“Racconti Fotografici” Numero 283: intervista a Giuseppe Candiano

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 283° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Giuseppe Candiano, buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono?

Ho 55 anni fotografo da quando ne avevo 7, in tutto quello che ho fatto nella mia vita, la fotografia mi ha sempre accompagnato, sin dal primo incarico che fu di fotografare tutti i minerali nelle vetrine della facoltà di mineralogia ai tempi dell’università.

Da piccolo cosa sognavi di fare?

L’astronomo,  poi la vita ha deciso che mi occupassi di altro,  ispirato dai documentari del Comandante Jacques Cousteau e della sua Calypso.

La prima foto che hai scattato?

A 7 anni in una gita scolastica, da li non ho mai più smesso, la prima reflex, regalo dei miei, una Yashica FX—D per i 18 anni.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perché?

Non mi ispiro a nessuno, mi piacciono le belle fotografie e basta, chiunque può in un momento di grazia scattare una foto meravigliosa anche con un cellulare, senza per questo essere un gran fenomeno, ma è giusto che gli venga riconosciuto merito. Una cosa è certa, la maggioranza dei cosiddetti osannati “grandi fotografi” mi fanno venire l’orticaria e non c’è altro ambito come la fotografia, dove si ha paura di gridare che “Il re è nudo”.

Il mio fotografo preferito, ma certo non mi ispiro a lui, è uno solo, Peter Lik. Ho avuto la fortuna di vedere le stampe di persona nella sua galleria di Las Vegas, ed è davvero di un altro pianeta.

Cosa non è per te la fotografia?

Non è scimmiottare le mode del momento, non è dover seguire regole, non è dover piacere agli altri, non è apparire sui social a tutti i costi, non è fare inutili mostre per compiacere il proprio ego.

Qual è la sfida di ogni scatto?

Non essere banale e sperare che la luce in quel momento sia dalla tua parte, ma le leggi di Murphy sono sempre in agguato inesorabili. Ore di attesa, la luce giusta, il momento giusto, l’attimo giusto, l’obiettivo giusto e l’Airone bianco maggiore, trafigge e ingoia un magnifico pesce tra mille riflessi meravigliosi, mostrandoti il didietro.

Che cos’è la curiosità?

E’ l’unica cosa che tiene vivi, se si perde è come essere una salma che respira.

Cerco di evitare come la peste le persone che non hanno passioni qualsiasi esse siano.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare?

La depressione della Dancalia e le isole Lofoten.

Qual è il tuo prossimo progetto?

Delle foto sull’Etna e continuare la ricerca delle orchidee spontanee della Sicilia che fotografo da ormai 35 anni.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Tutte quelle necessarie, sacrificando i pochi soldi della giovinezza ad acquistare attrezzatura, rinunciando a tutto il resto e scattando decine di migliaia di negativi, diapositive, Kodachrome e file Raw.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

La scarsa disponibilità economica per viaggiare quanto avrei voluto.

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

Quando mi sono affacciato sul Gran Canyon in Arizona e quando ho scattato la mia prima foto decente, a mio parere ovviamente.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

Fortuna, attrezzatura e preparazione tecnica. Comunque specie nell’ambito paesaggistico, la foto che rimane, la foto eccezionale va pensata a preparata con molto anticipo, nulla va lasciato al caso.

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?

Mi sono specializzato in ritratti, il problema principale è che se prima non si attiva una empatia reale con il soggetto, è meglio rimettere la reflex nella borsa, il ritratto è una vera alchimia molto difficile da ottenere.

In più quando scatto, sono io che decido tutto, se il soggetto insiste con richieste, spengo le luci e concludo la sessione. Un solo gallo nel pollaio. Non lo faccio per professione e quindi me lo posso permettere.

Cosa ha influenzato il tuo stile?

Il mio carattere, il mio occhio (se mai ne ho avuto uno) e il mio amore per la natura.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare?

L’impossibilità di viaggiare e la mancanza di un obiettivo macro moderno di almeno 200mm di focale con un ottimo VR, spero che la Sigma ascolti questo mio appello.

Sito Web Personale: https://www.candiano.com

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