“Racconti Fotografici” Numero 130: intervista a Sergio Santamaria (in arte Dorian Gray)

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 130° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Sergio Santamaria (in arte Dorian Gray), buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?
Mi chiamo Sergio, Sergio Santamaria.
Sono un fotoamatore. Amo i viaggi, amo la natura in ogni sua forma ed espressione.
Provo a rappresentare i luoghi toccati nei miei viaggi nelle mie foto.
Oltre che un fotoamatore, sono un motociclista. Il mio pseudonimo in moto è Dorian Gray. Questa la ragione del mio nome sui social.

Da piccolo cosa sognavi di fare?
Sognavo di fare l’ingegnere. Alla fine… sono diventato un ingegnere.
Lavoro per una Azienda americana. Mi occupo di qualità e ricerca e sviluppo.
Credo di aver fatto quello che sognavo di fare.

La prima foto che hai scattato?
Ho scattato la mia prima foto pochi anni fa. Credo cinque o sei.
L’ho scattata a Ravello, con la mia prima macchinetta.
Impostazione HDR: risultato terribile, ma non troppo diverso dagli attuali 🙂
Ho postato quella foto su un forum di fotografia. I commenti sono stati poco lusinghieri, ma era realmente una pessima foto.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perché ?
Sono due fotografi italiani: Fortunato Gatto e Fiorenzo Carozzi.
Mi piace la loro idea di foto di paesaggio, la loro capacità di disegnare con la luce.
Mi piace l’essenzialità di Gatto, la capacità di gestire luce e composizione di Carozzi, la sua ricerca quasi maniacale delle condizioni ideali di luce.

Cosa non è per te la fotografia ?
La fotografia per me non è un lavoro. Non lo sarà mai.
Per me la fotografia è un momento catartico, dedicato a me stesso.
E’ quell’istante in cui sono lontano dalla quotidianità e ritrovo forza ed energia.

Qual e` la sfida di ogni scatto?
Riuscire a raccontare sempre di più, con molto meno.
Composizioni sempre più essenziali sono la mia sfida, la mia costante ricerca.

Che cos’è la curiosità?
E’ il motore della mia vita.
Scoprire, capire, chiedere, osservare.
Il bambino è curioso quando si affaccia alla vita.
Riuscire a rimanere bambini, a conservare la curiosità infantile sarebbe un successo.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?
Mi piacerebbe fotografare l’albero del Wanaka, in Nuova Zelanda.
Chissà, un giorno…

Qual e` il tuo prossimo progetto?
Allestire un fuoristrada per farlo diventare un minicamper e riprendere a girare l’Europa.
Ovviamente scattando. Non più (o non solo) in moto, ma anche in fuoristrada.
L’idea nasce dall’ultimo viaggio fotografico in Islanda, in solitaria.
Ho dormito in un microcamper, preso a noleggio.
Non credo dimenticherò mai la sveglia all’alba nel camper, sulla spiaggia dei diamanti.
Attraverso il finestrino ho visto il sole che iniziava a sorgere.
La corsa verso l’oceano, con macchinetta e cavalletto, alla ricerca della luce ideale.
Il sole ha fatto capolino tra le nuvole per pochissimi istanti, ma mi ha regalato momenti indimenticabili e la voglia di continuare a viaggiare in questo modo.
Non certamente comodo, ma è il modo in cui voglio continuare a viaggiare e scattare.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?
Non mi definisco un fotografo e non lo diventerò mai.
Le foto che faccio oggi sono la conseguenza dei mille dubbi che ho dopo ogni scatto.
Ognuno mi sembra essere peggiore del precedente, quasi non migliorassi.
Sono anche una conseguenza del mio “percorso” tecnologico.
La compatita, cui ha fatto seguito la prima reflex usata.
Poi il primo corpo macchina acquistato nuovo. Sono poi arrivate le prime ottiche, quando il 18-55 “non bastava più”. E poi le lenti pro, i filtri, la post, la tecnologia.
Già, la tecnologia.
Ritengo fondamentale il mezzo, i mezzi. Sia hardware che software nel mio percorso.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?
Come ho detto in precedenza, il timore di non migliorare.
Sperimeto la costante paura di essere “fermo” e non progredire in un percorso fotografico che mi piacerebbe mi portasse ad astrarre il concetto di fotografia di paesaggio.

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?
I miei viaggi. Ogni viaggio, quasi tutti in solitaria, in sella alla mia moto, con lo zaino fotografico al posto del passeggero.
Ogni luogo, ogni foto è stata decisiva.
E ricordo ogni luogo dove ho scattato, i profumi, le sensazioni del momento.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?
Pazienza, tanta pazienza. Lo studio preventivo (google maps aiuta) dei luoghi che voglio fotografare. Un po’ di fortuna nel trovare le giuste condizioni meteo.

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?
Non fotografo mai persone. Non credo di esserne capace.
E’ una delle mie prossime sfide, però.

Cosa ha influenzato il tuo stile?
Come ho già detto, lo stile di Gatto e Carozzi.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?
Il lavoro mi lascia poco tempo libero.
Se ne avessi di più, lo trascorrerei certo in viaggio alla ricerca di foto.
Il mio modo di viaggiare è certamente un “problema”.
Non arrivo mai direttamente nelle mie mete fotografiche in aereo.
Ogni foto è il risultato di tanti chilometri in moto, sotto la pioggia, sotto il sole, al freddo, al caldo.
E’ un problema il mio modo di intendere la fotografia di viaggio. Ma è l’unico che conosco e mi fa star bene.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?
Ero in val d’orcia. Un cielo a dir poco meraviglioso, con condizioni di luce uniche.
Inizia a tuonare. I lampi disegnano il cielo e rendono la composizione meravigliosa.
Cerco di scattare, ma la macchinetta si blocca (capirò in seguito essere stata colpa della batteria). Tento, ritento, ma niente.
La mia fida macchinetta non ne vuol sapere.
Dopo l’ultimo lampo, come per magia, riprende a funzionare.
Peccato. Credo di aver perso una bella foto.

I miei riferimenti social sono:

https://www.instagram.com/the_pictures_of_dorian_gray/

https://www.facebook.com/ing.sergio.santamaria

 

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