“Racconti Fotografici” Numero 17: intervista a Barbara Trabalzini

Cari Lettori, eccoci alla 17° edizione di “Racconti Fotografici”. Questa edizione è dedicata a Barbara Trabalzini, che ci racconta la sua fotografia attraverso parole e immagini.

Buona Lettura

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?
Mi chiamo Barbara, sono romana ma ho trascorso un lungo periodo di 8 anni a Milano.
Sono tornata nella mia città natale appena 1 anno fa, felice di ritrovare le persone e i luoghi a me cari e familiari.
Impiegata di giorno, fotografa in tutte le altre ore del giorno o della notte…In una descrizione di me stessa non potrei non parlare di fotografia! Le dedico praticamente quasi tutto il mio tempo libero. Fotografare per me è necessario, direi vitale quasi.

Da piccola cosa sognavi di fare?
La dentista… eh si, lo so… ero una bambina intelligente! Crescendo mi sono persa invece!

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?
Tutti. Ogni genere fotografico mi incuriosisce. Chiaramente ho i miei fotografi preferiti ( Bresson, Berengo Gardin, Salgado) ma mi piacciono tutte le foto (conosciute e non) che mi fanno interrogare sulla tecnica utilizzata, sulla composizione, sulla capacità di comunicare e di generare emozioni.

Cosa non è per te la fotografia ?
Posso parlare di cosa è? La fotografia è come fosse un prolungamento del mio essere. E’ lo strumento che la mia mente ha trovato per riuscire a esprimere in un linguaggio a me più semplice le emozioni, per dare sfogo alla creatività mettendo in gioco allo stesso tempo una buona dose di razionalità. Un dualismo, ragione e sentimento, che per me nella fotografia deve trovare luogo. L’ho già detto, la fotografia è meglio di una terapia! E’ un cammino di equilibrio interiore.

Qual è la sfida di ogni scatto?
Ancora Ragione e sentimento. Non far prevalere l’ansia di perdere l’attimo fuggente e lasciare allo stesso tempo spazio al cuore e all’emozione. Una sfida con o senza macchina fotografica.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?
NewYork. Non ci sono mai stata. Ma amo moltissimo le geometrie, le prospettive, l’architettura e credo che impazzirei (in senso positivo intendo). Chiaramente è un viaggio che vorrei fare da sola, per guardare la città al mio ritmo e godermi ogni attimo di quella libertà che respiro quando fotografo.

Qual è il tuo prossimo progetto?

Un viaggio fotografico.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?
Ho comprato la prima reflex nel 2012. Ma solo 2 anni fa ho cominciato a dedicarmi veramente a questa passione. Ho fatto corsi, continuo a farli. Leggo articoli online, leggo i post “tecnici” sui social. Ho investito in attrezzatura. Ma soprattutto scatto, scatto, scatto e continuo a scattare. Non esiste un clima o un meteo ideale o il luogo più idoneo. Ogni situazione può generare scatti diversi. Il bello è provare ad adattarsi all’ambiente. Se esco per fare paesaggio e mi ritrovo un cielo grigio e piatto, la sfida con me stessa inizia li. C’è sempre (o quasi) un buono scatto che ci aspetta. Il limite è il nostro, non dell’ambiente.

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?
L’incontro con un fotografo, ora un amico. MI ha consigliata, guidata. Ricordo che il primo compito che mi diede dopo una gita “fuori porta” a Venaria Reale fu quello di fargli vedere solo 15 foto. Panico! Io avevo portato a casa centinaia di scatti e non sapevo neanche da che parte iniziare a fare quella selezione così rigida. Quella fu una lezione importante che mi è stata molto utile, sia sul campo mentre fotografo che in fase di editing. All’epoca la fotografia era quasi solo emozione e meno ragione, ma come ho detto prima, il sentimento non basta.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?
Ci vuole calma e sangue freddo. A parte gli scherzi, per l’attimo giusto è necessario saper vedere oltre, prevedere ma anche attendere… e un pò di fortuna.

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuole ritrarre?
Voglio che stiano a loro agio. Voglio che dimentichino che ho una macchina fotografica in mano. E quindi parlo e cerco di farle sorridere, rilassare. Non amo troppo le situazioni costruite.

Sito Web: Www.fotolucebt.it

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