“Racconti Fotografici” Numero 186: intervista a Stefano Moschini

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 186° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Stefano Moschini, buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Mi chiamo Stefano Moschini , ho 44 anni ed abito a Casole d’Elsa in Provincia di Siena.

Non so se sono io che ho scelto la fotografia o la fotografia che ha scelto me.. ;

di fatto siamo legati da quando avevo circa 13 anni , esattamente da quando in casa comparve la prima reflex.

Attualmete per lavoro sono un conducente di autobus.

 

Da piccolo cosa sognavi di fare?

Da piccolo sognavo di diventare un fotografo, poi nel tempo ho capito che non mi interessavano i matrimoni o foto su commissione.

Fotografare è qualcosa che porto avanti nel tempo libero in maniera completamente libera e svincolta dal profitto. Fotografo per pura curiosità e piacere.

 

La prima foto che hai scattato?

Sinceramente non ricordo.. probabilmente qualche foto fatta in casa in qualche set improvvisato.

 

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?

Seguo tutte le mostre che posso, mi piace molto osservare foto  per capirle nel profondo.

I fotografi ai quali mi ispiro sono molti..  in particolare Mario Mencacci Bandini ,Luigi Lusini, Stefania Adami. Sono persone che la fotografia mi ha fatto incontrare e ognuna di loro mi ha lasciato davvero molto, per genialita’ ,cultura e capacità cominicativa.

 

Cosa non è per te la fotografia ?

Una fotografia che non racconta.

 

Qual e` la sfida di ogni scatto?

Creare associazioni fra elementi della realtà apparentemente svincolati fra loro, ma che inseriti in una giusta composizione assumono un significato completamente nuovo.

Partire cioè da degli elementi reali che filtrati dalla fantasia diventano un’immagine.

Come diceva Diane Arbus :

“Credo davvero ci siano cose che nessuno riesce a vedere prima che vengano fotografate” .

 

Che cos’e` la curiosita`?

La curiosità è il carburante che ti spinge a sviluppare idee ed immagini.

 

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

Mi piacerebbe poter tornare a fotografare di nuovo il Canada (sia natura che città), per vedere il cambiamento negli anni.

 

Qual e` il tuo prossimo progetto?

Ho da poco intrapreso la fotografia astronomica, ma la strada è tutta in salita..

 

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Sono sempre stato un fotografo solitario,  finchè non ho incontrato l’associazione Mosaico. Da lì sono nate diverse attività che mi hanno permesso di confrontarmi  con altri fotografi e di crescere.

 

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Non ho incontrato particolari difficoltà.. se non la mancanza di tempo per sviluppare tutte le idee..

 

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

Nessuna esperienza eclatante.. solo tanta sperimentazione .

 

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

È importante la programmazione, l’attenta osservazione e anche saper attendere.

L’attimo giusto arriva. La fortuna poi non guasta mai..

 

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?

Nel genere foto di strada raramente interagisco con le persone,

Quando faccio ritratti, preferisco sempre riprendere persone nel proprio ambiente o nel propio lavoro. La spontaneità è tutto.

 

Cosa ha influenzato il tuo stile?

Non credo di avere uno stile particolare… ,cerco solo di osservare cio’ che mi circonda sempre con occhi nuovi. Spesso l’abitudine agisce come un flitro , ci toglie la capacità di “vedere”

 

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?

L’eccessiva e spasmodica ricerca del bello. La fotografia funziona quando la realtà unita alla fantasia crea una visione nuova sul mondo. Inserire sapientemente degli elementi in una composizione è anche una scelta di coraggio, “obbligando” l’osservatore a percepire la mia visione .

 

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Anni fa, mi trovavo in vacanza ad Innsbruck. Al mattino esco per fare delle foto e  trovo sul lastricato uno stupendo riflesso in una pozza . Decido di fare le cose per bene.. monto il cavalletto, macchina e comincio a riprendere le persone riflesse nella pozza. Dopo alcuni minuti una guida mi chiede gentilmente se quando avevo finito potevo far fare la stessa foto ad un gruppo di giapponesi.. che si erano  messi diligentemente in fila dietro di me.

E’ stato un modo simpatico e inaspettato  di conoscere persone e parlare di fotografia.

Grazie all’Associazione Nazionale Domiad Photo Network per l’ Intervista

Stefano Moschini

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