna a raccontare

Uno dei generi che meglio insegna la narrazione è il reportage.

Perché obbliga il fotografo a osservare.

Ad aspettare.

A costruire una sequenza.

Non basta una singola fotografia.

Serve un insieme di immagini che, unite, raccontino un evento.

È un esercizio prezioso anche per chi fotografa altri generi.


Non avere fretta di scattare

Molti principianti vedono qualcosa di interessante e fotografano subito.

Un fotografo che vuole raccontare una storia spesso fa il contrario.

Osserva.

Aspetta.

Studia.

Si domanda:

“Cosa manca ancora?”

Molte volte basta attendere pochi secondi.

Una persona entra nella scena.

La luce cambia.

Un gesto completa il racconto.

Ed è proprio in quel momento che nasce la fotografia.


Un esercizio molto utile

Vai in una piazza.

Non fotografare subito.

Siediti.

Osserva per dieci minuti.

Guarda come si muovono le persone.

Come cambia la luce.

Come si incrociano gli sguardi.

Solo dopo inizia a fotografare.

Noterai che le immagini saranno molto più ricche di significato.


Un secondo esercizio

Scegli una storia semplice.

Ad esempio:

“Una persona legge un libro in un parco.”

Non limitarti a una fotografia.

Realizzane almeno cinque.

  • L’ambiente.
  • Il soggetto.
  • Un dettaglio.
  • Un gesto.
  • La conclusione.

Successivamente osserva la sequenza.

Ti accorgerai che ogni immagine rafforza le altre.


Gli errori più comuni

Uno degli errori più frequenti consiste nel voler raccontare tutto in una sola fotografia.

Non sempre è possibile.

A volte è meglio suggerire.

Lasciare spazio.

Permettere allo spettatore di immaginare il resto.

La fotografia è un linguaggio.

E come ogni linguaggio vive anche di ciò che non viene detto.


Il tuo modo di raccontare sarà unico

Due fotografi possono assistere allo stesso evento.

Scattare nello stesso momento.

Con la stessa luce.

Eppure raccontare due storie completamente diverse.

Perché ognuno osserva il mondo attraverso la propria sensibilità.

Ed è proprio questa sensibilità che, con il tempo, diventerà il tuo stile.


In conclusione

La fotografia non nasce quando premi il pulsante di scatto.

Nasce molto prima.

Nasce quando inizi a osservare.

Quando scegli cosa mostrare.

Quando decidi cosa lasciare fuori.

Quando aspetti il momento giusto.

Quando costruisci una relazione tra gli elementi della scena.

Ogni fotografia è una storia.

Anche la più semplice.

La differenza sta nel fatto che alcuni fotografi si limitano a registrare ciò che vedono.

Altri, invece, trasformano ogni immagine in un racconto capace di continuare anche dopo che lo spettatore ha smesso di guardarla.

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