“Racconti Fotografici” Numero 139: intervista a Davide Aresti

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 139° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Davide Aresti, buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?
Mi chiamo Davide Aresti, 40 anni, di Ravenna. Sono fotoamatore e possessore di reflex dal 2010. Il mio amore per la fotografia spazia in vari campi, ma si concentra particolarmente su ciò che è strettamente relazionato alla Natura. Di conseguenza, naturalistica (con particolare attenzione all’avifauna) e paesaggistica sono i generi che prediligo e che negli ultimissimi tempi sto cercando di integrare anche con la macrofotografia.

Da piccolo cosa sognavi di fare?
Il veterinario.

La prima foto che hai scattato?
Sinceramente, non me la ricordo. Sicuramente è stato molto tempo fa, con una macchina compatta analogica che usavo sporadicamente in qualche luogo vacanziero. Credo però che le prime fotografie si scattino solamente con i propri occhi, la propria mente e soprattutto col Cuore, senza nessun attrezzo fotografico per le mani. Le fotografie nascono da tutto ciò che vediamo, ci emoziona e rimane impresso nella nostra mente.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?
Non ci sono fotografi a cui mi ispiro in maniera rigida, ma sicuramente lo studio e l’osservazione di Grandi Autori come Ansel Adams, Gianni Berengo Gardin, Edward Weston, Margaret Bourke-White e Mc Curry, anche se diversissimi tra loro, in qualche modo ha condizionato il mio modo di ragionare e generare immagini. Sono Maestri in grado comporre inquadrature straordinarie in qualsiasi situazione e, nel contempo, di lanciare messaggi potenti.

Cosa non è per te la fotografia ?
Non potrà mai essere Noia. Ogni volta che prendo in mano un qualsiasi strumento in grado di fare foto, mi emoziono e mi diverto.

Qual e` la sfida di ogni scatto?
Non la definirei esattamente una sfida: diciamo che per me è semplicemente la ricerca continua di un modo per osservare il mondo con più attenzione e cercare di sentirmi a mio agio con esso. Forse, se c’è una sfida da vincere, giunge in un secondo momento e si concretizza nel momento in cui riesco a comunicare agli altri, attraverso le mie immagini, le emozioni che ho provato al momento dello scatto. Talvolta si riesce nell’intento, altre no.

Che cos’e` la curiosita`?
E’ il sale della fotografia e della vita stessa. E’ ciò che ci spinge a conoscere meglio ciò che ci circonda, ampliando incessantemente il nostro mondo personale, come se fosse un piccolo universo in continua espansione.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?
I paesaggi islandesi. I Condor delle Ande. Tantissimi altri soggetti.

Qual e` il tuo prossimo progetto?
Continuare a creare nuovi audiovisivi sulla natura, arricchendo però le foto di paesaggi ed animali con immagini macro di piante, fiori ed insetti, in modo da rendere i progetti più variati e godibili.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?
Tanti piccoli passi graduali, a cominciare dal corso base di fotografia, effettuato nel 2010 presso il Circolo Fotografico E.Mattei, di Ravenna, di cui sono attualmente socio e col quale partecipo collettivamente a progetti, concorsi e mostre fotografiche. Dal momento in cui ho avuto la mia prima reflex per le mani, ho scattato senza mai fermarmi, studiato libri ed autori, visitato varie mostre, frequentato corsi e workshop di vario genere e partecipato ad alcuni concorsi nazionali. Nonostante passi la maggior parte del mio tempo fotografico scattando da solo, mi piace molto anche fotografare in comitiva, condividere opinioni, progetti e sensazioni. Esco spesso con amici a fotografare, persone splendide che hanno il mio stesso Amore per la fotografia. A tal fine, se usati nel modo giusto, ritengo i social network molto utili, perché permettono di conoscere persone molto interessanti e preparate. Di recente ho allestito la mia prima mostra personale, a Russi (RA), incentrata sul Parco Nazionale del Gran Paradiso.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?
Per me è un hobby e mi sono sempre lasciato il tempo che mi serviva, per apprendere e crescere. Sicuramente le difficoltà maggiori le ho riscontrate nel periodo intermedio del mio percorso fotografico: quando si comincia ad avere una sufficiente padronanza del mezzo tecnico e ci si aspetta di produrre immagini interessanti, capita spesso che queste non incontrino i favori degli osservatori, che non suscitino interesse. Lì cominciai a capire che serviva migliorare la capacità di comunicare attraverso il linguaggio dell’immagine, perché le emozioni che provavo io, non riuscivo a trasferirle a chi guardava le mie foto. Quello è il momento più duro, perché può portare a scoraggiarti e perdere fiducia nei tuoi mezzi. Esistono però i metodi per superarlo.

