“Racconti Fotografici” Numero 297: intervista a Massimo Greco

Bentornati a “Racconti Fotografici” . Eccoci alla 297° edizione: oggi intervistiamo il fotografo Massimo Greco, buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Mi chiamo Massimo Greco; sono un medico in pensione di 72 anni e vivo  a Foligno, in Umbria.

Da piccolo cosa sognavi di fare?

Fin da piccolo ho sempre avuto passione per gli animali; le riviste e i trattati di zoologia erano sempre sul mio comodino. Sognavo di fare da grande lo zoologo ed arrivato al momento di scegliere la Facoltà Universitaria ho scelto infatti Scienze Biologiche – Poi però iniziando a lavorare in un Istituto Universitario di Igiene a Perugia, è subentrata la passione per la Medicina e ho conseguito anche la Laurea in Medicina e Chirurgia

La prima foto che hai scattato?

Nella seconda metà degli anni 60, nel corso dei miei studi liceali, come tanti giovani allora, mi sono avvicinato alla fotografia (avevo una Canon Ftb) esercitandomi anche nello sviluppo e nella stampa in proprio dei miei scatti che in quel periodo erano essenzialmente rivolti al ritratto e alla documentazione di viaggio.

Poi, abbandonato completamente questo hobby, perchè preso prima dagli studi universitari e poi dal mio lavoro di medico, ho ritrovato interesse e passione per la fotografia, in particolare quella naturalistica, dopo il mio pensionamento, che ho voluto “celebrare” coronando il mio sogno di sempre: un safari in Africa (Botswana e Zimbabwe) con le mie due figlie Claudia e Francesca

Purtroppo durante questo Safari non avevo ancora una attrezzatura fotografica adeguata, ma la bellezza dei luoghi ed il fascino degli animali esotici che ho potuto documentare mi hanno stimolato successivamente ad adeguare l’attrezzatura ed a fare quello che prima non avevo avuto l’opportunità di fare; ricercare e fotografare, anche in luoghi meno esotici ed a noi più vicini, i meravigliosi paesaggi che la nostra terra ci offre e gli animali , in particolare l’avifauna, che vivono numerosi intorno a noi con una quantità e varietà di specie per lo più ignota alla maggior parte delle persone.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perché ?

Non ci sono fotografi in particolare ai quali mi ispiro, ma certamente ciò che è possibile vedere nelle riviste fotografiche o sui media dedicati a temi naturalistici, offre enormi possibilità di poter apprezzare fotografi molto bravi e foto di grande qualità e, al contempo, di acquisire preziose indicazioni sulle tecniche fotografiche che indubbiamente costituiscono importanti suggerimenti ed uno stimolo continuo al miglioramento delle capacità tecniche e alla maggiore conoscenza di specie aviarie e di ambienti naturali  nei quali poterle cercare.

Cosa non è per te la fotografia ?

La fotografia naturalistica  non è  per me  solo un modo attraverso la quale esprimere il proprio estro artistico, ma soprattutto un tramite ed uno strumento per entrare in contatto con la natura e le creature che la abitano e per documentare, per me e per chi vede le mie fotografie, la magia e le emozioni che gli ambienti naturali sanno offrire e, quando si è più fortunati, anche dei magnifici incontri che si possono fare con la fauna selvatica..

Che cos’è la curiosità?

In questi ultimi anni, con il crescere della passione per l’avifauna e la fotografia naturalistica, è aumentata ovviamente la curiosità per la scoperta e la visita di ambienti naturali di interesse dei quali il nostro territorio è ricco; spesso dedico le prime ore del mattino  alle  escursioni nelle campagne che ci circondano e, quando posso e le condizioni climatiche sono favorevoli, nell’Area naturale protetta di Colfiorito o al Lago Trasimeno…

Ho scoperto poi l’esistenza di Oasi naturalistiche di grande interesse quali l’Oasi WWF del Lago di Alviano, l’Oasi “La Valle” al Lago Trasimeno o l’Oasi di Diaccia Botrona nella Maremma Toscana da me frequentata negli ultimi anni, soprattutto nel periodo estivo. Luoghi incantati nei quali passare ore a contatto con la natura e con l’emozione di poter vedere e fotografare numerose specie di uccelli.

Qual e` la sfida di ogni scatto?

Dato che, come ho detto, per me la fotografia è un  meraviglioso strumento di documentazione del mondo naturale e soprattutto della enorme quantità di specie che lo abitano, ciò che mi spinge ogni volta che esco per una escursione fotografica è la speranza di un incontro fortunato, magari di una specie rara o che semplicemente non hai mai avuto la fortuna di vedere prima….

