“Racconti Fotografici” Numero 112: intervista a Francesco Congedo

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 112° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Francesco Congedo, buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?
Sono nato nel Salento, a Lecce, nel 1960, vivo a Copertino d’inverno e a Porto Cesareo d’estate, dove insegno educazione fisica in una scuola ‘media’. Ho pubblicato qualche anno fa il mio primo libro di poesie ed il secondo è lì che aspetta che io lo presenti al mio editore; amo suonare la mia chitarra e mi cimento nel jazz, viaggio appena ho dei giorni liberi e scorrazzo in moto tutto il giorno . Naturalmente davanti al cibo salentino nessun buon proposito di dieta può reggere ed io non mi faccio mancare nulla. Ho 2 fratelli, ma vivo da solo, però amo la compagnia.

Da piccolo cosa sognavi di fare?
Mio zio era un pilota militare, un generale, ed io ogni giorno dal terrazzo di casa mia osservavo gli aerei che passavano sopra la mia testa, li guardavo a lungo con un binocolo, si alzavano a pochi chilometri dal mio paesino dalla base militare . Ancora adesso sto pensando di diventare come lui da grande.

La prima foto che hai scattato?
L’ho scattata alla mia ragazza negli anni ‘80, su pellicola in bianco e nero, senza mai aver toccato prima una macchina fotografica, un dilettante sprovveduto, però fui soddisfatto del risultato, ma finì lì la mia carriera di fotografo. Ho cominciato a scattare coscientemente nel 2015, subito dopo il mio primo corso di fotografia.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?
Quando ho iniziato a scattare non conoscevo alcun fotografo, ed anche adesso ne conosco pochissimi, ma alcuni miei scatti venivano associati al genere di McCurry, e allora per un po’ l’ho studiato e anche incontrato. Mi piace Fontana e il suo modo di pensare, un grande saggio secondo me, ma ce ne sono tanti che mi ispirano. Guardo le foto che mi piacciono, quelle mi ispirano.

Cosa non è per te la fotografia ?
Attraverso le mie fotografie ricordo e rivivo le mie emozioni, un linguaggio sicuramente, un linguaggio nel quale ognuno, a modo suo, si può ritrovare e vivere emozioni diverse con la stessa immagine. Può essere il racconto di un amico o di uno sconosciuto. Nello stesso tempo un riflesso della propria personalità capace di muovere il pensiero emotivo dell’osservatore. Tutto il resto non è fotografia, sono immagini.

Qual e` la sfida di ogni scatto?
Arrivare un attimo prima del momento giusto

Che cos’e` la curiosita`?
Alzarsi ogni giorno al mattino e pensare : Cosa succederà oggi di bello?

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?
E’ una domanda che mi faccio anch’io…

Qual e` il tuo prossimo progetto?
Etiopia, Valle dell’Omo, fotografare le etnie dell’Omo River; torno in Etiopia per la terza volta.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?
Ho studiato molto la tecnica, ho fatto diversi corsi avanzati, tanti workshop e mi sono soffermato poco su spiegazioni troppo teoriche sui significati. Ho viaggiato molto in tutto il mondo e scattato migliaia di fotografie, sto cercando di arrivare a scattarne centinaia.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?
Ho difficoltà ad usare Photoshop, ma sono molto esperto in camera raw. Approfondirò.

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?
Tra il 2018 e il 2019 ho vinto 3 premi internazionali, ho fatto una decina di mostre, la maggior parte personali, un back stage in un cortometraggio e da ragazzo mio padre possedeva un cinema-teatro dove ho trascorso gran parte della mia infanzia e giovinezza, forse l’occhio fotografico si è sviluppato proprio lì.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?
Arrivarci un ‘attimo’ prima…
Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?
Io sono un ritrattista di strada, tutto quello che faccio è arrivare e scattare, il permesso lo chiedo dopo, ma faccio sempre vedere quello che scatto, di solito arriva il sorriso e magari dopo la chiaccheratina.

Cosa ha influenzato il tuo stile?
Non saprei esattamente, sicuramente il gusto personale del colore, la passione per il disegno artistico e geometrico, per le forme in generale.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?
Fotografare per strada in Italia è davvero scoraggiante, la gente ha paura delle tue foto ed è molto sospettosa, e avranno anche delle buone ragioni, quindi guardare negli occhi il soggetto, come sono solito fare, è impraticabile, per cui spesso bisogna accontentarsi di altro. Ho scattato centinaia di ritratti, ma fuori dall’Europa in gran parte.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?
Nel mio ultimo viaggio in Etiopia, 2018, ho tentato di fotografare una giovane Afar, una donna bellissima, dai lineamenti straordinari, in un minuscolo accampamento che di solito occupano questi nomadi. Ma all’atto di avvicinarmi lei ha reagito inseguendomi con un bastone, tra il serio ed il faceto, avevo 2 macchine addosso e scattavo girandomi mentre correvo. Poi sono arrivati i pastori con le loro vacche che hanno cominciato a strattonarmi e son dovuto scappare via di corsa. Gli Afar limano i propri denti fino a farli diventare appuntiti per accrescere la loro aggressività, quindi non era una scena proprio rassicurante. Ma sono riuscito a strappare qualche foto decente di quella bella Afar tatuata a fuoco sul viso. Ora la sua foto è sullo schermo del mio cellulare e quando mi chiedono chi è, io rispondo: la mia ragazza !!!

 

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