“Racconti Fotografici” Numero Zero: intervista a Luca Benini

Cari lettori, abbiamo il piacere di inaugurare la nostra nuova rubrica settimanale “Racconti Fotografici“. Quello che leggete qui è il numero zero, ogni lunedì della settimana intervisteremo un fotografo per farci raccontare la “sua fotografia” e quindi condividere con tutti voi le sue esperienze, consigli, cusiorità. L’obiettivo di “Racconti Fotografici” è quindi di raccontare attraverso la voce dei fotografi professionisti e fotoamatori evoluti la loro crescita.

Oggi abbiamo il piacere di intervistare Luca Benini. Buona Lettura 😉

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Farmacista di professione e fotografo per passione, ho iniziato a fotografare con la pellicola durante le vacanze estive in Crozia con la famiglia. Dopo questo periodo ho abbandonato la fotografia per ritrovarla 6 anni fa durante i week end fuori porta in Toscana. Da quel momento non l’ho più lasciata e ho iniziato ad approfondire tramite libri e tutorial la tecnica e la teoria.

La prima foto che hai scattato?
Non ricordo la prima fotografia che ho scattato ma in Croazia amavo salire nel punto più alto delle isole per fotografare dall’alto quindi sarà sicuramente stata un panorama, probabilmente scattata verso mezzogiorno 🙂

Una delle prime foto in digitale è invece anche una delle mie foto più riuscite, un paesaggio toscano ripreso con un teleobiettivo con cui ho vinto un concorso qualche anno fa.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?

Da quando li ho conosciuti le mie fonti di ispirazione sono stati i fotografi contemporanei americani come Adamus, Gore, Noriega. Ciò che mi ha fatto innamorare di loro sono le atmosfere e le emozioni che i loro scatti ti fanno provare, la loro capacità di farti sentire all’interno della scena come se la vivessi in prima persona.

Cosa non è per te la fotografia ?

Per me la fotografia non è regole, paletti e categorie. La fotografia, per come la vivo io, non è documentazione o rappresentazione geografica delle cose, ma è interpretazione ed emozione.

 Qual è la sfida di ogni scatto?

Il mio unico obiettivo quando scatto è riuscire a trasmettere qualcosa all’osservatore, farlo sentire parte della scena, il profumo del mare durante una mareggiata, il freddo di un paesaggio innevato o il calore dell’ultima luce al tramonto.. le poche volte in cui riesco a trasmettere questo raggiungo l’obiettivo che mi ero prefissato.

Che cos’è la curiosità?

La curiosità è alla base di questa passione, la curiosità di visitare posti nuovi, la curiosità di scoprire e apprendere sempre tecniche nuove, senza curiosità probabilmente scatterei ancora le fotografie che scattavo 6 anni fa!

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

Non ho un posto o qualcosa che svetta rispetto ad altri, ci sono tantissimi posti che vorrei visitare, alcuni molto inflazionati altri meno, ma questo secondo me non rappresenta un problema perché ognuno interpreta un luogo a suo modo. Il suo vissuto e le sue esperienze lo portano per forza di cose a vederlo in modo diverso, come disse con parole diverse un grandissimo della fotografia non si va a fotografare un luogo, ma si cerca di raccontare qualcosa di se stessi attraverso di esso. La fotografia come la pittura e tutte le altri arti in generale sono una scusa, un mezzo per raccontare, stupire, indignare, emozionare l’osservatore.

Qual è il tuo prossimo progetto?

Non ho progetti, non mi piace programmare le cose, di sicuro qualche viaggio e lo studio di nuove tecniche.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?
Da quando fotografo in modo più serio, e quindi da 6 anni, ho iniziato con l’architettura e con i dettagli che notavo nelle nostre città, cercavo di dare un significato all’accostamento di forme e colori e in questo Burano è stato fondamentale.
In seguito la Toscana con le sue forme e i suoi colori ha sostituito la città, durante questo periodo fotografavo esclusivamente con un teleobiettivo con il quale cercavo di escludere il più possibile ciò che non era funzionale al messaggio.
Con il passare del tempo e con l’upgrade dell’attrezzatura mi sono innamorato sempre più dei grandangoli e dei “primi piani importanti” che prima non consideravo.

Una tappa fondamentale è stata la scoperta di photoshop e delle sue potenzialità, questo periodo mi ha aperto un mondo che fino ad allora mi era completamente sconosciuto ed è stato amore a prima vista, in questo frangente ho scoperto Adamus e tutti gli altri artisti che mi avrebbero poi ispirato.

 Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

La difficoltà più grande che continuo ad incontrare è il bisogno della gente di catalogare qualsiasi cosa in compartimenti stagni e la diffidenza rispetto alla manipolazione e post produzione delle foto. Personalmente penso che questo sia una cultura superata, nel 2016 le idee ed i cambiamenti corrono veloci, non esistono più etichette o recinti, ci si fa influenzare da altre discipline e ci si evolve. L’importante è raccogliere sempre le nuove sfide e non smettere mai di sperimentare ed imparare cose nuove.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?
Non esiste l’attimo giusto in senso assoluto, ognuno di noi in base alla propria sensibilità e al proprio vissuto ha un suo “attimo giusto”.

L’importante è focalizzare quale è il tuo e poi perseverare fino a che non l’hai colto o per lo meno non ti sei avvicinato il più possibile.

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuole ritrarre?

I soggetti che ritraggo non sono che un input, uno spunto per raccontare qualcosa, si inizia da qualcosa di molto reale, qualcosa che ti colpisce o che evoca dei ricordi per poi estraniarsi dalla realtà e dare libero sfogo alla creatività.

 

 Cosa ha influenzato il tuo stile?
Il mio stile è sicuramente influenzato dall’arte ed in particolare dalla musica, con i miei studi di pianoforte al conservatorio, e dalla pittura.
Artisti come Vladimir Zebek, Turner, Mark Rothko hanno sicuramente influenzato la mia visione del colore e dell’azione nel paesaggio e nell’architettura.

Musicisti come Debussy e Chopin hanno invece cambiato il mio approccio emotivo riguardo la realtà, molti dei miei paesaggi nascono dal pianoforte e dalle atmosfere che riesce ad evocare.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?

I problemi sono solo forme mentali, oggi abbiamo strumenti in grado di permetterci qualsiasi cosa, possiamo viaggiare e fotografare ovunque, possiamo conoscere e studiare qualsiasi cosa. L’unico limite è dato da noi stessi e dai nostri obiettivi. La cosa più importante è fare le cose per se stessi e non per gli altri, ci sarà sempre qualcuno che ti dirà come devi fare quella foto o come non devi farla, rimanere fedeli a se stessi e continuare a crescere è fondamentale.

 

Profilo Facebook: Luca Benini

FanPage Ufficiale: Luca Benini Photography

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Ringraziamo di cuore Luca per averci regalato un po di se nel raccontare il suo amore per la fotografia, vi aspettiamo lunedì prossimo per la prossima intervista.
LO STAFF
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Complimenti, la tua foto entra di diritto sul Magazine Domiad…
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