“Racconti Fotografici” Numero 296: intervista a Gianluca Facchini

Bentornati a “Racconti Fotografici” . Eccoci alla 296° edizione: oggi intervistiamo il fotografo Gianluca Facchini, buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Intanto un saluto a tutti i lettori e grazie della bella opportunità. Mi chiamo Gianluca Facchini e vivo in un piccolo paese della provincia di Bologna. Ho 44 anni, sono impiegato e convivo da oltre 10 anni con Barbara, mia compagna di avventure. Non mi definisco affatto un fotografo (e infatti mai mi sono autodefinito tale sui social) ma semplicemente un grandissimo appassionato di fotografia, di natura e di viaggi.

Da piccolo cosa sognavi di fare?

Diciamo che di sogni particolari non ne ho mai avuti, anche se da bambino ero molto affascinato dal mestiere del dentista anche perché, ahimè, ho dovuto frequentarlo assiduamente per parecchi anni. Da adolescente invece aspiravo a diventare un buon chitarrista e suonare in un gruppo rock, ma purtroppo questa velleità si è tristemente infranta in seguito al furto della mia amata Fender Stratocaster. Da lì in poi, dal dispiacere, non ho più toccato una chitarra.

La prima foto che hai scattato?

La macchina fotografica l’ho sempre portata con me sin da bambino (la prima me la regalò mia zia) e ricordo che spaziavo tra paesaggi di montagna, gruppi di amici, serate in famiglia. Foto semplici, ma che ogni tanto riguardo con nostalgia. Chi è della mia generazione non può dimenticare l’impazienza di ritirare le fotografie stampate in negozio. Altri tempi l’analogico.

Nello specifico il primo ricordo vivido di uno scatto con una “minima ambizione” risale però all’Interrail in Scandinavia, credo fosse il 1997 o giù di lì. Ero ossessionato dal voler fotografare le casette norvegesi riflesse nei fiordi. Ricordo che i miei compagni di viaggio non ne potevano più, ed avevano ragione.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perché ?

I fotografi a cui mi ispiro sono gli amici che come me condividono la stessa passione. Non di rado invio loro mie immagini con il fine di avere un feedback il più critico e costruttivo possibile.

Cosa non è per te la fotografia ?

A mio parere la fotografia non deve mai tradursi in competizione esasperata tra gli appassionati. Fotografando per lo più animali, leggo ed ascolto molto spesso racconti di gelosie ed invidie che non hanno nulla a che fare con il piacere di fotografare.  Qualche sfottò goliardico tra amici non deve mai mancare, ci mancherebbe, anzi a volte rappresenta l’essenza della sana condivisione della propria passione. Ma tutto deve fermarsi lì e non sfociare in situazioni sgradevoli ed antipatiche tra fotografi.

Qual e` la sfida di ogni scatto?

Da un punto visto di vista tecnico mi impegno a non commettere errori grossolani nelle impostazioni della fotocamera o perlomeno non ripetere errori passati che mi hanno impedito di immortalare momenti unici. Il genere fotografico a cui appartengo, a differenza di altri nei quali puoi approcciarti allo scatto in maniera più metodica, è fatto di attimi da catturare ed è proprio per questo che occorre limitare al minimo gli errori tecnici. A parte questo cerco sempre di valorizzare al meglio il soggetto che sto fotografando ricercando, quando si può, punti di vista o elementi compositivi del tutto personali. Ogni soggetto fotografico, anche il più comune, può assumere maggior rilevanza se ripreso per esempio in un certo contesto o in particolari condizioni di luce.

Sebbene sia più difficile da realizzare, preferisco la fotografia dell’animale ambientato piuttosto che il primo piano, quest’ultimo forse più di impatto ma anche più convenzionale.

Che cos’è la curiosità?

La curiosità è quella forza che mi spinge ad alzarmi nel cuore della notte e mettermi in cammino per ore sul pendio di una montagna sperando di incontrare al sorgere del sole un branco di stambecchi.

