“Racconti Fotografici” Numero 85: intervista ad Antonio Rotundo

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 85° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Antonio Rotundo, buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono?

Certamente, mi chiamo Antonio Rotundo, ho 36 anni, vivo a Uggiano la Chiesa, un piccolo paesino in provincia di Lecce, ma la mia seconda casa è Roma. Mi occupo di Social Media Marketing e di blogging. Sono un grande appassionato di fotografia e di viaggi; spinto da queste due passioni, ho aperto un blog di viaggi (Viaggi tra le righe), dove mi diverto a raccontare tutte le mie esperienze, cercando di dare consigli e informazioni utili.

 

Da piccolo cosa sognavi di fare? 

Da piccolo, come molti bambini che amavano fissare le stelle, sognavo di fare l’astronauta. Ammetto che ogni tanto con il pensiero andavo sulle nuvole, ma ben presto ho capito che le mie vere passioni erano altre. Una tra tutte era la tecnologia, decisiva è stata la comparsa in casa di uno dei primi personal computer, lo scopo era quello di aiutarmi nei compiti (non vi dico quanti ne ho fatti!).

 

La prima foto che hai scattato?

Ho scattato la mia prima foto con una vecchia Minolta a rullino. L’avevo appena ricevuta in regalo e non persi tempo, iniziai subito a scattare; se non ricordo male la prima foto la feci al giardino di casa. Non un grande soggetto da riprendere, ma ero talmente emozionato e curioso che pensavo solo a fotografare!

 

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perché ? 

Più che ispirare, preferisco dire ammirare. Ogni fotografo dovrebbe seguire il proprio percorso, fatto di studio, osservazione ed errori. Ammiro molto i grandi fotografi del passato come Henri Cartier Bresson, Helmut Newton, Elliot Erwitt, Robert Doisneou, Vivian Maier e quelli del presente come Ferdinando Scianna, Michael Kenna, Gianni Berengo Gardin, Franco Fontana e Steve McCurry. Quest’ultimo, ho avuto la fortuna di incontrarlo nel 2016 durante la mostra “Steve McCurry Icons” nel castello Aragonese di Otranto, alcune mie foto furono selezionate e pubblicate sul sito della mostra.

 

Cosa non è per te la fotografia? 

Per me la fotografia non è imitazione e soprattutto perfezione! Non è imitazione perché ritengo che ognuno dovrebbe cercare di trasmettere le proprie emozioni senza imitare nessuno. Non è perfezione perché a mio avviso nella fotografia non esiste, anzi sono le imperfezioni a rendere unica una foto, a tal punto da scatenare forti emozioni.

 

Qual e` la sfida di ogni scatto? 

La sfida di ogni scatto è riuscire a sorprendere me stesso mettendo in pratica tutto ciò che ho studiato e ricercando sfumature che prima non avevo colto. Dopo ogni scatto possiamo dire che un fotografo evolve, in principio si parte facendo un numero incredibile di scatti e con il passar del tempo, invece, si impara a ridurne il un numero, migliorando la qualità.

 

Che cos’e` la curiosita`?

La curiosità è lo stimolo che dovrebbero avere tutti i fotografi nell’osservare, nello sperimentare e nell’imparare da chiunque.

 

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ? 

Sembrerà strano, ma essendo principalmente un fotografo paesaggista, vorrei iniziare a fare più ritratti. Ritrarre un soggetto non è semplice, significa raccontare attraverso un singolo scatto, la storia di una persona, le sue emozioni e tutto ciò che si cela al di là degli occhi. È importante l’empatia che si crea con il soggetto, se si vuole ottenere una buona foto. Sarebbe un percorso che mi farebbe crescere ulteriormente.

 

Qual e` il tuo prossimo progetto? 

Ho tanti progetti in testa, ora sono impegnato a sviluppare quello su Instagram come travel blogger, con la speranza che si trasformi in una vera e propria professione, è il sogno di tutti riuscire a vivere grazie alla propria passione! Nel prossimo futuro mi piacerebbe organizzare una piccola mostra, in passato mi è arrivata qualche proposta, ma non mi sentivo ancora pronto. Organizzare una mostra è un po’ come aprire lo scrigno segreto al mondo.

 

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi? 

La prima è stata quella di acquistare una reflex e partire con i primi scatti, in seguito ho frequentato un corso di fotografia (saluto gli amici dell’associazione fotografica “Obiettivi” di San Cesario), grazie al quale ho acquisito un po’ di tecnica fotografica per fare scatti consapevoli. Mi è servito molto confrontarmi con i docenti durante il corso. Da lì in poi sono maturato molto, ho iniziato a capire come correggere gli errori che commettevo. Senza studio non si va da nessuna parte! Consiglio anche di visitare molte mostre fotografiche, a me è piaciuta tanto quella di Vivian Maier a Roma (bellissima!).

 

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso? 

Credo le difficoltà che hanno avuto un po’ tutti i fotografi all’inizio, quello di far capire alle persone che dietro ogni scatto c’è la passione e che la fotografia non consiste in uno scatto di una frazione di secondo, ma in un’opera senza tempo.

 

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico? 

Per due anni ho avuto la fortuna di vedere le mie foto pubblicate sui siti delle mostre organizzate nel Castello di Otranto, prima per quella di Steve McCurry e dopo per quella di Caravaggio. Qualche estate fa ho partecipato a un tour in giro per la Puglia, organizzato da un noto marchio, per raccontare fotograficamente ogni tappa del tour. Infine, i tanti contest a cui ho partecipato che mi hanno fatto crescere. Per non dimenticare l’esperienza attuale su Instagram, che mi permette ogni giorno di entrare in contatto con persone e culture diverse.

 

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto? 

Sicuramente la serenità, senza di essa è difficile osservare attentamente ciò che ci circonda e cogliere l’attimo giusto.

 

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre? 

Penso che sia fondamentale instaurare un rapporto di fiducia, il soggetto deve sentirsi a proprio agio e lasciarsi guidare durante uno shooting.

 

Cosa ha influenzato il tuo stile? 

Il mio stile è stato influenzato dai tanti fattori: dall’ambiente in cui vivo, fatto di paesaggi straordinari come quelli giù nel Salento e dalle bellezze architettoniche di Roma; dal confronto con gli altri appassionati di fotografia; dalle emozioni che le persone provavano nel guardare le mie foto.

 

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ? 

Uno dei problemi che riscontro oggi nel fotografare è quello di non riuscire più a passare tanto tempo con la reflex in mano, in passato le mie giornate erano scandite da tanti clic. Spero di riuscire a trovare più tempo da dedicare alla fotografia!

 

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Un aneddoto particolare che vi posso raccontare è accaduto su Instagram, con una persona che mi seguiva. Sfogliando il suo profilo mi sono accorto che aveva fotografato un luogo (non in Italia) che avevo ripreso anch’io qualche anno prima. Nella mia foto, oltre a questo luogo, avevo ripreso anche una persona anziana in primo piano, intento a fare piccoli lavoretti. Ebbene, ho scoperto che la persona anziana era un suo parente (purtroppo ora non c’è più) e ho avuto il piacere di inviarli la mia foto. Questo mi ha fatto pensare al destino e alla capacità della fotografia di conservare un ricordo!

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