“Racconti Fotografici” Numero 106: intervista a Francesco De Marco

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 106° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Francesco De Marco, buona lettura.

 

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Mi chiamo Francesco De Marco, adoro la fotografia e ho scelto di farlo come professione.
Prima di essere un fotografo sono una persona a cui piace viaggiare, come tutti ovviamente, ma mi piace farlo con il fine di osservare il più possibile, conoscere le culture locali e scoprire la bellezza della natura.
Nei miei viaggi cerco sempre di diventare un tutt’uno con essa, fermarmi per osservarla in ogni suo dettaglio o sotto ogni raggio di luce.
Ho iniziato a fotografare perchè sentivo la necessità di immortalare ciò che vedevo, trasmettere le sensazioni che provavo sia in fase di scatto, sia prima e dopo.
Lasciare parlare la fotografia è quello che più mi importa, essa deve raccontare, le parole non servono sempre.

Da piccolo cosa sognavi di fare?
Da piccoli si hanno tanti sogni, ho sempre voluto fare un qualcosa che mi potesse permettere di unire un lavoro allo stare a contatto con la natura.
Fare qualcosa di “avventuroso” perchè sinceramente non mi sono mai visto dietro una scrivania.
Alla fine eccomi qui, viaggio, conosco nuovi angoli di mondo e li fotografo.

La prima foto che hai scattato?
Mi ricordo che feci una prima fotografia a una maschera veneziana con la prima macchina fotografica che i miei genitori mi avevano regalato.
Quella fotografia è appesa alla mia parete e ogni tanto la guardo per ricordarmi da dove sono partito..

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè?
Vincent Munier , Paul Nicklen , Ami Vitale , Daisy Gilardini , Paul Zizka, Stefano Unterhiner.
Sono tutti fotografi che hanno in comune il raccontare la bellezza della natura ma anche la sua fragilità.
Penso che la fotografia sia un’ottimo strumento per raccontare sia le cose belle, ma anche le cose meno piacevoli e sensibilizzare il prossimo.

Cosa non è per te la fotografia ?

Al giorno d’oggi si vedono tante fotografie, forse troppe, alcune molto belle ma la maggior parte sono prive di anima.
Purtroppo non c’è una vera ricerca dello fotografia personale, quella che rappresenta chi l’ha realizzata, ma c’è purtroppo una ricerca di voler realizzare una fotografia come quella che hanno fatto altre cento persone.
Fotografare non è questo ma, come dico sempre, la fotografia è trasmettere una sensazione, un’emozione, uno stato d’animo, raccontare un qualcosa…
In molti non lo fanno, sarebbe tanto bello che tutti per un’attimo si fermassero e iniziassero a pensare davvero al perché fotografano.
Invece c’è questa “corsa” al voler fotografare che sinceramente non capisco.

Qual e` la sfida di ogni scatto?
Bella domanda..
Tirare fuori da ogni situazione una fotografia di qualità, diversa, personale e che possa raccontare qualcosa penso che sia la cosa più difficile.
Solo cosi allora ogni scatto può diventare unico e sopratutto ci si sente appagati quando lo si rivede dopo tanto tempo.

Che cos’è la curiosità?
La curiosità non è altro che quella piccola fiamma che ci fa prendere la macchina fotografica e uscire di casa.
Cercare qualcosa di diverso, che ci rappresenta e sopratutto che ci possa aiutare ad alimentare il fuoco della nostra passione.
Allo stesso tempo la curiosità, nella fotografia, è la voglia di non restare mai fermi e sentirsi arrivati. Bisogna sempre essere curiosi, studiare, informarsi perchè ogni giorno può essere utile per migliorarsi.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?
Il mio sogno è quello di fotografare una colonia di pinguini imperatore e raccontare tutta la loro bellezza.
Da quando ho iniziato con la fotografia ho nella mia mente una fotografia che vorrei tanto realizzare, chissà forse un giorno ci riuscirò.

