“Racconti Fotografici” Numero 273: intervista a Giuseppe Capraro

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 273° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Giuseppe Capraro, buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Ciao, sono Giuseppe Capraro ho 56 anni e vivo a Gallipoli. Nella mia vita ho avuto due grandi passioni: la chiatarra e la fotografia, abbandonate entrambe per motivi di lavoro. Poi ho poi ripreso la fotografia con l’avvento del digitale.

Da piccolo cosa sognavi di fare?

Credo che il primo ricordo era quello di fare il pompiere, crescendo le cose sono cambiate un po’ come succede a tutti.

La prima foto che hai scattato?

Con l’acquisto della mia prima fotocamera nei lontani anni 80, una Nikon F301 che ancora conservo, io e un mio amico siamo andati a fotografare i paesaggi che circondano la mia città.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perché ?

Tra i fotografi degli anni ‘80 quello che mi ha ispirato e fatto si che scoccasse dentro di me la voglia di credere nella fotografia è stato Franco Fontana, le sue unicità delle visioni negli scatti compositivi dei paesaggi mi ha proprio ispirato.

Cosa non è per te la fotografia ?

Una domanda difficile, probabilmente tutto quello che non mi emoziona.

Qual e` la sfida di ogni scatto?

Cerco di catturare l’unicità del momento attraverso una buona composizione al di là di regole e chiavi di lettura, alle volte ci riesco…

Che cos’è la curiosità?

La curiosità è sperimentare sempre, soggetti, luce, focale con cui si ritrae un soggetto.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

Nasco fotograficamente come paesaggista, ma da sempre sono affascinato dallo stile di Helmut Newton che ritrae l’eleganza in ambientazioni fuori dagli stereotipi canonici, lo considero il glamour di eccellenza.

 

Qual e` il tuo prossimo progetto?

Vorrei ritrarre la quotidianità dei gesti donandogli un pizzico di sana ironia, qualcosa in cui credo, la buona volontà non mi manca.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Sono un autodidatta e sono partito dalle riviste di fotografia negli anni 80, libri sulla fotografia e ho avuto l’occhio sempre attento in modo da poter crescere  e sperimentare; decisiva è stata per me l’amicizia con il maestro Mario Milano, compianto e affermato professionista dall’animo nobile e dei suoi consigli e insegnamenti ne ho fatto tesoro.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Il tempo è il nemico, la difficoltà principale della fotografia, quando non ne trovi è come una sconfitta a tavolino.

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

L’avvento del digitale ha trasformato il modo di creare e sviluppare la fotografia. Avere la fortuna di conoscere amici che hanno la tua stessa passione è motivo di sfida e confronto continui che alimentano la voglia di fotografare e per me queste sono esperienze che tutti dovrebbero fare per migliorarsi.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

Una buona dose di fortuna aiuta ma non è solo quella, molto spesso una fotografia nasce nella mente per poi essere ”materializzata” nel fotogramma, quando questo accade è meraviglioso.

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?

Mettere a proprio agio una persona è sempre difficile alle volte è un’impresa titanica, spesso rinuncio e preferisco fotografare dell’altro.

Cosa ha influenzato il tuo stile?

Cerco di perfezionare il mio stile, poichè mi piace comporre una foto dando risalto a tutti i soggetti coinvolti, il primo piano, lo sfondo, la composizione e la giusta cromia di colori: quelli non mi devono mancare.

 

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?

Con l’avvento dei Social il limite è la privacy delle persone, cerco di rispettarla per etica fotografando situazioni ove i volti o la riconoscibilità degli stessi non sia un problema, parallelamente vedo che molti invece ne approfittano per cogliere l’unicità di espressioni e situazioni senza porsi il problema di pubblicare o meno.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Sei o sette anni fa scrutando l’orizzonte con un piccolo tele incrociai lo sguardo di una persona che da lontano faceva altrettanto con me. Dopo circa un anno in una situazione simile ci siamo conosciuti e da allora usciamo spesso insieme a fotografare perché siamo diventati buoni amici, anzi soci. La fotografia è anche questo, avvicina la gente.

Una carrellata di miei lavori in questi link:

https://www.facebook.com/gallipoliterraedeicolori

https://www.instagram.com/caprarogiuseppe

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