E’ ricerca. E’ attesa. E’ fare un ulteriore chilometro, dopo averne percorsi già chissà quanti, per vedere se oltre la collina c’è quello che cerco. È arrivare un’ora prima sul sentiero per cogliere quel momento di luce unica. E’ tentare una nuova via per trovare un nuovo punto osservazione.

 

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

Sono davvero tanti i miei prossimi “obiettivi” fotografici. Il mio più grande desiderio (e forse il più realizzabile nel breve periodo) è avvistare un lupo, il predatore per eccellenza nell’immaginario collettivo, magari nel Parco Nazionale d’Abruzzo, un luogo che adoro e al quale mai potrei rinunciare.

In una più ampia prospettiva, nei prossimi anni mi piacerebbe fotografare l’orso polare alle Isole Svaalbard, il gufo delle nevi nel Quebec, la tigre in India e la fauna africana.

La cosa straordinaria è che quasi sempre gli animali abitano i luoghi più belli della Terra per cui a corredo del viaggio strettamente naturalistico avrei poi la possibilità di vivere in maniera autentica quei luoghi, tutti a dir poco unici e meravigliosi.

Qual e` il tuo prossimo progetto?

Più che progetto diciamo che ho una speranza, ossia riuscire ad effettuare nel 2021 i viaggi che avevo in preventivo lo scorso anno, in particolare un “on the road  autunnale” nei tre parchi del nord-ovest americano ossia Yellowstone, Grand Teton e il Glacier National Park. Credo che questo possa considerarsi davvero il “viaggio dei sogni” per qualsiasi fotografo naturalista.

E poi, da grande amante del nord quale sono, vorrei prima o poi realizzare un’idea che da sempre mi affascina: trascorrere i mesi invernali in Lapponia, tra ghiaccio, silenzi, orche ed aurore boreali.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Il mio primo amore è stata senza dubbio la street-photography che ho potuto sperimentare nelle grandi metropoli europee ed americane. Sino a qualche anno fa il mio viaggio ideale era infatti immergermi nelle grandi città girando per le strade alla ricerca di volti più che di monumenti, di momenti unici più che di musei. La forza narrativa della fotografia di strada è stupefacente e mi ha sempre affascinato.

Poi il viaggio in Irlanda on the road, poche persone e molte pecore, tanti arcobaleni e una natura selvaggia hanno riacceso in me il bisogno di Natura.

L’amore per la Natura l’ho sempre coltivato fin da bambino in virtù della passione incondizionata verso la montagna, in ogni stagione ed in ogni sua espressione.

Da quel viaggio in Irlanda ho capito che avevo bisogno di nuovi orizzonti e così tra gli altri sono arrivati i viaggi in Norvegia, in Islanda, in Finlandia e nei parchi dell’Ovest americano e con essi il bisogno di trasformare la fotografia di strada in fotografia naturalistica.

L’amicizia nata con un bravissimo fotografo di natura ha poi fatto il resto ed è stato l’ultimo elemento, forse decisivo, che mi ha catapultato nel mondo della wildlife photography.

 

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Sicuramente le difficoltà maggiori sono di tipo economico perché è una passione diciamo così, “costosetta”.

L’attrezzatura fotografica, in particolare quella utilizzata in questo genere, ha costi medi piuttosto elevati, così come non sono trascurabili le spese legate ai viaggi. Seppure sottoscriva che “i soldi per viaggiare sono sempre ben spesi”, bisogna però sempre cercare di mantenere un equilibrio e non farsi coinvolgere più del dovuto.

Un’altra difficoltà che sto tutt’ora affrontando è la necessità per chi fotografa animali di conoscere il loro comportamento e la loro corretta classificazione. Da questo punto di vista ammetto che devo ancora imparare tantissimo e documentarmi in maniera molto più approfondita.

Soltanto chi possiede tali conoscenze potrà davvero definirsi un fotografo naturalista completo.

 

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

Un’esperienza significativa nel processo di “conversione” alla fotografia naturalistica ha coinciso con un momento ben preciso legato al mio primo viaggio in Finlandia. Decisi infatti di vivere un’esperienza in un capanno fotografico nella regione della Carelia con l’intento di avvistare l’orso bruno.

