Quanto guadagna davvero chi fa video in Italia I risultati di un’indagine indipendente, con Domiad tra i partner della diffusione
Fotografia e video sono ormai due metà dello stesso mestiere. Chi lavora con una fotocamera oggi, prima o poi, si ritrova a fare un preventivo per un video: un matrimonio, un evento, un contenuto per un’attività locale. E lì iniziano le domande senza risposta: quanto chiedere, come strutturare il prezzo, se la cifra a cui si è arrivati sia giusta o no.
Per la prima volta, qualcuno ha provato a fotografare la situazione reale. Un questionario indipendente, diffuso tra maggio e agosto 2026 attraverso community, riviste di settore e partner come Domiad, ha raccolto 1.452 risposte da videomaker, fotografi, montatori e operatori drone in tutta Italia.
Chi risponde al questionario
Il campione è composto per l’89% da uomini e per l’8% da donne. L’età media è più alta di quanto ci si aspetterebbe da un settore percepito come “giovane”: il 30% ha 55 anni o più, il 27% è tra i 35 e i 44, il 26% tra i 45 e i 54. Solo il 3% ha meno di 25 anni. Il video, come la fotografia, è anche il presidio di una generazione che ha costruito competenza sul campo negli ultimi vent’anni.
Il 67% svolge questa attività come lavoro principale; per il restante 33% resta un’attività secondaria affiancata ad altro. Alla domanda di autodefinirsi, il 46% si descrive come “Pro”, il 25% come “Senior”, il 22% come “Occasionale”.
Un altro dato smonta un’idea diffusa: il video non è un fenomeno da grandi città. Il 45% lavora prevalentemente in provincia o nei centri minori, il 28% in egual misura tra provincia e città, solo il 26% si concentra sui grandi centri urbani.
Il prezzo si fa a progetto, non più a giornata
Il dato più netto sul fronte tariffe: il 56% degli intervistati oggi fissa il compenso a progetto o a forfait. Solo il 19% lavora ancora con una tariffa a giornata fissa. Chi fa video sta imparando a vendere un risultato, non del tempo — una logica più vicina a quella di un consulente che a quella di un tecnico a noleggio. Coerente con questo, il 39% ha alzato i prezzi nell’ultimo anno, contro appena un 3% che li ha abbassati.
Il problema non è il prezzo. È farlo percepire
Abbiamo chiesto, a domanda aperta, cosa rende difficile fare un preventivo, e raggruppato le risposte per affinità. Al primo posto, con il 35%, non c’è “il cliente non ha budget” né “la concorrenza è troppo bassa”: è la difficoltà di far percepire il valore del proprio lavoro a chi lo commissiona. Al secondo posto (16%) la difficoltà di capire davvero cosa vuole il cliente prima di quotare, seguita dalla pressione di un mercato spesso al ribasso (14%). Un problema comunicativo, prima ancora che commerciale — a monte del preventivo stesso.
Pagati il giusto? Solo a volte
Sul fronte percezione, il quadro è meno confortante: il 59% degli intervistati si sente pagato il giusto solo “a volte”; un altro 25% raramente o mai. E circa metà del campione dichiara un fatturato annuo da video/foto sotto i 20.000 euro, con il 19% addirittura sotto i 10.000. Solo il 16% supera i 50.000 euro annui. Per la maggioranza silenziosa di questo mestiere, il video resta più una vocazione coltivata con impegno che una professione capace di generare reddito pieno.
L’intelligenza artificiale non spaventa (ancora)
Contro l’aspettativa di un settore sotto assedio tecnologico, il rapporto con l’AI generativa è uno dei dati più sorprendenti: il 26% dichiara di guadagnare già tempo o margine grazie all’AI nel proprio flusso di lavoro, un altro 37% se lo aspetta a breve termine. Solo il 13% la vede come una pressione al ribasso sui prezzi. Chi la considera un’opportunità supera nettamente chi la teme come minaccia.
Il cielo è quasi tutto DJI
Sul fronte attrezzatura, il dominio di un singolo marchio nel comparto drone è quasi assoluto: il 64% di chi opera con drone lavora con un DJI. Più che sulla qualità del prodotto, il dato dice qualcosa sulla struttura del mercato: in un settore normativamente delicato come il volo professionale, la standardizzazione tecnologica ha vinto sulla frammentazione dei brand.
Una fotografia, non un censimento
Il campione — raccolto attraverso canali social, community e riviste di settore — non è statisticamente rappresentativo dell’intero universo dei professionisti video italiani, e non pretende di esserlo. È però, con 1.452 risposte, la rilevazione più ampia mai condotta in Italia su questo tema specifico.
Questi sono solo alcuni dei dati raccolti. Il report completo — con listini per tipologia di prodotto audiovisivo, dettaglio dell’attrezzatura utilizzata, distribuzione regionale e l’insieme delle risposte libere raggruppate per tema — è stato condiviso con chi ha partecipato all’indagine.
Un grazie a Domiad, che ha contribuito a far arrivare il questionario a una community di fotografi in tutta Italia.
Davide Vasta è videomaker e formatore, fondatore di BrainStudios — davidevasta.com / vastarisponde.com

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