Lezione 63 – Concerti e live music
Fotografare la musica quando non si può sentire
C’è una domanda che mi sono posto molte volte osservando alcune grandi fotografie di concerti.
Come può una fotografia farci quasi sentire la musica?
In fondo un’immagine è silenziosa. Non riproduce il suono di una chitarra, non trasmette la voce del cantante, non restituisce la potenza di una batteria né il boato del pubblico.
Eppure alcune fotografie riescono a farci percepire tutto questo.
Guardandole immaginiamo il volume delle casse, sentiamo quasi le vibrazioni del palco e riusciamo a intuire l’energia di quel preciso momento.
È questa la magia della fotografia di concerti.
Non consiste nel fotografare un artista che canta.
Consiste nel raccontare l’atmosfera di un’esperienza che coinvolge migliaia di persone.
Chi fotografa un concerto ha un compito molto simile a quello di un reporter. Deve costruire un racconto fatto di luce, movimento, emozioni e relazioni. Deve restituire il carattere dell’artista, l’energia del pubblico e l’identità dello spettacolo.
Ogni concerto è diverso.
Non cambia soltanto la musica.
Cambiano le luci, il ritmo, il modo di stare sul palco, la distanza dal pubblico, le scenografie e perfino il modo in cui le persone vivono quell’esperienza.
Ed è proprio questo a rendere la fotografia live uno dei generi più dinamici e coinvolgenti.
Prima ancora della tecnica, conosci la musica
C’è un vantaggio enorme quando si fotografa un artista che si conosce bene.
Sai come si muove.
Sai quali sono i momenti più intensi dello spettacolo.
Sai quando il cantante si avvicina al pubblico, quando il chitarrista esegue il suo assolo o quando arriverà quel brano che farà esplodere l’intero palazzetto.
Questa conoscenza permette di anticipare le fotografie.
Se invece fotografi un artista che non hai mai visto dal vivo, dedica qualche minuto prima del concerto a guardare alcuni video delle esibizioni precedenti.
Non serve imparare la scaletta a memoria.
Basta capire il linguaggio dell’artista.
C’è chi rimane quasi immobile davanti al microfono e chi percorre il palco senza fermarsi un secondo.
C’è chi utilizza continuamente le mani per comunicare con il pubblico e chi concentra tutta la propria espressività nello sguardo.
Sono dettagli che aiutano enormemente a prevedere ciò che accadrà.
La luce è imprevedibile. Impara a lavorare con lei
Se esiste un luogo in cui la luce cambia continuamente, è il palco di un concerto.
Nel giro di pochi secondi puoi passare da un controluce fortissimo a un fascio luminoso estremamente concentrato, da una scena completamente blu a una dominata dal rosso intenso.
Molti fotografi alle prime esperienze cercano di correggere continuamente ogni dominante cromatica.
In realtà, spesso, è un errore.
Quelle luci fanno parte dello spettacolo.
Sono state progettate insieme alla scenografia e accompagnano la musica, contribuendo a creare emozioni diverse durante ogni brano.
Il nostro compito non è eliminarle.
È valorizzarle.
Naturalmente bisogna fare attenzione alle situazioni più estreme, evitando dominanti eccessive che rendano irriconoscibile il soggetto, ma nella maggior parte dei casi è preferibile conservare il carattere originale dell’illuminazione.
Una fotografia di un concerto rock non dovrebbe sembrare illuminata come un ritratto in studio.
Attrezzatura: velocità e luminosità
Chi fotografa concerti scopre molto presto una regola fondamentale: la luce non è quasi mai sufficiente.
Per questo motivo gli obiettivi luminosi rappresentano un enorme vantaggio.
Uno zoom 70-200 mm f/2.8 è probabilmente il compagno più versatile quando si fotografa dal pit o dalle prime file. Permette di passare rapidamente da un primo piano del cantante a un dettaglio del chitarrista senza cambiare obiettivo.
Un 24-70 mm f/2.8, invece, è perfetto quando si lavora vicino al palco e si desidera includere anche parte della scenografia o il pubblico.
Chi ama le ottiche fisse può trovare grandi soddisfazioni con focali come 35 mm, 50 mm o 85 mm, soprattutto in club e locali dove la luce è ancora più scarsa.
Naturalmente la fotocamera gioca un ruolo importante. Sensori moderni, capaci di lavorare bene ad alti ISO, permettono oggi di affrontare situazioni che fino a pochi anni fa sarebbero state estremamente difficili.
Ma anche la migliore attrezzatura serve a poco se non si è pronti nel momento giusto.
Le impostazioni che aiutano davvero sul campo
Durante un concerto il tempo per controllare continuamente la fotocamera è pochissimo.
