“Racconti Fotografici” Numero 183: intervista a Roberto Oppedisano

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 183° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Roberto Oppedisano, buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono?

Ringrazio Domenico, intanto, per l’opportunità….

Che dire…..La fotografia è un’arte che mi ha appassionato da sempre. Sento la necessità di immortalare, dare quasi una nuova vita a ciò che osservo attraverso la mia macchina fotografica per divulgarlo e renderlo unico. La possibilità di catturare un momento, un attimo, una sensazione, un’emozione tramite un semplice scatto visto attraverso un piccolo mirino, è qualcosa di indescrivibile….

Sono Roberto Oppedisano, sono Calabrese e vivo di fronte lo stretto di Messina (Villa San Giovanni), posto in cui la natura parla da se…. Sono un fotografo amatoriale e, quando misi le mani sulla mia prima Canon compatta non l’ho più abbandonata.

 

Da piccolo cosa sognavi di fare?

Da piccolo sognavo di fare il pianista e ho studiato per questo; l’arte, in ogni sua forma, mi è sempre appartenuta. Infatti vivo grazie la mia professione principale che è l’insegnamento (per fortuna!! Difficile vivere con la fotografia oggi, troppi coloro che improvvisano).

La prima foto che hai scattato?

Non ricordo bene quale sia stato il mio primo soggetto: sicuramente un panorama o un tramonto, genere fotografico con cui ho iniziato.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?

Nessuno in particolare, ma di molti ne osservo la tecnica compositiva, lo stile, le emozioni, quell’osare che si trasforma in unicità che ciascun fotografo deve avere in modo tale che, il tutto sia interiorizzato per poi farlo suo e trarne una propria ispirazione personale che è solo sua. Osservo molto e studio: Demarchelier; Man Ray; Robert Mapplethorpe; Sebastiao Salgado; Helmut Newton.

Cosa non è per te la fotografia ?

Un’immagine fissata inanime, su carta.

Qual e` la sfida di ogni scatto?

Emozionare ed, emozionarmi nel crearlo.

Che cos’e` la curiosita`?

E’ la compagna della nostra vita, una ricerca continua contro la noia e l’apatia.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

MI piacerebbe fotografare Monica Bellucci…..non succederà mai!

Qual e` il tuo prossimo progetto?

Per ora siamo tutti fermi col periodo che stiamo vivendo…meglio non fare progetti.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Ho iniziato da autodidatta ma poi la necessità di apprendere alcuni concetti chiave mi hanno portato a frequentare qualche corso e workshop sia di composizione fotografica che di post produzione. La continua lettura e osservazione per approfondire i vari step che il mondo della fotografia ti mette dinanzi non vanno mai tralasciati.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Ogni percorso di vita è sempre pieno di sfide e di incontri dove l’arroganza, l’ipocrisia e l’ignoranza ti si affiancano per destabilizzarti, per farti arrendere al un tuo progetto di vita che intraprendi. Bisogna cercare di saper cogliere il “lato positivo del lato negativo”.

 

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

Perseveranza, pazienza e spirito di osservazione.

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?

Cerco di comunicare col mio soggetto sempre in punta di piedi, inizialmente, senza sconfinare mai quel limite invalicabile. Tempo necessario per capire la tipologia per poi avere un approccio più aperto ma sempre professionale nella comunicazione.

Cosa ha influenzato il tuo stile?

Non credo di avere uno stile ben definito, ancora. Lo sto costruendo giorno dopo giorno e sicuramente la mia arte, la mia musica, il mio vissuto lo influenzano molto.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

 Mi trovavo in Sicilia in uno dei mie viaggi turistici alla scoperte delle bellezze naturali. Ovviamente affiancato sempre dalla mia macchina fotografica e attento a cogliere l’attimo, mi ritrovo una scena davanti ai miei occhi, in lontananza, di un gruppo di anziani siciliani che, seduti davanti un tavolino posto lungo una stradina, giocavano a carte. Immagino subito la mia scena da riprendere quindi mi avvicino un po’ per ritrarli ignari mentre stanno giocando a carte…..Ignari, pensavo, ma invece uno di loro mi aveva notato in lontananza e non appena mi sono avvicinato per ritrarli non mi ha dato tempo di spiegarmi e di chiedergli il permesso che mi ha sbraitato contro. Mi sono sentito piccolo, in quel momento e, facendo le mie scuse, ho messo la “coda in mezzo alle gambe” e me ne sono andato. Lo ricordo sempre…

 

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