“Racconti Fotografici” Numero 89: intervista ad Andrea Fersini

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 89° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Andrea Fersini, buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Mi chiamo Andrea Fersini, ho 17 anni e vivo a Lecce. Sono uno studente, frequento il liceo Classico e da ormai 3 anni porto avanti questa mia splendida passione fotografica.

Da piccolo cosa sognavi di fare? 

A 3 anni volevo fare il carabiniere poi a 4 anni il ferroviere, a 6 anni è arrivata la passione per la musica, ho studiato pianoforte e ora fotografo… Insomma sono un ragazzo che ama fantasticare e sognare.

La prima foto che hai scattato? 

Appena ho comprato la mia prima reflex, non avendo la minima idea di come funzionasse, avevo voglia di fare uno zoom sul sole in pieno pomeriggio. Fortunatamente c’era sul posto mio padre che mi ha subito ripreso e fermato. Se non fosse stato per lui mi sarei giocato, oltre che la reflex, anche gli occhi.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ? 

Onestamente dei modelli di rifermento ben precisi non ne ho. Però mi appassiona molto la fotografia paesaggistica di Shainblum, per la sua creatività e fantasia applicata ai paesaggi, ma non ho dei fotografi modello.

 

Cosa non è per te la fotografia ?

La velocità. La velocità spesso ti induce a fare errori stupidi che si possono tranquillamente evitare ponendo una maggiore attenzione e lavorando in tranquillità.

Qual e` la sfida di ogni scatto?

Cercare di dare sempre il meglio e…  Riuscire a stupire.

Che cos’e` la curiosita`? 

La curiosità è riuscire a trovare quel quid in più anche nelle cose più banali e scontate.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare? 

Quando esco la sera nella mia città vedo molti ragazzi che saltano all’occhio per il modo di vestirsi e per il modo di comportarsi: Il punk, il rockettaro, lo spaccone ,il dark. Quello che vorrei fare e che a breve inizierò sono dei primi piani con sfondo bianco a queste persone per evidenziare al meglio le loro caratteristiche e i loro modi di fare.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi? 

Oggi non sono nessun fotografo. Non mi sento arrivato… anzi… ne ho ancora strada da fare. Naturalmente ci sono degli evidenti miglioramenti rispetto al mio modo di scattare di qualche anno fa, ma i miglioramenti sono stati resi possibili grazie ai miei errori e ai miei fallimenti.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso? 

Spesso quello che è inizialmente il confronto con altri fotografi si trasforma in paragone. Mai paragonarsi agli altri poiché ognuno di noi vede le cose in un modo differente e le interpreta in maniera altrettanto differente. Il paragonarsi agli altri produce solo sentimenti negativi che sono altamente controproducenti. Purtroppo questo elemento è ancora un punto su cui devo lavorare sia come fotografo che come persona.

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico? 

Il mio primo incarico fotografico

A Luglio dello scorso anno 2 ragazzi che io non conoscevo hanno chiamato me per fare le foto al loro matrimonio. Inizialmente quando mi chiamarono pensavo fosse uno scherzo… ma alla fine è stata un’esperienza che ha segnato e che credo segnerà il mio percorso fotografico.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

In Primis il lato B. Poi viene l’attenzione, la concentrazione e la determinazione.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ? 

Non bisogna avere problemi quando si fotografa. Se si hanno problemi è meglio non fare niente.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Dimenticarsi la batteria della reflex e la scheda di memoria a casa.

 

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