“Racconti Fotografici” Numero 72: intervista a Marcello Karra

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 72° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Marcello Karra, buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Mi chiamo Marcello Karra, sono un architetto ed ingegnere edile, ed i miei interessi fotografici si concentrano per l’appunto sull’architettura ed il paesaggio urbano. Ho viaggiato moltissimo, soprattutto durante l’infanzia, ma ho sempre vissuto a Palermo, la città in cui sono nato e che amo moltissimo.

Da piccolo cosa sognavi di fare? 

Sarà difficile da credere, ma non avevo un vero e proprio sogno… amavo la matematica e la chimica, quindi chissà, magari diventare uno scienziato!

La prima foto che hai scattato? 

La prima foto che ho scattato non la ricordo più, ma la prima foto “seria” è stata al parlamento di Budapest in una giornata nebbiosa nell’estate del 2002.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ? 

Sicuramente uno dei miei più grandi maestri, in quanto grande ed inimitabile fotografo di architettura, è Gabriele Basilico, ma per la vicinanza ai soggetti, sia umani che nel paesaggio, mi ispiro a Giuseppe Leone, un fotografo ragusano che ho avuto il piacere di incontrare diverse volte.

Cosa non è per te la fotografia ? 

La fotografia per me non è il selfie, la visione istantanea e senza alcun ragionamento pregresso di un monumento o di uno scorcio carino.

Qual e` la sfida di ogni scatto? 

La vera sfida per me è condensare in un fotogramma esattamente la visione che ho avuto un istante prima di fare clic!

Che cos’e` la curiosita`? 

La curiosità è chiedersi chi è/cos’è che sto immortalando.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ? 

Un giorno mi piacerebbe andare a New York e fotografare i suoi grattacieli dal mio particolare punto di vista.

Qual e` il tuo prossimo progetto? 

Un progetto che ho in mente da un bel pò è fotografare i monumenti arabo-normanni di Palermo creando un portfolio non banale ed in cui si riconosca l’originalità del fotografo.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi? 

Sono sempre stato autodidatta ed ho affinato col tempo la mia visione e il rapporto con i soggetti, in genere inanimati, che catturo nelle mie scorribande fotografiche. Ho realizzato due mostre personali di un certo successo e partecipato a svariate mostre e concorsi lungo la penisola. Tre anni fa ho avuto l’onore di essere premiato a Cesenatico in un concorso sul Liberty.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso? 

Dato il genere di fotografia a cui di solito mi dedico, cioè di architettura, le uniche difficoltà le ho incontrate nel dover richiedere permessi particolarti per fotografare alcuni edifici “sensibili”.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto? 

Principalmente bisogna essere in sintonia con il soggetto ed essere pervasi dalla smania di immortalarlo nel modo che si è prefigurato in testa.

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre? 

Sono un fotografo di architettura quindi non penso sia necessario rispondere a questa domanda!

Cosa ha influenzato il tuo stile? 

Sicuramente gli studi che ho intrapreso e i molteplici stili ed influenze storico-architettonici presenti nella mia città.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ? 

Spesso sento il bisogno di un’attrezzatura professionale, con una reflex full frame e degli obiettivi grandangolari fissi, ma cerco di tirare il massimo da quel che ho!

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Anni fa avevo deciso di scattare fotografie alla stazione marittima sita all’interno del porto di Palermo. Sapendo che, a causa di una remota legge risalente alla seconda guerra mondiale, è vietato scattare all’interno dei porti per motivi di sicurezza, mi ero recato alla guardia costiera per farmi rilasciare un permesso speciale. Ottenuto il permesso allora, vado  a scattare foto del tutto tranquillo e senza paura di dare nell’occhio, finchè una pattuglia della sorveglianza con aria spavalda mi si avvicina intimandomi di smettere di scattare, ed, alla vista inaspettata del permesso, mi hanno chiesto umilmente scusa e sono scappati a gambe levate!

 

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