“Racconti Fotografici” Numero 200: intervista a Natascia De Lorenzis

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 200° edizione , oggi intervistiamo la fotografa Natascia De Lorenzis, buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Mi chiamo Natascia De Lorenzis, ho 26 anni e sono nata a Lucerna (Svizzera). Dopo diversi anni trascorsi a Bologna dove ho frequentato l’Alma Mater Studiorum, son tornata nel mio piccolo paese Felline, in provincia di Lecce.

Mi sono avvicinata al mondo della fotografia all’età di 17-18 anni ma, da circa 4 anni è diventata una vera e propria passione e, spero presto, di poterla trasformare anche in lavoro.

Da piccolo cosa sognavi di fare?

Cosa sognavo di fare? Eh, bella domanda. Forse, ancora oggi non saprei rispondere.  Erano tante le cose che avrei voluto fare. Ad esempio entrare a far parte del corpo della polizia scientifica. Ero affascinata dalla loro divisa. Non chiedetemi il perché. Oppure, diventare una ballerina professionista di hip hop e poter ballare nei videoclip musicali.

La prima foto che hai scattato?

Non ricordo bene ma, probabilmente, la prima foto che ho scattato è stata al mio gatto. Una foto scattata non appena mi regalarono la prima reflex, quando ancora non avevo alcuna padronanza della macchinetta e alcuna condizione tecnica.  Fortunatamente, a distanza di anni, son riuscita a catturare immagini migliori del micio.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?

Non mi ispiro a nessun fotografo in particolare ma, apprezzo soprattutto Henri Cartier-Bresson. Adoro i suoi scatti, il suo bianco e nero e la cattura che egli chiama “l’istante decisivo”, contrapposto alla messa in scena di uno scatto.

Cosa non è per te la fotografia ?

È difficile definire cosa non sia fotografia. Essendo prettamente soggettiva, credo che, ognuno di noi abbia un proprio punto di vista a riguardo.

Ad ogni modo, non considero fotografia uno scatto nel quale vi è un uso eccessivo di post produzione.

Qual e` la sfida di ogni scatto?

Sicuramente il continuo migliorarsi. Spingersi oltre i propri limiti. Ricercare quello scatto che mi fa suscitare emozioni e che, magari, possa anche generare delle emozioni alle persone che li guardano.

Che cos’e` la curiosita`?

La ricerca continua di nuove sfide, di nuovi stimoli.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

Sono tante le cose che mi piacerebbe fotografare.

Dai paesaggi norvegesi a quelli africani; poterne raccontare le storie di vita quotidiana dei loro abitanti e le loro tradizioni.

Perché no, mi piacerebbe tanto anche specializzarmi nei servizi “new born” .

Qual e` il tuo prossimo progetto?

Il mio prossimo progetto spero sia quello di poter realizzare una mostra fotografica che racconti la vita quotidiana del mio paese. Dalla partita a carte dei “vecchietti” in piazza, al mercatino di frutta e verdura il fine settimana, per finire con i ragazzi che giocano a calcio in strada. Di questi tempi, cosa molto rara.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Sicuramente tanto studio e tanta pratica.

Aver avuto la possibilità di affiancare diversi fotografi ma, anche il mettermi costantemente in gioco.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Nessuna grande difficoltà.

Inizialmente, per , il mio concetto di fotografia era strettamente legato, solo ed esclusivamente, alla conoscenza delle diverse tecniche senza delle quali uno scatto non poteva essere reputato buono. Oggi penso che, la tecnica sicuramente aiuti ma, la libertà di espressione conti maggiormente.

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

Ho avuto la fortuna di prendere parte a diverse mostre fotografiche in Salento e non solo e di aver potuto realizzare foto pubblicitarie per diverse aziende.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

È importante armarsi di pazienza. Soprattutto se in mente si ha già lo scatto che si desidera catturare. Inoltre, anche una giusta dose di fortuna non guasta mai.

Cosa ha influenzato il tuo stile?

Diciamo che non ho uno stile vero e proprio con il quale mi si possa riconoscere. Ho iniziato questo percorso con la fotografia paesaggistica ma, negli ultimi, mi ha affascinato e mi affascina tuttora catturare scene di vita quotidiana.

 

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?

La continua ricerca della perfezione.

La sfida lanciata da tutti coloro che si “improvvisano” fotografi avendo come mezzo un semplice smartphone.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Era una giornata di agosto, calda e afosa quando, l’anno scorso sono stata chiamata come collaboratrice per scattare ad un matrimonio.

Era una coppia di giovani simpatici e senza grosse pretese tanto che, dopo i primi scatti si era già creato un bel feeling.

Giunta sera, prima del lancio del bouquet, mentre stavo scattando foto, lo sposo mi prese e mi disse: ” dato che già c’è un fotografo che ci sta riprendendo, ci tendiamo che anche tu possa prendere parte a questo momento”. Mi trascinarono letteralmente al centro sala.

Io, imbarazzata più che mai, presi posto dietro a tutte le ragazze.

È successo che, durante il lancio, tutte le ragazze si spostarono e il mazzo di fiori mi arriv  sopra.

E niente, alcuni mesi dopo, gli sposi mi inviarono la grafica di quel momento che si fecero stampare nel loro album.

Ringrazio l’associazione Nazionale Domiad Photo Network per avermi dato la possibilità di presentarmi mediante questa intervista.

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