“Racconti Fotografici” Numero 124: intervista a Stefania Tais

Bentornati a “Racconti Fotografici” eccoci alla 124° edizione , oggi intervistiamo la fotografa Stefania Tais, buona lettura.

Ti puoi presentare per gli amici che ancora non ti conoscono ?
Mi chiamo Stefania Tais, nata e cresciuta in Svizzera, ora abito a Salgareda in provincia di Treviso. Mi occupo di amministrazione e controllo di gestione in un gruppo della grande distribuzione. Nel tempo libero mi dedico alle mie tre grandi passioni: montagna, lettura e fotografia

Da piccolo cosa sognavi di fare?
Sognavo che da grande sarei diventata una famosa sciatrice o pattinatrice sul ghiaccio. (Mi sono fermata  molto prima della fama).

La prima foto che hai scattato?
Non ricordo esattamente quale sia stata la prima foto che ho scattato, ricordo però che ero molto curiosa e prendevo dalle mani di mio papà la sua Voigtlander per scattare probabilmente foto di paesaggio aspettando con curiosità e grande ottimismo la stampa di quel momento.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri e perché ?
La fotografia è una mia grande passione cresciuta a poco a poco con me e in continua evoluzione, che costantemente alimento e raffino, anche attraverso lo studio e la lettura dei grandi fotografi. Sono molti i fotografi che mi hanno incantata, ne cito solo alcuni in ordine sparso e senza pretesa di classifica: Ansel Adams per la sua capacità di scrivere con la luce i paesaggi  e rappresentarli in potenti bianco e nero, Michael Kenna per i suoi paesaggi eterei che non mi stancherei mai di guardare, Gabriele Basilico per il rigore, l’essenzialità delle forme urbane, Franco Fontana per la sua lucidità di pensiero fotografico, Robert Frank perchè se voglio incitarmi a creare una fotografia che racconti il pensiero corre a lui e al suo romanzo fotografico The Americans, Alberto Ghizzi Panizza per la straordinaria maestria nel cogliere i segreti del  microcosmo, ecc.ecc.

Cosa non è per te la fotografia ?
Non è piatta e vuota espressione di una sezione di mondo ottenuta  combinando asetticamente diaframma e tempo  per mezzo di una scatola con pulsante, bensì è l’incontro tra una attenta pianificazione dello scatto finalizzata a veicolare nel migliore modo possibile l’emozione, che deve fluire attraverso lo strumento e raggiungere successivamente il fruitore di quello scatto. Non è l’esatta rappresentazione di una scena bensì la traduzione in un linguaggio universale, l’immagine di una visione.

Qual e` la sfida di ogni scatto?
Ad ogni scatto la sfida principale è vedere come la fotocamera restituirà ciò che cuore e mente hanno visto per primi e se la foto alla fine riuscirà a veicolare un’emozione non la si dimenticherà più.

Che cos’è la curiosità?
La curiosità è il motore che mi spinge a cercare nuovi veicoli di emozioni, nuovi soggetti e inedite situazioni per riprodurre tramite la macchina pezzi di realtà come paragrafi di una storia.

Chi o cosa ti piacerebbe fotografare ?
La mia passione è la fotografia naturalistica, quindi paesaggi anche nelle loro forme e composizioni astratte, gli animali nel loro ambiente. Mi piacerebbe fotografare gli ambienti estremi, il Grande Nord canadese, l’Alaska, i deserti

Qual e` il tuo prossimo progetto?
Voglio approfondire la fotografia naturalistica della fauna di montagna nel periodo invernale. Inoltre, sto lavorando ad un sito dove raccogliere i mie migliori scatti divisi per tipologia e dove poter raccontare con immagini e parole le mie esperienze di montagna.

Quali tappe hai attraversato per diventare il fotografo che sei oggi?
Ho  iniziato a pensare seriamente alla fotografia frequentando alcuni corsi base, avanzato, di paesaggio, di macro fotografia, alcuni workshop

Che difficoltà hai incontrato lungo il tuo percorso?

Imposto l’apertura, il tempo, impugno la macchina, ma la luce che deve passare nella fotografia non è solo quella catturata attraverso gli iso e tutti i parametri perfettamente impostati, deve essere quella che si inserisce nella foto e le dà anima, quel soffio che fa parlare la fotografia. Questa è una delle maggiori difficoltà e che accompagna ogni mio scatto

Quali esperienze decisive hai avuto nell’ambito fotografico?
L’incontro con un famoso fotografo di indubbia passione e professionalità mi ha aiutato ad avere un approccio più rigoroso e critico con la fotografia,  alimentando la mia determinazione nel raggiungimento dell’obiettivo.

Che cosa è necessario per poter cogliere l’attimo giusto?
L’attimo giusto è composto da molti ingredienti, in ordine:

– conoscenza del posto in termini di morfologia, luce, abitudini nel caso di animali,

– una buona dose di pazienza e tenacia,

– un atteggiamento curioso e attento verso tutto ciò che ci sta attorno

– l’attrezzatura adeguata ed esperienza nell’uso dei parametri

Tuttavia, quando si presenta il momento giusto, bisogna scattare e basta e se per caso la foto non sarà perfetta, ma avrà un anima, sarà la Foto che racconta.

 

Che rapporto cerchi di instaurare con le persone/soggetti che vuoi ritrarre?
Se sono persone cerco di entrare in relazione facendole parlare, pensare affinchè abbiano un espressione più naturale possibile, non amo i ritratti impostati. Se sono animali, li aspetto con pazienza rispettando i loro tempi. Se si tratta di foto di paesaggio, cerco di viverlo il più possibile, osservandolo nei suoi mutevoli abiti, camminando molto, cercando di cogliere gli spettri di luce variabili nel corso della giornata e delle stagioni

Cosa ha influenzato il tuo stile?
Nelle mie foto c’è un po’ tutto ciò che amo e ho amato, indubbiamente il vissuto, le esperienze, le letture influenzano la nostra espressività. Il profondo rispetto che nutro nei confronti della natura credo passi anche nelle mie foto. In un paesaggio o quando mi avvicino agli animali nel loro habitat, cerco di entrare in punta di piedi, da qui la passione per neve, nebbia, che ci costringe a rallentare, ritardare, rispettare. Se faccio una foto di street mi comporto analogamente, con rispetto cerco di cogliere il sapore di un momento

Quali sono i problemi che riscontri oggi nel fotografare ?
Non ho ancora superato la mia personale difficoltà di avvicinarmi ad un soggetto sconosciuto e ritrarlo nella sua spontaneità. Nella street rimango sempre piuttosto distante, al di fuori della scena

 

Ci racconti un tuo aneddoto particolare o simpatico?

Cosa non si fa per una foto. Durante un viaggio in Irlanda con mio marito, lungo la costa occidentale, venni attirata dalle rovine di un castello sul mare. Parcheggiammo l’auto sulla spiaggia, in prossimità dell’accesso al castello, pensando che fosse in posizione sicura. Il tour fotografico della rovina si protrasse, tra uno scatto e l’altro, più del dovuto e quando decidemmo di tornare alla macchina, ci rendemmo conto che la marea era salita al punto da lambire pericolosamente le ruote. Recuperato velocemente il posto di guida dovemmo percorrere un lungo tratto tra sabbia e oceano prima di raggiungere la strada. Per fortuna, l’avventura ebbe un epilogo non rovinoso.

 

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