“Racconti Fotografici” Numero 151: intervista ad Isella Bellotti

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 151° edizione , oggi intervistiamo la fotografa Isella Bellotti,  buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono?
Sono ISELLA BELLOTTI, fotografa per passione, nata sul mio adorato lago Maggiore , a LUINO (Va), dove risiedo tutt’ora da 67 anni.

Da piccola cosa sognavi di fare?
Esattamente quello che ho fatto nella vita: l’insegnante.

La prima foto che hai scattato?
Da adolescente, ho immortalato il bagnino in riva al mare, ero felice!

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perché?
Essendo attratta dalle emozioni “forti” prediligo Steve McCurry , gli sguardi profondi dei soggetti da lui ritratti mi arrivano al cuore.

Cosa non è per te la fotografia?
Sicuramente non è un semplice click, non è riproduzione fedele della realtà, non è pura ricerca tecnica, ma è “emozione”.

Qual è la la sfida di ogni scatto?
Emozionare chi osserva le mie foto.

Che cos’è la curiosità?
E’ un istinto indispensabile per un fotografo, è quella molla che ti porta ad esplorare nuovi orizzonti, nuovi meccanismi e che ti permette di evolverti.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare?
Gli emarginati, le persone che incontri nelle stazioni mentre aspetti un treno e che hanno impresso sui loro volti una storia da raccontare.

Qual è il tuo prossimo progetto?
Dedicarmi alla street photography,, agli “scatti rubati” , visti proprio come documento sociale.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?
Ho iniziato come fotografa naturalistica (essendo nata sul lago non poteva essere diversamente), con scatti a colori, per poi avvicinarmi piano piano, studiando con i miei maestri, al B/W e alle persone.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?
Coniugare la mia istintività con il rispetto della privacy delle persone fotografate per strada!

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?
I miei viaggi! Poter fotografare gli orsi polari nel loro habitat naturale è stata un’esperienza non facile, ma emozionantissima e che mi ha poi permesso di portare al pubblico i miei scatti in una mostra allestita nelle “Stanze medievali del Camponovo” al Sacro Monte di Varese.
Importantissimo, come lavoro di documento sociale, l’incontro con una comunità di “Gitani” in Camargue, al di fuori delle rotte turistiche, incontro difficile per i vincoli da loro posti, per il rispetto dei loro rituali, ma che è stato umanamente toccante e che ho riproposto con successo per ben due volte al pubblico, prima al “Battistero di Velate” a Varese e , recentemente, lo scorso luglio , a “Villa Reale” a Monza.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?
Bisogna saper percepire prima del click l’immagine che andrai a rappresentare e, a volte, anche un pizzico di fortuna.

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi fotografare?
Amando la street photography mi capita spesso di avere un rapporto fugace, ma quando posso, cerco di interagire con il soggetto che ho di fronte.

Che cosa ha influenzato il tuo stile?
La non ricerca spasmodica della foto tecnicamente perfetta ; sono molto istintiva, quello che mi interessa è arrivare al cuore delle persone!
Il mio motto, preso in prestito da Eugene Smith , è questo:“ A cosa serve una grande profondità di campo se non c’è un ‘adeguata profondità di sentimento?”

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare?
Il mio problema riguarda sempre il rapporto tra “scatti rubati” e rispetto verso la persona ritratta

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?
Durante il viaggio alla ricerca degli orsi polari, mentre ero nella cabina della nave , ho sentito annunciare:”Orso polare con foca in vista”. Non ho capito più niente, sono corsa sul ponte e ho iniziato a cliccare ; le mani e il viso gelavano, ma ho preferito congelare per non correre il rischio di perdere l’attimo fuggente!!

Le mie foto sono su:


https://www.facebook.com/isella.bellotti

https://www.instagram.com/isbellotti

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