“Racconti Fotografici” Numero 250: intervista a Melissa Ghezzo

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 250° edizione , oggi intervistiamo la fotografa Melissa Ghezzo, buona lettura.

D: Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

R: Salve a tutti, mi chiamo Melissa Ghezzo e sono una fotografa nata e cresciuta in Piemonte.

D: Da piccola cosa sognavi di fare?

R: Da piccola ho sempre pensato di fare un qualcosa che avesse a che fare con il mondo artistico ma non avevo le idee molto chiare.

D: La prima foto che hai scattato?

R: La prima foto che ho scattato è stata fatta ai miei genitori tanti anni fa, la prima foto fatta in modo professinale è stata fatta ad un luogo abbandonato.

D: Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?

R: Non so se mi ispiri effettivamente a qulcuno ma ci sono molto fotografi che aprezzo, tra cui David LaChapelle, Oliviero Toscani, Frederic Fontenoi… Tutti molto diversi tra loro ma con una fotografia che racconta una storia tutta sua.

D: Cosa non è per te la fotografia ?

R: La fotografia, secondo me, non è banalità anche se molte immagini potrebbero dare quella sensazione…

D: Qual e` la sfida di ogni scatto?

R: Forse la sfida è riuscire a bucare l’obiettivo.

 

D: Che cos’e` la curiosita`?

R: La curiosità è la continua ricerca dell’ originale, la curiosità è quello che spinge ognuno di noi a migliorarsi.

D: Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

R: Vorrei fotografare l’immensità che, potrebbe nascondersi in ogni immagine.

D: Qual e` il tuo prossimo progetto?

R: Sto cercando di preparare un progetto benefico con beneficio verso l’ospedale che ha accolto mio padre per tanto tempo…

D: Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

R: Penso di non aver ancora attraversato la maggior parte delle tappe, sicuramente ho attraversato insoddisfazoine e amarezza per arrivare al punto attuale.

D: Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

R: Le difficoltà che, forse, incontrano un po tutti ovvero tante porte chiuse e persone che non hanno la voglia di ascoltare.

D: Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

R: Ho collaborato con una nota webzine a tiratura nazionale in ambito musicale, in quel contesto ho avuto la possibilità di lavorare con molte bands italiane e non.

D: Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

R: Dipende dal contesto, in un concerto è necessario avere magari una luce favorevole per poter mostrare l’enfasi dell’artista, in un paesaggio una condizione meteo particolare… Non è facile stabilire cos’è necessario perchè per ognuno potrebbe essere necessario un qualcosa di diverso.

D: Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?

R: Sicuramente cercare di mettere la persona a proprio agio con un po di simpatia, spesso utilizzo la musica per far entrare meglio nel personaggio chi ho di fronte.

D: Cosa ha influenzato il tuo stile?

R: Sicuramente la musica e cinema, mi piace molto utilizzare situazioni sulla scia del dark.

D: Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?

R: Per molte circostanze mi muovo con i permessi e spesso non accettano per un pregiudizio verso un certo tipo di fotografia. Sicuramente il maggior problema nel fotografare è il pregiudizio.

D: Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

R: Anni fa ho fotografato una bands in un manicomio abbandonato, mi sono accorta dopo un po che c’erano delle persone che ci guardavano da dietro un angolo… In un luogo del genere poteva essere chiunque ma poi abbiamo scoperto che erano solo dei ragazzini spaventati perchè non riuscivano ad uscire. Ragazzi, non avventuratevi in alcuni luoghi per fare qualcosa di diverso..

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