“Racconti Fotografici” Numero Due: intervista a Franco Menenti

Cari lettori, eccoci alla seconda edizione di “Racconti Fotografici”. Avevamo promesso di pubblicare una intervista a settimana, ma ne stanno arrivando così tante che abbiamo deciso di pubblicarne 2 a settimana. Grazie a tutti davvero per aver aderito con piacere a questa simpatica iniziativa. Oggi pubblichiamo l’intervista di Franco Menenti e la sua grande passione per i fulmini. Buona lettura

D: Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono?
R:Ciao Amici, sono Franco, ho 43 anni e da piccolo sognavo di viaggiare, sogno che ho realizzato e ancora vivo, cercando di osservare sempre il mondo con gli occhi e la mente.

D: La prima foto che hai scattato?  
R:La prima fotografia che ho scattato, é stato più di 35 anni fa, quando mio nonno (del quale porto il nome) mi chiese di scattare l’infiorata, una assoluta meraviglia che ricordo ancora oggi. Migliaia di petali di fiori, usati per creare disegni nelle strade di un paese. Le fotografie (che ancora custodisco gelosamente) mi trasmisero una sorta di orgoglio e passione, per aver saputo da neofita assoluto, riprodurre negli scatti, parte di quel magico spettacolo.

D: Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?
R:Traggo ispirazione dai reporter degli anni a cavallo tra la seconda guerra mondiale, e gli anni 70. La motivazione é semplice, vincevano le loro paure attraverso la fotografia.

D: Cosa non è per te la fotografia ?  
R:La fotografia per me non é essere anonimi, ma attraverso ogni singolo scatto, lasciare un graffio sulla tela del tempo. Catturare un momento, é farlo proprio, entrare in quel momento spazio-temporale e metterci qualcosa di proprio.

D: Qual è la sfida di ogni scatto?  
R:Per me ogni scatto é una sfida, con gli elementi, con la preparazione tecnica, con gli strumenti tecnologici da usare per catturare l’energia dei fulmini.

D: Che cos’è la curiosità?  
R:La curiosità é il momento primo, l’alfa della Vita. Intesa come motore-guida di tutto il resto.

D: Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?  
R:Mi piacerebbe un giorno fotografare l’aurora boreale, i tornado e possibilmente una eruzione vulcanica.

D: Qual è il tuo prossimo progetto?  
R:Il mio prossimo progetto é un timelapse che racconti in 2 minuti, le bellezze storico naturalistiche della periferia di Roma, calate in un contesto metereologico variegato.

D: Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?  
R:Per diventare il fotografo che sono oggi, ho attraversato la paura, la sconfitta e attraverso la passione e lo studio sono cresciuto.

D: Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?  
R:Le esperienze decisive come fotografo, sono state le mie battaglie per la salvaguardia di un piccolo specchio d’acqua e i suoi abitanti, che hanno piume, corazze e pinne, ma non hanno la parola. Sono riuscito ad aiutarli, facendoli parlare attraverso le mie fotografie, mostrandone la sofferenza e la straordinaria caparbietà nel resistere alle avversità. Questo mi ha fatto provare una empatia immensa con tutte le creature.

D: Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?  
R:Per cogliere il momento giusto é necessario essere l’ambiente circostante. Espandersi come percezioni. Calarsi completamente con cuore, anima e mente in quel che si sta facendo…e un briciolo di fortuna, oltre ad una preparazione tecnica (e a volte scientifica) sempre accurata.

D: Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuole ritrarre?  
R:Cerco di comprendere gli elementi che fotografo.

D: Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?  
R:I maggiori problemi che riscontro oggi, nel fotografare sono legati principalmente alle condizioni metereologiche ed agli strumenti ottici. Non sempre adeguati alle sfide che gli propongo.

D: Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?
R:Ad esempio, un aneddoto simpatico, é scattare sotto un temporale molto forte, ed essermi completamente dimenticato di non avere ombrello. Questo mi succede spesso, e tornare a casa é simpatico poiché a volte lo faccio in metropolitana, zuppo e con tutta l’attrezzatura dietro. Sembro un palombaro, ma senza muta da sub.

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