Ecco, tale esperienza fu così emozionante ed appagante che, non appena tornato in Italia, decisi di acquistare il mio primo teleobiettivo.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

Semplifico, ma per cogliere l’attimo giusto è necessario alzarsi presto, talvolta molto presto. Proprio perché “l’attimo giusto” è quasi sempre “a cavallo” dell’alba occorre giungere sullo spot ad orari improbabili. E quando la tua meta è rappresentata dalla vetta di una montagna è facile intuire quante ore di sonno occorra sacrificare per portare a casa una buona fotografia.

Come dico sempre “i tramonti sono per tutti, le albe per pochi!”.

E poi ammetto che per scattare la foto perfetta è necessaria, anzi indispensabile, una sana dose di fortuna.

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?

Così come nella street photography, anche nella fotografia naturalistica devi fare in modo che il soggetto che vuoi ritrarre non si accorga di te. Ciò è possibile grazie al mimetismo ma non solo. Come già detto in precedenza, devi conoscere il territorio nel quale ti muovi ed il comportamento dell’animale che vuoi fotografare. Senza questi elementi difficilmente riuscirai a portare a casa delle buone immagini.

Inoltre ci vuole tanto rispetto per la Natura che ti circonda;  tu sei l’intruso, e l’animale è il padrone di casa.

Cosa ha influenzato il tuo stile?

Lo stile lo si plasma nel tempo. Tutt’ora guardando mie fotografie di un paio di anni fa non mi riconosco, e spesso e volentieri non mi piacciono.

In maniera più o meno consapevole ho tratto ispirazione dalle immagini scattate da altri fotografi, sia sui social sia in occasione di mostre fotografiche alle quali, quando posso, partecipo molto volentieri come visitatore. Ultimamente mi sono anche abbonato ad un paio di riviste di genere davvero interessanti.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?

L’emergenza sanitaria ha sicuramento ridotto al minimo viaggi e occasioni di uscite fotografiche per cui ad oggi è questo il grande problema.

In generale una delle criticità fondamentali del mio genere fotografico è rappresentato dal business che sta nascendo dietro la fotografia naturalistica che, ahimè, ha aumentato a dismisura la presenza umana nei territori cosiddetti selvaggi con conseguente maggior disturbo alla fauna che li popola. Questo business, oltre ad aver fatto lievitare i prezzi dei viaggi e dei workshop, rende l’esperienza in natura più standardizzata oscurando l’anima wild della sessione fotografica. Nei viaggi che intraprendo il mio motto è….se possibile.…“zero umani”!!

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Ne avrei due da raccontare, entrambi con protagonisti carissimi amici.

Il primo risale al 1992 a testimonianza della passione che già all’epoca nutrivo per la fotografia. Nel corso di una vacanza a Cefalù, Pietro, Lucio ed io rinunciammo alla cena nel villaggio turistico attendendo il momento giusto per fotografare il bellissimo tramonto sul mare di quella sera, per poi accorgermi, a posteriori, che nella macchina mancava il rullino. Zero foto e molta fame, ma quel tramonto lo ricordo ancora. Memorie indelebili di una fotografia che oramai non esiste più.

Il secondo aneddoto invece è più recente e risale al 2018. Siamo in Islanda.

L’ultima notte di quell’indimenticabile viaggio Mario ed io la trascorremmo con la testa all’insù ad ammirare e fotografare un’interminabile sequenza di aurore boreali che sembrava non finire mai. La temperatura oscillava tra i -10 e i -15 gradi.

Circa alle 5 del mattino, dopo non so quante ore trascorse a scattare, Mario si volta e mi parla attraverso una decina di strati di pile. Ero convinto che mi volesse dire: “Basta Gian, è stata una serata bellissima, ma ormai sono congelato e vado a letto!”. E invece cosa fa? Con un entusiasmo a dir poco stupefacente rilancia: “vado a mettere in carica la batteria poi torno!”. Non ci volevo credere! Sebbene non avessi più sensibilità nelle mani aspettammo che la batteria di Mario si ricaricasse e ricominciammo a scattare sino all’alba!

Questo è ciò che succede quando la Natura e la fotografia si incontrano.

 

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