“Racconti Fotografici” Numero 311: intervista ad Aldo Renato Terrusi

Bentornati a “Racconti Fotografici” . Eccoci alla 311° edizione: oggi intervistiamo il fotografo Aldo Renato Terrusi, buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ? 

Mi chiamo Aldo Renato Terrusi, sono nato a Valona in Albania da genitori italiani nel 1945. Sono Fisico, ex ENEA, pensionato dal 2010. Ho sempre  amato la fotografia ma solo come hobby discretamente coinvolgente. 

Da piccolo cosa sognavi di fare? 

Abitavo vicino al mare (avevo 10 anni) progettavo fantastici velieri. Il mare rappresentava il mistero, la scoperta e la sperimentazione. Costruivo improbabili battelli che lasciavo andare in mare e seguivo con lo sguardo annotando il loro percorso. Tra le correnti marine e i venti, seguivano rotte che sembravano essere controllate da forze misteriose. Tracciavo sugli appunti i movimenti di quei battelli sgangherati e mi perdevo in ipotesi fantasiose e pseudo scientifiche pensando di diventare un giorno ingegnere navale, capace di sfidare il mare con i miei progetti. 

La prima foto che hai scattato? 

La prima foto (allegata: “Una nave da guerra”) o una delle primissime (1960), ovviamente analogiche non poteva essere che sul  mare, un incrociatore americano all’ancora vicino a Porto Santo Stefano. La qualità di sviluppo e stampa della foto lascia molto a desiderare ma evidentemente il fotografo al quale mi ero rivolto non aveva dato molto peso a quel ragazzo. 

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perché ? 

Francamente non sono stato ispirato da fotografi più o meno importanti ma piuttosto dalle immagini dei giornali e delle riviste che ammiravo e cercavo di immedesimarmi nel fotografo che le aveva fatte. 

Cosa non è per te la fotografia ? 

Io direi piuttosto cosa è per me la fotografia: è l’istante magico che mi emoziona e che devo bloccare in quel momento, una “istantanea” che fissa un attimo che non si ripeterà mai più. Per questo motivo non amo la fotografia progettata ed elaborata in uno Studio anche se riconosco che immagini di quel tipo sono spesso da considerare opere d’arte.  

Qual è la sfida di ogni scatto? 

La realizzazione di una immagine che renda esattamente ciò volevi che fosse. 

Che cos’è la curiosità? 

La curiosità è ciò che spinge l’uomo alle sfide nell’arco della propria esistenza. 

 

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ? 

Tutto ciò che mi circonda, in qualunque posto mi trovi, potrebbe essere oggetto di curiosità, ma dovrebbe essere ripreso da una posizione difficile ed inaspettata in modo da rendere l’immagine inedita ed interessante per chiunque la guardi. 

Qual è il tuo prossimo progetto? 

Per i motivi di cui sopra non ho un prossimo progetto ma solo la curiosità e la conseguente ricerca di uno scatto da ricordare. 

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi? 

Non mi considero un fotografo ma un semplice dilettante che comunque ha attraversato tutti gli sviluppi tecnologici che la scienza fotografica ci ha offerto. Ho iniziato con una Macchina Agfa Silette 6×6 che nel 1959 pagai (se non ricordo male) 12.000 Lire che mi sembrarono una fortuna immensa per la fatica di raggiungere il quantum. La prima foto 1)“Una nave da guerra”. Passarono solo tre anni che acquistai la Canon AE1 (analogica), cominciai ad avere qualche soddisfazione, le prime foto a colori e le prime esperienze con lo sviluppo e la stampa in B/N e a Colori con un Ingranditore Durst RS352: 2)“Il Bufalo e la Tortora”, 3)“L’extraterrestre”. Negli anni ’90 inizia la produzione delle macchine digitali con uno sviluppo tecnologico impressionante fino ad arrivare nei primi anni 2000 con definizioni digitali paragonabili alle pellicole analogiche. Ora non erano più necessari gli sviluppi e le stampe ma ci si poteva divertire a casa con i programmi software che ti permettevano praticamente di elaborare e trasformare qualsiasi immagine a tavolino. Da anni uso la Canon EOS 550Dis, ovviamente digitale, con diversi obiettivi intercambiabili ed un programma di elaborazione fotografica che soddisfano pienamente le mie esigenze. Le foto: 4)“Arcobaleni”, 5)“Il Cupolone e la Luna”, 6)“La Rondine e la Pattuglia Acrobatica” (con un po di fortuna). 

Certo l’occhio, la mano e la sensibilità del fotografo non è sostituibile da nessuna tecnologia.  

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso? 

I maggiori problemi li ho incontrati quando decisi di sviluppare e stampare le foto analogiche a colori. Perdevo troppo tempo su immagine che io stesso avevo ripreso ma che difficilmente riuscivo a riprodurre come avrei voluto, per cui a parte qualche sviluppo divertente: “L’extraterrestre”, decisi che la cosa non faceva per me. 

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico? 

L’esperienza più importante che mi ha consentito di fotografare con più sicurezza e che considero la più importante nella fotografia, forse la più difficile, è l’equilibrio o comunque il gioco tra luci e ombre. 

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto? 

Sensibilità, Curiosità e Occhio 

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre? 

Il rapporto con le persone che sanno di essere fotografate è difficile perché raramente si rendono naturali almeno che non siano modelli o modelle. La mia preferenza è cogliere l’attimo fuggente di persone che non sanno di essere fotografate. 

Cosa ha influenzato il tuo stile? 

La voglia di fissare nella memoria un’immagine istantanea che mi ha emozionato. 

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ? 

Oggi è molto più facile avere un’immagine tecnologicamente perfetta, la differenza la fa sempre colui che fotografa. 

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico? 

Più che un aneddoto è una curiosità, stavo fotografando la pattuglia acrobatica italiana quando una rondine si è frapposta tra gli aerei e l’obiettivo. Vedi foto. 

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