“Racconti Fotografici” Numero 154: intervista ad Alessandro Corazza

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 154° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Alessandro Corazza, buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Buongiorno a tutti, sono Alessandro Corazza, fotografo ritrattista di Vicenza.

Le mie grandi passioni sono la musica e la fotografia: per un po’ ho provato ad “unirle” fotografando ai concerti, in seguito mi sono “specializzato” nel ritratto.

Da piccolo cosa sognavi di fare?

Considerata l’età avevo una passione esagerata verso le automobili, quindi dapprima sognavo di fare il meccanico, poi insieme a me sono cresciuti anche i sogni ed così avrei voluto diventare un pilota.

La prima foto che hai scattato?

La prima in assoluto non la ricordo ma anche se la fotografia da piccolo/ragazzo non è mai stata al centro dei miei pensieri è comunque sempre stata presente, prendendo in prestito le reflex ai parenti, comprando macchinette usa e getta ed anche una Yashica che mi sembrava tanto carina ma faceva foto davvero di pessima qualità!

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?

Stimo tantissimi fotografi, li osservo attentamente senza poi cercare effettivamente di trasferire qualcosa di loro nei miei scatti… Ad esempio ho una grande ammirazione per Elliott Erwitt, ma le mie foto non hanno proprio nulla a che spartire con le sue (tra l’altro irraggiungibili per classe ed ironia).

Cosa non è per te la fotografia ?

La fotografia non è il mezzo, tra fotografi si discute troppo di reflex, mirrorless, obiettivi e quant’altro…lo strumento aiuta ma non fa la differenza.

Qual e` la sfida di ogni scatto?

Non ripetersi, non cadere nel banale. Possibilmente suscitare una sensazione in chi lo guarda.

Che cos’e` la curiosita`?

La voglia di vedere con i propri occhi la realtà, che in un fotografo non deve mancare.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

Anche se ritraggo quasi unicamente soggetti femminili, se devo fare un nome di chi vorrei fotografare dico Mick Jagger. (Mi rendo conto che la risposta è un tantino pretenziosa…)

Qual e` il tuo prossimo progetto?

Sinceramente vorrei trovare una mia “dimensione” come fotografo. Riguardo allo stile fortemente personale non ci credo più, l’ho cercato ed ogni volta che l’ho in parte trovato mi sono sentito in una specie di gabbia.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Fondamentalmente ho studiato e continuo a studiare più che posso, prima leggendo diversi libri e manuali poi guardando molti tutorial…così ripasso anche un po’ l’inglese!

Inoltre devo dire che prima di trovare “il mio genere” ne ho provati altri, tra i quali il paesaggio e la street, maturando così un’esperienza piuttosto ampia che torna spesso utile.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

In primo luogo il tempo a disposizione. Per me la fotografia non è una professione, quindi devo dedicarle dei ritagli di tempo e non è sempre facile combinare poco tempo e qualità. Sotto un certo aspetto anche per avere una buona visibilità sui social ci vuole tempo, non è unicamente una questione di talento.

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

Più che esperienze decisive ci sono stati dei passaggi che mi hanno aiutato molto. Ad esempio essere stato premiato al primo concorso a cui ho partecipato mi ha dato molta fiducia. Senza quel piazzamento non avrei partecipato in seguito ad altri concorsi che poi ho vinto.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

Ci vuole pazienza, reattività e soprattutto saper interpretare e prevedere le situazioni. Per alcuni generi vale di più che per altri ma credo che sia una regola comune.

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?

Prima di iniziare a scattare cerco sempre di conversare con il mio soggetto, giusto per conoscerlo un po’ e metterlo a proprio agio. Cerco di instaurare un rapporto piacevole e disteso ma allo stesso tempo professionale.

Cosa ha influenzato il tuo stile?

Il continuo guardarmi intorno, poi c’è una specie di inerzia, un qualcosa di spontaneo che fa da filo conduttore.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?

Come dicevo prima il tempo a disposizione. Che influisce in parte anche sulla possibilità di spostarmi per collaborare con nuove persone in nuovi contesti.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

In effetti uno ce n’è…ho fatto tantissima fatica a stringere la scelta a solo 6 scatti per pubblicarli qui…ma è stato ancora più difficile trovare una foto che mi ritragga…non ne ho! Per me la fotografia è un qualcosa a senso unico!

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