“Racconti Fotografici” Numero 62: intervista a Fabrizio Bonifazi

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 62° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Fabrizio Bonifazi , buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?
Mi chiamo Fabrizio Bonifazi, classe ’84, di Roma.

Da piccolo cosa sognavi di fare?
Non ho mai avuto in’idea precisa, non ce l’ho neanche adesso sinceramente, sono un ambizioso, do il massimo in tutto ciò che faccio.

La prima foto che hai scattato?
Purtroppo non l’ho conservata, era una foto ad una mucca scattata al bosco di Manziana, con una Nikon D90 che mi ha regalato mio fratello, nel 2012.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?
Sono tantissimi e non avendo un genere di fotografia preferito, potrei fare una lista infinita di nomi. Seppur ammirando tantissimi fotografi, non emulo mai i loro scatti, né cerco di imitare la loro fotografia, anzi, grazie a loro cerco di sviluppare il mio modo di fotografare.

Cosa non è per te la fotografia ?
Non deve essere la ricerca della notorietà, di visibilità. Sempre più aspiranti fotografi tendono a fare corse per arrivare chissà dove, per lavorare nell’ambiente della fotografia, a volte sacrificando il cuore o la passione. La fotografia è l’espressione di un tipo di emozione.
La fotografia non è nemmeno la corsa a chi ha l’equipaggiamento più aggiornato e performante, abbiamo smartphone in tasca con caratteristiche superiori ad attrezzature che utilizzavano i mostri sacri del passato.
Il limite è l’occhio, non il mezzo che usiamo per scattare.

Qual e` la sfida di ogni scatto?
Avere il perfetto stato d’animo mentre fotografo. A volte capita di essere agitati, ansiosi per non perdere l’occasione di portare a casa uno scatto. Per fare una buona foto, bisogna esserci nella foto ed uno stato d’animo negativo ci esclude dallo scatto.

Che cos’e` la curiosita`?
La curiosità è sperimentare, osare, magari infrangere le famose regole che tanti fotografi osservano in ogni scatto. La curiosità non ti rende mai banale.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?
Il mondo e tutto ciò che raccoglie. Popolazioni, animali, luoghi remoti e poco visitati.

Qual e` il tuo prossimo progetto?
In mente ne ho fin troppi, a causa del poco tempo che ho causa lavoro ci vorrà molto per portarli a termine o solo per iniziarli.
Sarebbe bello completare quelli che ho già in corso, in primis il mio progetto “A Geisha’s Tale”, dedicato alla tradizione della Geisha.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?
La timidezza, quando ho cominciato a fotografare avevo una sorta di blocco. Blocco che si manifestava naturalmente con la street photography e con i ritratti, dove non riuscivo ad esprimere il mio estro al 100%. Magari nemmeno adesso ci riesco, ma almeno lo faccio senza essere timido e noto che sono più sereno, mi diverto di più e riesco a scattare più facilmente.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?
Fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione. La definizione di genio di “Amici Miei” calza a pennello.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare?
Tantissime restrizioni, sia psicologiche che burocratiche, sono sempre di meno le persone che si fanno fotografare senza manifestare fastidio, così come sono sempre di meno le possibilità di scattare ciò che davvero si vuole, per via di risposte negative da parte di tantissime istituzioni.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?
Durante l’ultimo viaggio in Giappone con la mia associazione culturale “La Compagnia della Foto”, mi ricordo che eravamo a Kyoto, nel quartiere di Gion, dove le Geiko e Maiko (Geishe) si aggiravano per le strade per andare a lavoro o per tornare nelle loro Okiya (le loro case).
C’era un’eccitazione generale nel vedere queste ragazze, truccate e vestite in maniera tradizionale che camminavano, le strade erano piene di fotografi, io ormai ho perso ogni inibizione o timidezza, quindi, nel rispetto di queste ragazze, mi avvicinavo quanto bastava per fotografarle, a discapito dei fotografi dietro di me.
Stessa cosa facevano altri fotografi, tra cui altri due ragazzi della mia associazione, compreso mio fratello.
Alla fine del viaggio, un ragazzo ci fa vedere i suoi scatti, avrà avuto almeno una trentina di foto delle geishe con me e mio fratello accanto a loro, rovinando, purtroppo, i suoi le sue fotografie.
Magari ci farà un progetto fotografico in futuro.

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