“Racconti Fotografici” Numero 56: intervista ad Antonio Spitalieri

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 56° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Antonio Spitalieri , buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Sono Antonino Spitalieri ma mi chiamano tutti Antonio, mi sono diplomato alla scuola d’Arte a Catania nel 1973, nel 1975 ho preso l’abilitazione all’insegnamento di “Ed. Artistica” per le scuole medie (oggi si chiama arte e immagine), ho un secondo diploma di “ragioniere” preso nel 2004 presso l’Istituto Commerciale, per Geometri e Turistico “E. De Nicola” di San Giovanni La Punta (CT). Volevo fare il calciatore professionista e volevo fare l’insegnante ma sono riuscito a metà perchè col calcio sono arrivato a medi livelli, con l’insegnamento ho fatto solo supplenze e alla fine faccio l’assistente amministrativo in una scuola Statale. Ho amato ed amo la fotografia in modo viscerale e la coltivo da ben 40 anni, studiandola e mettendola in pratica. Quello che mi frega è il poco tempo a disposizione perchè mi sarei dedicato con più impegno alla fotografia, invece mi devo accontentare dei ritagli di tempo libero che mi ritrovo ogni tanto (mai).

 

Da piccolo cosa sognavi di fare?

Risposta scontata, impazzivo per il calcio e nel mio paesello di origine ero sempre fuori per le strade a giocare (non avevamo un campo di calcio) con gli amici col risultato che quando mi ritiravo a casa avevo le ginocchia tutte sbucciate ma non mi facevo un problema perchè l’amore per il calcio superava qualsiasi dolore, l’unico ostacolo da superare era mia madre perchè vedendomi conciato in quello stato si arrabbiava tanto e mi sgridava. Col calcio ho continuato e ho calcato tanti campi  e mi facevo rispettare, perchè ero un centravanti bello tosto, il colpo di testa era il mio pregio, a volte arrivavo al secondo piano con l’elevazione. Purtroppo nel calcio ci vuole fortuna ed io non ne ho avuta, ma non mi dispero, sono percorsi di vita, vuol dire che doveva andare così.

 

La prima foto che hai scattato?

Come prima foto che ho scattato è stato all’età di 16 anni ma non era ancora sbocciato l’amore per la fotografia. La priva foto artistica l’ho fatta a 24 anni.

 

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?

Sinceramente non mi ispiro a nessuno, faccio parlare la mia mente, l’esperienza di tanti anni di lavoro fotografico mi ha dato molto e unita alla tendenza artistica che possiedo ho messo su un binomio che spero possa piacere alla gente anche se non sono mai soddisfatto di quello che faccio. L’unico maestro che ho avuto è stato Ansel Adams il quale mi ha rivoluzionato la mente fotografica e il modo di vedere le cose. Devo dire che percorro la sua linea ma non del tutto, infatti i miei paesaggi sono molto più contrastati e col cielo nero. Non ne posso fare a meno.

 

Cosa non è per te la fotografia ?

La fotografia non è tale per me quando vedo migliaia di foto che non trasmettono niente, ecco quella per me non è fotografia è solo un modo di pigiare il bottone e basta. Nella fotografia ci vuole amore,  cultura, preparazione, conoscere la pittura, la scultura, l’architettura. Sono elementi che ti aiutano molto , però lo dico e lo ripeto sempre, il grande pregio in questo campo o si ha, oppure non si ha. Anche un bambino può essere un genio se la genialità ce l’hai dentro te stesso.

 

Qual e` la sfida di ogni scatto?

La sfida di ogni scatto per me è pensare prima di scattare, ciò che penso deve essere riprodotto fedelmente nei miei scatti in raw, io comando e la reflex deve ubbidire, sono io che comando il gioco.

 

Che cos’e` la curiosita`?

Non sono una persona curiosa ne tantomeno invidiosa, però nella fotografia la curiosità non è altro che riuscire a rubare qualcosa di unico, di originale. La foto preparata non mi piace, la odio. Amo solo ed esclusivamente la foto istantanea, la vera fotografia, rappresentare qualcosa nella sua esclusiva originalità, importante nella storia della fotografia.

 

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

Nella mia lunga esperienza fotografica ho abbracciato quasi tutti i campi della fotografia, mi sono fatto una grande cultura ed esperienza. Quindi, man mano che passavano gli anni, inconsciamente,  il mio istinto mi ha condotto alla fotografia paesaggistica ma soprattutto vado matto per il reportage, rappresentare gli usi e costumi della gente mi esalta, è qualcosa che sento dentro e che non mi abbandona.

 

Qual e` il tuo prossimo progetto?

Il prossimo e imminente progetto è quello di realizzare delle foto per conto degli amici che hanno messo su qualcosa di importante ma non voglio parlarne per adesso.

 

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Mi vien da ridere a pensarci, mi ricordo le nottate chiuso nel bagno per ribbobbinare i rulli per il b/n, oppure a sviluppare e stampare le stesse, oppure quando andavo a visitare i clienti fotografi nei miei 4 anni di esperienza a contatto diretto con loro professionisti. Per non parlare dei tanti matrimoni che ho fatto, delle tante passeggiate fatte per le oasi della Sicilia a fotografare gli uccelli. Insomma di esperienza ce né tanta.

 

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Nessuna difficoltà, se devo proprio dire qualche difficoltà, è stata solo economica, non ero benestante e tutto ciò che guadagnavo, parte me lo conservavo per poter poi comprare questa o quella reflex o obiettivi. Per il resto, tutto ciò che apparteneva alla fotografia per me mi veniva facile apprendere. I periodi più belli sono stati dai 24 anni fino ai 38 e dai 45 ad oggi. Spero di poter offrire alla fotografia, qualcosa di più, tempo permettendo.

 

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

Devo dire che tutte le esperienze sono state positive per il mio percorso fotografico, quella che mi ha dato più soddisfazione è senza dubbio l’esperienza come fotografo di matrimoni, mi ha permesso di guadagnare un bel po di soldini e parte di essi li ho impiegati per comprare le mie 2 Hasselblad che a malincuore ho venduto pochi mesi fa, visto l’avvento ormai irrinunciabile della digitale.

 

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

Bella domanda. Per prima cosa bisogna avere fortuna e poi la bravura del fotografo, cogliere l’attimo è qualcosa di innato, qualcosa che senti dentro, assieme alla capacità di saper inquadrare e scegliere la prospettiva giusta.

 

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?

Sono una persona molto cordiale e rispettosa verso il prossimo, forse fin troppo ma nel campo fotografico non instauro nessun rapporto. Come ho già accennato per me la fotografia deve essere istantanea, devo rubare l’attimo. La fotografia preparata per me non ha nessun valore.

 

Cosa ha influenzato il tuo stile?

Amo profondamente i cieli neri ed i contrasti che nella foto in b/n acquistano, secondo le mie idee, valore.

 

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?

Ripeto, non ho mai trovato ostacoli nella fotografia. Gli unici ostacoli sono il poco tempo a disposizione e mia moglie, che quando siamo in giro haime! e porto la reflex incomincia a lamentarsi e non smette mai. E’ gelosa della reflex.

 

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