“Racconti Fotografici” Numero 233: intervista ad Elisabetta Castellano

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 233° edizione , oggi intervistiamo la fotografa Elisabetta Castellano, buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che non ti conoscono?

Mi chiamo Elisabetta Castellano e sono una over 60. Vivo a Genova, città dove realizzo la maggior parte delle mie fotografie. Sono una fotografa amatoriale.

Mi piace il teatro, la natura. Mi sono cimentata in ogni genere fotografico ad esclusione di quello sportivo e, in quest’ultimo anno, mi sono dedicata alla fotografia minimalista che ho scoperto essere affine al mio modo d’essere.

Spesso in una immagine mi cattura il colore, ma so che il bianco/nero ha una resa suggestiva.

Da piccolo cosa sognavi fare?

Da bimbetta mi affascinavano le impiegate delle Poste con i loro timbri (si usavano in quei tempi).

La prima foto che hai scattato?

Credo di aver iniziato da adolescente con foto ricordo di famiglia. Una famiglia numerosa, perciò non mancavano occasioni di festa.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perché?

Quelli del passato sono tanti e di grande ispirazione, ma non ho dei veri punti di riferimento. Quelli che sento più affini sono Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Nino Migliori. E più recentemente ho scoperto i neri assoluti del Maestro Vasco Ascolini.

Cosa non è per te la fotografia?

Navigando sui social vedo molte cartoline con colori esasperati. Io uso il fotoritocco, ma non sopporto le saturazioni innaturali, specialmente nei paesaggi,

Qual è la sfida di ogni scatto?

Scattare, per me non è una sfida, ma è catturare ciò che vedo.

Che cos’è la curiosità?

E’ la voglia di conoscere, aprirsi a cose nuove. La curiosità permette di approfondire quello che non si sa.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare?

Se guardo i miei scatti di dieci anni fa vedo luoghi senza persone, immagini un po’ anonime. Oggi penso che l’inserimento dell’elemento umano in una foto sia molto più interessante.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

C’è stato un momento che le foto di famiglia mi stavano un po’ “strette” ed allora mi sono guardata intorno: un mondo mi aspettava.

Attraverso corsi di fotografia, workshop, letture ho affinato le mie capacità, ma l’essermi aggregata ad una associazione culturale è stato, ed è ancora tutt’oggi, la cosa che mi arricchisce e che mi ha aiutato a vedere meglio.

Anche i social,  attraverso l’iscrizione a gruppi,  giocano un ruolo significativo. Qui  posso confrontarmi con altri fotografi di tutto il mondo e partecipare a contest.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Imparare gli aspetti tecnici per realizzare alcune immagini e trovare le persone giuste e più brave di me da poter seguire.

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

Aver partecipato a dei concorsi fotografici. Aver incontrato le persone giuste in associazione ed essere riuscita ad organizzare qualche mostra personale e collettiva.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

La pazienza ed un pizzico di fortuna.

Cosa ha influenzato il tuo stile?

La mia voglia di ricerca e la capacità di cambiare quando non ero soddisfatta di me.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare?

Durante il mio lungo percorso c’è stato un periodo in cui pensavo che cambiare fotocamera fosse meglio, ma il problema ero io: la mia impreparazione ed ignoranza. Quello che non condivido  con le correnti mode fotografiche è pensare di poter fare buone fotografie senza cultura o pensare che con un cellulare tutto sia possibile. Riscontro poi una sovrabbondanza di immagini postate sui social.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Ogni tanto punto la macchina fotografica per un click e vedo tutto nero, penso “accidenti non funziona” ed invece ho solo dimenticato di togliere il tappo, forse è l’età 🙂

 

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