“Racconti Fotografici” Numero 115: intervista a Stefano Caccia

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 115° edizione , oggi intervistiamo il fotografo Stefano Caccia, buona lettura.

 

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?

Con molto piacere: mi chiamo Stefano Caccia vivo a Udine e sono titolare di Farmacia

Da piccolo cosa sognavi di fare?

Da piccolo volevo diventare un campione di calcio, salvo poi capire che me la cavavo meglio con le mani ed allora mi sono dedicato alla pallavolo con discreti risultati.Poi ho messo su famiglia ed abbracciato la professione di famiglia che pratico tuttora.

La prima foto che hai scattato?

Ho iniziato a fotografare “seriamente” nel 2014, prima di allora per pigrizia, pur possedendo una reflex, fotografavo solo in automatico.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perchè ?

Come genere fotografico amo la paesaggistica e quindi non posso prescindere da Ansel Adams, ma amo anche Salgado per i suoi bianconeri “naturalistici”.In generale direi di non ispirarmi a nessuno in particolare ma a tutte le immagini che mi provocano un’emozione sono particolarmente attento.

Cosa non è per te la fotografia ?

La fotografia non è superficialità, non è ignoranza, non è improvvisazione.

Qual e` la sfida di ogni scatto?

Lo scatto che verrà dovrà essere migliore di quelli fatti in passato.Questo è più o meno la molla che mi spinge sempre a cercare di trovare la miglior luce, il miglior punto di ripresa,la miglior composizione,la miglior postproduzione.

Che cos’e` la curiosita`?

La curosità l’associo ai sogni, ai desideri.

Sognare è un esercizio che mi dà la forza e soprattuto la voglia di vivere.

Fintanto che ci sarà questa tensione la vita sarà sempreun’esperienza magnifica che varrà la pena di “addentare”

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?

Sono un viaggiatore.Dipendesse da me sarei sempre con la valigia in mano per cui amo fotografare i luoghi che visito,Amo molto fotografare gli animali nel loro ambiente naturale.

Ultimamente sono molto attratto dalle mangrovie in Lousiana e da sempre affascinato dai Grizzlies a caccia di salmoni.

Qual e` il tuo prossimo progetto?

Mi piacerebbe tanto fare un libro fotografico che mostrasse le bellezze naturali e naturalistiche di un luogo che mi ha visto nascere: la laguna di Grado (Go).

Ho tanto materiale e mi piacerebbe trovare qualcuno che fosse interessato a pubblicarlo.

Chissà, un giorno forse…

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?

Ho fatto un corso base per conoscere i primi rudimenti, ma la cosa cui mi sono dedicato di più è l’ editing digitale: la post produzione, che reputo una fase cruciale dell’intero processo di sviluppo che porta alla nascita di una foto.

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Il tempo.

La cosa più difficile da conciliare è il tempo.

Lavoro e passione spesso collidono per cui molte volte mi sono trovato a dover fare “i salti mortali” per riuscire a coltivare la passione fotografica senza inficiare la mia professione.

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?

Tutte le persone che grazie alla fotografia ho incrociato mi hanno dato qualcosa, anche inconsapevolmente, ma, in particolare devo molto ad una persona che ora non c’è più.

Un amico, fotografo di professione, con cui spesso uscivo per delle sessioni fotografiche.

Mi manca molto.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?

Se dicessi fortuna , che peraltro aiuta, scadrei nella banalità, ma non si tratta solo di fortuna.

I fattori che determinano il successo di uno scatto sono molteplici ed estremamente variabili.

Per cogliere l’attimo giusto bisogna crederci, aspettare, nel caso di un paesaggista come io ,molto modestamente mi considero bisogna prendere a volte pioggia,,a volte vento, a volte neve, a volte caldo a volte freddo.

In altre parole “s’ha da suffrì” ed è forse per questo che adoro la fortografia paesaggistica perché madre natura non ti regala nulla

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?

Le persone non sono il mio forte.

Non riesco a stabilire empatia perché sono molto rispettoso della privacy altrui.Ho sempre paura di disturbare.

Inoltre preferiscco gli animali agli umani.

Cosa ha influenzato il tuo stile?

Siccome amo i paesaggi cerco di evitare il più possibile di fare delle “cartoline” e quindi in fase di post produzine provo, quando lo scatto me lo consente, a conferire alle immagini un taglio “onirico” o sognante.

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?

L’eccessiva antropizzazione.

I luoghi incontaminati sono sempre meno, soprattutto in Italia.

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

La prima volta che ho piantato una tenda ,per fotografare la via lattea in montagna, l’ho piazzata su un terreno torbiero, cioè con acqua.

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