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Lezione 35 – La profondità

Lezione 35 – La profondità

Lezione 35 – La profondità

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Trasformare una fotografia piatta in un’immagine capace di coinvolgere lo sguardo.

Una fotografia è, per sua natura, un’immagine bidimensionale.

Ha soltanto due dimensioni:

  • altezza;
  • larghezza.

Eppure alcune fotografie sembrano avere una terza dimensione.

Ci danno la sensazione di poter entrare nella scena.

Di camminare lungo un sentiero.

Di raggiungere una montagna in lontananza.

Di toccare gli oggetti presenti nell’immagine.

Questa sensazione si chiama profondità.

Ed è uno degli strumenti più potenti del linguaggio fotografico.

Creare profondità significa trasformare una semplice rappresentazione della realtà in un’esperienza visiva molto più coinvolgente.

In questa lezione scopriremo come fare.


Che cos’è la profondità?

La profondità è la capacità di una fotografia di trasmettere la percezione dello spazio.

Poiché una fotografia è piatta, il fotografo deve utilizzare alcuni accorgimenti per suggerire al cervello che gli elementi si trovano a distanze diverse.

È un’illusione.

Ma è proprio questa illusione a rendere un’immagine viva.


Perché è importante?

Una fotografia priva di profondità può apparire:

  • piatta;
  • confusa;
  • poco coinvolgente.

Al contrario, una fotografia costruita su più piani invita lo spettatore a esplorarla.

Lo sguardo entra nell’immagine.

Si muove.

Scopre dettagli.

Percorre la scena.

È una differenza sottile, ma enorme.


I tre piani della fotografia

Uno dei modi più semplici per creare profondità consiste nel suddividere mentalmente la scena in tre livelli.

Primo piano

È l’elemento più vicino alla fotocamera.

Può essere:

  • un fiore;
  • una roccia;
  • una persona;
  • una foglia;
  • una ringhiera.

Serve a introdurre l’osservatore nella fotografia.


Piano principale

È il soggetto della fotografia.

Può essere:

  • una persona;
  • un edificio;
  • un animale;
  • un albero;
  • una barca.

È il punto verso cui vogliamo guidare l’attenzione.


Sfondo

Completa il racconto.

Può aggiungere:

  • contesto;
  • atmosfera;
  • informazioni;
  • equilibrio.

Uno sfondo ben costruito rende l’immagine molto più ricca.


La profondità nasce dalla distanza

Molti pensano che basti utilizzare un grandangolo.

In realtà la profondità nasce soprattutto dalla distanza tra gli elementi.

Più i diversi piani sono ben separati, maggiore sarà la sensazione di tridimensionalità.

Per questo motivo conviene spesso cercare scene in cui esistano elementi vicini e altri molto lontani.


Inserire un elemento in primo piano

Questo è probabilmente il trucco compositivo più efficace.

Immagina un paesaggio.

Potresti fotografare semplicemente le montagne.

Oppure potresti inserire in primo piano:

  • alcuni fiori;
  • una roccia;
  • una staccionata;
  • un sentiero;
  • un cespuglio.

Improvvisamente la fotografia acquista profondità.

Lo spettatore sente di trovarsi dentro la scena.


Le linee aiutano la profondità

Nella lezione precedente abbiamo parlato delle linee guida.

Le linee non servono soltanto a orientare lo sguardo.

Contribuiscono anche a creare profondità.

Pensiamo a:

  • una strada;
  • un ponte;
  • una ferrovia;
  • una fila di alberi.

Lo sguardo segue naturalmente queste linee fino al punto di fuga.

La fotografia appare molto più tridimensionale.


Il punto di fuga

Quando diverse linee sembrano incontrarsi in lontananza si crea il cosiddetto punto di fuga.

È uno degli strumenti più efficaci per suggerire profondità.

Le nostre menti interpretano automaticamente quella convergenza come distanza.

Per questo motivo:

  • corridoi;
  • gallerie;
  • strade;
  • portici;
  • ponti;

sono soggetti perfetti per allenarsi.


La prospettiva

Anche la prospettiva, studiata nella lezione precedente, contribuisce enormemente alla profondità.

Cambiare posizione permette di:

  • enfatizzare il primo piano;
  • allungare le distanze;
  • creare relazioni tra gli elementi.

Molto spesso basta abbassarsi di qualche decina di centimetri per ottenere un’immagine completamente diversa.


La luce crea volume

La profondità non dipende soltanto dalla composizione.

Anche la luce ha un ruolo fondamentale.

Una luce laterale evidenzia:

  • texture;
  • rilievi;
  • superfici;
  • dettagli.

Le ombre modellano gli oggetti.

Li rendono tridimensionali.