Qual e` il tuo prossimo progetto?
Ho in mente un bel viaggio sulle isole Svalbard, vorrei raccontare i cambiamenti climatici che stanno interessando quest’area.
Come influiscono sia sulla natura che sull’uomo.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?
Ho iniziato dal basso, dal niente, da una piccola macchina fotografica.
Poco alla volta ho studiato, viaggiato, passato giorni e notti alla ricerca di una strada da percorrere, fatto sacrifici fisici e mentali e sopratutto, cosa che ancora penso sia stato fondamentale ed essenziale, trovato tante porte chiuse che mi hanno dato sempre lo stimolo per fare di meglio.
Nella vita privata ho sempre saputo che bisogna solo contare sulle proprie forze, lo stesso lo penso nella fotografia.
Nessuno ti regala niente.
Molti pensano che nella fotografia sia tutto semplice, che basti prendere una macchina fotografica e allora si diventa fotografi.
Purtroppo o per fortuna non è cosi, anzi.
Tutt’ora studio per migliorarmi ogni giorno di più, non mi sento mai arrivato e la mia curiosità mi porta fortunatamente ad avere sempre quello stimolo necessario per non fermarmi.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?
Una grande difficoltà è stata quella di trovare il modo per emergere e farsi notare nel grande mare della fotografia.
Solo il duro lavoro, il non arrendersi davanti alle difficoltà mi ha aiutato.
Non nascondo che spesso mi è venuta l’idea di abbandonare tutto e non inseguire il mio sogno, ma fortunatamente erano pensieri che duravano una notte e il giorno dopo ero già sul campo a fotografare e catturare la luce dell’alba.

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?
Ogni viaggio che ho fatto fino ad oggi è stata un’esperienza decisiva perchè scopro sempre come potermi migliorare ancora di più rispetto al giorno precedente.
Sopratutto un viaggio che ho fatto in completa solitudine mi ha dato la possibilità di capire molte cose sia a livello fotografico che a livello personale.
Altrettanto decisivo è stato sicuramente il primo rapporto collaborativo con una grande azienda fotografica , da li in poi sono entrato in contatto con molte aziende leader nel settore fotografico che mi hanno riconosciuto la qualità di ogni mio singolo lavoro e progetto.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto? 
La voglia e la forza di volontà di impugnare una macchina fotografica con l’intento di raccontare un’emozione sono alla base, ma sopratutto è necessaria la pazienza di non volersi arrendersi al primo errore.
La voglia di sbagliare per poi potersi migliorare e capire quando abbiamo realizzato la fotografia che realmente volevamo, penso che sia fondamentale.
Le fotografie si realizzano prima con gli occhi e poi con la macchina fotografica.
Se si parte con un’idea poco precisa, poco nitida e sopratutto confusa, le fotografie saranno spente e senza anima.
Bisogna avere pazienza, tanta pazienza e un giorno ci accorgeremo che le nostre fotografie saranno realmente come avevamo immaginato.

Cosa ha influenzato il tuo stile?
Penso che non ho uno stile ben preciso, mi baso molto sul mio stato d’animo quando fotografo.
Cerco attraverso la fotografia di trasmettere ciò che provo durante la fase di scatto.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?
Un grande problema è dimostrare che c’è differenza tra chi lo fa per professione e chi per passatempo.
Purtroppo nell’era dei social è difficile far capire cosa c’è dietro una fotografia, l’esperienza acquisita e i sacrifici fatti per arrivare a quel livello.
Una fotografia fatta da un professionista viene semplicemente gettata nel mare delle informazioni social e se viene vista da qualcuno il massimo che puoi ricevere è un “like” o un commento “sembra un quadro”.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?
Bè diciamo che mi succedono spesso cose simpatiche nei miei viaggi, sia quando viaggio da solo che con gruppi.
Non mi annoio mai e cerco sempre di guardare il lato positivo delle cose.
Ad esempio una volta per realizzare una fotografia ho fatto su e giù su una lastra di ghiaccio all’incirca dieci volte.
Non riuscivo a trovare la giusta composizione e la giusta inquadratura, forse il freddo dei -20° e la stanchezza hanno sicuramente giocato a sfavore.
Alla fine, sconsolato ,mi sono seduto dove capitava e iniziato a guardare il sole che stava per sorgere. Poco dopo mi sono accorto che proprio dove ero posizionato era perfetto per realizzare quello che volevo, la luce era ottima.
Finalmente potevo fotografare quello che volevo!

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