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?
Conoscere e frequentare persone appassionate e competenti aiuta tantissimo, è fondamentale per ampliare le proprie vedute. Nel 2019 ho partecipato al Workshop Obiettivo Natura delle Valli di Argenta, ricco di persone di spicco, seminari e uscite pratiche. Lì, in due soli giorni ho imparato tantissimo.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?
Al di là di una buona tecnica fotografica, che a seconda dei generi richiede specifiche diverse, direi che la chiave è fotografare ciò che ci trasmette emozioni, ciò che ci piace. In quel modo si presta più attenzione a quel che si sta facendo, a ciò che si sta osservando e c’è più probabilità di catturare il momento decisivo.

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?
Non faccio ritrattistica e fotografo poco anche le persone che frequento abitualmente. Però mi capita di realizzare scatti in cui le persone si fondono con il paesaggio o l’ambiente che le circonda. Mi prendo molto tempo, cerco di diventare quasi invisibile, come se facessi finta di non essere lì per fotografare. Poco dopo, nella maggior parte dei casi, le persone non fanno più caso alla tua reflex e tutto diventa parte integrante del paesaggio, fotografo e soggetti. Tutto diventa più naturale. Con la natura pura è differente….devi rispettarla e agire nel silenzio, avere tanta pazienza, perché gli animali non ti aspettano e non si mettono in posa: siamo noi ospiti nel loro mondo e quando li fotografiamo occorre rendersi il più invisibili possibile.

Cosa ha influenzato il tuo stile?
Non so se io abbia un vero e proprio stile: se esiste, questo è molto flessibile e varia tantissimo a seconda delle persone con cui di solito esco a fotografare. Ci si diverte e si scambiano opinioni, questo ha un notevole influsso positivo. Per esempio, nelle escursioni naturalistiche in barca sul delta del Po, si è creata molta aggregazione e ho appreso molte nozioni, migliorando sia la tecnica fotografica, che il modo di ossservare e vivere la natura. Ovviamente, come detto all’inizio dell’intervista, studiare alcuni grandi autori influenza tanto il tuo modo di pensare e quindi di produrre immagini.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?
Sto cercando di migliorare la ripresa degli animali in volo, cercando però di mantenere un occhio di riguardo per la composizione e, quando possibile, la creatività. Sono cose molto complicate da mettere insieme. La natura è natura e non possiamo pretendere di metterla in posa. Tecnicamente, vorrei formarmi nella gestione del flash, sia in ambiente interno che esterno. Saperlo utilizzare con consapevolezza apre un mondo di possibilità creative e risolve molti problemi. Ho appena iniziato a praticare il genere macro, e al riguardo posso dire che, in questo momento, tutto è un problema !

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?
Nel febbraio del 2013 decisi, insieme ad un socio del mio Circolo, di andare a fotografare il Carnevale di Venezia. Il meteo non era dei migliori, ma era un’uscita fattibile. Una volta arrivati in centro, il tempo peggiorò in maniera drastica e in men che non si dica ci ritrovammo nel mezzo di una tormenta di neve che trasformò letteralmente il paesaggio della città lagunare. In tutta la città trovammo solo 5-6 maschere e ne ricavammo pochi tristi scatti. Venezia in abito bianco è però qualcosa di non descrivibile a parole. Non ero vestito adeguatamente per simili condizioni meteorologiche. Con il corpo mezzo congelato e le mani ormai bluastre, portai a casa scatti unici di una città già unica di suo. Non si possono mai prevedere del tutto le situazioni in cui ti imbatterai e gli scatti che nasceranno. La fotografia serve anche a questo, a rendere eterni momenti imprevedibili.

Davide Aresti
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Mostra personale attuale:
“Sui sentieri del Gran Paradiso”
In corso da venerdì 6 settembre 2019
Caffetteria Susy – Russi (RA) – P.zza A.D. Farini, nr.16

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