“Racconti Fotografici” Numero 21: intervista a Emanuele Vidal

Cari Lettori, eccoci alla 21° edizione di “Racconti Fotografici”. Questa edizione è dedicata a Emanuele Vidal, che ci racconta la sua fotografia attraverso parole e immagini. Buona Lettura

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono?

Ciao a tutti, sono Emanuele Vidal, ho 32 anni, vivo a Innsbruck in Austria ma sono nato a Venezia e cresciuto in provincia. Fotografo solo da qualche anno, principalmente paesaggi diurni, anche se vorrei crescere e tirare fuori qualcosa di buono anche di notte. In più, lavoro da poco per un’agenzia fotografica tedesca che si occupa di eventi sportivi. In questo modo ho l’opportunità di trasformare la passione in un impiego e allo stesso tempo di imparare molto, lavorando a contatto con professionisti molto preparati.

Da piccolo cosa sognavi di fare?

A 8 anni per natale ricordo di aver ricevuto in regalo un libro sulle costellazioni, e ho passato le sere estive di quell’anno a imparare a memoria il cielo boreale. L’anno successivo ero già felice possessore di un Konus 60mm (e avrei tanto voluto una “reflex” e un anello T, pur non sapendo bene di cosa si trattasse). Quindi sì, direi che mi sarebbe piaciuto essere un astronomo prima di tutto.

La prima foto che hai scattato?

L’ho scattata con quelle macchine souvenir che vendono ai turisti, con Ie foto dei monumenti veneziani. La prima foto “vera” non me la ricordo, forse una foto di gruppo a qualche festa di compleanno.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè?

Tra I grandi fotografi non ce n’è uno a cui mi ispiri in maniera particolare. Tra quelli magari un po’ meno noti, ma comunque grandi, ritengo un punto di riferimento Maurizio Pignotti per quanto riguarda i paesaggi notturni, e Alberto Ghizzi Panizza per tutto il resto. Non ho cominciato a fotografare da molto, e quando ho visto le loro foto ho visto degli esempi di magia (e infatti ogni tanto passo a riguardarmele). Poi, non posso fare a meno di dire che senza alcuni fotografi conterranei molto validi come Cristiano Costantini e Jacopo Leonardo Costantini, probabilmente non avrei avuto la spinta giusta per migliorarmi e imparare. Le loro foto sono sempre fonte d’ispirazione, perchè vedere gli stessi luoghi fotografati (bene) da occhi diversi, aumenta anche la mia capacità di vederli ed interpretarli.

Cosa non è per te la fotografia ?

Penso che la fotografia sia comunicazione (di un’idea, di uno stato d’animo, di un’emozione). Quando non si percepisce l’anima del fotografo nell’immagine, per me non è fotografia.

Qual è la sfida di ogni scatto?

Riuscire a ricreare l’emozione vissuta nel momento in cui scatto, e comunicarla.

Che cos’è la curiosità?

Uno dei motori della fotografia. Per me che prediligo la fotografia di paesaggio, la curiosità è quella di vedere sempre posti nuovi (ad esempio, se sono in montagna sento la necessità di “arrampicarmi” per avere punti di vista diversi). Senza la curiosità non andrei da nessuna parte probabilmente.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

Il cielo australe, quindi le nubi di Magellano, la Croce del Sud e il Centauro, magari in Namibia o in Patagonia. Sarebbe il massimo.

Qual è il tuo prossimo progetto? 

Non so se si possa definire un progetto però, questa estate vorrei riuscire ad immortalare i laghi alpini dolomitici e tirolesi cercando di tirare fuori l’unicità di ognuno di questi luoghi. Ho già preparato alcuni itinerari e spero di poterli presto metterli in pratica.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Penso di essere ancora piuttosto “acerbo” come fotografo, perchè devo imparare ancora moltissimo. Purtroppo trattandosi di una passione piuttosto costosa, cerco di fare un piccolo passo alla volta in termini di strumenti (camera e obiettivi), tirando fuori il più possibile da quello che ho a disposizione. Spero che le mie foto, con il tempo e la perseveranza, diranno che sto effettivamente migliorando. Se devo elencare delle tappe, o meglio dei punti di svolta nello sviluppo di questa passione, citerei la prima volta che sono riuscito a fotografare I fenicotteri in laguna, il primo fulmine, la prima lunga esposizione: è un susseguirsi continuo di nuovi scatti che contribuiscono alla mia formazione.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

La difficoltà più grande per me è quella di non riuscire a fotografare quello che ho in mente. Penso che sia normale avere delle giornate a vuoto in cui nessuno scatto ti soddisfa abbastanza. L’unica cosa da fare è perseverare e avere pazienza, prima o poi i risultati arrivano.

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

Quasi sempre esco da solo a fotografare (se non sono con la mia paziente ragazza), e molto spesso nei luoghi dove mi fermo trovo gente che ha la mia stessa passione, con la quale mi piace scambiare idee e punti di vista. Magari non saranno decisive come esperienze, ma si impara sempre qualcosa di nuovo, soprattutto per me che sono autodidatta e sono partito praticamente da zero pochi anni fa. Poi, sicuramente, anche con i fotografi di sport con cui collaboro, c’è un continuo scambio di informazioni che ti portano ad apprendere molto in pochissimo tempo.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

Il tempismo purtroppo è una dote che non ho, per cui sono propenso a pensare che l’attimo giusto si colga con la pazienza e la costanza (e un po’ di fortuna ovviamente). Finora ho partecipato solo ad un concorso fotografico (nella zona in cui vivevo), e per tirare fuori uno scatto che mi soddisfasse sono tornato nel luogo prescelto 7-8 volte, finchè le condizioni di marea e di luce non fossero state congegnali. Lo scatto che ne risultò fu premiato anche con un piccolo riconoscimento, però se non avessi insistito fino a vederlo e dire “Oh, eccola!”, non avrei ottenuto nessun risultato apprezzabile.

Cosa ha influenzato il tuo stile?

Mi risulta difficile rispondere a questa domanda perchè, non avendo cominciato da tanto, non credo di avere ancora uno stile tutto mio. Se un domani qualcuno vedrà le mie foto e riconoscerà la mia “impronta”, quello sarà un bel giorno per me. L’unica cosa che posso dire è che nelle mie foto sono alla ricerca continua di luoghi isolati e prediligo gli ambienti poco antropizzati.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare?

Sicuramente in primis la tecnica è da migliorare. Poi, il sovraffollamento in alcuni luoghi, che meriterebbero di essere vissuti ed ascoltati in silenzio, alcune volte mi impedisce letteralmente di fotografare.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Sono andato in vacanza a Creta per una settimana qualche anno fa. Reduce da numerosi tentativi senza successo di fotografare il Martin Pescatore in laguna, vado in Grecia. Mi sono limitato alle classiche foto da turista, me la sono goduta, sempre con la fotocamera in mano. L’ultimo giorno, io e la mia ragazza arriviamo in un paesino di nome Mpali, lasciamo i bagagli in camera e decido di non portarmi dietro la fotocamera, un po’ per il peso e un po’ per la stanchezza. Ecco, come non detto, mi siedo sugli scogli a godermi la costa greca, e un Martin Pescatore si piazza a 3 metri da me, fermo, immobile, per almeno un minuto. Da quel momento, difficilmente lascio la fotocamera a casa, tranne quando voglio godermi il paesaggio con la certezza di vedere qualche specie ornitologica particolare. Funziona sempre.

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