Una luce completamente frontale tende invece ad appiattire le forme.


La profondità attraverso il diaframma

Esiste un altro tipo di profondità.

Quella creata dalla profondità di campo.

Utilizzando un diaframma molto aperto:

  • f/1.8;
  • f/2;
  • f/2.8;

lo sfondo diventa sfocato.

Il soggetto si separa immediatamente dall’ambiente.

Questa separazione aumenta la percezione dello spazio.

È una tecnica molto utilizzata nel ritratto.


La profondità nei paesaggi

Nel paesaggio spesso accade il contrario.

Vogliamo mantenere nitidi:

  • il primo piano;
  • il soggetto;
  • lo sfondo.

Per questo motivo si utilizzano generalmente diaframmi più chiusi, come:

  • f/8;
  • f/11;
  • f/16.

La profondità nasce allora dalla composizione, non dallo sfocato.


Il colore crea distanza

Anche i colori influenzano la percezione della profondità.

Generalmente:

  • i colori caldi sembrano più vicini;
  • i colori freddi sembrano più lontani.

Questo fenomeno è particolarmente evidente nei paesaggi.

Le montagne lontane assumono spesso una dominante azzurra.

È la cosiddetta prospettiva atmosferica.

Può essere sfruttata per rafforzare il senso dello spazio.


La nebbia

Può sembrare sorprendente.

Ma anche la nebbia crea profondità.

Come?

Nascondendo progressivamente gli elementi più lontani.

L’occhio percepisce immediatamente diversi livelli di distanza.

Per questo motivo molte fotografie realizzate nella nebbia risultano incredibilmente suggestive.


Le persone come riferimento

Inserire una persona all’interno del paesaggio aiuta enormemente a percepire la profondità.

Perché?

Perché il nostro cervello conosce già le dimensioni di un essere umano.

Utilizza automaticamente quella figura per interpretare lo spazio circostante.

Una piccola persona davanti a una montagna rende immediatamente percepibile la grandezza del paesaggio.


Il movimento

Anche il movimento può suggerire profondità.

Immagina una strada.

Una persona che cammina verso il fondo della scena accompagna naturalmente lo sguardo.

La fotografia diventa più dinamica.

Più coinvolgente.


Lo spazio negativo

Lasciare spazio attorno al soggetto può aumentare la percezione della distanza.

Un soggetto piccolo immerso in un grande paesaggio comunica vastità.

Libertà.

Silenzio.

Respira.

Lo spazio diventa parte integrante della fotografia.


Un esercizio pratico

Vai in un parco.

Realizza tre fotografie.

Prima

Senza primo piano.

Seconda

Inserendo un elemento molto vicino all’obiettivo.

Terza

Utilizzando una strada o un sentiero che accompagni lo sguardo.

Successivamente confronta le immagini.

Domandati:

  • Quale sembra più tridimensionale?
  • In quale fotografia ti viene voglia di entrare?
  • Dove si muove naturalmente il tuo sguardo?

Un secondo esercizio

Fotografa lo stesso paesaggio:

  • in piedi;
  • inginocchiato;
  • quasi a livello del terreno.

Scoprirai che abbassando la fotocamera aumentano le possibilità di inserire elementi in primo piano.

La profondità crescerà in modo sorprendente.


Gli errori più comuni

Molti principianti fotografano tutto da lontano.

Oppure eliminano completamente il primo piano.

Il risultato è un’immagine piatta.

Altri utilizzano uno sfocato molto accentuato pensando che basti quello a creare profondità.

In realtà la tridimensionalità nasce dalla combinazione di molti elementi.

Composizione.

Luce.

Prospettiva.

Distanze.

Linee.


La profondità è un invito

Una fotografia profonda invita chi la osserva a entrare nella scena.

A esplorarla lentamente.

A percorrerla con gli occhi.

Non si limita a mostrare un luogo.

Fa sentire l’osservatore presente.

Ed è proprio questa la forza della fotografia.

Trasformare una superficie piatta in un’esperienza.


In conclusione

La profondità è uno degli ingredienti che rendono una fotografia viva.

Non dipende dall’attrezzatura.

Dipende dal modo in cui scegli di costruire la scena.

Ogni volta che inquadri chiediti:

  • Posso inserire un primo piano?
  • Esistono linee che guidano lo sguardo?
  • Posso cambiare prospettiva?
  • La luce aiuta a modellare il soggetto?
  • Lo sfondo completa il racconto?

Con il tempo queste domande diventeranno automatiche.

E le tue fotografie inizieranno ad acquistare una qualità difficile da spiegare a parole.

Perché non sembreranno più semplici immagini.

Sembreranno finestre aperte su uno spazio che invita chi guarda a entrarci dentro.

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