Conviene quindi impostare una configurazione affidabile prima che inizi lo spettacolo.
Molti fotografi lavorano in Manuale con ISO Auto, scegliendo personalmente tempo e diaframma e lasciando che la sensibilità si adatti alle variazioni della luce.
Per congelare i movimenti di un cantante o di un musicista è consigliabile lavorare con tempi intorno a 1/320 o 1/500 di secondo, aumentando ulteriormente se gli artisti si muovono molto sul palco.
L’autofocus continuo (AF-C o AI Servo) è praticamente indispensabile, soprattutto se la fotocamera dispone del riconoscimento del volto o dell’occhio.
Scattare in RAW offre inoltre un margine molto più ampio per recuperare alte luci, correggere il bilanciamento del bianco e gestire le forti differenze di contrasto tipiche dell’illuminazione scenica.
Non fotografare soltanto il cantante
È uno degli errori più comuni.
Il cantante è sicuramente il protagonista, ma non è l’unico elemento che racconta un concerto.
Guarda cosa accade intorno.
Il chitarrista completamente immerso nell’assolo.
Il batterista nascosto dietro i piatti.
Il bassista che sorride guardando il pubblico.
Le mani che si alzano durante il ritornello più famoso.
Gli smartphone illuminati.
I riflettori che attraversano il fumo.
Persino i tecnici dietro le quinte possono diventare parte del racconto.
Un buon reportage alterna continuamente fotografie strette e immagini più ampie.
Primi piani intensi.
Scene che mostrano l’intero palco.
Dettagli degli strumenti.
Il pubblico.
Le luci.
L’atmosfera.
Solo così il servizio fotografico riuscirà davvero a trasmettere l’esperienza vissuta.
Il pubblico è parte dello spettacolo
C’è una frase che si sente spesso dire dai musicisti:
“Senza il pubblico non esiste il concerto.”
Vale anche per la fotografia.
Le persone che cantano, applaudono, saltano, si emozionano o accendono le torce dei telefoni raccontano quanto la musica riesca a creare connessioni.
Non trascurarle.
Anzi.
In alcuni casi una fotografia del pubblico può raccontare meglio il concerto di un primo piano del cantante.
Prova a voltarti.
Ogni tanto lascia il palco alle tue spalle e osserva ciò che succede davanti a te.
Potresti trovare immagini straordinarie.
Muoversi con rispetto
La fotografia di concerti richiede rapidità, ma anche grande attenzione.
Se lavori dal pit fotografico, ricorda che condividi quello spazio con altri colleghi. Evita movimenti bruschi e cerca di non ostacolare il lavoro degli altri.
Se fotografi dal pubblico, sii ancora più discreto.
Le persone sono lì per assistere allo spettacolo, non per vedere il fotografo passare continuamente davanti ai loro occhi.
Anche il flash, salvo rarissime eccezioni autorizzate, dovrebbe rimanere spento.
Non avrebbe alcun effetto sulle luci del palco e rischierebbe soltanto di disturbare gli artisti e il pubblico.
La fotografia live è una scuola di istinto
Ci sono generi in cui ogni immagine può essere preparata con calma.
La fotografia di concerti insegna invece a fidarsi dell’istinto.
Ti abitua a leggere la scena in pochi istanti.
A prendere decisioni rapide.
A riconoscere il momento in cui luce, gesto ed espressione si incontrano.
Ed è una capacità che porterai con te anche in molti altri generi fotografici.
Per questo motivo vale la pena affrontare qualche concerto anche se non pensi di specializzarti in questo settore.
È una palestra straordinaria.
Prova sul campo
Non aspettare il grande festival musicale dell’anno.
Inizia da un piccolo concerto in un locale, da un’esibizione in piazza, da una band emergente o da un evento organizzato nella tua città.
Poniti un obiettivo preciso.
Non cercare cento fotografie spettacolari.
Prova invece a costruire un racconto di 15 immagini che comprenda:
- l’arrivo del pubblico;
- l’atmosfera prima dell’inizio;
- i musicisti sul palco;
- dettagli degli strumenti;
- l’interazione tra artista e pubblico;
- le luci di scena;
- il momento più intenso del concerto;
- il finale.
Quando riguarderai la sequenza, chiediti una cosa molto semplice.
Se togliessi completamente l’audio, queste fotografie riuscirebbero comunque a far immaginare la musica a chi le osserva?
Se la risposta sarà sì, allora avrai raggiunto il vero obiettivo della fotografia di concerti.
Perché non avrai semplicemente documentato uno spettacolo.
Avrai trasformato il suono in immagini.