Ci si augura insomma  di poter “catturare” col proprio obiettivo gli esemplari più desiderati: perchè più belli per lo splendore delle loro livree, come il Martin pescatore o il Gruccione; perchè maestosi nel loro volo come i Rapaci, i Fenicotteri o gli Aironi; perchè più rari , come l’Airone rosso, il Chiurlo maggiore, le Spatole, il Mignattaio o gli Ibis sacri ; perchè, oltre che rari, anche più difficili da scovare per la loro riservatezza ed il loro mimetismo estremo, come il Tarabuso o il Porciglione..

Naturalmente quando si fanno escursioni fotografiche in ambienti naturali diversi (il bosco come gli ambienti umidi, il lago come la palude, la pianura come la montagna) e in diversi periodi dell’anno si sa che si ha maggiore probabilità di incontrare alcune specie piuttosto che altre

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

Fondamentale è la passione e la voglia comunque di scovare e fotografare la grande varietà di uccelli, stanziali o migratori che è possibile incontrare nelle diverse stagioni; spesso a costo di levatacce mattutine, trasferimenti faticosi anche per il peso dell’attrezzatura fotografica, lunghe ore di attesa, spesso purtroppo vana, e a volte soffrendo per le avverse condizioni climatiche (freddo,caldo, vento, insetti, umidità…)

Ogni avvistamento, magari dopo lunghe attese,  è una grande emozione, soprattutto se si ha la fortuna di averlo nelle condizioni che possano consentire uno scatto migliore, come la vicinanza dell’animale,la buona luminosità ambientale, l’assenza di ostacoli naturali (canne, erba alta, zone d’ombra..)

Ma è chiaro che le emozioni maggiori e la bellezza degli scatti  risiedono  anche nell’avere la fortuna e l’abilità di cogliere situazioni interessanti, come ad esempio la predazione di un Falco, la pesca dell’infallibile Martin pescatore o degli Aironi, le scene di lotta tra Folaghe e Gallinelle d’acqua nei periodi degli amori, il corteggiamento di un Gruccione che porge in dono col becco la libellula appena catturata alla femmina..

E’ necessario inoltre disporre di un’attrezzatura fotografica adeguata e ovviamente, un pò di capacità tecnica; a volte rimango sorpreso e (dentro di me un pò irritato) quando a fronte di una foto fatta magari da 10/20 metri ad un uccello della lunghezza di pochi cm qualcuno mi domanda se l’ho fatta con il telefonino…o quando mostrando con un pò di orgoglio una foto di un uccello colta durante un volo spesso velocissimo, imbracciando a mano libera attrezzature intorno ai 5 Kg, qualcuno non trova di meglio per apprezzarla che dire: certo che ti ci vuole pazienza…

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Pratico questo tipo di fotografia da circa 10 anni ormai e devo dire che ci sono stati numerosi incontri che mi hanno provocato forti emozioni e che sono particolarmente impressi nella mia memoria: come la prima volta che sono riuscito a vedere e fotografare un rarissimo Falco pescatore volteggiare sopra la superficie di un lago per poi gettarsi  in acqua catturando un pesce, così come quando per la prima volta sono riuscito a fotografare all’Oasi di Alviano il Tarabuso, raro, elusivo e dal mimetismo incredibile; o la volta in cui camminando in un sentiero di campagna ho visto e fotografato in volo  il Falco pellegrino, l’animale più veloce della terra (in picchiata arriva ad oltre 320 Km ora)

Una sola volta ho avuto la fortuna di vedere e fotografare il bellissimo Chiurlo maggiore, mentre solo negli ultimi due anni  mi è capitato di poter osservare le Spatole bianche, i Mignattai e l’Ibis sacro, un uccello ormai scomparso dall’Egitto per la caccia spietata e lentamente risalito alle nostre latitudini negli ultimi anni.

Soltanto pochi giorni fa  poi mi è capitato di fotografare un giovane esemplare di Aquila reale, un evento particolarmente fortunato per me, data la rarità di questa specie qui in Umbria.

Un aneddoto particolare,tra gli altri, è stato il poter riprendere la cattura (insolita) da parte di un Airone cenerino di un Tuffetto, che si è salvato solo perchè l’Airone, accortosi della mia presenza, lo ha lasciato cadere involandosi.

Ma sono sicuro, per usare un modo di dire non certo originale ma efficace, che le foto più belle ed emozionanti sono quelle che devo ancora fare.

https://www.juzaphoto.com/me.php?l=it&p=16581

https://www.facebook.com/massimo.greco.1291/

https://www.flickriver.com/photos/gremassimo/

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